INCANTESIMO D’AMORE
Scritto nel dicembre del 2000

Merlino osservava la notte stellata con malinconia. Un tempo l’astronomia l’aveva appassionato talmente da indurlo a rinunciare a tutto pur di proseguire gli studi. Ma ora una passione diversa lo stava torturando. Si sarebbe consumato fin quasi a morirne. Nimue. Era innamorato di lei. Non sapeva spiegarsi in altro modo la strana sensazione che lo pervadeva quando lei gli stava vicino, o quando gli prendeva innocentemente la mano. Non poteva farsi illusioni; la fanciulla certo non ricambiava i suoi sentimenti. E come avrebbe potuto? Lui era vecchio, stanco della vita e della solitudine a cui l’aveva portato possedere i suoi grandi poteri, e i suoi rari momenti di umorismo si esaurivano presto. Nimue aveva diciassette anni, era piena di vita e, oltre a tutto quello era anche bellissima. I suoi capelli erano biondi e lunghi fino alla vita, gli occhi grigi come il mare. Il viso sembrava modellato da una divinità tant’era perfetto, e inoltre la fanciulla aveva una voce incantevole. Ma non era quella ad attrarre il mago. Merlino l’aveva vista nuda una volta sola. Nimue aveva l’abitudine di fare il bagno nella acque di una cascatella che sorgeva poco distante da Camelot. Nessun cavaliere l’avrebbe mai seguita o spiata. Erano cristiani e rispettosi verso le donne.
Inoltre le leggi di Artù stabilivano la pena di morte per chiunque avesse toccato una donna contro la sua volontà. Il mago si era reso invisibile, e quando Nimue si era sdraiata nuda sull’erba aveva provato l’impulso di farsi avanti. Quando lei si era addormentata, Merlino aveva trovato il coraggio di avvicinarsi e sfiorarle il viso con una lieve carezza. Poi si era fermato. Ed ora era consumato da un bruciore della carne che non gli permetteva di pensare più a niente. Durante i Consigli della Tavola Rotonda era spesso distratto, tanto che Artù si era sentito in dovere di informarsi della sua salute. Il vecchio mago era consapevole che alcuni dei cavalieri sapevano della sua passione, e tra questi Gawain e Agravaine, Cai e Uwaine. Agravaine non aveva perso occasione di metterlo in ridicolo, ma intanto il suo destino si sarebbe compiuto di lì a poco; sarebbe infatti morto con la spada di Lancillotto nel cuore. Merlino sapeva il futuro, ma questo per lui era un peso, più che un dono. Non aveva mai voluto vedere il futuro di Nimue. Il suo, lo sapeva da tempo, era di morire solo e dimenticato da tutti. D’improvviso sentì bussare alla porta.
“Chi è?” Domandò sospettosamente. Rispose una voce di fanciulla.
“Sono Nimue.” Merlino si sentì il cuore in gola. Nimue? Andò alla porta e aprì. Nimue gli stava effettivamente davanti, con un sorriso timido ed imbarazzato. Indossava una vestaglia di seta e i capelli erano sciolti sulle spalle. Merlino si sentì mancare.
“Posso parlarvi, Merlino?” Nimue sembrava imbarazzata. Il mago trattenne il fiato. Doveva parlare ora, prima che il coraggio gli mancasse del tutto, oppure che Nimue gli chiedesse un filtro d’amore, o qualcosa di simile…
“Vi… vi amo Nimue…” mormorò infine il mago. “ Lo so che siete troppo giovane per me, ma il sentimento che provo è troppo forte per tacere ancora.” Teneva ancora la testa china, e così non si accorse quando Nimue si avvicinò e premette le labbra sulle sue, in un bacio di fuoco.
“Amore…” sussurrò Nimue. Il vecchio non credeva ai propri occhi.
“Nimue…”
“Sì, Merlino, anch’io vi… ti amo.”
Era confuso. Lei lo amava! Allora il suo amore era ricambiato. Eppure non poteva crederci. Sembrava tutto troppo facile, inoltre … con improvvisa tristezza, Merlino pensò che non sapeva cosa fare. Ora che il suo amore gli stava davanti, non sapeva che dire, come comportarsi. Non era mai stato innamorato di una donna, né si era mai giaciuto con una di loro ma aveva creduto che con Nimue sarebbe stato tutto diverso. E invece adesso si vergognava di non essere mai stato a letto con una donna; chissà che cosa pensava Nimue del suo improvviso silenzio. E come l’avrebbe disprezzato quando avesse saputo del suo segreto! La guardò negli occhi e lei, sorridendogli, gli posò la testa sul petto. Allora lui la circondò con le braccia. All’improvviso pensò che forse con Nimue sarebbe stato veramente tutto diverso. Lei lo prese per mano e lo condusse al letto. Poi sciolse il nastro della sua vestaglia. Sorridendo, si sdraiò sulle coperte, e attirò Merlino a sé. Fu l’esperienza più bella che il vecchio ricordasse di aver mai vissuto. Nimue fu gentile e delicata. Non lo derise quando lui le confessò che era la prima volta, ma mormorò “ Anche per me lo è…”
Stanchissimi, giacevano ora l’una nelle braccia dell’altro. Merlino continuava a chiedersi se Nimue fosse davvero innamorata di lui.
“Sei sveglia, Nimue?”
“Sì, amore.”
La voce di lei era dolce come il miele.
“Perché, Nimue?” Domandò Merlino.
Lei sorrise e si alzò a sedere, poi avvicinò il viso al suo. Prima che lo baciasse di nuovo, lui la fermò, tenendola per le spalle.
“No, aspetta. Parliamo. Voglio che mi dici cosa vuoi da me.”
Lei parve delusa. Il suo bel viso era imbronciato. Merlino fu tentato di darle un bacio.
“Pensavo di avertelo detto.” Lei parlò dopo un po’ di tempo. “ Ti amo, Merlino. E ora” proseguì sorridendo “ te lo dimostrerò”.
Si scostò i capelli dalla bocca, ma l’espressione sul viso di lui la fermò.
“Non mi credi” disse. Sembrava delusa. “ Perché non mi credi, Merlino? Ti giuro che…”
“Una fanciulla come te con un vecchio come me…” mormorò lui, amaramente.
“Allora è questo. Che cosa credi che mi importi se ci sono uomini più giovani? Dovrei andare a letto con Agravaine solo perché ha trent’anni meno di te? Oppure Baldia, che entro sei mesi sarà nominato capitano della cavalleria di Artù? O ancora Galahad, solo perché è l’erede del re? Io ti amo, caro, e non so spiegarmi perché. Non c’è razionalità nell’amore, credo. Di te mi piace tutto. Sono stata così felice quando mi prendevi tra le braccia prima, oppure quando mi hai detto che mi ami. Ti amo, ti…”
“Allora sposiamoci.” Merlino si stupì delle parole che aveva appena pronunciato. Ormai era pazzo di lei. Pronto a correre qualsiasi rischio.
“Sì, amore.” Nimue sorrise e, mentre lui la prendeva tra le braccia, disse.
“Lo chiedi tu il permesso ad Artù?”
“Sì” rispose lui, mentre, seppure felice della sua risposta, non smetteva di chiedersi il motivo dell’esitazione di Nimue. Perché c’era stata, anche se piccolissima.
E Merlino, come sempre sensibile, l’aveva notata.
“Ti sposi?”
Artù sembrava sorpreso. Era un uomo sui trentacinque anni, alto e nel pieno delle sue forze; inoltre, sebbene sedesse sul trono come Bretwalda – o Grande Re -, era uno dei cavalieri migliori di tutta la Britannia e la sua forza era ulteriormente accresciuta dalla mitica spada Excalibur, che il re portava sempre al fianco.
“Sì, mi sposo.” Rispose Merlino, imbarazzato.
“Chi è la fortunata?” Il re sorrise, con affetto.
“Nimue.”
Il mago cercava di tenere un tono di voce fermo, anche se dentro di sé tremava come una foglia.
Artù lo fissò, con stupore.
“Ma Nimue ha solo sedici anni!”
“Diciassette” lo corresse Merlino.” E io ne ho sessantadue. E ciò nonostante ci amiamo e vogliamo sposarci. Allora, ho il tuo consenso?”
Artù parve confuso. Era evidente che non sapeva che cosa dire. Alla fine si decise a rispondere.
“Hai il mio consenso amico mio, ma…”
“Bene. Subito dopo il matrimonio, io e Nimue partiremo per Tintagel. Voglio farle visitare la Cornovaglia. Poi faremo tappa a Lothian; ho sentito dire che lì Melehan, il maggiore dei figli di Mordred, governa piuttosto saggiamente. Desidero inoltre che lei veda la grotta dove sono nato, a Marid Unum, nel Galles.”
Il re parve sollevato.
