LA VIGILIA DI UNA NUOVA SFIDA

Stadio San Siro di Milano, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della terza giornata di Serie A: Inter-Sampdoria, 1-0

“Questa sera”, gridò il telecronista nel suo microfono dalla cabina di commento, “l’Inter allenata dal mister José Mourinho è veramente scatenata! Ha iniziato questo anticipo della terza giornata di Serie A a mille, andando in vantaggio già al settimo minuto con il leone camerunense Eto’o! Attenzione però, ora contropiede pericolosissimo della Samp… Cassano supera un avversario, poi passa a sinistra… di nuovo palla a Cassano…”

Devo fermarlo io, pensò il capitano nerazzurro Zanetti, uscendo dalla sua area di rigore. Altrimenti si avvicinerà troppo alla nostra porta…_

Corse incontro all’avversario per contrastarlo, ma all’improvviso Cassano servì Palombo, che entrò in area e appoggiò prontamente a Pazzini.

“Giampaolo Pazzini da solo nell’area dell’Inter!” gridò il telecronista. “Stoppa perfettamente la palla e si appresta a tirare… carica un tiro di prima all’angolo destro della porta… tira…”

La palla, schizzata come un proiettile dal piede destro dell’attaccante sampdoriano e della nazionale italiana, si diresse velocissima verso la porta interista.
Dario Belli però, il giovane portiere nerazzurro, si tuffò con agilità e, con una sola mano, la bloccò in presa sicura.

A quella prodezza, San Siro quasi esplose in un grido entusiasta.

“Pa… parata! Grandissimo intervento di Dario Belli! Come sempre, questo portiere dimostra una freddezza e dei riflessi eccezionali! Ed ora eccolo rimettere in gioco la palla… lunga rimessa diretta a Cambiasso, che porta avanti l’azione…»

José Mourinho, il geniale allenatore portoghese soprannominato Special One per il suo modo fuori dagli schemi d’intendere il calcio, sorrise alla prodezza del giovane portiere. Lui stesso l’aveva lanciato l’anno prima, sostituendolo al posto dell’allora titolare Julio Cesar. Da quel momento in poi, Belli non era mai più uscito dalla formazione base. Aveva dei riflessi ed una freddezza straordinari, ideali per un portiere che doveva sostenere su di sé la responsabilità ultima della difesa di una delle più forti squadre Italiane, vincitrice dello scudetto dell’anno prima e che in quella stagione puntava decisa anche alla conquista dell’ambitissima Champions League.

Ma Belli non era l’unico asso nella manica dell’Inter.

Mourinho si voltò verso la panchina.
“Shingo!” esclamò. “Comincia a scaldarti, ragaso. Fra poco entra tu.”

Il ragazzo si alzò, pronto e scattante.
«Comincia a scaldarti, ragazzo… fra poco entri tu.»

Shingo Aoi, giovane diciottenne ala giapponese – già nel giro della nazionale del suo Paese e soprannominato il Principe del Sole – si alzò scattante dalla panchina iniziando subito una serie di esercizi a bordo campo.
Cercava di non farsi sopraffare dall’emozione per l’imminente esordio nella massima serie, concentrandosi solo sul fare un buon riscaldamento.

Nel frattempo, l’Inter, questa volta con il giovane attaccante Matteo Solari, si faceva nuovamente pericolosa in area di rigore avversaria…

Stadio Veltins-Arena di Gelsenkirchen, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della quinta giornata di Bundesliga: Schalke 04-Bayern Monaco, 0-1

“Lo Schalke 04, sotto di una rete”, disse il telecronista, mentre il nuovissimo stadio era in fermento per l’azione offensiva dei locali, “prova adesso un contrattacco… ecco Neier, che supera un avversario e penetra da destra! Lahm entra in scivolata, ma Neier lo salta e crossa al centro… palla a Meckeier che tenta il tiro al volo… ah no, viene fermato!”

Il giapponese Genzo Wakabayashi, infatti, portiere del Bayern Monaco, era uscito dalla porta e in scivolata aveva sottratto con decisione la palla all’avversario.

“Bravo, Wakabayashi!” esultarono i tifosi in tribuna. “Olé per il Super Great Goalkeeper! Urrah!”

Wakabayashi sorrise. Si rialzò e lanciò lungo in direzione del capitano Ballack, che controllò con uno stop perfetto e allargò all’ala francese Ribery.
Ribery scattò sulla fascia, superando due avversari con un sorriso irridente sul volto segnato da una lunga cicatrice. Al terzo, si fermò un istante, poi cambiò lato con un passaggio lungo.
“A te, Levin!”

