UNO SCAMBIO DI SGUARDI

Tokyo, campo d’allenamento della nazionale giovanile giapponese
In vista del quadrangolare amichevole con Brasile, Francia e Germania, che si sarebbe tenuto da lì a qualche giorno, la nazionale giapponese under 20 era in campo impegnata in una serrata partitella a conclusione della sessione di alleamento giornaliera.
“Tsubasa, passa qui!” gridò Kisugi entrando in area di rigore, “sono libero!”
“D’accordo!” annuì il numero dieci della nazionale dribblando Ishizaki e Soda con estrema facilità, “tira al volo!”
Lanciò la palla in avanti con precisione chirurgica e Kisugi la tirò al volo… ma Wakabayashi, senza nemmeno spostarsi, si limitò ad alzare leggermente una spalla deviando con essa il tiro ben oltre la porta. “E questo ti sembra un tiro decente, Teppei?” apostrofò severamente il compagno di squadra, la rete della porta che ondeggiava al vento leggero dietro di lui. “Sei peggiorato dall’ultima volta che ci siamo allenati assieme.”
“Non è affatto vero, sei tu che sei diventato praticamente imbattibile! Del resto sei il portiere titolare del Bayern di Monaco da due anni…”
“Non ci sono certo arrivato lamentandomi”, replicò con severità Wakabayashi. “Ma con fatica e impegno. Adesso muoviti, torna al tuo posto. E voialtri”, proseguì rivolgendosi a Soda e Ishizaki, “impegnatevi di più la prossima volta… Tsubasa vi ha dribblati come foste birilli! Voglio vedere più grinta!”
“Sì Wakabayashi! Scusaci!”
“Wakabayashi è davvero il leader della nostra nazionale”, sorrise il commissario tecnico giapponese Mikami mentre la palla veniva rilanciata lunga. ” Ancor più di Tsubasa è lui ad incarnare il nostro spirito combattivo non pensi?”
Lo sguardo di Gamo, il suo secondo, era come sempre severo e tagliente.
“Sono d’accordo, ma dobbiamo pensare anche alle nostre debolezze. La difesa è ancora instabile, e contro squadre come Brasile e Germania, che basano il suo gioco su passaggi veloci e incursioni centrali, se non facciamo attenzone rischiamo di essere travolti. E non scordare la Francia e la sua abilità sui calci piazzati.”
“Per questo dobbiamo lavorare ancora di più sull’intesa fra Jito, Soda e Ishizaki.” Mikami fece una pausa e si accese una sigaretta. “E quando anche Hiyuga, Wakashimazu e Misaki saranno qui avremo la nazionale al completo. Inoltre abbiamo Tsubasa, lui è la nostra punta di diamante e insieme a Misaki, la Coppia d’Oro della nostra nazionale, forma un’intesa capace tranquillamente di tenere testa a campioni come Santana e Schneider.”
“Già. A proposito, hai saputo di Misugi?”
“Sono stato informato sì. Purtroppo non si è ancora ripreso dai postumi dell’ultimo intervento subito al cuore e non potrà essere dei nostri. A questo punto affiderei le chiavi della difesa a Matsuyama come già al Mondiale under 16 di tre anni fa, è un elemento affidabile e di sicura resa; sono certo che non ci deluderà.”
“Lo spero bene perché in vista del World Youth che verrà organizzato proprio qui in Giappone il prossimo anno, gli occhi di tutto il mondo calcistico saranno su di noi. Non possiamo assolutamente fare brutta figura!”
Tokyo, Aeroporto di Haneda
Gli annunci dei voli si susseguivano risuonando negli altoparlanti dell’aeroporto quando dall’aereo proveniente da Caselle scesero, tra gli altri passeggeri, tre ragazze diciassettenni.
“Eccoci arrivate”, sorrise Maria Elena Della Torre scendendo per prima la scaletta con una valigia in mano. “Georgiana, Marzia ci siete?”
“Sì, sì.” Con espressione annoiata Georgiana Andreasi la seguì e, posato il trolley a terra, si guardò attorno sbadigliando “E così è questo il Giappone. Bè, non mi sembra niente di speciale.”
“Solo una parte”, le sorrise Maria Elena. “Questo Paese è magico Georgiana, e non solo per il profumo dei ciliegi e i suoi splendidi mandorli in fiore.”
“Immagino.”
Georgiana arricciò le labbra mentre Marzia Lorani fece un passo avanti.
“Anch’io non sono entusiasta di essere qui ma dopo essere state espulse dalle Magic Six è già stato un miracolo che i miei non mi abbiano chiusa in casa fino alla fine dell’estate!”