“In questo caso ti darò dei dispacci per Cador e Melehan. Chi ti farà da testimone alle nozze?”
“Pensavo di chiedere a Lancillotto. Nimue avrà Niniane.”
“D’accordo, amico mio.”
Quando uscì dalle stanze del re, il mago vide Gawain e i suoi fratelli appoggiati al vano di una finestra. Fece per tirare dritto, ma Agravaine lo fermò.
“Buonasera Merlino” disse con un ghigno. “Avete per caso delle profezie per noi?”
“Lascialo perdere, Agravaine.” Intervenne Gareth, il più giovane dei figli di Lot di Lothian.
“Non ti intromettere, Gareth” ribatté Agravaine. “ E voi non rispondete, Merlino?”
“Basta così, fratello.” Gawain era intervenuto, con la voce abituata a comandare, e Agravaine si zittì immediatamente.
Merlino non lo degnò di uno sguardo, mentre passava oltre. Se anche Gawain si era aspettato dei ringraziamenti per essere intervenuto in sua difesa, non lo diede a vedere. Era un uomo duro , che uccideva senza conoscere pietà. Il suo destino sarebbe stato terribile; Merlino scacciò le visioni di morte mentre si recava nella sua camera dove sapeva che Nimue lo stava aspettando.
“Ora potete baciare la sposa.” Il vescovo Urbaine, vecchio amico del mago, pronunciò le parole di rito. Merlino sollevò il velo della sposa. Nimue sembrava emozionata, ma felice. Lui la baciò e lei ricambiò il bacio. Al banchetto nuziale Lancillotto, che aveva accettato con piacere di fare da testimone di nozze, sedeva vicino ai due sposi, con la regina e Niniane. Artù era vicino a Gawain, mentre Agravaine, dall’altra parte della sala, sembrava soddisfatto della buona cena. Nessuno, pensò Merlino, sembrava invidioso di lui. I giovani, poi, erano troppo persi nei loro affari, per badare a lui. Galahad era troppo pio per pensare alle donne mentre Modreuant, il più giovane dei figli di Mordred, discorreva con la principessa Ketryn, la sua fidanzata. Baldia e Cartythia poi, erano immersi nella conversazione. Merlino si soffermò a pensare alla loro straordinaria intesa. Si conoscevano fin da bambini, e si capivano al volo.
Anche tra lui e Nimue l’intesa prometteva di diventare perfetta, nonostante si conoscessero ancora poco.
“A cosa pensi, tesoro?” La voce di Nimue era dolce come al solito, e la sua mano sotto al tavolo cercò quella del mago.
“A niente, cara.” Le sorrise lui, con sincerità. La fanciulla ricambiò il suo sorriso.
Artù si alzò in piedi con la coppa in mano.
“Signori, fratelli, amici miei, propongo un brindisi per il mio amico Merlino e la sua sposa Nimue!”
Così dicendo vuotò la coppa e tutti lo imitarono. Poi applaudirono Merlino, e la festa riprese. Ad un certo punto i convitati si alzarono ad uno ad uno e strinsero la mano del mago, per poi ritirarsi. Quando Agravaine si avvicinò, Merlino temette qualche malignità, ma l’altro era troppo ubriaco e si limitò a dargli una stretta distratta. Presto rimasero solamente Artù, Merlino e Nimue. Il Sommo Re diede a Merlino due manoscritti, uno per Cador di Cornovaglia e l’altro per Melehan di Lothian. Poi i due uomini si abbracciarono. Artù aveva le lacrime agli occhi. Merlino si commosse ricordando quando l’attuale sovrano, bambino a Galava, lo credeva suo padre. Doveva essersi sentito molto solo, durante la sua infanzia in quel castello perché Kay era troppo vecchio per giocare ancora con lui, mentre Ector era sempre troppo ubriaco per prestargli attenzione.
E nei momenti di sobrietà pensava solamente a come fare di quello scansafatiche del figlio un vero cavaliere. Bé, ormai Artù era un re, rispettato ed onorato da tutti. Poi il re baciò Nimue e se ne andò. Quando la fanciulla prese lo sposo per mano, lui stava ancora pensando a quando Ector aveva condotto il piccolo Artù a Londinium per l’incoronazione del nuovo sovrano di Britannia, ignorando che proprio il suo trascurato figlio adottivo era il predestinato a succedere al trono del Pendragon.
Nimue si spogliò e si sdraiò sul letto. Merlino, pensando al viaggio faticoso che li attendeva il giorno dopo, disse. “Per stasera sarà meglio dormire, cara. Domani dovremo attraversare la Britannia a cavallo e…”
Lei lo fissò. “ Credi in Dio, Merlino?”
Merlino rise, stupito dalla domanda. “ Ma che domande sono? Che vestito vuoi indossare domani?”
“Non mi hai ancora risposto.”
Lui sospirò. A volte Nimue era irritante come una ragazzina. Si costrinse comunque a trovare una risposta. Era strano, ma non aveva mai pensato alla fede cristiana. Artù e i suoi cavalieri erano cristiani, tranne forse Baldia e Lancillotto. E il vescovo Urbaine era un suo caro amico. Ma lui….
“Non lo so, Nimue, non ci ho mai pensato. Io credo che ci sia qualcosa di superiore agli uomini, che decide il loro destino… una specie di fato insomma.”
“E allora secondo te gli uomini non sono responsabili delle loro azioni, perché il loro fato comunque è già scritto?”
“No, non ho detto questo. Semplicemente in alcune situazioni siamo portati ad agire in un determinato modo, ma questo non significa essere privati della ragione…”
Era imbarazzato. Questa era la spiegazione migliore che sapesse darle? Lui, uomo di studi, astronomo, non era capace di spiegare ad una semplice fanciulla il significato della religione. Ma lei sembrava soddisfatta, e sorrise, tendendogli le braccia. Mentre la baciava, pensò che Nimue era proprio una ragazzina. Però non aveva importanza. Si amavano, e questo, per lui, era tutto ciò che contava.
E adesso erano in viaggio per la Cornovaglia. Merlino si voltò verso sua moglie. Lei, abbigliata con vestiti maschili, cavalcava uno stallone nero, a differenza del mago che aveva preferito il suo vecchio baio castrato. Da sei ore almeno erano in viaggio quel giorno, e lui cominciava a sentire i brividi del freddo. Si era alzata la nebbia, e non si vedeva quasi più la strada. Dopo tanto tempo, lui aveva dimenticato come fosse triste la brughiera di Cornovaglia. Erano partiti appena da cinque giorni, e già si era quasi pentito di quel viaggio. Ma voleva portare Nimue a Marid Unum, e prima di quell’ultima tappa desiderava farle vedere un po’ il Mondo. Bé, lei sembrava soddisfatta, e di questo il mago ne era contento.
“Tesoro, che cos’hai?” Chiese ad un tratto Nimue.
Merlino, fatto fermare il cavallo, si voltò verso la sposa. Il suo bel viso era teso.
“Ho freddo, Nimue” disse” ho freddo e non riesco a scaldarmi.”
“Ho capito.” Lei sorrise e si tolse il mantello. Glielo mise sulle spalle, con un gesto affettuoso.
“Presto troveremo un posto dove fermarci, caro, vedrai; ora riprendiamo a cavalcare.”
Lui era troppo infreddolito per rispondere. Dopo un po’ arrivarono ad una casupola abbandonata. Il tetto era mezzo sfondato. Dopo aver legato i cavalli si sdraiarono sul pagliericcio che stava in un angolo della baracca.
“Ma tu stai tremando” disse Nimue. “Ora ti riscaldo io, amore.”
Gli prese le mani e le frizionò nelle sue. Merlino si stupì di come queste fossero calde. Poi lo coprì con tutti i mantelli che avevano.
“Una volta sopportavo meglio il freddo. Sono proprio un rudere.”
Lei sorrise e gli si strinse contro.
“Se continuo così” proseguì il mago ridendo. “Quando arriveremo a Tintagel, non mi alzerò più dal letto della nostra camera!”
Continuò a ridere della propria battuta e Nimue, il suo amore, rise con lui.
“Merlino, Merlino!” Nimue gridava da fuori.
Lui si alzò e uscì fuori. Il cielo era sereno e… Merlino sgranò gli occhi, con lo sguardo fisso sui monti.
“Tintagel…” mormorò. E così, a causa della nebbia del giorno prima, non si erano accorti di essere così vicini alla meta. La fortezza si stagliava al di là della Gola della Morte, e si poteva raggiungerla solo dalla stretta strada che la percorreva. Dietro la fortezza si stagliavano le ripidissime scogliere, con il mare mugghiante che erodeva la crosta terrestre. Mentre Nimue preparava i cavalli per il viaggio, lui si soffermò a pensare alla sua giovinezza, quando aveva aiutato Uter a giacere con Igraine, la moglie di Gorlois, cosicché fosse generato Artù… poi montò a cavallo. La strada era ripida e battuta dal vento, ma Nimue non sembrava patire le intemperie.
