ARTAX- IL DUBBIO

Racchiuso nella mia splendente armatura del Nord, attraversavo i lunghi corridoi del palazzo reale di Asgard mentre i soldati, vedendomi passare, si mettevano sull’attenti.

Ricambiavo il loro saluto. Guerrieri fedeli e valorosi, il nerbo del nostro esercito finalmente di nuovo in campo. Atena ci attendeva: nemica, e l’unico ostacolo che si frapponeva al cammino scelto da Hilda, la nostra regina, dopo anni di pace forzata e di esilio tra le inospitali lande ghiacciate che avevamo imparato a chiamare “casa”.

Ero quasi giunto alle grandi porte borchiate d’oro della sala del trono quando la vidi. Flare era lì, ferma accanto a un colonnato quasi come se mi aspettasse.

Flare. Il cuore prese a battermi più forte, come sempre accadeva quando incrociavo i suoi occhi chiari o sentivo il profumo dei suoi splendidi capelli dorati. Eravamo cresciuti assieme e, anno dopo anno, i miei sentimenti per lei erano cresciuti al pari della mia altezza.

“Artax…”

Mi sorrise, ma non era il suo solito sorriso aperto e spensierato, quello che conoscevo così bene e che avevo imparato ad amare. Nei suoi occhi intravidi un’ombra che per un attimo mi turbò.

“Artax, posso parlarti un momento…?”

“Principessa…” risposi, “Flare, in verità sono atteso da vostra sorella. Il Consiglio di Guerra…”

“Artax, ti prego.” Mi interruppe, prendendomi per un braccio e trascinandomi all’ombra di un porticato. “Ti prego… stai attento. Io…”

“Flare, che cosa vi turba tanto? Non vi ho mai vista così…”

“Io…” mormorò, “io ho paura, Artax. Una paura che mi stringe il cuore.”

“Paura? Qui, in Asgard? All’interno dell’inespugnabile palazzo di vostra sorella Hilda?” Flare, ma che cosa dite…”

“È… è di Hilda che ho paura. Lei… non è più la stessa, Artax. È cambiata…”

“Cambiata…” ripetei.

Flare annuì, stringendomi con più forza il braccio.

“Sì. Hilda è sempre stata una regina saggia, dedita alla pace. Il suo cosmo era puro, pieno di luce. Da qualche giorno però sembra come impazzita. E quell’anello che adesso porta al dito…”

“Parlate di Advannaraut, l’Anello del Nibelungo? Quell’oggetto è sempre appartenuto alla nostra stirpe, fin dai tempi più antichi. È perfettamente naturale che vostra sorella lo porti, anche se prima d’ora non l’ha mai fatto.”

“Ma c’è un altro aspetto della leggenda”, ribatté Flare. “Si dice anche che Advannaraut fosse il più prezioso tra i tesori dell’oro del Reno, su cui gravava un’oscura maledizione. Che fece impazzire il saggio re Gunther e portò alla morte Sigfrido di Xanten, l’avo di Siegfried di Orion…”

“Conosco quella parte della leggenda, Flare, sì”, annuii, sentendo crescere l’impazienza. “Ma Siegfried sostiene che Sigfrido fu ucciso per un complotto ordito dal traditore Hagen di Tronje. E che l’oro del Reno fu solo un pretesto per il compimento di quell’infame tradimento.”

“Ma, Artax, e se…”

“Vi chiedo perdono, principessa,” la interruppi deciso. “Ma adesso devo davvero andare. Hilda mi attende.”

Un’ombra passò negli occhi di Flare: delusione? Rassegnazione? Non avrei saputo dirlo. E comunque non avevo tempo per indagare. Hilda mi attendeva e per me, suo cavaliere giurato, nulla era più importante. Nemmeno cercare di rassicurare la mia dolce Flare.

Guerra. Quell’unica parola, forte e definitiva, uscì come una sentenza dalla bocca di Hilda.

Finalmente saremmo scesi in campo, per donare ai nostri compatrioti un nuovo futuro lontano dai ghiacci inospitali dove eravamo stati esiliati fin dai tempi antichi.

Mi ero allenato per tutta la vita per combattere e adesso, finalmente, mi si offriva l’occasione tanto agognata di dimostrare il mio valore sul campo di battaglia. Proprio come Merak, mio padre, aveva fatto prima di me.

Avremmo sbaragliato i nostri nemici in campo aperto, ne ero sicuro, e riconquistando la via verso sud. Quel sud dove, un tempo, i nostri antenati Burgundi vivevano nei territori bagnati dal grande fiume Reno.

I Burgundi erano un popolo valoroso. Il loro regno aveva raggiunto il massimo splendore sotto re Gunther, affiancato dal cupo consigliere Hagen di Tronje e dal grande eroe Sigfrido di Xanten, l’invulnerabile. Sigfrido, che con la sola forza della sua spada aveva ucciso il mostruoso drago Fafner per poi bagnarsi nel suo sangue.

