PRIAMO

Troia… rivedevo la patria dopo dieci anni, ma la vista della spiaggia sulla quale da piccolo correvo libero giocando con i miei fratelli non mi dava nessuna emozione particolare. Sbarcammo nella notte e ne fui lieto, il buio mi permetteva di nascondere il disprezzo, che avevo dipinto sul volto, per i soldati che mi accompagnavano: rozzi mercenari assoldati nelle terre più disparate, che combattevano per soldi e con la promessa di stupri e saccheggi. Illusi… appena mi fossi riappropriato del trono che mi spettava di diritto li avrei messi a morte dal primo all’ultimo, oppure esiliati. Mi servivano semplicemente come carne da macello nel caso di resistenza da parte dei soldati Troiani.

Appena fummo in vista della città essa mi parve più maestosa di quanto la ricordassi, le torri più alte, le Porte Scee, spalancate, con le borchie d’oro visibili anche di notte.

Sorrisi tra me… mio padre, il Grande Re Laomedonte, era talmente sicuro di sé da lasciare le porte della città sempre aperte, convinto che nessun nemico onorevole avrebbe portato un attacco senza prima dichiarare guerra, come volevano le regole dei combattimenti. Per me, al contrario, le regole non contavano nulla: soltanto la vittoria contava.

E io avrei dimostrato a mio padre, che mi aveva scacciato di casa per futili motivi, com’era sciocco a fidarsi così ciecamente delle regole d’onore dei suoi nemici.

Devo fare alzare la nebbia, principe Priamo?” chiese una voce alle mie spalle. Mi voltai e vidi Calcante, l’indovino, che pareva essersi materializzato al mio fianco.

Fai pure” risposi, cercando di tenere un tono di voce neutro. Calcante mi metteva a disagio, non so se a causa di quegli occhi bianchi da cieco che sembravano però poter vedere più in profondità di un uomo normale, oppure per le dicerie sul suo conto, secondo le quali aveva venduto l’anima agli Dei infernali per ottenere poteri straordinari. Vere o no che fossero quelle voci Calcante era noto per essere il più grande negromante d’Asia; io l’avevo conosciuto alla corte di Polimnèstore re di Tracia, che mi aveva ospitato durante l’esilio, e lui subito si era messo al mio servizio, affermando che quando avessi avuto figli, essi sarebbero stati gli eroi più famosi d’Asia e la mia stirpe ricordata per secoli.

I suoi poteri dovevano effettivamente essere straordinari perché di lì a poco si alzò una fitta nebbia; Calcante ci guidò sulla strada principale e oltrepassammo le porte Scee nel più assoluto silenzio. Le sentinelle però stavano scendendo dai bastioni, evidentemente per procurarsi delle torce: ci videro e lanciarono l’allarme. In breve ci fu uno scontro e io mi trovai di fronte mio fratello Titono, che usciva dalla cittadella alla testa della guardia reale.

Tu!” gridò lui riconoscendomi “come hai osato tornare?”

Gli risi in faccia, perché lo trovavo ridicolo nell’armatura d’argento, non aveva proprio l’aspetto dell’eroe. Senza degnarlo di risposte ingaggiai il duello; mio fratello non era cambiato, maneggiava ancora la spada come una femmina. In breve ebbi la meglio e lo feci legare dai miei soldati, che nel frattempo avevano avuto la meglio sui difensori della città, soprattutto grazie al valore di Peleo, un uomo che mi aveva subito colpito per la forza e il coraggio.

Al palazzo reale!” Urlai, pregustando la soddisfazione nel vedere il volto di mio padre, che mi aveva scacciato, divorato dalla paura.

Trovammo Laomedonte nella sala del trono. Vidi che Antenore, il consigliere Dardano che aveva consigliato a mio padre di perdonarmi all’epoca della nostra lite, non era presente.

Sono tornato, padre” dissi con voce che mi sforzavo di mantenere neutra.

Lui mi fissò con la freddezza e il disprezzo che ben ricordavo. “Che sei ritornato a fare? Tu per me sei morto tanto tempo fa e meglio sarebbe stato se non fossi mai nato.”

Gli risi in faccia, consapevole degli armati al mio seguito, che avevano occupato il palazzo e la città.

Sono tornato per regnare, padre. E’ giunta l’ora di darmi ciò che mi spetta.”

Non posso oppormi, i tuoi metodi sleali hanno avuto la meglio” mi rispose. “Però ricordati, le tue azioni sono un’offesa agli Dei e un giorno essi ti puniranno.”

Potrai chiedere tu stesso la punizione, ora che ti manderò a fare loro visita” gli risposi sprezzante, e così dicendo mi avvicinai a lui e lo trafissi con la spada.

Egli cadde senza un grido, e io gli sfilai la corona e me la posi sul capo. Re di Troia, finalmente! Vidi Calcante, che stava lì accanto come in attesa di qualcosa e mi ricordai che gli dovevo ben più della mia riconoscenza.