Si era coperta con il mantello, ma sotto aveva indossato il vestito da principessa, che teneva per le visite ufficiali, così come lui portava il vestito scuro ornato di perline. Alla fine arrivarono al primo ingresso della fortezza. Merlino mostrò alla guardia il sigillo reale e il cancello venne aperto. Nel cortile del castello lo stesso Cador venne loro incontro. Era un uomo di mezza età, con i capelli grigi e molti fili dello stesso colore tra la barba rossiccia. Sorrise a Merlino con cordialità e lo abbracciò come un consanguineo. Poi baciò Nimue.
“Benvenuti, amici” disse poi. “Entrate e riposatevi del viaggio. Sarete stanchi. La cena sarà servita fra due ore, nella Sala Grande. Un soldato vi mostrerà dove alloggerete.”
Il giovane li accompagnò alla loro camera. Quando entrarono, Nimue si tolse il vestito da festa. L’avrebbe rimesso per la cena. Indossò di nuovo i vestiti da ragazzo, che indossava quando cavalcava. “Così sto più comoda” sorrise. “Ho notato che quando il duca ha nominato la Sala Grande hai cambiato espressione. Per quale motivo?”
Merlino rise. “Noti sempre tutto. Mi ricordavo di quando Uter conobbe Igraine, la madre di Artù. Tutto qui.”
“Non mi puoi dire di più?”
Lui scosse la testa. “ Non ne ho voglia”.
Ma Nimue cominciò a pregarlo e coccolarlo, e infine lui cedette. Si sedette su una comoda sedia, socchiudendo gli occhi e richiamando alla mente gli eventi di molti anni prima. Lei gli si accoccolò ai piedi, e lo fissò negli occhi.
“Igraine era molto giovane.” Incominciò Merlino. “Aveva forse solo due anni più di te. Quando suo marito Gorlois ci invitò qui a Tintagel, dopo cena lei danzò nuda. Era un’usanza degli uomini di Cornovaglia e, mentre la loro duchessa danzava, loro battevano i pugni sulla tavola. La bellezza di Igraine era così sconvolgente che Uter ne rimase incantato. La volle a tutti i costi. Questo causò la guerra con la Cornovaglia. Ecco tutto.”
Nimue sorrise. “La danza di Cornovaglia. La fanno ancora?”
Lui la fissò. “Non lo so.”
E fu tutto. Si prepararono per la cena. Quando entrarono nella sala Cador in persona si alzò da tavola per accoglierli. Fece sedere Merlino vicino a lui, con Nimue dall’altra parte. Poi presentò suo figlio Constantine, un ragazzo dell’età di Nimue. Lei lo guardò una sola volta, ma fu sufficiente. L’aveva stregato. Eppure sembrava non considerarlo neppure. Merlino sentì un tuffo al cuore. Ecco lì un uomo giovane e bello, eppure sua moglie sembrava incatenata agli occhi del vecchio mago. Ad un certo punto Nimue chiese.
“La danza di Cornovaglia è ancora una tradizione, duca?”
Cador parve sorpreso. Ci volle un po’ perché rispondesse.
“Sì, lady Nimue. La danza è ancora una tradizione. Purtroppo la danzatrice è ammalata, perciò… “Non potè finire la frase. Nimue si era alzata in piedi.
“Uomini di Cornovaglia!” Gridò e tutti le puntarono gli occhi addosso. “ Questa sera eseguirò per voi la danza tradizionale del vostro Paese.”
Prima che qualcuno potesse dire qualcosa, Nimue si spogliò e, scavalcati i tavoli, si trovò nel centro della sala. Merlino era rimasto paralizzato dalla sorpresa. Non avrebbe mai immaginato che lei fosse capace di tanto. A Camelot era sempre rimasta seduta al suo posto, ed ora….
Nimue iniziò la danza, e gli uomini, dopo averla osservata per un momento in silenzio, cominciarono a battere ritmicamente i pugni sui tavoli. Cador era tranquillo, ma Constantine aveva l’espressione di chi ha visto un angelo.
“Mia signora…” mormorò.
Lo splendido corpo di Nimue era di un colore albicocca, sotto le luci delle torce. Merlino sentiva un leggero disagio. Si chiedeva a che cosa fosse dovuto. Non si trattava di imbarazzo per il fatto che sua moglie ballasse nuda di fronte a tanti uomini; in Cornovaglia, quello era un ruolo che persino la duchessa ricopriva senza vergogna. Era tra amici, e anche la riunione dell’indomani con Cador e suo figlio non lo spaventava. E allora…
Quando la danza finì, gli uomini di Cornovaglia si alzarono in piedi ad applaudire la fanciulla. Nimue tornò al suo posto e si rivestì. Poi bevve un sorso di vino dalla coppa che il giovane Constantine gli porgeva. Intanto i convitati si stavano ritirando. Merlino si alzò, sostenendo Nimue che, ad un tratto, sembrava stanchissima ed espresse il desiderio di ritirarsi.
“Domani parleremo degli affari del regno. “ Disse il duca a Merlino. “ Per ora buona notte.”
Quando arrivarono nella loro stanza, Merlino mise a letto Nimue, poi fece per spogliarsi. Mentre allentava la cintura ebbe un’illuminazione.
Ecco che cosa non andava! Certo! Ma come faceva Nimue a conoscere la danza, se era la prima volta che veniva in Cornovaglia? Lui non le aveva detto niente, eppure era come se… non se lo poteva spiegare. Decise che avrebbe chiesto spiegazioni. Non ora, naturalmente. La sua giovane sposa era così stanca che si era buttata a letto vestita. Merlino le si sdraiò a fianco in silenzio, cercando poi di prendere sonno. Ma continuava a girarsi e rigirarsi, tormentato da un unica domanda. Non c’era spiegazione logica, Nimue non poteva conoscere la danza, a meno che…. colpito dal pensiero, si rizzò a sedere. Ma no, non poteva essere…
“Dunque Artù teme l’invasione di Aelle.” Cador sembrava preoccupato. Merlino annuì, distratto. Aveva un forte mal di testa. La notte prima non era riuscito a dormire, sempre con il pensiero fisso sulla stessa cosa. Eppure, la mattina dopo, mentre la giovane moglie gli stava a fianco, non aveva avuto il coraggio di farle la domanda che lo assillava.
“E così il Sommo Re vuole che noi inviamo truppe dalla Cornovaglia, per fortificare le coste. Bene, i miei messaggeri partiranno immediatamente per le altre mie piazzeforti per annunciare l’arruolamento forzato. Se i Sassoni sono così vicini probabilmente attaccheranno prima dell’inverno. Ditemi Merlino, com’è la situazione a Camelot? Artù ha deciso qualcosa riguardo al suo erede?”
“L’erede del re è Galahad, figlio di Lancillotto. Ma Galahad non sembra interessato alle armi, almeno nei tornei non è mai tra i migliori.”
“Potrei batterlo persino io.” Disse Nimue distrattamente. Stava giocando a scacchi con Constantine, battendolo facilmente sebbene non giocasse sul serio.
“Non ne dubito, mia signora” rispose il giovane.” E io vi preferirei a lui come erede del regno. Siete così bella…”
Nimue non sorrise e non lo guardò neppure. Cador si accigliò. Normalmente non era corretto fare complimenti alla sposa dell’ospite, ma Nimue era un’altra cosa.
Sembrava pendere dalle labbra di Merlino e non vedere nessun altro, come una perfetta innamorata; ma le apparenze a volte potevano ingannare, e il duca lo sapeva molto bene.
“Allora avete intenzione di ripartire così presto?” Domandò.
“Sì. Trascorreremo qui ancora questa notte poi riprenderemo il viaggio per le regioni del Nord. Dobbiamo andare a verificare la fedeltà del Lothian” disse Merlino sorridendo.
“Ho sentito dire che Melehan ha sposato una delle figlie di Bendigeid delle Tribù.”
Merlino aggrottò la fronte. “Sul serio? Ma Melehan ha poco più di vent’anni mentre Bendigeid è vecchissimo. Sua figlia deve…”
“No, è una fanciulla di quindici anni. Il vecchio l’ha avuta in tarda età. Ovviamente il giovane sovrano è aiutato a governare da molti validi consiglieri, alcuni dei quali sono maghi, o druidi. Naturalmente nessuno di loro vi sta alla pari, Merlino” terminò sorridendo il duca.
“Naturalmente” rispose lui sorridendo a sua volta. “Bene, ora ci ritiriamo nelle nostre stanze. Domani ci aspetta un lungo viaggio. Vi saluto adesso, perché desidererei partire all’alba.”