Stefan Levin, ala del Bayern e della nazionale svedese, intercettò la palla con precisione. Davanti a lui, si pararono subito tre centrocampisti dello Schalke ma Levin li guardò appena.
“Aurora Feint!”

Con una serie di dribbling ad altissima velocità, scartò tutti gli avversari poi, giunto ai limiti dell’area, passò al centro.
“Va’, Schneider!”

Karl Heinz Schneider, detto Kaiser, il Giovane Imperatore del Calcio Teutonico, avanzò verso la palla mentre tutto lo stadio ammutoliva in attesa.
Farà il suo tiro favorito, pensò sorridendo Wakabayashi. Questo è un gol sicuro…_

“Attenzione, Schneider sulla sfera! La punta del Bayern carica il destro…”

«Neo Fire Shot!» gridò Schneider, fissando per un attimo il portiere dello Schalke con occhi azzurri come il ghiaccio.
Scaricò un potentissimo tiro da fuori area e la palla sembrò prendere fuoco, lasciando una scia luminosa dietro di sé. Quando s’insaccò in rete, il portiere avversario nemmeno si mosse.

“Re… reteeeee!” urlò il telecronista, mentre i tifosi del Bayern inneggiavano al loro eroe. “Rete di Schneider! Il suo temibilissimo Neo Fire Shot, finora mai parato da nessun portiere in Germania, ha centrato ancora il bersaglio! Adesso il Bayern Monaco conduce per 2 a 0, grazie alla rete di Schneider che raddoppia quella di Müller segnata al quarto minuto del primo tempo!”

“I miei complimenti, Schneider”, sorrise Ballack. “Come sempre, il tuo tiro è eccezionale.”

“Vinceremo questa partita senza problemi, Mickael”, rispose il numero 11 del Bayern. “E manterremo la testa del campionato a punteggio pieno.”

“Siamo stati costruiti per questo, no? Vincere tutto… non è vero, Sho?”

Shunko Sho, la punta cinese che indossava la maglia numero 16, annuì.
“Già. E fra poco mostrerò agli spettatori uno spettacolo che non dimenticheranno tanto presto. State a guardare!”

Stadio San Siro di Milano, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della terza giornata del campionato di Serie A: Inter-Sampdoria 1-0.

Mentre Shingo Aoi si stava scaldando a bordo campo, l’Inter trovò il raddoppio con una splendida mezza rovesciata di Milito. Lo stadio esplose in un boato, e la giovane ala giapponese, tra le acclamazioni dei tifosi nerazzurri, continuò i suoi esercizi di riscaldamento.

Che strano… pensò, alzando gli occhi verso le tribune strapiene di San Siro. Improvvisamente lo stadio dove mi alleno da cinque mesi sembra così grande e imponente! Oh mamma mia, mi tremano anche le gambe…? Accidenti…

“Shingu, vieni qua.”

La voce di Mourinho lo raggiunse netta, e Aoi, terminati gli esercizi, si avvicinò di corsa.

“Sì, signore!”

“Sei emozionato, te vedo…» sorrise l’allenatore. «E lo capisco. Esordire qui a San Siro, in Serie A, che tu sogni da una vita. Però non devi pensare a questo, adesso che entrerai in campo.”

Aoi annuì, cercando di controllare il battito accelerato del cuore. Poi Mourinho gli mise una mano sulla spalla.

“Io crede in te, Shingu”, disse ancora, con l’espressione un po’ scanzonata e un po’ paterna che gli era consona . “Non te lo dimenticare. Pensa che San Siro iè solo uno stadio come tuti, con tifosi come tuti. E pensa che anche a loro piacerebbe vedere tuo fantastico colpo segreto. Quindi va’ a giocare come tu sai. E non te dimenticare chi sei: campione del mondo giovanile con la tua nazionale! Che ne dici?”

“S-sì, mister, ha ragione!” rispose più sollevato il giovanissimo calciatore. “Giocherò come so… e vincerò, assieme a tutti i miei compagni!”

“Questi iè parlare!”

Mourinho chiamò a gran voce l’assistente arbitrale per comunicare la sostituzione.

“Attenzione! L’Inter, sul doppio vantaggio, esegue una sostituzione. Al posto dell’ala numero 23 Muntari entra un’altra ala… Shingo Aoi, giovanissimo giapponese soprannominato il Principe del Sole, che fa questa sera il suo esordio in campionato!”

“Buona fortuna, Shingo…” sorrise Muntari, uscendo dal campo e toccando la mano al giovane compagno.

Aoi entrò di corsa in campo. Il cuore gli batteva forte, ma il corpo cominciava a rispondere.

“Ehi, piccoletto!” lo chiamò Dario Belli, facendogli con la mano il segno del pollice alzato. “Coraggio, campione. Fa’ vedere chi sei!”

