LA CASA DELLE TRE SOGLIE

Scritto nel febbraio del 2026

Marta aveva appena compiuto diciassette anni quando, all’inizio dell’estate, lei e sua madre dovettero trasferirsi.
“So che per te è dura”, le disse sua madre, Anna. “Lasciare la città, i tuoi amici… ma ti prometto che sarà solo per qualche mese, giusto il tempo di sistemare le carte del divorzio e di trovarmi un nuovo lavoro.”
“Mamma, non ti preoccupare”, sorrise lei, “mi adatterò.”
Sapeva che sua mamma stava attraversando un momento difficile e non voleva darle altri pensieri… ma quella nuova situazione non le piaceva per niente.
Non poter più uscire con i suoi amici tutti i giorni, o essere costretta a lunghi spostamenti solo per andare a scuola se non avessero trovato una nuova sistemazione entro settembre era il meno… era proprio la nuova casa a darle una strana sensazione.
Si trovava al limitare di un grande bosco, con l’abitazione più vicina ad almeno una trentina di metri di distanza.
Era vecchia, con il tetto che aveva decisamente bisogno di lavori e finestre così strette da sembrare occhi socchiusi. Il bosco la circondava su tre lati – eccezion fatta per la strada che portava verso la statale 24 – alberi alti e scuri che lo facevano sembrare quasi un animale in attesa della sua prossima preda.
“Siete state fortunate a trovarla”, affermò l’agente immobiliare, “una casa tranquilla e a basso prezzo. Una vera e propria occasione!”
A Marta continuava a sfuggire il suo nome, ma quell’uomo proprio non le piaceva: alto e allampanato, vestito tutto di nero compreso il largo cappello che portava sulla testa, aveva un qualcosa di inquietante nel viscido sorriso che sembrava portare stampato in faccia come una maschera grottesca.
“E che cos’è successo al precedente proprietario?”
Alla domanda di Anna l’uomo rise piano, e i suoi occhi per un momento sembrarono brillare di una rossastra luce inquietante.
“Semplicemente quello che succede a tutti”, rispose. “Ha trovato una sistemazione migliore.”

La prima notte nella nuova casa, Marta non riuscì a chiudere occhio.
Abituata ai rumori e al traffico della città, il silenzio lì le sembrava quasi innaturale.
Verso le tre del mattino poi, sentì bussare.
Tre colpi, secchi, alla porta della sua stanza.
“Mamma?” chiamò, pensando che forse anche lei non riusciva a prendere sonno. Non ottenendo nessuna risposta, si alzò e andò ad aprire, ma il corridoio era vuoto.
Sul pavimento però c’era una cosa che prima non aveva notato: un piccolo oggetto di legno, intagliato a mano. Sembrava un amuleto, o forse era semplicemente un pezzo di qualcosa di più grande.
Raccogliendolo, Marta lo sentì freddo al tatto… quasi fosse stato al gelo per molto tempo.
Rabbrividendo, richiuse la porta della stanza e posato l’oggetto sul comodino tornò a letto.
Stavolta ben decisa ad addormentarsi.

Il giorno dopo era domenica e, quando nel pomeriggio sua madre uscì per andare a fare spese, Marta salì a esplorare la soffitta.
Non molto grande e trascurata, al centro del pavimento sporco però la ragazzina vide un baule, stranamente in buone condizioni e senza lucchetti di sorta. Apertolo vi trovò dentro vecchie fotografie ingiallite, alcune lettere e un diario.
Il diario era stato scritto da una ragazza di nome Elena, vissuta lì – a giudicare dalle date segnate sulle pagine – alcuni anni prima.
Incuriosita, Marta si sedette a terra e iniziò a leggerlo: pagine su pagine di semplici confidenze da adolescenti ma poi… nella parte conclusiva del diario qualcosa cambiò.
Le ultime pagine erano scritte in fretta, con una grafia tremante fino a concludersi bruscamente con tre frasi.
La casa… ha tre soglie.
La prima è la porta.
La seconda è lo specchio.
La terza… la terza non deve essere aperta.
Marta sentì un brivido scorrerle lungo la schiena. Cosa significavano quelle parole?
Chiuse di scatto il diario e lo portò di sotto, intenzionata a mostrarlo alla madre al suo rientro.
La reazione di Anna però non fu quella che si aspettava.
“Un vecchio diario, sì”, annuì dopo aver riposto la spesa. “E allora? Perché ti spaventa così?”
“Guarda cosa c’è scritto qui.”
Marta le mostrò le ultime parole che aveva letto e le parlò dei colpi alla porta sentiti la notte prima.
“E questo”, terminò mostrando alla madre lo strano oggetto di legno che aveva conservato. “È come se qualcuno l’avesse messo lì apposta…”
“Questa è una vecchia casa”, minimizzò la donna, “con i suoi rumori e le sue… stranezze. Sicura di averli sentiti per davvero quei colpi alla porta… e che questa cosa non sia sempre stata lì, o magari sia caduta da qualche parte?”
“Sono sicura, sì!” si stizzì lei, come sempre quando non veniva presa sul serio. “Qui c’è qualcosa di strano mamma, questo posto mi mette i brividi…”
Anna sospirò, già stanca di quella conversazione. “Senti tesoro, secondo me sei soltanto suggestionata. Capisco che per te questo è un momento difficile, ma lo è anche per me. Tuo padre, il divorzio, il lavoro… a volte mi sembra di stare per scoppiare! Ti prometto che sistemerò le cose e presto troveremo un nuovo posto in cui stare, ti chiedo soltanto un po’ di tempo.”
“Mamma, ma…”
“Adesso aiutami a preparare la cena e non parliamo più di queste cose. Domani al lavoro”, concluse con una smorfia infastidita, “mi aspetta già una giornata abbastanza stressante!”