Merlino e Cador si abbracciarono. Poi il duca baciò Nimue, mentre il mago dava la mano a Constantine. Quando fu davanti a Nimue, il giovane fu tentato di baciarla sulle labbra, ma non voleva offendere Merlino. Quindi la prese per la vita e le diede un bacio sulla guancia.
“Si direbbe che il giovane Constantine non ti sia simpatico.” Disse Merlino più tardi quando lui e la giovane sposa erano a letto, abbracciati stretti.
“Oh, Constantine è un debole. Come Galahad. Spero che Cador abbia altri figli, altrimenti il Paese andrà in rovina.”
“No. Mi pare che Constantine sia figlio unico.”
Lei evitò di commentare.
“Allora domani partiremo per Lothian?” Domandò invece.
“Sì. Non vedo Melehan da un anno, quando partì per assumere il governo del Paese del Nord.”
Nimue non rispose. Quando si girò, lui vide che si era addormentata.
“Quella è Dunpeldyr?” Domandò Nimue. Erano in viaggio da sette giorni, e Merlino era stanchissimo. Lei gli aveva ceduto due dei suoi mantelli più caldi. Come al solito il vecchio mago si stupì della resistenza della sua giovane sposa.
“Sì, è la dimora del re di Lothian.” Rispose infine.
Quando arrivarono sotto le mura del castello il vecchio mago mostrò il sigillo reale e il cancello venne spalancato. Entrarono nel cortile, ma non c’era nessuno ad attenderli, a parte la sentinella che li aveva fatti entrare.
“Sono tutti ad assistere ai giochi di Beltane.” Disse l’armigero con cortesia. “Se volete seguirmi, vi accompagnerò al palco reale.” Fece strada e li condusse al campo dove si svolgevano le competizioni. Indicò una tribuna rialzata, poi tornò al suo posto di guardia.
“La tribuna reale.” Merlino notò una fanciulla seduta lì, che quando li vide si alzò per accoglierli.
“Benvenuti a Lothian.” Disse la ragazza. “ Sono la principessa Raven.”
La voce le tremava un po’, forse per l’emozione di fare gli onori di casa, ma il protocollo le era stato insegnato bene.
“Grazie del benvenuto, principessa. Sono Merlino di Britannia, e questa è la mia sposa, Nimue.”
La principessa sorrise, e Nimue rispose al sorriso.
“E così ci si rivede, Merlino” disse una voce familiare. Il mago si girò.
“Clydnu!” Esclamò, rivolto al vecchio che stava seduto nell’ombra dietro alla principessa. Si chinò ad abbracciarlo, perché era evidente che l’altro aveva problemi ad alzarsi.
“La gamba è ancora paralizzata?”
Clydnu sorrise con amarezza. “Ormai non mi riprenderò più. Devo usare un bastone per camminare. Dunque ti sei sposato?”
“Sì. Nimue, mia cara, questo è mio cugino Clydnu d’Irlanda.”
La fanciulla sorrise e mise le braccia attorno al collo del vecchio, baciandolo su entrambe le guance. Intanto l’attenzione di tutti era nuovamente rivolta ai giochi. Nimue pareva eccitatissima.
“Chi è quel giovane bruno?” Chiese, indicando il ragazzo che aveva vinto la gara dei cavalli e che sembrava destinato a battere tutti anche nel tiro dei giavellotti.
“Quello è re Melehan.” Rispose Raven. “ Il mio sposo.”
Nimue le sorrise, e poi continuò a guardare le gare. Ora era il turno della gara di lotta. I concorrenti combattevano nudi. Melehan aveva già inchiodato a terra due avversari, e sembrava non avere più rivali. In quel momento Nimue si alzò e, sotto gli occhi di tutti, si tolse la veste. Poi, con un balzo prodigioso balzò in campo.
“Re Melehan.” Disse. “Permettetemi di combattere con voi.”
Il giovane la guardò, sorpreso.
“Non mi batto con le ragazzine.” Disse infine.
Nimue sorrise. “ Avete paura. Ve lo si legge negli occhi.”
“Io non ho paura.”
“Allora dimostratemelo.”
“E va bene.”
Si studiarono un po’, poi Melehan portò il primo assalto. Nimue lo evitò agilmente. Il pugno di lui la mancò. Merlino trattenne il fiato. Ora la ragazza aveva capito i punti deboli del nemico.
Sferrò un calcio laterale, e Melehan balzò di lato. Ma lei se l’era aspettato. Con un guizzo gli fu addosso e lo stese. Per un po’ lottarono avvinghiati, poi lei riuscì a immobilizzarlo, posandogli un ginocchio sul petto.
“Vi arrendete?” Nimue non sorrideva.
Melehan si sentiva confuso; atterrato da una donna, lui che non era mai stato battuto in vita sua.
“Ho giurato di non arrendermi mai a nessun guerriero.”
Questa volta lei accennò ad un sorriso. “ Ma io non sono un guerriero.”
“E va bene, mi arrendo.”
Annuendo, Nimue lo aiutò a rialzarsi.
“Ora ci sarà la gara dei giavellotti.” Sorrise il giovane sovrano. “Spero che non vorrete rubarmi la vittoria anche lì…”
“Datemi un giavellotto.” Disse lei, mentre indossava l’equipaggiamento da guerriero: una leggera placca pettorale e un paio di gambali.
“Prima guardate il mio lancio.” Melehan prese un giavellotto, lo bilanciò e tirò. L’asta si infisse oltre il segno lasciato dall’ultimo concorrente.
“A questo punto il titolo sarebbe mio.”
“Ma tocca ancora a me.” Lei impugnò il giavellotto e chiuse gli occhi per un attimo. Poi li riaprì e lanciò l’asta, che andò a conficcarsi oltre quella del re. Per un momento la folla rimase in silenzio, poi Melehan prese Nimue per un braccio e glielo alzò.
“Questa fanciulla ha vinto la gara di lotta e quella del lancio del giavellotto. Si merita degli applausi!”
La folla acclamò a gran voce Nimue, che risalì verso la tribuna reale, con il principe al fianco. Quando Melehan vide Merlino, lo abbracciò.
“Benvenuto, Merlino. Come stanno i miei fratelli?”
“Abbastanza bene. Vedo, sire, che avete già conosciuto mia moglie Nimue.”
“Sì, e avrei preferito non conoscerla mai.” Il re scherzava, ma non troppo. Nimue gli sorrise. Poi si chinò a prendere la sua veste, e così facendo sfiorò Raven, che fremette al suo tocco. Lei parve accorgersene, ed elargì alla giovane principessa uno dei suoi radiosi sorrisi.
“Allora Merlino, che notizie ci portate da Camelot?”
Erano seduti intorno alla tavola principale, per la cena. Merlino si rese conto che Melehan aveva posto quella domanda soprattutto per sapere dei fratelli e del padre.
“Non ho molto da dirvi.” Rispose. “Vostro fratello Modreuant è già un ottimo diplomatico, mentre Cartythia si è fatta donna. Medraut adesso è con tuo padre Mordred nelle terre dei Sassoni e Baldia sarà nominato capitano della cavalleria del re il prossimo mese.”
Melehan sorrise.
“Dovrei tornare” disse” ma gli impegni mi trattengono qui. Questa notte dovrò recarmi al vallo di Adriano. Sembra che un cavaliere misterioso depredi i viandanti nella notte. “
Merlino osservò il volto di Raven, che era tutto rosso. La fanciulla teneva gli occhi bassi. Siccome Melehan non sembrava notare nulla, e Clydnu era forse troppo miope, il vecchio si girò verso sua moglie. Nimue sorrideva, e la sua espressione era dolce. Teneva la mano di Raven nella sua, e la accarezzava con dolcezza. Ad un certo punto il giovane re si alzò.
“Io vado a prepararmi. Alcuni cavalieri verranno con me.” Si chinò a baciare la moglie, e se ne andò. Di lì a poco si alzò anche Raven.
“Buonanotte, signori.” Disse educatamente. Merlino non fu sorpreso quando anche sua moglie si alzò.
“Io accompagno la principessa, caro.” Si chinò a baciarlo, e mormorò.” Non stancarti troppo…”
Il mago guardò sua moglie e Raven allontanarsi. Nimue era alta e slanciata, mentre Raven era piccola e minuta, come Cartythia. Il contrasto non poteva essere più netto, senza contare che Nimue era bionda, mentre la principessa aveva i capelli scuri come l’ala di un corvo. Merlino vuotò la coppa che teneva in mano. Clydnu sorrideva, e a lui sembrava di essere tornato indietro di trent’anni, quando entrambi avevano studiato al collegio dei druidi.
“Sei fortunato, cugino. Tua moglie mi sembra buona e virtuosa. E poi è anche brava nella lotta, come un Sassone. Sai, prima d’ora non avevo mai visto Melehan perdere, e accettare la sconfitta con serenità.”
