MURA

Scritto nel febbraio del 2017

Nato e cresciuto in una grande città, circondata da un’altissima e possente cinta di mura, Eren non può fare a meno di chiedersi che cosa rappresenti per lui quello che fa sentire tutti i suoi concittadini protetti e al sicuro…

Eren camminava lungo una delle strade secondarie del Distretto di Shiganshina, la zona più esterna della città protetta dall’imponente cerchia di mura chiamata Wall Maria. Aveva dieci anni, e come ogni giorno andava lì ad osservare quelle mura gigantesche che si stagliavano fin quasi contro il cielo.

Erano alte cinquanta metri, costruite per proteggere gli abitanti dai Giganti, creature mostruose che però nessuno, nemmeno Eren, aveva mai visto di persona. Eppure, da sempre, tutti parlavano di loro come di esseri malvagi e insaziabili, capaci addirittura di divorare vivi gli esseri umani.

Le mura erano considerate il baluardo perfetto. Anche i soldati del Corpo di Guarnigione le celebravano come invincibili, e spesso – anziché svolgere seriamente i loro compiti – si lasciavano andare a giochi e bevute nelle osterie convinti che nulla potesse mai violare quella protezione. “In cent’anni le nostre mura non sono mai state abbattute”, dicevano ridendo.

Ma Eren non riusciva a condividere quella sicurezza. Ogni volta che alzava lo sguardo verso le mura, anzi, sentiva un disagio profondo. Non gli trasmettevano protezione, ma inquietudine. E quando tornava da una delle sue rare escursioni fuori città con Mikasa e riattraversava le porte, quel senso di oppressione si faceva ancora più forte.

Possibile che solo lui pensasse che solo il fatto che le mura non fossero mai state abbattute non significasse automaticamente che quell’evento non si potesse mai verificare? E se un giorno qualcuno – o qualcosa – le avesse distrutte? Se fossero crollate, travolgendo per giunta le case e le persone sottostanti, cosa ne sarebbe stato di tutti loro?

Era un pensiero che non osava condividere con nessuno, nemmeno con i suoi genitori. Sapeva che sarebbe stato deriso, o peggio rimproverato. Tutti sembravano felici di vivere rinchiusi, come animali in cattività, senza mai mettere il naso fuori da quelle mura tanto rassicuranti.

Eren li capiva, in parte. Ma allo stesso tempo non riusciva a capire come i suoi concittadini non si sentissero soffocare. Vivere nascosti, come topi in gabbia… era davvero vita?

Come se non bastasse negli ultimi tempi un’altra sensazione si faceva sempre più strada dentro di lui. Le mura, che tutti consideravano una protezione, lui cominciava a vederle come una prigione.

E poi, un mese dopo, all’inizio dell’anno 845, accadde l’impensabile.

Un Gigante Colossale apparve all’improvviso, più alto delle stesse mura. Con un calcio devastante, fece breccia nel Wall Maria e le difese che per un secolo avevano protetto la città vennero infrante in un istante.

I Giganti entrarono in massa, terribili, minacciosi… e affamati. Eren vide il caos, le urla, la fuga disperata degli abitanti. Vide uomini e donne venire divorati, case distrutte, sogni spezzati.

Gridò, fuggendo insieme agli altri e quel giorno, il pensiero che lo tormentava da tempo superò persino la realtà. Le mura non erano più una prigione. Erano diventate la sua tomba.

Recensioni e commenti

2 commenti
  1. Agata
    Agata dice:

    Molto significativa questo racconto, ci fa intravedere come i nostri confini mentali e fisici molto spesso sono inutili e ci impediscono di andare in ‘luoghi migliori”. Grazie per questo racconto che mi ha dato delle sensazioni utili per continuare ad uscire dalla mia confort zone 😘

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Grazie a te per aver letto e recensito 🥰❤️.
      Sono felice che il racconto ti sia piaciuto, e sì a volte ci facciamo trattenere da quello che ci sembra sicuro, ma uscire da barriere spesso autocostruite non è facile.
      Chi riesce a farlo – come hai fatto e stai facendo tu – è da ammirare.

      Rispondi

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