Ti affido il compito di supremo sacerdote di Apollo qua a Troia, Calcante.” Gli dissi. “Occupa pure il tempio e, se necessario, sbarazzati di chi eventualmente ti potrebbe creare problemi. Ora va’.”

Lui s’inchinò e se ne andò.

Io mi recai nelle stanza dei principi reali. Feci murare vivi i miei fratellastri Clizio, Lampo e Iceatone: non mi erano mai andati a genio ma non osavo ucciderli; già troppo sangue della stirpe reale era stato versato.

Entrai nella stanza delle principesse reali col cuore in gola. Lei era là, bella come la ricordavo. Ecuba, la più giovane delle mie sorelle, con i capelli rossi e gli occhi verdi che in quel momento mi fissavano con terrore.

L’avevo sempre desiderata, anche per questo mio padre mi aveva scacciato; ma ora lui non avrebbe più potuto mettersi fra noi.

Ecuba…” mormorai avvicinandomi. Le ancelle e le altre mie sorelle erano sparite. Eravamo solo io e lei.

Non farmi del male…” mormorò.

E’ questo che pensi?” Le risposi, consapevole di essere ancora sporco del sangue della battaglia. Il sangue dei miei parenti. Stranamente non volevo che Ecuba mi odiasse, la sua opinione mi importava e desideravo che mi amasse.

Le toccai un braccio e lei istintivamente si ritrasse rabbrividendo. Non riuscii a trattenermi e la strinsi tra le braccia baciandola con passione. Lei però mi morse il labbro. Istintivamente la colpii sul viso e lei cadde sul letto. I suoi occhi verdi dicevano chiaramente che avrebbe preferito trovarsi a mille leghe di lì. Non riuscendo a resistere le strappai le vesti e mi gettai su di lei. Ecuba non gridò, ma pianse in silenzio mentre io la penetravo, più e più volte senza riuscire a fermarmi tanto era il desiderio che m’ispirava.

Quand’ebbi finito la lasciai lì sul letto; ora che il mio desiderio a lungo represso era stato soddisfatto stranamente non m’importava più di Ecuba, se voleva detestarmi facesse pure. Avrei fatto di lei la mia sposa, volente o nolente.

Da tre mesi sedevo sul trono di Troia, quando il medico di palazzo mi comunicò che Ecuba era incinta; naturalmente speravo fosse un maschio, perché anche se contavo di generare molti figli adesso che ero re non tutti sarebbero sopravvissuti.

Avevo infatti deciso di ripristinare l’antica prova di valore tra i principi reali, che consisteva nel lottare contro i lupi in un’arena, una volta raggiunta la maggiore età; di conseguenza non potevo certo aspettarmi che tutti i figli che avrei generato sarebbero un giorno diventati adulti.

I rapporti tra me e Ecuba non erano migliorati, continuava a sfuggirmi, e dopo i primi tempi io avevo rinunciato a provare ad instaurare un rapporto con lei; dopotutto era soltanto una donna, e fin quando potevo disporre di lei come volevo non sarebbe stato un problema la mancanza di armonia tra di noi.

La mia vittoria del resto l’avevo già ottenuta, e ogni volta che osservavo dal terrazzo del mio palazzo nella cittadella il bellissimo panorama sottostante avevo l’esatta misura del mio trionfo: ero il padrone della più ricca città del Mondo, che m’importava dell’amore di una donna?

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Abituati a vedere Priamo saggio e pacato re… qui invece lo scopriamo più giovane, spietato guerriero disposto ad ammazzare famigliari e violentare la sorella pur di prendersi il trono di Troia.

Però, una bella rivisitazione!

Le cose che mi hanno colpito di più sai quali sono?

La presenza assieme a Priamo di Peleo e Calcante… fa specie vedere fianco a fianco i padri dei due futuri grandi eroi, Ettore e Achille, che proprio lì a Troia un giorno si massacreranno a vicenda.

Dai, fammelo leggere!

Se ne La sposa contesa iniziavi a rivisitare l’Eneide qui sei passato ad occuparti dell’Iliade… e inizi subito presentando un Priamo spietato e senza scrupoli che si impadronisce del trono di Troia senza preoccuparsi di macchiarsi di stupri e tradimenti.

Non si dovrà poi stupire se in futuro gli Dei lo puniranno mandandolo in rovina e distruggendo la sua città.

C’è anche Peleo lì con lui: la sua presenza merita una menzione perché nel mito Peleo era sì stato a Troia ma con Eracle e Telamone quando gli eroi avevano preso d’assalto la città per punire il re Laomedonte delle sue ripetute scorrettezze.

Qui invece è con Priamo… mi chiedo se tutte le novità che ho letto qui non siano che l’inizio di tutta una serie di originalità che mi aspettano nella continuazione della storia.

L’inizio fa molto ben sperare!

Bravo

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