Merlino sorrise. “ Melehan mi sembra un giovane con la testa sulle spalle. E tu, cugino? Dovresti risposarti, così avresti una donna che ti rammenda le vesti.”
Clydnu rise. “ E dove la trovo io una moglie bella come Nimue?” Poi si fece serio. “ La verità è che non riesco a dimenticare Ceriante. L’ho amata molto, e non credo che riuscirei ad amare nessun’altra.”
Merlino ricordò la bellezza di Ceriante, le sua grazia e la sua saggezza. Provava un po’ di tristezza per suo cugino. Dopotutto, lei era morta dopo soli cinque anni dal loro matrimonio.
“E Camelot?” Domandò ad un tratto Clydnu. “Artù è ancora in cerca di un erede?”
Merlino scosse la testa. “ Ora l’erede è Galahad, figlio di Lancillotto, nipote…”
“Oh, mi ricordo di Lancillotto; io l’ho sempre chiamato Galahad, e ora suo figlio porta lo stesso nome. Com’è? Gli somiglia?”
“No. Credo che Galahad starebbe meglio in un monastero, a fare il prete.”
Clydnu ebbe un ghigno sprezzante. “ Un prete! Puah. Abbiamo visto l’utilità di quei codardi adoratori del loro Dio falegname! Spero che Artù nominerà un altro erede, perché non sarà certo un aspirante prete a perpetuare la gloria del trono dei Pendragon.”
Merlino si alzò. “ Buonanotte cugino. Sono molto stanco, e poi spetta al Sommo Re nominare un erede, ed è inutile che noi stiamo qui a discuterne.”
Clydnu gli strinse con fatica la mano. Poi si risedette, con la coppa ancora vuota. Mentre si allontanava, il mago vide che il cugino chiamava un’ancella per farsela riempire.
Salendo le scale, Merlino cercava di scacciare i brutti pensieri che lo opprimevano. In primo luogo riguardo all’erede di Artù, che Clydnu gli aveva riportato alla mente, e poi… si chiedeva perché mai continuasse a pensare che tra Raven e sua moglie fosse successo qualcosa… la verità era che Nimue non gli pareva più la stessa da quando avevano lasciato Camelot.
Entrò nella camera. Nimue era davanti allo specchio; indossava la vestaglia di seta, ma non sembrava stanca. Lui si avvicinò, e le accarezzò la spalle.
“Sei stanca, cara?”
Lei rise.” Certo che sono stanca. Oggi ho combattuto con Melehan e ho vinto la gara dei giavellotti. E non ho ancora smaltito la fatica del viaggio.”
“Hai bisogno di dormire” disse lui, baciandola sul collo.
Nimue annuì, sorridendo. “ Ho dato a Raven un talismano che l’aiuterà a restare incinta. Lothian ha bisogno di un erede.”
“Da quando in qua ti preoccupi dei figli degli altri?”
“Da quando so che un uomo senza figli è condannato dagli Dei” rispose lei, ma la sua voce era lontana.
“Che cosa significa?” Merlino si spaventò, perché la voce della fanciulla era quella della profezia. Ma Nimue sorrise. “ In realtà pensavo a Raven. Mi sembra triste e sola, e sarei felice se si distraesse con un figlio.” Sembrava sincera. Il vecchio non insistette oltre. Era troppo stanco per parlare.
Si fermarono a Lothian sei giorni; poi, quando Clydnu dovette ripartire per il sud, Merlino decise che era arrivato il momento di portare Nimue a Marid Unum.
“Allora ci lasciate?” Melehan sembrava dispiaciuto. “ Non potete proprio fermarvi un po’ più a lungo? Vorrei sfidarvi ancora alla lotta, Nimue.”
Lei sorrise, ma Merlino disse. “Dobbiamo ripartire per forza. La nostra prossima tappa è il Galles. Leggete il messaggio di Artù, e vedete quello che potete fare a riguardo della flotta delle Orcadi.”
“Va bene, Merlino.” Il re lo abbracciò, e poi baciò Nimue. Raven baciò il vecchio sulle guance, poi abbracciò Nimue che la strinse a sé. In quei dieci giorni le due ragazze erano state sempre assieme, diventando più che amiche.
Più tardi, mentre viaggiavano a cavallo, Nimue disse. “ Mi è spiaciuto dover lasciare Lothian, soprattutto per Raven.
Mi sono trovata molto bene con lei, forse conoscendoci di più avremmo potuto diventare come sorelle; sai, non ho mai avuto una sorella. Sono cresciuta con mia cugina Niniane, ma lei non mi sopportava, a volte mi picchiava anche.”
Merlino si rattristò, ma decise di andare fino in fondo.
“Mi spiace, tuttavia ci sono un paio di domande che vorrei farti. Al banchetto, la prima sera, ti ho vista accarezzare Raven, e poi da quando in qua sei una campionessa di tiro del giavellotto, e della lotta? E come facevi a conoscere la danza della Cornovaglia, se non eri mai stata lì?”
“Quante domande.” Lei teneva la testa bassa. “Tanto per cominciare, non so cosa puoi aver visto fra me e Raven, ma non l’ho mai accarezzata con secondi fini, e non me la sono portata a letto, se è questo che vuoi sapere!”
Certe volte lei era diretta. Anche troppo.
“Ma io non intendevo…”
“Oh, sì che intendevi. Per quanto riguarda la lotta, ho imparato ad Avalon, dove sono stata allevata; come ben sai, dato che mi hai detto di essere vissuto a lungo lì anche tu in passato, sull’isola si trova anche una piccola comunità di Celti e sono stati loro ad insegnarmi il lancio del giavellotto.
La danza della Cornovaglia invece non la conoscevo, è vero, ma ho improvvisata… e mi è andata bene. C’è altro? Io chiuderei anche qui la discussione.”
All’improvviso Merlino si sentì in colpa. Che diritto aveva di accusarla? Doveva avere fiducia in lei. Gli aveva detto che era innamorata di lui, l’aveva sposato e aveva intrapreso quel viaggio lunghissimo con lui, solo per vedere i luoghi della sua gioventù. Fece per parlare, quando vide una lacrima sulla guancia della giovane sposa. Questo lo fermò momentaneamente. Quando, a sera, fecero una sosta in una locanda di un villaggio, per tutta la cena non parlarono. Merlino era occupato a pensare al modo migliore di farle le sue scuse, mentre Nimue teneva il viso imbronciato. Quando rimasero soli nella loro camera, lei si sedette sul letto di paglia. Era l’occasione giusta. Merlino le si inginocchiò accanto, e le prese la mano, portandosela alle labbra.
“Oh, Nimue, Nimue, perdonami, ti prego. Avrei dovuto avere fiducia in te, invece di accusarti ingiustamente. Giuro che d’ora in poi non ti farò più domande, e crederò a tutto ciò che mi dici. Ti amo da impazzire, bambina, io….”
La guardò e vide l’ombra di un sorriso sul suo viso ancora imbronciato.
“Perdonami, Nimue, ti supplico… non so vivere senza di te.”
Poi si accorse che lei piangeva. Gli prese la testa fra le mani e lo baciò.
“Oh, amore, anch’io non so vivere senza di te. Ora so che mi ami veramente. Staremo insieme per sempre.”
E poi fecero l’amore tutta la notte, con furore prima, e poi dolcemente. Quando Nimue, esausta, si addormentò, lui rifletté sulla fortuna che gli era capitata. Aveva una moglie fedele e virtuosa, e poteva finalmente rivedere i luoghi della sua gioventù. Ormai la sua vita stava giungendo al termine, e gli sembrava impossibile aver trovato una luce proprio alla fine…
Quella notte Merlino sognò la propria morte. Una tomba senza nome, quasi coperta di sterpi, dimenticata da tutti. Ma questa volta c’era una fanciulla piegata sulla tomba. Quando si voltò, lui la riconobbe. Era Nimue.
“Oggi forse arriveremo a Marid Unum. Così vedrai la casa dove sono nato.”
Nimue sorrise. La giornata era serena, e le colline del Galles davano a Merlino un senso di pace. Era a casa. Il viaggio durò ancora tutto il giorno. Arrivarono a Marid Unum verso sera, e la gente che si era radunata al loro passaggio festeggiava Merlino.
Mi conoscono, pensò il vecchio sorridendo, sono a casa.
Alla fine arrivarono alla vecchia casa del mago. La porta della casetta in legno si aprì, e ne uscì un ragazzo di venti – venticinque anni, castano e piuttosto robusto.
“Demetrius!” Esclamò il vecchio mago. Scese da cavallo e abbracciò il giovane con affetto.
“Bentornato, signore. Vi ricordate di mia moglie Megh? E questi sono i miei figli.” Megh era una ragazza bruna, e i due bambini che in quel momento teneva per mano erano molto piccoli. Dopo aver consumato la cena con la famiglia di Demetrius, Merlino e Nimue si ritirarono nella loro stanza.