Dario è stato il primo a credere in me quando arrivai in Italia tre anni fa, pensò Aoi rispondendo con lo stesso gesto. Mi ha sempre aiutato ed è diventato il mio primo amico… e adesso ho l’occasione per ringraziarlo!

Stadio Veltins-Arena di Gelsenkirchen, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della quinta giornata di Bundesliga: Schalke 04 – Bayern Monaco 0-2.

“La partita procede a senso unico, signore e signori”, disse il telecronista, commentando l’ennesima azione offensiva del Bayern Monaco, questa volta guidata dal capitano Ballack. “Il Bayern continua a dominare, mentre lo Schalke 04 può solo tentare di difendersi! Ma ecco Ballack che passa a Stefan Levin, che triangola con Sho… Sho serve Schneider…”

Schneider avanzò, scartando con velocità fulminea prima un avversario, poi un altro. Affrontato in scivolata da ben tre giocatori, si sollevò a mezz’aria e, in volo, passò sul limite destro dell’area di rigore dello Schalke.

“Per te, Levin! Tira in porta!”

Vedendo arrivare la palla, Levin caricò il destro e tirò. La sfera, ruotando su se stessa come un proiettile, sfiorò le mani del portiere lanciato in tuffo e si insaccò violentemente alle sue spalle.

“Gol! Gol di Stefan Levin! Tre a zero per il Bayern! Come sempre letali i tiri di questo fuoriclasse, chiamati Levin Shot, che finora non hanno mai fallito il bersaglio! Adesso per lo Schalke si fa davvero dura, a soli dieci minuti dalla fine del primo tempo!”

I tifosi del Bayern inneggiavano al nome di Levin, pazzi di euforia, ma lo Schalke non si arrese. Rimessa la palla al centro, i suoi giocatori partirono furiosi all’attacco. Il loro capitano, Von Necker, tentò un lancio lungo, ma Shunko Sho gli si parò improvvisamente davanti – come una possente ombra nera – proprio nel momento del tiro.

“Adesso ti farò vedere un luminoso drago di luce”, sorrise, colpendo in ribattuta il pallone con forza incredibile. “Va’, mio Handoshu Sokujinho!”

La palla volò verso la porta avversaria, simile a una scia luminosa e, come un fiero dragone di luce, si insaccò nella rete dello Schalke, piegando le mani del portiere Reynmaier lanciatosi in un tuffo disperato.

“Rete! Rete! Reteeeeeee!” gridò ancora il telecronista, mentre i tifosi bavaresi esplodevano in un nuovo boato. “Incredibile rete di Shunko Sho, che ha segnato addirittura da centrocampo con il suo tiro micidiale! Quattro a zero per il Bayern, che sta letteralmente dominando la partita!”

Stadio San Siro di Milano, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della terza giornata di Serie A: Inter-Sampdoria 2-0.

La Sampdoria si gettò in avanti con triangolazioni rapide tra Cassano, Pazzini e Palombo, avanzando decisa verso l’area nerazzurra. Pazzini, per evitare Sneijder, servì Cassano, che puntò dritto su Shingo Aoi, rimasto immobile al suo posto.

Ma che combina? pensò Belli, osservando l’azione dalla porta. Perché non si muove da lì?

“Avanti, scimmietta”, ridacchiò Cassano, arrivando a contatto con Shingo. “Prova a fermarmi, su!”

All’ultimo momento Aoi si lanciò, ma Cassano lo evitò con agilità e passò a Palombo, che proseguì l’azione offensiva.

“Ah, male la prima azione di Aoi!” commentò il telecronista. “L’ala del Sol Levante ci sembra bloccata dall’emozione! Intanto la Sampdoria entra in area e, con Cassano, tenta il tiro… parata! Parata di Belli, che vola sicuro a bloccare! I blucerchiati non passano nemmeno questa volta!”

Belli rinviò subito la palla mandandola proprio verso Shingo, ancora visibilmente contratto.

“Dai, Shingo!” gridò. “Muoviti da lì!”

“Se non sai che fartene di quella palla, idiota”, sbottò Cassano, vedendo Aoi fermo con il pallone tra i piedi, “lasciala a me!”

Si gettò in tackle ma all’improvviso Aoi scattò, attirando la palla verso di sé e mandando a vuoto l’intervento del barese.

“Adesso…” disse stringendo gli occhi con determinazione. “Ve lo farò vedere io chi è Shingo Aoi! Sto arrivando, Sampdoria!”

Si scagliò in avanti e, con un dribbling fulmineo, superò due centrocampisti doriani.

“Che scatto! Finalmente Aoi si è sbloccato! Ma ora Pazzini e Palombo si lanciano in scivolata su di lui… Incredibile! Incredibile questo giovane giapponese! Li salta entrambi e prosegue veloce verso l’area della Sampdoria!”