La sua fama era tale che persino l’Impero Romano lo temeva. Ma quando venne ucciso a tradimento da Hagen, geloso di lui, anche la forza dei Burgundi venne meno. E i Romani colsero l’occasione: il generalissimo Flavio Ezio si alleò con Attila, re degli Unni, promettendogli un lauto bottino se avesse spazzato via i Burgundi dalla faccia della Terra.

Attila, che viveva solo per il massacro e la guerra, accettò. Attaccò in massa i Burgundi che, privi dell’apporto di Sigfrido e di Hagen, scomparso da corte, vennero travolti, schiacciati e quasi sterminati.

Re Gunther cadde in battaglia dopodiché Flavio Ezio, giunto al seguito di Attila, esiliò i superstiti nelle inospitali lande dell’estremo nord, minacciando la morte a chiunque avesse osato tornare per – queste erano state le sue testuali parole – “turbare la pace e la prosperità dell’Impero Romano”.

I nostri antenati si stabilirono così nel nord. Edificarono Asgard, dandole il nome della mitica città degli Dei e, anche se l’Impero Romano nei secoli divenne polvere, non fecero mai più ritorno al loro antico regno.

Ma adesso ci veniva offerta l’occasione di riscattare l’umiliazione patita dalla stirpe Burgunda. Sotto la guida di Hilda, e con il nostro esercito valoroso esercito addestrato da sempre ad affrontare ogni pericolo, non potevamo assolutamente fallire.

Noi cavalieri di Asgard ci guardammo l’un l’altro. I miei occhi incrociarono quelli di Siegfried di Orion, alla testa della nostra schiera. Sorrisi. Avrei avuto al fianco il migliore degli amici e dei compagni d’armi: un guerriero fortissimo e invulnerabile contro cui nessun nemico aveva mai avuto speranza.

Nutrivo fiducia anche in Thor, il gigante delle steppe, e in Syd di Mizar, l’agile Tigre dai denti a sciabola. Non dubitavo poi che il cupo Fenrir del Lupo, con cui avevo scambiato sì e no qualche parola, avrebbe fatto il suo dovere.

Ero meno sicuro di Mime dell’Arpa, dovevo ammetterlo. Per indossare una sacra corazza del Nord certo non poteva essere un debole, tuttavia non potevo fare a meno di chiedermi quanto potesse contare l’aiuto di un musico, pur addestrato, quando si affrontava un nemico sul campo.

“Buona fortuna, Artax…”

Alberich, del casato dei Megres, mi sorrideva con la sua solita espressione di fredda ilarità, come se ci ritenesse tutti dei poveri sciocchi. Non mi piaceva, non fosse altro che perché nelle sue vene scorreva il nero sangue di Hagen di Tronje, il più infame dei traditori. Alberich ne era consapevole, ma non sembrava provare vergogna.

Non me la sentii di augurargli a mia volta buona fortuna, limitandomi a ricambiare il suo saluto con un cenno. Dopodiché  girai i tacchi e mi allontanai.

“Fuggita?” gridai, afferrando per le spalle Freya, la giovane ancella di Flare. Avevo appena lasciato il Consiglio di Guerra di Hilda e mi ero precipitato nelle stanze della principessa senza però trovarla da nessuna parte. “Ma che cosa stai dicendo?”

“La principessa Flare…” annuì Freya, visibilmente impaurita. “È fuggita con il cavaliere di Atena che era stato catturato ieri. Hyoga del Cigno…”

“Rapita, vorrai dire!” proruppi. “Quel cane maledetto avrà approfittato della nostra principessa per coprirsi la fuga! Se solo avessi saputo…”

Mi interruppi, sentendomi improvvisamente in colpa. Flare si era rivolta a me, cercando aiuto piena di dubbi e paure. Come tante volte in passato. E io… io l’avevo allontanata. Avevo scelto il dovere, accorrendo al cospetto di Hilda. Era giusto, era il mio compito di cavaliere. Ma adesso… adesso mi chiedevo se avrei potuto agire diversamente. Se fossi rimasto al suo fianco e l’avessi ascoltata allora forse… 

Scossi la testa, poi uscii dalla stanza e mi appoggiai al muro. Era colpa mia? Colpa mia se la dolce Flare… la mia Flare… era stata rapita?

“Vi prego, mia regina…”

Inginocchiato ai piedi di Hilda, le avevo appena riferito ciò che era accaduto a Flare. L’avevo implorata di lasciarmi partire, di inseguire Hyog per liberare la principessa che lui – ne ero certo – aveva rapito. Non potevano essere andati lontano e mi fossi mosso subito avrei potuto raggiungerli. E allora…

“No, Artax” mi interruppe Hilda, e per la prima volta mi chiesi se la freddezza nella sua voce appartenesse davvero alla regina a cui avevo giurato fedeltà. “Seguiremo il piano concordato. Non è prudente esporci di fronte al nemico.”

“Ma, mia signora…” provai ancora a supplicarla. “Vostra sorella Flare…”

“Flare è ora in mano al nemico. Ma è anche un ostaggio troppo importante perché gli sgherri di Atena le facciano del male. Non corre alcun pericolo, Artax, ne sono certa e quando avremo sbaragliato il nemico la ricondurremo a noi. Non temere.”