“C’è una pace qui…” mormorò lei. “Lontano da tutto e da tutti… ci resterei per sempre.”
Merlino le sorrise, con calore. “ Questa sera non ti biasimerò se non avrai voglia di fare l’amore…”
Lei sorrise. “ Come, non dovremmo consumare la nostra unione, proprio adesso che siamo giunti a casa tua?”
Lui sorrise, e lei si alzò a sedere. Prima che si spogliasse, le prese la mano e le disse.” Vediamo di non svegliare il Dio di Pietra della collina.”
Risero insieme, mentre lei si chinava a dargli un bacio.
“Questa è la grotta dove ho imparato la magia. Vieni.”
Merlino prese per mano Nimue e la condusse dentro. Le stalattiti ricoprivano la parete superiore della grotta, e la grande pietra matrice dove Merlino aveva, da piccolo, imparato a guardare il futuro, era ancora al centro della lastra di ghiaccio principale. Nimue sembrava affascinata, e lui le insegnò a guardare nella pietra, non accorgendosi del tempo che passava. Quando fu notte, il mago fece per uscire ad andare a prendere i cavalli, ma Nimue lo fermò.
“Questa notte fermiamoci qui.”
Lui la guardò per un momento. Poi stese la coperta al suolo e fece per sdraiarsi.
“Facciamo l’amore.” Nimue sembrava decisa.
“No. Questo è un luogo pieno di magia, e io non me la sento di far altro che dormire.”
Ma lei cominciò a baciarlo, e alla fine Merlino si lasciò convincere. Più tardi, mentre gli occhi gli si stavano chiudendo, notò che Nimue, che teneva la sua testa sulle gambe, era sveglia.
Quando Merlino riaprì gli occhi, la prima impressione che ricavò era di freddo. Un freddo esagerato, come se Nimue l’avesse lasciato fuori al freddo, nudo. Ma dopo un po’, guardandosi meglio intorno, incominciò a comprendere l’orribile verità. Era rinchiuso in una prigione di ghiaccio! Non poteva esserci altra spiegazione. Le sbarre erano di ghiaccio e… ma come poteva essere possibile? Era senza dubbio frutto di magia. Ma chi… Nimue?
No, era impossibile! Poi vide lei entrare nella grotta e avvicinarsi alle sbarre della prigione. Non sorrideva, e indossava un vestito nero, che lui non le aveva mai visto.
“Tutto questo è opera tua?” Le gridò, incredulo.
Lei annuì. “ Sì, è opera mia. Mi dispiace, caro, ma non avevo altra scelta. “
“Non resterò qui un minuto di più. “ Si concentrò, per creare il fuoco che l’avrebbe liberato… ma non riuscì neppure a creare una fiammella.
“Com’è possibile? Dove sono andati a finire i miei poteri? “
“Li ho io.” Rispose lei, ma il mago aveva già capito. Eppure voleva sapere perché. Voleva sentirlo dalle sue labbra.
“In un certo senso me li hai trasmessi tu. Per via sessuale, capisci.”
Ma lui ancora non capiva. Poi ebbe una folgorazione. Vivien! Con la mente tornò indietro nel tempo. Vivien era una giovane sacerdotessa che aveva cercato di ottenere i suoi poteri. Da allora lui aveva giurato che la donna che sarebbe riuscita a sedurlo, avrebbe ottenuto i suoi poteri. Si era sentito molto sicuro di sé, perché pensava di essere immune all’amore delle donne. Se aveva respinto Vivien, che era bellissima, e per di più figlia di un re, allora nessuna donna avrebbe mai potuto nulla su di lui. Ma tutto questo era successo moltissimo tempo fa, e il mago aveva scordato il giuramento.
“Vivien era mia madre.” Disse Nimue, che oramai gli leggeva anche con facilità nei pensieri. “Lei mi rivelò tutta la vostra storia. Al principio ti odiavo, perché avevi distrutto la felicità di mia madre, e quando venni a Camelot, il mio intento era quello di ucciderti. Ma poi ti conobbi, e capii che cosa aveva fatto innamorare mia madre di te. La tua gentilezza, il tuo senso dell’onore. Quando mi recai nella tua stanza quella prima notte ti amavo già, e ti sposai con gioia. Ormai avevo dimenticato la mia vendetta nei tuoi confronti. Mia madre riposava in pace, e io ero tua moglie.”
“E allora perché alla fine mi hai imprigionato?” Merlino era disperato, perché capiva che lei era sincera. Lo amava veramente, eppure…
Nimue lo guardò con dolcezza, e le lacrime le solcarono il viso.
“Prima ti ho detto che la mia vendetta verso di te non aveva più ragione di esistere, ma quello non era l’unico motivo per cui ero venuta a Camelot. Prima ti ho parlato di mia madre. Mio padre era lord Malagant.”
Merlino trattenne il fiato. Lord Malagant era stato accusato di aver rapito e violentato la regina Ginevra, e l’intera corte l’aveva condannato a morte. Era stato ucciso senza neppure avere la possibilità di difendersi. Eppure tutti lo credevano colpevole del peggiore dei crimini, e sembrava naturale…
“Voi lo condannaste senza nemmeno dargli la possibilità di difendersi.” Proseguì Nimue. “Egli chiedeva il giudizio delle armi, ma lo impiccaste come un ladro alle mura di Camelot. E sir Gawain fu il più deciso nel consigliare ad Artù quella punizione. La regina, l’unica che avrebbe potuto parlare, non disse nulla, nel timore che rivelando il nome del vero rapitore non sarebbe stata creduta e il re l’avrebbe scacciata da corte.
Il colpevole restò così nell’ombra. Era sir Mordred, il figlio di Artù.”
Merlino abbassò il capo, sentendosi improvvisamente debole e stanco.
“La mia vendetta sarà terribile. Un giorno Mordred morirà, ma non per mano mia, però i suoi figli subiranno le conseguenze delle azioni del padre. Per questo diedi a Raven il talismano runico. La aiuterà a rimanere incinta, certo, ma quando partorirà darà alla luce un mostro.”
“Sei fredda come questo ghiaccio che mi imprigiona“ sospirò Merlino. “Non provi neanche un po’ di pietà?”
“Loro ne ebbero per mio padre?”
Come al solito, lei aveva ragione.
“Ma se la tua vendetta non riguardava me, per quale ragione mi hai rinchiuso qui dentro?”
Lei sorrise con amarezza. “ Credi che mi avresti lasciata fare del male ai tuoi cari, restando a guardare senza far nulla? Perché intendo vendicarmi anche di Artù. Saresti stato pronto a tutto per fermarmi, anche…”
“Anche privo di poteri.”
“Vedo che ci capiamo ancora molto bene.”
“Se riuscirò ad uscire di qui, ti farò una guerra spietata, puoi giurarci.”
Lei scosse la testa. “ Non uscirai mai più, mio caro. Addio.” Si avvicinò alle sbarre. “Dammi un ultimo bacio. “
Ma Merlino voltò la testa dall’altra parte. “ Non c’è bisogno di un addio, Nimue. Ci rivedremo.”
Lei parve rattristarsi. “ Come vuoi” fu tutto quello che disse. Poi si voltò, ed uscì dalla grotta.
“Baldia!” Esclamò Cartythia.” Sta’ attento per l’amor di Dio!”
Modreuant, al suo fianco, rise.
“Nostro cugino ha del coraggio, non c’è che dire!”
Lamorak e Galessin erano in armatura, ma Baldia indossava soltanto le brache e i gambali di cuoio. Si gettò così in mezzo a loro brandendo la sua spada, e in men che non si dica i due erano per terra. Lamorak rise, mentre tendeva la mano a Baldia, perché lo aiutasse a rialzarsi. “Ed ora il premio” disse il giovane. “ Un bacio dalla più bella.” Si avvicinò a Cartythia. Lei arrossì, e tese le braccia. Ma in quel momento, dal bosco uscì un cavaliere armato di tutto punto, con un’armatura d’argento e uno scudo senza insegne. Teneva per le briglie un altro cavallo, col manto pezzato.
“Sono il Cavaliere degli Specchi Lucenti.” Disse, con voce stridula e metallica. “Chi di voi ha il coraggio di farsi avanti e sfidarmi?”
Lamorak si fece avanti. “La cortesia imporrebbe che voi vi toglieste l’elmo, e poi lanciaste le vostra sfida. Siete nella giurisdizione di Camelot.”
Il cavaliere misterioso gli rise in faccia. “Voi sarete il primo, messer cortesia!”
Lamorak divenne rosso in viso per la collera. Montò a cavallo poi prese la lancia e lo scudo. Baldia gli si avvicinò. “Attento, Lamorak.”
“Non temere, amico mio.”