Finalmente mi sono sbloccato, pensò Aoi, correndo come una freccia verso altri avversari. Ero emozionatissimo, ma il mister ha ragione… devo solo giocare come so. Come ho sempre fatto, anche nella nazionale giovanile giapponese. E tutto andrà bene!

Proseguì la corsa e quando quattro avversari si disposero per fermarlo, sorrise.

“Finta ad Angolo Retto!”

Con una finta quasi impossibile da seguire, seminò tutti e quattro i doriani. Poi passò a Sneijder, che stoppò e proseguì l’azione.

“Che finta! Che finta! Magnifico davvero questo Aoi! Ha seminato quattro avversari in un colpo solo! Ora l’Inter prosegue con Sneijder, che passa a Eto’o… da Eto’o a Solari… tiro di Solari!”

La palla si stampò sul palo destro, alzandosi a campanile nell’area doriana.

È la mia occasione, pensò Shingo. Saltò altissimo, sopra le teste di tutti, e si avvitò per colpire in rovesciata. Se mi stai guardando, Tsubasa… questa è la rovesciata che ho imparato da te. Vai, bella!

“Aoi è saltato altissimo e ha colpito in rovesciata! Tiro fortissimo… Castellazzi si tuffa ma non ci arriva… ed è rete! Rete di Aoi! Tre a zero per l’Inter! Gol bellissimo del giovane Principe del Sole! Signore e signori… questo è Shingo Aoi!»

“Ho segnato… evviva!” 

Ricaduto a terra, Shingo venne subito circondato dai compagni che lo abbracciarono felici.

“Bravissimo, Shingo! Hai fatto un’azione e un gol magnifici! Sei grande!”

Se ho fatto quest’azione e questo gol, pensò felice Shingo, è anche grazie alla fiducia che tutti qui hanno avuto in me… e soprattutto lei, mister…

Guardò Mourinho, che sorridendo gli fece un cenno con il capo. Grazie di tutto.

Stadio Veltins-Arena di Gelsenkirchen, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della quinta giornata di Bundesliga: Schalke 04 – Bayern Monaco 0-5.

“Schalke in attacco! Dopo aver subito il quinto gol appena un minuto fa, ancora su rete di Schneider, la squadra di casa tenta un’ultima offensiva allo scadere del primo tempo! Von Necker in area… tira!”

Wakabayashi però, tuffandosi agilmente, bloccò il pallone calciato da distanza ravvicinata con una sicurezza disarmante, come se il tempo stesso si fosse fermato per lasciargli spazio.

E in quell’istante, il fischio dell’arbitro risuonò chiaro nell’arena. Il primo tempo della partita era finito.

Stadio San Siro di Milano, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della terza giornata di Serie A: Inter-Sampdoria 3-0.

“Tieni, Shingo!» gridò Cambiasso, servendo Aoi sulla fascia sinistra. “Vai via veloce, mancano pochi minuti alla fine del primo tempo!”

“Ok, Esteban! Sarò veloce come un fulmine!”

Shingo si gettò in avanti, superando con la sua Finta ad Angolo Retto ben due avversari. Cassano gli si fece incontro con espressione torva, ma il suo primo intervento andò a vuoto.

“Non t’illudere di riuscire a passarmi!” gridò il barese, voltandosi all’improvviso e entrando sull’avversario con una scivolata al limite del regolamento.

Questi però, senza scomporsi, saltò con agilità mandando a vuoto Cassano andò a vuoto per la seconda volta nella stessa azione.

“Il calcio è uno sport dove ci si supera lealmente”, gli disse Shingo mentre lo superava. “Non dove si punta a far male all’avversario… ti saluto!”

“Ba-bastardo…!” sibilò Cassano, vedendolo quasi volare via con la palla al piede e superare, in corsa, altri due avversari.

“Magnifico… magnifico Aoi! È inarrestabile! Supera un avversario dopo l’altro e adesso è in zona tiro… avanza ancora… ma no, non tira! Passa invece a Solari! Tiro di Solari… rete! Rete! Quarto gol per l’Inter!”

“Grazie, Shingo!” sorrise Solari, stringendo la mano al giovane compagno. “Se ho segnato questo gol, lo devo soltanto a te.”

“Figurati… siamo tutti compagni di squadra, no?”

Matteo annuì e in quello stesso momento il fischio dell’arbitro decretò la fine del primo tempo.

Stadio Veltins-Arena di Gelsenkirchen, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della quinta giornata di Bundesliga: Schalke 04 – Bayern Monaco 0-5.