“Avevi solo da non dirgli niente”, ribatté piccata Georgiana passandosi una mano fra i lunghi e luminosi capelli biondi; era una bellissima ragazza di diciassette anni appartenente alla nobile famiglia dei conti Andreasi, una delle più ricche e in vista di tutta la città di Torino. “E comunque le Magic Six sono una squadra di pallavolo penosa e Camilla Grandi è del tutto incapace di fare il capitano. Non so Fiamma e Angelica cosa ci siano rimaste a fare lì.”
“Sembravano divertirsi”, commentò Marzia. Somigliava molto all’amica; bionda come lei, sebbene non altrettanto bella soprattutto per il sorriso un po’ rovinato da una dentatura leggermente storta, era comunque una delle ragazze più attraenti ed eleganti di tutta Torino. “Mentre noi non ci siamo impegnate minimamente e tu hai passato tutto il tempo dello stage a prendere in giro le ragazze meno dotate.”
“Mi stai dicendo che sarebbe colpa mia se ci hanno espulse quindi? Se non sbaglio lo spinello prima dell’allenamento, che ha mandato fuori di testa quella sottona di Camilla convincendola a sbatterci fuori dalla squadra ce lo siamo fumate assieme!”
“Lo so perfettamente!” gli occhi azzurri di Marzia brillarono per un momento di furia repressa mentre le sue mani strinsero con forza la valigia. “Non trattarmi come una deficiente.”
“Ragazze”, intervenne in tono pacato Maria Elena Della Torre, che a differenza delle sue amiche – con le quali condivideva l’appartenenza a una famiglia di Torino ricca e importante – aveva i capelli castani e gli occhi scuri. “Dovreste essere contente di essere qui in vacanza; e poi è una vera fortuna che i miei genitori mi abbiano pagato una vacanza in Giappone di tre settimane permettendomi di farmi accompagnare da voi. Pensate a godervi il soggiorno invece di litigare.”
“Grazie per il saggio consiglio, non saprei davvero come fare senza di te”, la sbeffeggiò Georgiana.
Maria Elena, a disagio, arrossì mentre Marzia si sistemò il vestito con gesto nervoso. “Adesso però voglio andare in albergo e farmi una bella doccia. Dopo questo viaggio lunghissimo ne ho davvero bisogno!”
Tokyo, campo d’allenamento della nazionale giapponese
Dopo un’ultima azione d’attacco di Tsubasa, stoppata però da un Wakabayashi in forma smagliante, il signor Mikami decretò la fine dell’allenamento giornaliero quando già il sole al tramonto stava tingendo il cielo di arancione e di rosso.
Stanchi e sudati, i giocatori tornarono a bordo campo mentre le componenti dello staff della nazionale porgevano loro asciugamani e bibite energetiche.
Sanae Nakazawa, che era recentemente entrata a far parte del gruppo insieme alle amiche Yukari Nishimoto e Kumi Sugimoto, si avvicinò a Tsubasa con un timido sorriso.
“Tieni”, disse porgendogli un asciugamano sebbene non si ricordasse di averlo visto sudato nemmeno una volta in anni e anni. “Sarai stanco dopo l’allenamento di oggi…”
“Grazie Sanae”, le sorrise gentilmente lui che, a differenza dei compagni, sembrava fresco e riposato come se dovesse ancora iniziare l’allenamento.
“A dire il vero”, proseguì passandosi comunque l’asciugamano sulla faccia, “sarei andato avanti ad allenarmi… presto tre fra le migliori squadre del Mondo saranno qui e io non posso assolutamente farmi trovare impreparato!”
Ama il calcio con tutto se stesso, pensò la ragazza trattenendo un sospiro. E non si accorge neanche di quanto io tenga a lui… se solo riuscissi a trovare il coraggio di dichiarargli il mio amore…
Innamorata di Tsubasa fin dalle scuole elementari non era mai riuscita a far breccia nel cuore del ragazzo, totalmente preso dalla sua passione sportiva, accontentandosi di stargli vicino e supportarlo da amica senza mai aprirgli il proprio cuore.
Kumi almeno ha avuto il coraggio che manca a me, pensò osservando la giovane che in quel momento stava assistendo Taki e Morisaki. Si è dichiarata apertamente a Tsubasa e, anche se lui l’ha respinta, almeno adesso può guardare avanti senza rimpianti…
“Tsubasa…”
“Tsubasa vieni un momento per favore”, chiamò Wakabayashi, il tono autoritario che lo contraddistingueva. “Il mister ci vuole parlare prima di rientrare in albergo.”
“Va bene, arrivo subito.” Tsubasa si voltò verso Sanae, sorridendole ancora una volta prima di allontanarsi.
Guardandolo, la ragazza si morse le labbra. Ancora una volta il suo amore si era allontanato… e lei era rimasta lì senza fare niente.
Tokyo, Muji Hotel
Dopo essere arrivate ad uno degli hotel più prestigiosi dell’intero centro di Tokyo Georgiana e le sue amiche avevano raggiunto la loro stanza prenotata dove avevano posato i bagagli.