I due avversari caricarono con tanta foga che Cartythia pensò che nell’urto le lance si sarebbero spezzate. Ma non fu così; l’arma di Lamorak andò in frantumi di fronte allo scudo d’argento, ma la lancia del suo rivale si infisse nel costato del Gallese, che fu rovesciato di sella. Il cavaliere misterioso rise, e si preparò ad affrontare Galessin, che era già in sella. Quando lo caricò, il duca di Clarence tentò di difendersi, ma la lancia dell’altro, ferendolo al braccio, lo sbalzò da cavallo. Poi il Cavaliere degli Specchi Lucenti puntò la sua lancia verso Baldia. “Ora tocca a voi.”
Baldia si rivolse a Modreuant. “ Porta i feriti al castello, fratello, e recupera i cavalli. Tu…” continuò, rivolgendosi a Cartythia.
“Io non ti lascio.” Lei sorrideva, nonostante la tensione.
“L’avevo immaginato.“ La baciò, mentre Modreuant si allontanava. Poi si rivolse al cavaliere. Questi teneva ancora la lancia puntata davanti a sé.
“Che cosa credete di fare?” Domandò. “Non avete nemmeno l’armatura. “
Baldia sorrise. “ Non mi serve l’armatura per battervi. Mi basta questa.” Puntò la sua spada. L’altro lo caricò con furia, ma lui riuscì ad evitare lo scontro frontale.
Con un colpo laterale, tagliò i finimenti del cavallo del suo avversario. Questi cadde a terra.
“Maledetto. Ora avrete quello che meritate.” Il Cavaliere degli Specchi Lucenti buttò la lancia, divenuta inservibile, e, sguainata la spada attaccò l’avversario. Baldia rispose ai colpi. Presto fu chiaro che lo scontro era per lo più alla pari.
Il cavaliere misterioso era molto agile, abile a scansare i colpi e a cambiare posizione di combattimento velocemente.
Inoltre, la sua armatura sembrava magica. Le ferite dopo un po’ parevano rimarginarsi. Ciononostante Baldia non si arrendeva. All’improvviso lo sconosciuto lo colpì ad un ginocchio. Il giovane cadde, e l’altro si gettò su Cartythia.
“Lasciala!”
“Lo farò, ma tu dovrai consegnarmi la tua spada e arrenderti.”
Baldia gettò la spada. Il cavaliere la raccolse. Poi prese uno straccio, con il quale legò le mani del giovane. Infine lo costrinse a montare sul cavallo pezzato. Caricò infine Cartythia sul suo cavallo e si diressero a Camelot.
“Ve lo giuro, sire.” Modreuant era ai piedi del trono di Artù, e i due feriti erano stati trasportati nelle loro stanze, mentre i migliori medici di Artù si stavano occupando di loro. Artù era perplesso. Chi poteva mai essere quel misterioso cavaliere di cui stava parlando il nipote?
“Baldia è rimasto ad affrontarlo, ma…”
Ginevra rise. “Se Baldia è rimasto a battersi, allora lo vedremo tornare con il cadavere del nemico. “
“Sono d’accordo, signora.” Replicò Agravaine. “Anzi, mi stupisco che ritardi tanto.”
Poi entrò una guardia, gridando.
“Sire, il cavaliere d’argento è arrivato, e adesso si trova nel campo delle giostre.”
Si recarono tutti lì e videro un cavaliere sconosciuto interamente vestito d’argento, montato su uno splendido stallone nero. Ai suoi piedi… Gawain si sentì mancare vedendo il figlio Baldia, con una ferita sul viso, e la principessa Cartythia.
“Re Artù!” Gridò il cavaliere. “Sono il Cavaliere degli Specchi Lucenti. Io sfido quanti saranno così coraggiosi da affrontarmi, e pongo una sola condizione. Se vincerò, il perdente dovrà ritenersi mio prigioniero. Ma se sarò sconfitto, uccidetemi pure. La vita non mi è molto cara. Vi aspetto fuori dal castello.” Detto ciò, uscì dalla porta principale.
Artù rimase perplesso, ma Gawain si inginocchiò. “ Sire, chiedo di essere il primo sfidante. Quell’uomo ha sconfitto mio figlio.”
“E va bene, Gawain.”
Subito il cavaliere indossò l’armatura, e montato a cavallo avanzò sul campo delle giostre mentre tutta la corte affollava la tribuna per assistere allo scontro.
Il Cavaliere degli Specchi Lucenti alzò lo scudo e puntò la lancia . Gawain caricò, l’altro rispose alla carica e quando si scontrarono l’urto fu fortissimo. Ma il figlio di Lot finì a terra, mentre il misterioso cavaliere sembrava illeso. Visto che Gawain non si alzava, il Cavaliere degli Specchi gridò. “Sir Gawain deve considerarsi mio prigioniero! Chi è il prossimo?”
Mentre due servi del cavaliere degli Specchi Lucenti portavano Gawain nella tenda allestita per i prigionieri, si fece avanti Agravaine, ma fu rovesciato al primo colpo. Poi toccò a Gaheris, che subì la stessa sorte. In seguito il cavaliere sconosciuto, all’apparenza invincibile, rovesciò ad uno ad uno Kay, Gareth, Lionello, Derek e molti altri. Quando anche Lancillotto fu disarcionato, il cuore del re si fece pesante. Ormai tutti i migliori erano stati sconfitti.
“Sire.” Artù si voltò, e vide il giovane Pelleas, principe delle Isole dell’Estate, un sovrano straniero, ospite a Camelot.
“Dite, sir Pelleas.”
“Lasciatemi tentare la sorte delle armi con questo guerriero. Vi prego”
“No, Pelleas. Siete un ospite, e io non posso permettervi di rischiare la vita in una contesa che riguarda la mia corte.”
“Posso farvi notare che il cavaliere ha parlato di chiunque avesse il coraggio di sfidarlo. E non si riferiva solo ai membri della vostra corte.”
Sospirando, il re si voltò verso i cavalieri rimasti. Galahad non era certamente in grado di sostenere un duello con un avversario di tale valore, mentre Modreuant gli serviva come diplomatico.
“E va bene, sir Pelleas.” Annuì infine il sovrano. “Avete la mia benedizione.”
Nel silenzio assoluto, il biondo Pelleas montò a cavallo; in quel momento alcune gocce di pioggia caddero dal cielo. Si preparava una tempesta.
Solo, Merlino restò seduto al freddo e al buio per ore; si sentiva sconfitto e smarrito e nemmeno toccò il cibo che Nimue gli aveva lasciato.
La vita era una beffa crudele… Nimue lo amava e lui amava lei ma la fanciulla a cui aveva trasmesso i poteri adesso stava per scatetarsi sul suo mondo e su tutti coloro che amava come il peggiore dei mostri. Se solo avessi ancora i miei poteri, pensò, poi gli tornarono alla mente le parole del suo vecchio maestro, colui che gli aveva insegnato a padroneggiare le sue straordinarie capacità proprio all’interno di quella grotta. “Il potere è dentro di te, ragazzo” gli aveva detto il vecchio, “e se anche verrà il giorno in cui ne sarai privato ricordati che il potere è come un fuoco ma la scintilla sei tu… sei tu…”
La… scintilla, pensò rialzandosi in piedi, ma… ma certo, come… come ho fatto a scordarmene? Ho trasmesso a Nimue i miei poteri ma essi nascevano da me… e fino a che io sarò vivo… il mio potere non si esaurirà mai!
Concentrandosi tese le mani e, pian piano, riuscì a creare un fuoco che distrusse due delle sbarre di ghiaccio che lo tenevano imprigionato; fece per precipitarsi fuori ma lo sforzo era stato così grande che fatti pochi passi cadde sulle ginocchia. Sono ancora troppo debole…, pensò, e devo conservare le energie per affrontare Nimue… devo impedirle di… devo…
Si sforzò di rialzarsi ma barcollò e stava per cadere quando dall’esterno si udì un rumore di zoccoli di cavallo; Merlino allora gridò con tutto il fiato che aveva in gola e l’attimo dopo un giovane entrò di corsa nella grotta. “Merlino, mio signore!” Lo sostenne per un braccio. “Ma siete proprio voi?”
Merlino lo guardò e, dopo un momento di confusione, sorrise; quel giovane cavaliere era Baudemago, un nipote di Artù. Era salvo.
Dopo un confronto serrato di lance nel quale nessuno dei due venne rovesciato, Pelleas e il Cavaliere degli Specchi Lucenti scesero a terra iniziando a duellare con le spade; il biondo sovrano mise rapidamente a segno due colpi ma sgranando gli occhi si accorse che le ferite dell’avversario si rimarginavano subito. La sua armatura è protetta da una magia, pensò, io…
Continuò a battersi sotto la pioggia fitta ma il Cavaliere degli Specchi Lucenti lo pressò sempre più da vicino fino a fargli saltare via la spada di mano. “Ho vinto” si limitò a constatare quindi si voltò verso la tribuna reale. “Ed ora, re Artù di Camelot… io sfido a duello te! Oppure sei troppo codardo per scendere personalmente in lizza?”