“Lo Schalke 04 ha iniziato questo secondo tempo gettandosi in avanti, cercando almeno di riaprire la partita! Von Necker in area passa a Kaltz, ma Wakabayashi è su di lui, pronto alla parata… ah, colpo di scena! Kaltz all’ultimo momento scarica alla sua sinistra, dove accorre Cardozo! Cardozo si prepara al tiro… tira! Wakabayashi questa volta ci sembra spacciato!”

La palla, calciata con potenza dall’attaccante paraguaiano, schizzò verso la porta del Bayern. Wakabayashi, già lanciato dalla parte opposta, si diede però una spinta all’indietro con una mano e, con un movimento acrobatico, raggiunse il pallone col piede respingendolo verso l’alto.

“P-parata! Ennesima spettacolare parata di Wakabayashi!” gridò il telecronista, mentre i tifosi del Bayern esplodevano in un boato di gioia. “È davvero un grande portiere, forse il migliore di tutto il campionato! Ma attenzione, la palla è ancora in gioco e Pereira la prende! Supera Van Buyten e calcia in porta… ce la farà questa volta il portiere del Bayern a impedire il gol?”

“Cosa credete di fare?” gridò Wakabayashi, gettandosi in tuffo sul pallone e bloccandolo con sicurezza. “Finché ci sarò io in porta, nessuno di voi riuscirà mai a segnare!”

“Parata! Parata! Di nuovo una grande parata di Genzo Wakabayashi! Il Super Great Goalkeeper ha nuovamente dato prova di tutta la sua abilità con questa serie di interventi da fuoriclasse! Ed ecco che il portiere venuto dal Giappone rimette in gioco con un lancio lunghissimo!”

Il pallone volò oltre la metà campo dello Schalke. Schneider lo intercettò in corsa, e deciso si lanciò in avanti superando uno dopo l’altro ben cinque giocatori avversari. Poi caricò il tiro.

“Neo Fire Shot!”

Il suo tiro infuocato partì verso la porta dello Schalke, dove il portiere di riserva aveva preso il posto del titolare, infortunatosi nel primo tempo dopo il tiro devastante di Sho. 

“Rete! Rete di Schneider!” esclamò il commentatore mentre la palla si insaccava con potenza spaventosa alle spalle di un estremo difensore che nemmeno l’aveva vista passare. “Il Neo Fire Shot va a segno imparabile! Sei a zero per il Bayern Monaco!”

Ottimo passaggio, Wakabayashi… sorrise Schneider facendo un cenno al portiere. Come sempre, hai un’ottima visione di gioco.

Con me in porta e Schneider all’attacco, pensò Wakabayashi, vinceremo di sicuro questa partita. E anche il campionato tedesco! Nessuno ci fermerà!

Stadio San Siro di Milano, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della terza giornata di Serie A: Inter-Sampdoria 4-0.

“La Sampdoria ha iniziato questo secondo tempo con veemenza! Pazzini entra nell’aea di rigore e scaglia un destro verso la porta parata sicura di Belli!»

“Grande, Dario!” sorrise il capitano Zanetti, vedendo il giovane portiere lanciarsi sulla palla e bloccarla in presa con una sola mano. “Hai fatto una parata eccezionale!”

“Ancora niente da fare per la Sampdoria”, proseguì il commentatore. “Dopo la grande parata di Belli, il portiere rilancia verso Stankovic… ecco il serbo in azione, passaggio a Cambiasso… da lui a Sneijder, che avanza palla al piede!”

Il fantasista olandese superò un avversario, poi guardò sulla sua destra. “Va’, Shingo!”

Passò il pallone e Aoi lo intercettò in corsa, per poi lanciarsi incontro agli avversari, superandoli ad ad uno con la sua inconfondibile Finta ad Angolo Retto.

“Adesso facciamola finita con quel nanetto!” gridò Pazzini, affiancato da Palombo e Cassano. “Buttiamolo giù e andiamo a segnare!”

“Venite pure…» sorrise Shingo, tenendo la palla con sicurezza. “Vi supererò… con la mia Finta ad Angolo Retto!”

Si lanciò tra i tre doriani lasciandoli impalati sul posto con le sue finte ubriacanti.

Ancora uno, pensò superando poi Lichtsteiner. E un altro…, dribblando Ziegler con eleganza. E adesso che vedo la porta…

Senza fermarsi passò alla sua sinistra dove Milito, con una giravolta, gli restituì il pallone eludendo l’intervento di un difensore doriano.

“Grande azione! Da Aoi a Milito, che ripassa ad Aoi… che al volo carica il tiro… GOL”

La voce del telecronista esplose insieme al boato dei tifosi nerazzurri sulle tribune. “Secondo gol di Shingo Aoi! L’ala giapponese, oggi al suo esordio, si sta dimostrando un vero campioncino! Cinque a zero per l’Inter!”