Consumata una cena silenziosa, Marta si ritirò nella sua stanza. Stavolta si addormentò senza problemi ma in piena notte si svegliò, con la sensazione che ci fosse qualcuno con lei nella stanza.
Al buio naturalmente era impossibile dirlo con certezza, ma le sembrò di sentire respiri e sussurri, e qualcuno – o qualcosa – che sfiorava delicatamente le pareti della camera.
Rimase immobile nel letto, con il cuore che le martellava nel petto e si tirò su la coperta fin sopra la testa; rimase così, sul chi va là a lungo non osando quasi neppure respirare ma poi, non sentendo più nulla, alla fine si riaddormentò.
Il mattino dopo però si accorse che lo specchio vicino al letto si era crepato e un frammento di vetro era caduto sul pavimento.
Lo specchio..., pensò subito. La seconda… soglia…
In preda al panico saltò giù dal letto e, vestitasi in tutta fretta corse in cucina solo per accorgersi che sua madre era già uscita per andare al lavoro.
Scusami per ieri sera, lesse scritto su di un biglietto appoggiato sul tavolo vicino a un piatto di biscotti. So di non essere stata una gran compagnia, ma ti prometto che stasera tornerò prima e staremo un po’ insieme. Le cose pian piano andranno meglio, vedrai. Ti voglio bene. Mamma.

Uscita di casa, Marta s’incamminò per il bosco immersa nei suoi pensieri.
Stava succedendo qualcosa, in quella casa, e lei era da sola a doverlo affrontare. Sua madre non le prestava ascolto, e suo padre si era sempre disinteressato di lei. Non poteva certo contare su di lui per un aiuto. Di nessuno genere.
Aveva la testa piena di domande, e a un certo punto le venne in mente che forse i vicini sapevano qualcosa, se non proprio di quello che stava succedendo, almeno di Elena e di cosa ne era stato di lei. Se si era trasferita forse avrebbe potuto raggiungerla e…
C’era solo una casa lì nelle vicinanze, e quando la raggiunse la ragazza vide una grande catasta di legna e un uomo intento a spaccarla con una grande ascia a due mani.
Lo sconosciuto era massiccio, con la barba ispida e gli occhi scuri come corteccia bagnata, e quando la vide interruppe il suo lavoro fissandola senza dire nulla. Indossava una camicia di flanella e aveva le mani segnate dal duro lavoro.
“E tu chi saresti?” l’apostrofò a un certo punto, senza traccia di gentilezza.
“Buongiorno signore, mi chiamo Marta e mi sono appena trasferita nella casa laggiù, al limitare del bosco. Vivo con mia madre e…”
S’interruppe vedendolo irrigidirsi.
Lui non le disse il suo nome, non si presentò. Si limitò a guardarla come si guarda qualcuno che ha appena pronunciato una parola proibita.
“Lì…” mormorò, “non ci dovresti stare.”
Marta deglutì. “Perché?”
L’uomo si passò una mano sulla barba, come se stesse decidendo se parlare o no. Poi, con un sospiro pesante, cedette.
“Anni fa viveva lì una ragazza,  Elena. Aveva più o meno la tua età. Una brava ragazza, sempre gentile con tutti. Poi un giorno è sparita. Puff. Senza lasciare tracce. I suoi genitori e la polizia hanno cercato ovunque, ma niente. La versione ufficiale ha parlato di rapimento, ma sua madre continuava a ripetere che Elena la notte prima era in camera sua e il giorno dopo… non c’era più, e nessuno era entrato in casa. Le finestre non erano forzate, la porta era rimasta chiusa.”
Marta sentì un brivido correrle lungo la schiena.
“Ascoltami bene, ragazzina”, continuò l’uomo, posando a terra l’ascia e avvicinandosi di un passo. «Se hai un po’ di buon senso, parla con tua madre poi fate le valigie e andatevene di lì il più presto possibile. Prima che succeda anche a te quello che è capitato a Elena.”
Lei non rispose. Non riusciva. Ringraziò appena, con un filo di voce, e tornò indietro quasi correndo, con il cuore che batteva troppo forte.
Appena entrata in casa, afferrò il telefono e compose il numero della madre. Segreteria.
“Mamma”, disse sforzandosi per tenere un tono di voce il più calmo possibile. “Richiamami appena puoi, per favore. È importante…!”
Passarono dieci minuti, poi venti. Poi, finalmente, il telefono squillò.
“Tesoro, posso parlarti solo un secondo.”
La voce di Anna aveva il tono affrettato di chi ha già un piede in un’altra stanza. “Ma stavo per chiamarti io. Dovrò trattenermi al lavoro fino a tardi. Mi spiace, so che avevo promesso che sarei rientrata prima oggi ma… insomma, mi dispiace. Ti prometto che mi farò perdonare, ok?”
“Mamma, ascolta, devo dirti una cosa. Stanotte ho di nuovo sentito dei rumori, poi lo specchio in camera mia si è rotto e il vicino mi ha parlato di una ragazza che…”
“Amore, davvero, non posso adesso. Ho una riunione che sta iniziando. Ne parliamo appena torno, promesso.”
E prima che Marta potesse replicare, la linea si interruppe.
Il silenzio tornò a riempire la casa. Un silenzio troppo grande per una ragazza che adesso si sentiva più sola che mai.

