Scritto nel maggio del 2025

Era re da poche settimane e avrebbe voluto solo tornare alla fattoria in cui era cresciuto, non aver mai estratto Excalibur dalla roccia né sapere che i suoi genitori l’avevano abbandonato piuttosto che crescerlo insieme a loro nel castello reale.

Però, come ripeteva spesso Merlino, ormai gli ingranaggi del destino si erano messi in moto e niente poteva più fermarli: era re, adesso, di tutta la Britannia anche se non tutti i nobili e i sovrani minori lo avevano accettato di buon grado.

I più ostili erano i sovrani del nord, il re Lot di Lothian, scuro e terribile, Urien del Gore, Brangoris di Extrangore… ma anche gli altri non sembravano molto convinti di dover prestare giuramento di fedeltà a un ragazzino di quattordici anni.

E adesso…

“Dovete riceverle, Artù.” Merlino stava davanti a lui, e i suoi occhi penetranti sembravano tenerlo come inchiodato sul trono su cui sedeva. Però era il suo tutore, lo aveva cresciuto insieme a sir Kay e Artù sapeva che gli voleva bene.

“Merlino, ma io…”

“Sono le vostre sorelle, ehm sorellastre…” tossicchiò l’anziano mago. “E due di esse sono anche le spose di due potenti sovrani. E sono qui che attendono di venire ammesse alla vostra presenza.”

Artù provò a protestare: non le conosceva le sue sorelle e avrebbe voluto ancora un po’ più di tempo per farlo, magari quando il peso della corona appena indossata si fosse fatto un po’ più leggero… ma alla fine si arrese con un sospiro. “Certo Merlino… capisco. D’accordo, falle entrare.”

Elaine, sposa del re Nantre di Garlot, fu la prima a fare il suo ingresso nella sala del trono. Era molto bella, alta, bionda e dai lineamenti fini e doveva avere almeno quindici o sedici anni più di lui. Artù aveva già conosciuto il re Nantre, un guerriero possente e dai capelli chiari, un condottiero di consumata esperienza.

Era stato uno dei primi a giurargli fedeltà, ma sapere che cosa pensava davvero della sua giovinezza e inesperienza era impossibile.

“Benvenuta sorella.” Artù sorrise, non sapendo bene cos’altro aggiungere.

Elaine inclinò leggermente il capo, la sua cortesia impeccabile ma fredda come il marmo. “Vostra maestà.”

“È… è strano conoscerci così.” Si spostò a disagio sul trono. “Nostra madre…”

“Igraine.”

“Ecco sì, Igraine. Com’era?”

“Una nobildonna conscia dei propri doveri.” Sembrava che Elaine recitasse un testo imparato a memoria, un sorriso gelido sulle labbra diritte. “E ha dato alla nostra nazione un nuovo sovrano. Vi auguro saggezza, vostra maestà, e… cautela.”

“Sorella…”

“Sì?”

“Ecco io… io spero avremo occasione di conoscerci meglio, in futuro.”

Di nuovo quell’affettato inclinare del capo. “Come vostra maestà desidera.”

Era tutto lì? Erano fratello e sorella, condividevano lo stesso sangue però Elaine sembrava decisa a trattarlo come un sovrano, distante e formale. Alla fine Artù si arrese e la congedò.

Morgause entrò nella sala del trono come se fosse la padrona del mondo, un turbinio di curve e di riccioli rossi, le mani poggiate sul ventre che già si arrotondava e un sorrisetto a piegarle le labbra sensuali.

“Vostra maestà…”

“Benvenuta sorella.”

La regina di Lothian lo osservò con occhi scintillanti di malizia. “Siete così giovane… mio marito Lot me lo aveva detto, ma devo ammettere che ho faticato a credergli.”

La sua voce era carezzevole ma insinuante, come una lama affilata nascosta nel velluto. Artù sentì un brivido scorrergli lungo la schiena.

“Sono felice di conoscervi, sorella. Siete in attesa vedo.”

“Sì e sarà un maschio. Lo chiamerò Gawain, il Falco di maggio… sarà un grande cavaliere e un giorno vi servirà fedelmente.”

