UNA CORAGGIOSA
DECISIONE
Scritto nell’aprile del 2014

Mentre la Nippon Youth, la Nazionale Giovanile di calcio Under 19 del Giappone, affronta un momento estremamente delicato, Genzo Wakabayashi, il Super Great Goal Keeper, costretto ad uno stop a causa di un doppio infortunio ai polsi, prende una coraggiosa decisione…
Dodici a zero.
Il fischio finale della partita tra Thailandia e Guam decretò un’altra vittoria schiacciante per i thailandesi. E intanto la nostra Nippon Youth…
Sospirai, spegnendo la televisione. Nella classifica del girone eliminatorio, entrambe le squadre contavano due vittorie. Ma la loro differenza reti era +23 mentre la nostra appena +5, strappata con fatica contro avversari modesti.
Nel prossimo incontro, decisivo per il primo posto – l’unico che garantiva il passaggio del turno – dovevamo assolutamente batterli. Però…
La Thailandia si presentava in forma smagliante. Un attacco micidiale guidato dai tre fratelli Konsawat e una solida difesa guidata dal pilastro Bunnaku. Noi, invece, eravamo privi di ben sette titolari.
Hiyuga, Nitta, i fratelli Tachibana, Jito, Soda e Misaki erano stati allontanati dal ritiro della Nippon Youth per scelta tecnica, allo scopo di sottoporsi ad allenamenti specifici. Wakashimazu invece aveva lasciato la squadra di sua spontanea volontà.
Gamo, il nuovo mister, mi aveva spiegato il vero motivo della sua scelta. Ma questo non era certo il momento di pensarci.
Le gerarchie di squadra si sarebbero chiarite più avanti. Adesso contava soltanto superare il turno. Nient’altro era importante.
Morisaki, Kishida, Misugi, Takasugi, Ishizaki, Tsubasa, Izawa, Sano, Matsuyama, Kisugi, Sorimachi… li conoscevo bene. Avevo fiducia in loro. Avevamo combattuto e vinto insieme tante battaglie.
Ma…
Misugi era appena tornato dopo anni di inattività per una grave malattia cardiaca. Morisaki e gli altri, invece, sottoposti agli allenamenti massacranti di Gamo, non erano al meglio.
Certo a guidare la squadra c’era Tsubasa, il nostro capitano. Ma anche lui, come me, sapeva che il calcio è uno sport collettivo. Senza equilibrio tra attacco, difesa e centrocampo, qualsiasi vittoria sarebbe stata solo un lontano miraggio.
La Thailandia ci avrebbe attaccati dall’inizio alla fine. Per fermarla ci serviva una difesa compatta, solida e pronta a resistere ad ogni tioo di assalto.
Stringendo i pugni, sentii il solito dolore ai polsi. L’infortunio mi tormentava da settimane. Il medico dell’Amburgo, la mia squadra in Bundesliga, mi aveva già avvertito: la riabilitazione sarebbe stata lunga e difficile.
“Non temere, Wakabayashi”, mi aveva comunque rassicurato. “Sarai in campo per l’inizio del World Youth. Perfettamente guarito.”
In tempo per il World Youth, sì. Ma se il Giappone avesse perso contro la Thailandia… niente torneo. Niente sogno. Niente possibilità di abbattere il muro asiatico e portare il nostro Paese sul tetto del mondo.
Avevo un lungo record d’imbattibilità. Sapevo che per mantenerlo dovevo essere in forma perfetta.
Razionalmente, non potevo scendere in campo. Ma… potevo davvero abbandonare i miei compagni nel momento più difficile?
Sorrisi. Sapevo già la risposta.
Se fossi sceso in campo, avrei rischiato di subire gol che normalmente non avrei mai preso. I dirigenti dell’Amburgo non avrebbero sicuramente approvato. Ma… qual era l’alternativa?
Restare fuori. Vedere la mia Nazionale uscire sconfitta. Vedere il sogno di tutta una vita sfuggirci dalle mani.
No. Non potevo permetterlo.
L’orgoglio di un portiere non si misura nei gol evitati. Ma nella capacità di sostenere ogni battaglia, sapendo di essere l’ultima e più importante risorsa della squadra.
Vorrei che lo capisse anche Wakashimazu. Un giorno io e lui ci sfideremo, ad armi pari, per il ruolo di portiere titolare della Nippon Youth. Ma per creare quel futuro… dovevo scendere in campo. A qualunque costo.
Afferrando i miei guanti rossi, li strinsi con decisione. Nonostante l’infortunio non mi sarei tirato indietro. Dovevo giocare. Costasse quel che costasse.
Mi voltai, presi il telefono e composi un numero che ormai conoscevo a memoria.
“Pronto? Mister Mikami? Sono io, Wakabayashi. No, stia tranquillo, nessuna emergenza. Mi ascolti bene. Credo di aver trovato un modo per giocare contro la Thailandia. Sì, sono consapevole dei rischi”, proseguo rintuzzando le sue prevedibili perplessità. “Ma ci ho pensato a lungo. Non posso abbandonare i miei compagni.
Giocherò. Difenderò la porta della nostra Nazionale. E insieme conquisteremo la vittoria e il passaggio del turno!”
FINE
Recensioni e commenti
RECENSIONI

Ho sempre ammirato Genzo, è sempre stato il mio personaggio preferito di tutto Capitan Tsubasa, la sua determinazione e l’abnegazione con cui si è sempre messo al servizio della squadra e sono stata molto contenta che tu qui abbia ripreso questo suo importante passaggio.
Grazie e complimenti
Gen

Il Super Great Goal Keeper. Detto tutto. Ottimo racconto spero di leggerne presto altri di questo tipo.
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