Stadio Veltins-Arena di Gelsenkirchen, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della quinta giornata di Bundesliga: Schalke 04 – Bayern Monaco 0-6.

“Tiro in ribattuta di Sho… rete! Rete di Sho, che con il suo Handoshu Sokujinho porta il Bayern Monaco sul sette a zero! Oggi i bavaresi sono scatenati più che mai!”

La palla venne rimessa a centrocampo e al fischio dell’arbitro, il gioco riprese. Lo Schalke tentò qualche passaggio, ma Levin s’impossessò deciso del pallone. Dopo uno scambio fulmineo con Ballack e Ribery, lo riprese e scaricò in porta il suo tiro micidiale. La palla si insaccò in rete, nonostante l’intervento disperato di un difensore.

“Rete di Levin! Adesso il Bayern conduce di otto reti, quando mancano soltanto dieci minuti alla fine! È un trionfo, una vera goleada contro il malcapitato Schalke 04, caduto in piena confusione!”

La palla tornò ai padroni di casa che tentarono una disperata azione offensiva. Silvinho prese palla e, per evitare l’intervento di Ballack, si spostò sulla fascia. Superò Ribery in velocità e tentò un cross al centro verso von Necker. Ma Schneider si avventò sul pallone e lo strappò all’avversario sbalzandolo a terra con un contrasto deciso.

“Grande intervento del giovane Kaiser!”

Schneider, nella sua area di rigore, restò fermo con la palla al piede.

“Ma adesso che fa l’attaccante del Bayern? No… incredibile! Schneider sembra voler caricare il tiro…”

“Neo Fire Shot!”

Il tiro potentissimo partì dalla metà campo del Bayern e, infuocato e inarrestabile, superò tutti gli avversari insaccandosi alla fine in rete gonfiandola per la nona volta.

«Re… rete! Incredibile rete di Schneider, addirittura dalla sua metà campo! Fantastico il Neo Fire Shot, imprendibile per ogni portiere qui in Germania! Karl Heinz Schneider è davvero degno di essere chiamato il Kaiser: è un attaccante impareggiabile!”

Dopo la rete di Schneider la partita riprese ma senza più azioni significative. E al fischio finale dell’arbitro, i giocatori del Bayern andarono sorridenti sotto la curva dei loro tifosi, raccogliendone gli applausi festanti.

Vicino alla panchina invece l’allenatore Franck Schneider – padre di Karl Heinz – riceveva i complimenti dei giornalisti, già pronti per le interviste post-partita.

“Strepitosa vittoria del Bayern Monaco!” gridò il telecronista nel boato generale. “Che con cinque vittorie in cinque partite, si mantiene in testa alla classifica della Bundesliga con quindici punti, seguito dal Werder Brema a undici e, più indietro, dallo Stoccarda con nove…»

“Siete grandi, ragazzi!” gridavano i tifosi in tribuna, eccitati da quel nove a zero schiacciante. “Schneider, Sho, Ballack, Levin, Wakabayashi! Olé! Olé!”

Abbiamo vinto anche oggi, pensò sorridendo Genzo Wakabayashi, ricevendo insieme ai compagni i complimenti della folla. E mercoledì ci saranno i sorteggi per i gironi della Champions League.

Tsubasa, Hyuga, Aoi… non vedo l’ora di confrontarmi con voi in coppa…

Stadio San Siro di Milano, sabato 3 settembre 2012. Anticipo della terza giornata di Serie A: Inter-Sampdoria 5-0.

“Rete di Eto’o, su un perfetto passaggio del solito Aoi! E con questo gol l’Inter va sul sei a zero, proprio mentre l’arbitro fischia la fine della partita! Inter batte Sampdoria sei a zero! I nerazzurri si issano in testa alla classifica di Serie A con nove punti, insieme alla Juventus, davanti al Milan con sette e alla Roma con sei!”

“Che vittoria, eh Shingo?” sorrise Eto’o, allungando una mano sulla spalla del giovane compagno di squadra. “Sei andato forte. Continua così!”

“Grazie, Samuel!”

“Complimenti, campione!” aggiunse Belli, abbracciando di slancio il giapponese. “Se continuiamo così, quest’anno vinciamo anche la Champions League!”

La Champions… pensò Shingo, sorridendo. Lì incontrerò anche Tsubasa e gli altri. Giocare contro di loro sarà davvero emozionante.

Aspettami in Europa, Tsubasa… sto arrivando!

Barcellona, sabato 3 settembre 2012

Complimenti, Shingo.