“Sta’ attento, Artù…” mormorò Ginevra mentre il re si alzava in piedi mettendo mano alla spada Excalibur. “Non ho mai rifiutato una sfida e certo non intendo rifiutare la vostra, cavaliere” replicò in tono calmo. “Ma io sono il Grande Re di tutta la Britannia e non intendo battermi con uno sconosciuto. Mostratemi quindi il vostro volto!”
“Come volete” annuì il cavaliere e, toltosi l’elmo, lo gettò a terra.
“Lady… Nimue…” sgranò gli occhi Artù mentre un mormorio di stupore si diffuse fra gli astanti. “Voi?”
“Io, sì” annuì freddamente lei, “e vi ripeto la mia sfida, re Artù! Io contro di voi, nel nome di lealtà e giustizia!”
“Lealtà e giustizia stanno dalla parte di Camelot” ribatté il sovrano balzando aglmente sul campo ma Nimue gli rise in faccia. “Voi, che governate su una corte corrotta e senza onore non sapete nemmeno il significato di queste parole! Mio padre, lord Malagant, è stato ucciso in nome della vostra falsa giustizia e io oggi sono qui per vendicarlo!”
“Malagant…” mormorò Artù mentre Ginevra, in tribuna, impallidiva a sentire quel nome. “Voi siete sua figlia, quindi. Adesso comincio a capire.”
“Oh credetemi, re Artù” gli sorrise freddamente Nimue, “non siete nemmeno lontanamente vicino a capire. Adesso fatemi vedere se almeno sapete battervi!”
“Fermatevi!” Gridò una voce mentre già il Grande Re stava per sguainare Excalibur e Merlino, entrato nel campo delle giostre a cavallo dietro a Baudemago lentamente smontò a terra.
“Merlino…” mormorò Nimue, “ma tu… tu sei…”
“Adesso basta, Nimue” le disse dolcemente lui, avvicinandosi a lei e posandole una mano sulla sua armata di spada. “Basta combattere… non è sconfiggendo questi cavalieri che placherai il tuo dolore.”
“Non puoi fermarmi, Merlino” ribatté lei mentre Artù e tutti i presenti fissavano la scena senza muovere un muscolo. “Così come io non posso cancellare tutta la sofferenza che mi porto dentro… noi siamo ciò che siamo e dobbiamo seguire il nostro destino. Fino in fondo.”
“Siamo noi a scegliere il nostro destino, Nimue” scosse la testa il mago, “adesso fermati e abbi fiducia in me e nel mio amore.”
“Anch’io ti amo…” mormorò lei con le lacrime agli occhi, e alla fine abbassò la spada con voce rotta dalla sofferenza. “Ma tutto questo dolore, e i ricordi del male che è stato fatto a mio padre… è qui e non se ne va… io vorrei solo che se ne andasse…”
“Lo scaccerò io” replicò Merlino prendendole le mani fra le sue e incomiciando a irradiare da sé una potente luce dorata, “fidati di me.”
“Questa luce…” lo guardò negli occhi Nimue mentre la luce dorata incominciava ad avvolgere anche lei, “è così calda e piena di pace… io…”
“Questo è il mio ultimo incantesimo” le sorrise Merlino, “prima di esaurire del tutto i miei poteri io ti darò la pace, amore mio… e una nuova speranza per il futuro! Io e te ricominceremo insieme, lontano da questo posto e dai conflitti degli uomini, in un altro tempo e in un altro luogo… ci attende una nuova vita!”
La luce li avvolse completamente e l’attimo prima di scomparire Merlino rivolse ad Artù un ultimo sorriso carico di affetto. Addio Artù, pensò, addio per sempre.
Nimue riaprì gli occhi e si ritrovò sdraiata in un prato pieno di fiori sotto un albero di mele. Dove… dove mi trovo? Pensò rialzandosi a sedere e vedendo che tutto attoro a lei si estendevano prati verdi e fioriti e lunghe file di alberi di mele. E poi…
“Ti sei svegliata.”
Sentendo quella voce che le sembrò familiare Nimue si voltò e vide un’alta figura venirle incontro. “Io… io ti conosco, non è così?”
“Sì” le sorrise l’uomo; alto e asciutto con il viso irridente e i ribelli capelli rossi dimostrava una trentina d’anni e solo i suoi occhi, che sembravano aver visto molte più cose di quanto un essere umano potesse sopportare, suggerivano che fosse molto più vecchio di quanto appariva. “Io sono Merlino.”
“Merlino… e questa…”
“Questa è Avalon” rispose lui tendendole una mano e aiutandola a rialzarsi in piedi. “Il luogo in cui ci siamo conosciuti… e che non abbiamo mai lasciato.”
“A… Avalon sì… ma mi sento così confusa…”
“Hai dormito un lungo sonno, Nimue. Osserva.”
La condusse per mano a un laghetto e lei, specchiandosi nelle acque trasparenti, si vide restituire il riflesso di una ragazzina che aveva da poco superato l’infanzia, bionda e con i tratti infantili che promettevano di sbocciare un giorno in una bellezza mozzafiato. “Nimue, sì…” sorrise, “adesso inizio a ricordare.”
Merlino le sorrise. Con il suo ultimo incantesimo aveva assorbito in parte lo spirito di Nimue, assorbendo su di sé tutta la sua rabbia, le sue sofferenze ed il suo rancore e privandola in questo modo dei ricordi che avevano avvelenato la sua giovane vita.
Aveva così salvato sia Nimue – adesso più giovane, come se gli anni in cui aveva così tanto sofferto le fossero scivolati di dosso per non opprimerla più – che Camelot; secondo le sue istruzioni inoltre Baudemago sarebbe presto partito per il Lothian per impedire che la principessa Raven utilizzasse il filtro magico che le era stato dato. Adesso sei libera di ricominciare una nuova vita, Nimue, pensò osservandola mentre si scostava i capelli dal viso, hai un’altra possibilità e io, qui ad Avalon l’sola avvolta dalla magia do’v’è possibile prendere l’aspetto che si desidera, ti proteggerò e ti starò accanto portando su di me il peso di una sofferenza che ormai non ti appartiene più.
“Merlino, sì…” sorrise lei guardandolo negli occhi, e fu come se una nebbia si diradasse nei suoi occhi azzurri. “E Avalon, sì, casa… adesso ricordo tutto.”
“Bene, andiamo allora.”
Si avviarono assieme lungo la fila di alberi di mele e a un certo punto Nimue si voltò a guardarlo. “Io ti amo, Merlino…” mormorò sorridendo, “e mi sembra… di averti sempre amato.”
“E io amo te, Nimue” la guardò negli occhi lui, “e ti amerò… per sempre.”
FINE
Recensioni e commenti
RECENSIONI

Merlino innamorato di Nimue – 0 Viviane in alcune versioni della leggenda – sembra perdere del tutto la testa fino a perdere anche i poteri e la sua stessa vita (o libertà a seconda delle versioni).
Lei è spesso descritta come arrivista e calcolatrice, nelle varie versioni che ho letto non sono mai riuscita a capire fino in fondo se invece dentro questa giovane donna ci fossero anche dei sentimenti per il vecchio mago ed ero curiosa di vedere se in questa tua versione della storia avresti fatto un po’ più di chiarezza sulla sua figura.
Non sono rimasta delusa dal risultato, Nimue era divorata dal desiderio di vendetta ma amava Merlino sinceramente, e lui alla fine ha saputo capirla e darle una nuova vita compiendo un ultimo(?) grande incantesimo.
Adesso sono ad Avalon tutti e due e mi piace pensare che siano finalmente felici.
Un altro tuo bel racconto, ti rinnovo stima e complimenti, tutti meritati.

Aspettavo da tempo di leggere un racconto che solleticasse la mia vena romantica ed ecco qui, mi sono imbattuta in questo tuo scritto
Che dirti, qui c’è tutto: amore, odio, rancore, desiderio di vendetta, magia… un vero gran bello squarcio sul mondo arturiano di cui ho apprezzato molto il lieto fine 🙂
Era giusto che la storia di Nimue, che aveva già così tanto sofferto nella sua giovane vita, si concludesse bene… e così è stato grazie all’aiuto di Merlino.
Complimenti, è sempre bello vedere l’amore trionfare

Buon pomeriggio.
Molto bello questo scritto, hai curato tutti i dettagli e la storia d’amore fra Merlino e Nimue si è rivelata molto più complicata di quanto non sembrasse all’inizio.
Lei si portava dentro un grande dolore e lui ha saputo capirla e comprenderla regalandole (regalando ad entrambi) la possibilità di un nuovo inizio.
Bello, davvero.
Buona giornata 🙂
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