Sembra così sicura di sé..., pensò Artù con una punta d’invidia, poi Morgause gli si avvicinò, così tanto che dall’alto del trono poteva vederle la curva dei seni. “Sei così giovane, fratello…” sussurrò sbattendo le ciglia, e Artù venne colto di sorpresa sia dal cambiamento di tono che da quell’improvvisa confidenza. “Chissà, forse finché sono qui potrei consigliarti nel governare… o anche solo per sopravvivere.”

“Co… cosa…?”

“Oh, ti ho sconvolto per caso?” sorrise divertita Morgause. “Perdonami. Pensavo soltanto che devi sentirti spaesato, solo su quel trono dorato senza sapere bene di chi fidarti, a capo di un regno segnato da intrighi e guerre. Ma io sono tua sorella… e il sangue lega due persone, questo Merlino deve avertelo insegnato.”

Si passò un dito fra le labbra e Artù arrossì fino alla radice dei capelli: era così bella e sensuale… ma la sua risatina spezzò il momentaneo incantesimo.

“Me l’ha insegnato, sì.” Artù si raddrizzò sul trono posando le mani sui poggioli. “Ma mi ha anche detto che, se il sangue lega non necessariamente protegge.”

Negli occhi della regina di Lothian passò un lampo di ostilità. “Sempre il solito Merlino… a lui che è nato da un demonio e da una sgualdrina di certo la famiglia deve sembrare un lusso e forse anche un ingombro. Semmai cambiassi idea fratello… mandami a chiamare.”

Uscì e Artù fu sollevato di vederla andarsene. Morgause era una forza letale, e lui non era affatto sicuro di poterle resistere. Almeno non ancora.

Morgana era più giovane di entrambe le sorelle, solo quattro anni più di lui. Entrò nella sala vestita solo di un semplice abito scuro, nessuna corona sul capo e i lunghi capelli scuri lasciati sciolti sulle spalle.

“Artù.” Si portò a due passo dal trono e il suo sorriso non sembrava nascondere secondi fini. “Perdonami fratello, ma non sono molto avvezza ai modi di corte. Dimmi: dovrei inchinarmi o semplicemente baciarti la mano?”

Artù scoppiò a ridere.

“A dire il vero non lo so. Sono cresciuto in una fattoria e, come certo avrai saputo, sono re solo da pochi giorni.”

Morgana fece un altro passo e le sue dita sfiorarono la mano di Artù. “Il destino a volte è strano, Artù, ma adesso sembra averci messi sulla stessa strada. Qualunque cosa accada da ora in avanti… ricordati che siamo fratelli.”

Artù la fissò per un lungo momento. Non vide ombre negli occhi scuri della sorella e quando lei strinse appena la sua mano prima di lasciarla andare sentì che, a differenza della fredda cortesia di Elaine e della maliziosa spregiudicatezza di Morgause, in Morgana c’era solo un’affettuosa sincerità. Per la prima volta sentì di aver trovato un’amica oltre che una sorella: sì, di lei avrebbe potuto fidarsi.

Campo di battaglia di Camlann, quarant’anni dopo

Circondato da ciò che restava di quella che un tempo era stata l’armata più potente di tutta la Britannia, Artù avanzò sul campo di battaglia osservando la sterminata orda nemica che si stagliava a qualche passo da lui.

“Quei bastardi ci superano di dieci a uno”, sputò in terra sir Gawaine, che stava come sempre al suo fianco. “Ma non sanno con chi hanno a che fare! Noi siamo i Cavalieri della Tavola Rotonda, e anche se inferiori di numero sono certo che li faremo a pezzi!”

Un fiero grido di guerra fece eco alle sue parole, ma Artù non vi prestò attenzione: i suoi occhi erano fissi sull’altera figura femminile che cavalcava alla testa del nemico: Morgana, con al fianco Mordred, figlio incestuoso frutto della più sleale delle magie nere.

Anche se erano passati anni, lei non sembrava invecchiata di un solo giorno mentre lui, che oltretutto zoppicava per una ferita ricevuta in battaglia, si sentiva vecchio e stanco.