“Mia regina…”

Improvvisamente Hilda – nei cui occhi brillava una luce sinistra che non avevo mai visto prima – mi fulminò con lo sguardo.

“Artax di Sleipnir!” mi redarguì severamente. “Devo forse ricordarti che io sola comando qui ad Asgard e che è tuo dovere obbedirmi senza discutere? Dimmi, cavaliere…” il suo tono si fece tagliente, “è necessario che ti rammenti il tuo giuramento?”

Quelle parole mi colpirono come una stilettata al cuore.

“Il mio onore, il cuore che mi batte nel petto e la mia vita sono vostre, vostra maestà”, replicai ripetendo meccanicamente le parole del giuramento. Le stesse che mio padre mi aveva fatto imparare da bambino. “Ora e per sempre.”

Hilda sorrise, freddamente compiaciuta.

“Molto bene. E ora va’, Artax. Va’ a compiere il tuo dovere di cavaliere, nel nome di Asgard.”

Mi alzai, ma per la prima volta nel mio animo si era insinuato il dubbio.

Hilda… la mia regina… sembrava davvero diversa. Cambiata. In un modo che nemmeno io sapevo spiegare.

Che i timori di Flare, ai quali non avevo voluto dare peso… avessero invece qualche ragione d’essere?

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Artax in  questa tua versione è la perfetta rappresentazione del guerriero del nord, felice di andare in battaglia per spezzare finalmente l’esilio che il suo popolo è stato costretto a subire.

Grandioso il collegamento che hai fatto fra Asgard e l’antico popolo dei Burgundi, il mito di Sigfrido e Hagen è tornato a rivivere qui come perfetta spiegazione del perché il popolo del nord desideri tanto conquistare le terre del sud; hai dato ad Artax e agli altri guerrieri un valido motivo per scendere in guerra rispetto a quello contraddittorio e confuso della serie animata.

Poi purtroppo arriva Flare (non mi è mai andata giù come personaggio) a installare i primi dubbi e a fuggire da corte e la ferma sicurezza di Artax inizia a vacillare.

Per carità, giustamente, ma fosse per me Flare sparirebbe totalmente dalla storia.

Che vuoi farci? So’ gusti.

Comunque questo inizio promette molto bene, aspetto il proseguimento della storia.

Per ora molto bravo!

Sono davvero colpita.

Questa fanfic (e vedo che è solo il primo capitolo, molto molto bene…) è una perla in un mare in burrasca…

Descrivi i personaggi con un’abilità e un’attenzione che ho visto raramente, i sentimenti di rivalsa di Artax, il suo desiderio di farsi onore in battaglia e di riscattare il triste destino della sua gente (a proposito, GENIALE l’aver legato gli antichi Burgundi con gli asgardiani, anche perché i God Warrior sono proprio ispirati agli antichi eroi, e di alcuni prendono anche il nome).

Flare è un personaggio particolare, una fanciulla delicata ma allo stesso tempo dotata di un coraggio raro: non esita a mettersi (almeno in apparenza) contro la sua stessa sorella per seguire il sentiero della giustizia e cercare (purtroppo inutilmente) di evitare la guerra.

Il suo intuito le suggerisce che qualcosa in Hilda è cambiato ed è un peccato che non riesca a convincerne Artax, che comunque sul finire del capitolo inizia a porsi le prime domande.

I particolari diversi rispetto alla versione classica… possono farmi sperare anche in uno svolgimento dei fatti che ci si discosta?

Vedremo.

Comunque è tutto bellissimo, grazie di cuore e complimentissimi.

Sono uno dei sette zaffiri incastonati nelle God Robes…

Ahahahah scherzo scherzo 😀

Seriamente parlando, sono una grande appassionata della saga di Asgard e ho amato TUTTO di questo primo capitolo: i personaggi sono vivissimi e hai descritto il palazzo di Hilda con uno stile efficace e realistico.

Gran bell’inizio, e in poche battute siamo già alla fuga di Flare con Artax che vorrebbe raggiungerla ma deve obbedire agli ordini della sua regina.

Bella la scelta di far parlare lui in prima persona, così hai potuto approfondire meglio i suoi sentimenti e le ragioni che lo spingono.

Leggere il seguito è più che un desiderio… quindi TI PREGO scrivilo e pubblicalo al più presto!

2 commenti
  1. Eli
    Eli dice:

    Artax, il fiero guerriero del Nord, è pronto per scendere in campo in quella che crede una giusta causa… ma si ritrova improvvisamente disarmato non sul campo di battaglia, ma dentro di sé. La dolce Flare è scomparsa – probabilmente rapita dal nemico – e la reazione fredda e insensibile di Hilda lo spiazza.
    Cosa sta succedendo?
    Un inizio pieno di pathos, continuerai?

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao e grazie di aver letto e commentato.
      Sì continuerò, e anzi il secondo capitolo del racconto è già online sul sito.
      Spero lo leggerai e mi dirai cosa ne pensi 🙂

      Rispondi

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