Dopo una doccia rilassante erano scese nella zona verde dell’hotel, comprensiva di una lussuosa e bellissima piscina.
“Devo dire che questa vacanza inizia a non dispiacermi più così tanto”, sorrise Georgiana uscendo dalla piscina senza curarsi di spruzzare d’acqua un bambino che giocava lì sull’erba con la sua macchinina telecomandata. Il suo unico pensiero era di pavoneggiarsi nel costume blu che metteva in risalto le sue forme snelle e armoniose, anche se non c’era nessun ragazzo in giro che potesse ammirarla.
Marzia, sdraiata su uno dei lettini a bordo piscina a prendere il sole sorseggiando il suo aperitivo analcolico, non le rispose mentre Maria Elena studiava una cartina dei dintorni di Tokyo. “Domani potremmo andare qui” disse indicando con un dito un punto sulla carta. “Guardate. In mezzo ad un vastissimo parco verde c’è un tempio in cima a una scalinata di ben duecento gradini; è molto gettonato e penso sarebbe affascinante farci una visita…”
“Sai che noia andare in un postaccio in mezzo al nulla mentre tre belle diciassettenni come noi dovrebbero andare a fare shopping in centro città!” sbottò Georgiana, agitando la mano con un gesto teatrale. Osservò soddisfatta il riflesso delle sue gambe nell’acqua.
“Georgiana ha ragione”, annuì Marzia. “Abbi pazienza Maria Elena, ma a me di vedere quel tempio non interessa proprio. Non ti offendi, vero?”
Maria Elena sospirò, abbassando lo sguardo sulla cartina che teneva in mano. “No, certo. Ma io lo voglio comunque visitare. Voi domani andate pure in centro città, io andrò lì. Da sola se devo.”
Georgiana fa per risponderle ma all’improvviso nella hall dell’hotel proprio dietro la zona verde dove si trovano le ragazze si scatenò un trambusto pazzesco; Georgiana, Marzia e Maria Elena si voltano a guardare e l’attimo dopo videro entrare un numeroso gruppo di persone.
Membri dello staff dall’aria professionale e accompagnatori con i cartellini appesi su giacche e magliette insieme a ragazzi forse un po’ più grandi di Georgiana e delle amiche, alti e dalle espressioni determinate. Dalle divise sportive con il logo del Giappone si vedeva chiaramente che erano atleti.
“Ma quella è la nazionale di calcio under 20 del Giappone!” esclamò Maria Elena mentre le due amiche la fissarono interrogativamente. “Li conosco perché mio padre segue il calcio un po’ a tutti i livelli. Quello è Genzo Wakabayashi, il portiere, e quel ragazzo snello vicino a quella ragazza è Tsubasa Ozora, l’Astore del Sol Levante, un vero e proprio orgoglio nazionale!”
“Tsubasa Ozora eh?” sorrise Georgiana accostandosi al vetro della hall. “Mai sentito, e poi da quando in qua i giapponesi sono capaci di giocare a calcio? Non farmi ridere dai.”
“E invece ti sbagli! Pensa che la nazionale giovanile giapponese ha anche vinto il Mondiale Under 16 tre anni fa battendo squadre come Germania, Francia e Argentina…”
“Sì?” rispose distrattamente Georgiana incominciando ad osservare un po’ più attentamente il numero dieci giapponese che nel frattempo, al di là del vetro, stava parlando con Sanae.
“Che ne diresti se domani mattina facessimo un giro per la città, Tsubasa?” gli propose la ragazza mettendosi al suo fianco e dando una gomitata a Ishizaki che prontamente si fece da parte. “Gli allenamenti sono al pomeriggio no?”
“Sì”, annuì lui, “ma Wakabayashi mi ha proposto di allenarci un po’con i tiri in porta domani mattina; vuole essere pronto ad affrontare i tiri dei campioni che verranno a giocare qui fra poco…”
“Wakabayashi…” stizzita Sanae lanciò al portiere uno sguardo pieno d’astio, ma subito si bloccò notando che Tsubasa si era voltato verso le vetrate che davano sulla zona verde dell’hotel.
C’èra una ragazza affacciata lì, alta e snella e chiaramente straniera dato il colore della pelle, dei capelli e degli occhi. E mentre lei osservava lui anche Tsubasa la fissò, occhi negli occhi e quasi a bocca aperta come se non avesse mai visto niente di più bello in vita sua.
Sanae, spostando gli occhi da lui a Georgiana, sentì un tuffo al cuore… il suo amore si era dimenticato di lei.
A seguire…
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Tsubasa e Georgiana, una coppia originale! Voglio vedere come lui riuscirà a tenere a bada quella piccola vipera 🙂
Con una bella pallonata in faccia 😀.
No scherzo, diciamo che lei non è poi così cattiva e lui è anche uno bello tosto, anche se magari così a prima vista non si direbbe.
Grazie ❤️