Tsubasa Ozora sorrise, osservando le immagini del post-partita di Inter-Sampdoria sullo schermo della sua tv. Aveva seguito con interesse l’esordio dell’Inter, ed era felicissimo che il suo giovane amico fosse andato così bene. Non potevi esordire in Serie A in modo migliore…

Poi cambiò canale, e quando il risultato del Bayern Monaco apparve in sovrimpressione il suo sorriso si accentuò.

Quest’anno Wakabayashi, Schneider e la loro squadra fanno sul serio. Se vogliamo puntare alla Champions League, dovremo fare i conti anche con loro…

«Tsubasa…?»

Si voltò. Sanae, sua moglie da un anno, era in piedi sulla soglia del soggiorno e gli sorrideva.

“Sono finite le partite?”

“Sì”, annuì lui, spegnendo la televisione e alzandosi in piedi. «La squadra di Wakabayashi ha stravinto, e Shingo Aoi ha disputato una bellissima partita d’esordio. I nostri amici stanno davvero andando forte.”

“Ne sono felice.”

Sanae si avvicinò e lo baciò sulle labbra. Lui se la strinse contro, con dolcezza poi lei lo prese per mano e lo condusse in camera da letto.

Barcellona, domenica 4 settembre 2012

Come ogni mattina, Tsubasa si svegliò poco dopo l’alba. Si allungò per dare un bacio delicato sul collo di Sanae, ancora addormentata, poi si alzò. Indossò la tuta da allenamento del club e uscì di casa per il suo consueto giro di corsa nei dintorni del quartiere.

Oggi giochiamo contro l’Oviedo, pensò. Dobbiamo vincere per mantenere il nostro record di vittorie consecutive e tenere il Real Madrid a distanza…

Dopo il giro, si fermò a comprare due cornetti alla crema. Tornato a casa, li posò su un vassoio, poi ci aggiunse due tazzine di caffè appena preparato. Col vassoio tra le mani rientrò in camera da letto.

Sanae si era appena svegliata e si stropicciava gli occhi. Tsubasa, sorridendo, le si sedette accanto.

“Oggi sei ancora più bella, amore…” mormorò.

Ed era vero. In quei primi due anni a Barcellona, Sanae – che aveva trovato lavoro come segretaria in uno studio legale – si era lasciata crescere i capelli, che lisci e scuri adesso le arrivavano alle spalle. E i suoi occhi, anche appena sveglia, conservavano quella speciale luminosità che Tsubasa amava da sempre.

“Oh, ma tesoro…” mormorò, sorridendo e baciandolo. “Mi hai portato la colazione a letto…”

“Avevo paura che altrimenti non ti saresti mai svegliata…” scherzò lui. “Va bene che è domenica, ma sai che…”

Sanae rise.

“Sarò puntualissima, non ti preoccupare. Oggi alle due del pomeriggio, come sempre, la tua tifosa numero uno sarà lì a sostenerti. Ma devi vincere, d’accordo?”

“Promesso. Ti amo.”

“Ti amo anch’io.”

Campo di allenamento del Manchester United, domenica 4 settembre 2012

I giocatori del Manchester United, attesi di lì a poche ore dal derby cittadino contro il City, si presentarono sul campo di allenamento in perfetto orario. Appena entrati, però, si guardarono l’un l’altro con sorpresa.

Un giocatore, con il numero 30 sulla schiena, era già lì e stava provando una serie di tiri lunghi diretti in porta.

“Ma quello è Matsuyama…” mormorò Wayne Rooney.

Vidic, il capitano della squadra, annuì. “Sì, è proprio lui… chissà da quanto tempo si sta allenando.”

“Comunque dimostra una gran volontà”, intervenne riconobbe Van Len Fort, il portiere titolare. “E i suoi tiri sono davvero notevoli.”

Devo potenziare ancora di più il mio Eagle Shot, pensò Hikaru Matsuyama, correndo per calciare in rete un altro pallone. Altrimenti non riuscirò mai a sfondare qui in Inghilterra. E per farlo… sono disposto ad allenarmi giorno e notte.

“Eagle Shot!”

Il suo destro partì potente e preciso, insaccandosi nella rete incustodita.

“Bel tiro, Matsuyama!”

“Ra… ragazzi…”

“Hai davvero una gran tenacia”, disse Ryan Giggs. “Da quanto tempo sei qui ad allenarti?”

“Dalle sette di questa mattina…” rispose Matsuyama arrossendo lievemente. «Ho chiesto al signor Waren, il custode, di aprirmi.”

“Cosa? Vuoi dire che sono tre ore che ti alleni?”

“Sì. Voglio assolutamente migliorare per entrare nella rosa dei titolari. E per riuscirci… non ho altre alternative che continuare ad allenarmi.”