Probabilmente era la sua magia a mantenerla eternamente giovane, quella stessa magia che l’aveva resa la strega più potente e temuta di tutta la Britannia e che aveva ingannato lui, Artù, il giorno del loro primo incontro.

Quel giorno lei gli era sembrata amica e invece negli anni non aveva fatto che sputare sull’affetto che lui le aveva dato, tradendolo a più riprese fino a cercare di rubargli anche la spada Excalibur e la fedeltà dei suoi cavalieri e della sua amata regina.

Era forse questo che lo addolorava di più: che non era stata Elaine, ritiratasi in convento alla morte del marito o Morgause, uccisa qualche anno prima da uno dei suoi stessi cavalieri, a rivelarsi una nemica pericolosa ma proprio lei, Morgana, l’unica sorella che avesse mai amato.

Proprio lui, così bravo a capire le persone, si era lasciato ingannare in modo così plateale… o forse Morgana era stata soltanto abile a giocare con i suoi sentimenti?

Tu mi hai tradito in tutti i modi possibili, Morgana, pensò stringendo con forza l’elsa di Excalibur. Ma oggi sono qui, determinato ad affrontarti e a mettere fine alla tua vita e al tuo regno del terrore… una volta per tutte!

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

8 commenti
  1. icelady
    icelady dice:

    Un racconto decisamente attuale, che descrive perfettamente le dinamiche personali che comunemente possono capitare tra persone con un legame stretto. A chi non è mai capitata una situazione simile?

    Rispondi
  2. Barbara
    Barbara dice:

    Un detto dice che non bisogna giudicare un libro dalla copertina. La prima impressione non sempre è quella giusta ma solo un piccolo indizio.
    Artù e un giovanissimo re, non conosce malizia e non conosce l’universo femminile e le sue malie.
    Soprattutto non era pronto a difendersi dalla magia, dal vedere un nemico da chi condivedeva lo stesso sangue come se questo potesse bastare quando si tratta del potere.
    Mi è piaciuta la descrizione di un Artù maturo con la fedele Excalibur pronto all’ultima battaglia

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    • admin
      admin dice:

      Grazie di aver letto e recensito ☺️.
      Si è vero, spesso la prima impressione trae in inganno, figuriamoci poi se viziata dalla magia.
      L’immagine di Artù finale è molto significativa si, e rappresenta ognuno di noi che anche se di fronte a un ostacolo formidabile ha in sé la capacità di non arrendersi.
      PS io cmq tre sorelle come Elaine, Morgause e Morgana non le vorrei mai, brrr 🥶.
      A presto 🤗

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  3. Agata
    Agata dice:

    A volte vediamo nell”altro ciò che vorremmo vtrovare e non tanto la persona per quella che è. Forse Artù dopo le due sorelle infide voleva averne almeno una “buona”.

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    • admin
      admin dice:

      Sì è vero. Diciamo che dopo la freddezza di una e il velenoso sarcasmo dell’altra la terza gli è sembrata la più amichevole. Meglio figli unici 🙂

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  4. Morgan Le Fay
    Morgan Le Fay dice:

    Il tuo racconto è una tragedia familiare mascherata da epopea: il mito di Artù diventa il teatro di un conflitto intimo, dove il sangue che lega è lo stesso che tradisce. La sala del trono è un palcoscenico di archetipi femminili — la sorella di ghiaccio, la sorella di fuoco e infine la sorella di ombra — e il campo di Camlann è il luogo in cui tutte le promesse infrante si riversano in guerra.
    La forza della storia sta nel contrasto: l’ingenuità del ragazzo che cerca un legame sincero e la disillusione del re che scopre che proprio quel legame era la sua condanna. È epico, ma anche profondamente umano.
    Mi è piaciuto molto.

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    • admin
      admin dice:

      Ciao e grazie per questa tua disamina precisa e acuta.
      Sì, la storia di Artù l’ho sempre vista soprattutto come una tragedia familiare: il padre tirannico, le tre sorellastre bene o male in conflitto con lui e la tragedia finale perpetrata dalla sua sposa e regina e dal figlio illegittimo Mordred. Il ragazzo ingenuo che ha estratto la spada dalla roccia è dovuto crescere in fretta.

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