“Ben detto”, annuì Giggs. “Ma allenarsi tutti insieme è meglio, no? Lei che ne pensa, mister?”

Matsuyama si voltò, stupito e vide che sir Alex Ferguson, l’esperto allenatore del Manchester United, stava osservando tutto con occhi penetranti.

Non mi ero accorto che fosse qui… pensò. Chissà se ha notato i progressi del mio Eagle Shot…

Ferguson annuì.

“Sono d’accordo. Adesso dividetevi in due squadre, faremo una partitella di allenamento. Ah, Matsuyama…»

“S-sì… mister…?”

“Il tuo tiro è molto valido. Ma fossi in te, proverei a variare l’angolazione. Essendo un tiro da lontano e privo di effetto, se è centrale i portieri avversari saranno facilitati nel pararlo. Hai capito?”

“Sì, signore! La ringrazio del consiglio!”

Ferguson sorrise. Quel giovane centrocampista giapponese, arrivato allo United sei mesi prima, gli piaceva. Aveva tutto per fare strada, e se avesse continuato ad allenarsi con quella grinta molto presto sarebbe diventato uno dei titolari della squadra.

Centro di allenamento della Juventus a Vinovo, domenica 4 settembre 2012

“Ora,» disse Antonio Conte, dopo aver radunato attorno a sé i giocatori della Juventus al termine dell’allenamento prepartita, “vi comunicherò la formazione titolare per la partita di oggi. Portiere: Buffon. Difensori: Zambrotta, Chiellini, Cannavaro, Gentile. Centrocampisti: Marchisio, Pepe al posto di Pirlo, Davids. Il capitano Del Piero sarà il nostro perno avanzato. Infine, per quanto riguarda l’attacco…”

Ci siamo, pensò Kojiro Hiyuga, il centravanti giapponese celebre per la potenza dei suoi tiri. Scambiò un rapido sguardo con Matri, suo rivale per il ruolo di seconda punta. Adesso vedremo chi la spunta…

“Al fianco di Trezeguet”, proseguì Conte, “ci sarà Kojiro Hiyuga. Mi raccomando, ragazzo: contiamo su di te.”

“S-sì, grazie mister! Non la deluderò!”

“Ce l’hai fatta anche questa volta, eh, dilettante?” rise Davids, tirando un pugno scherzoso nel fianco del compagno. «Complimenti.»

“Già”, sorrise Kojiro. “E ce la metterò tutta, vedrai!”

Del Piero gli si accostò.

“Sarai con noi in campo anche oggi, Kojiro”, disse, guardandolo negli occhi. “Tieni gli occhi aperti, mi raccomando. La difesa del Parma è famosa per la sua solidità.”

“Sì capitano”, annuì Hiyuga sicuro di sé. “Ho qualcosa da mostrare a tutti loro… e anche a voi e al mister.”

Nella partita di oggi eseguirò per la prima volta il mio nuovo tiro, pensò, seguendo i compagni verso il pullman diretto allo stadio Tardini di Parma. E allora tutti vedranno che l’attaccante numero uno del mondo sono io: Kojiro Hiyuga, la Tigre venuta dal Giappone!

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Finalmente una fanfiction di Capitan Tsubasa che parla di calcio e non di tutte ste improbabili storielle d’amore fra l’uno e l’altro dei personaggi…

Qui abbiamo un Bayern pazzesco con Wakabayashi in porta, il Barcellona spettacolare con Tsubasa, il Paris Saint Germain di Pierre e Misaki – che coppia ragazzi! – e altre fortissime squadre, tra cui la mia Juve con il mitico me – Hiyuga – giustamente centravanti titolare, dei migliori sembra non mancare proprio nessuno.

Ovviamente partite di campionato dominate ma in Champions non credo sarà così facile dilagare.

Aspetto i prossimi capitoli, fiducioso che continuerai così.

Per ora ottimo inizio!

Kojiro

Genzo paratutto, Scheinder in tridente con Sho  e Lhevin… in Germania nessuno sembra poter fermare il Bayern ma in Champions penso ne vedremo delle belle.

Sei bravissimo, hai mischiato personaggi reali con quelli della saga di Tsubasa, e la parlata di Mourinho – leggendo mi sembrava di vederlo lì in panchina con i suoi zero tituli 😀 – è fenomenale.

I miei complimenti, adesso aspetto il seguito!

Ben

Uao, i nostri mitici eroi inseriti nel calcio reale, incredibile!!

Le telecronache sono pazzesche, mi sembra di risentire i Piccinini, Caressa ecc… e come scrivi tu di calcio, di azioni e di gol non ho mai visto nessun altro.

Mi tremano i polsi in attesa della Champions League, complimenti amico mio continua così!

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