Non poteva contare su nessuno, adesso, ne era ben consapevole. Ma non si sarebbe arresa. Avrebbe resistito e, non appena sua madre fosse tornata, l’avrebbe portata dal vicino o alla polizia… o persino dai genitori di Elena dovunque fossero… e costretta ad ascoltare. Poi avrebbero lasciato quel posto maledetto, insieme e per sempre. Si barricò in camera decisa a rimanere sveglia e al minimo rumore o segno di allarme a scappare subito via. Avrebbe trascorso la notte sulla strada piuttosto… e poi sua madre stava tornando, no?
Sarebbe andato tutto bene, ne era sicura.
A un certo punto, però, il sonno e la stanchezza la vinsero e si addormentò. Quando, di colpo, si risvegliò, la stanza era gelida.
Lo specchio crepato accanto al letto era appannato, come se qualcuno avesse respirato contro il vetro.
E proprio lì, sul vetro, lentamente, comparve una scritta tracciata da una mano invisibile:
SEI TU.
Marta si alzò di scatto dal letto, terrorizzata, e corse verso la porta. Il suo respiro si condensava nell’aria.
Poi sentì un rumore.
Un cigolio.
La porta dell’armadio si stava aprendo da sola. Lentamente.
Troppo lentamente.
Dentro, il buio totale… poi qualcosa si mosse.
Una figura, sottile… storta, come fosse stata piegata in modo innaturale e poi rimessa in piedi.
“E-Elena…?” sussurrò Marta, colta da una terribile intuizione.
La figura inclinò la testa e venne avanti.
Non aveva volto, era solo un’ombra più scura del buio.
E allora Marta capì, senza nemmeno sapere il perché ma con l’assoluta certezza di non sbagliarsi.
La terza soglia non era una porta.
Non era uno specchio.
Era lei, era… la ragazza.
La casa non voleva entrare nel mondo, voleva che qualcuno entrasse nel suo.
La figura avanzò.
Marta urlò del terrore più puro, ma il suono si spense, come risucchiato in una spirale da cui – fu il suo ultimo pensiero – non c’era nessuna via d’uscita.

Anna guidava a tutta velocità verso casa, sperando di riuscire ad arrivare il più presto possibile. Si era attardata sul lavoro più del previsto, e quand’era ripartita, verso le undici di sera, era piena di sensi di colpa per aver mancato alla promessa di rientrare prima. Purtroppo il suo capo le aveva dato una serie di lavori urgenti all’ultimo e non le era rimasta altra scelta che fermarsi lì ben oltre il solito orario. Non aveva fatto che pochi chilometri, però, che la sua vecchia Ford aveva iniziato a fare i capricci.
Raggiunta per pura fortuna una stazione di servizio, l’aveva trovata ancora aperta e il gentile proprietario si era offerto di darle un’occhiata alla macchina.
“È il carburatore, signora”, le aveva spiegato l’uomo, anziano e con un paio di spessi occhiali da vista. “Lo dovrebbe sostituire.”
“E… lei può farlo?”
In attesa di una risposta Anna pensava a Marta tutta sola a casa. Se non fosse riuscita a rientrare… ma fortunatamente l’uomo sorrise.
“Posso farlo, sì. Mi servono giusto un paio d’ore. Vuole nel frattempo entrare, le preparo un caffè caldo?”
Anna aveva accettato e mentre l’uomo le riparava l’auto aveva provato a chiamare Marta ma senza ricevere risposta. Magari si è già addormentata, era stato il suo primo pensiero mentre le scriveva un breve whattsap per dirle di non preoccuparsi e che sarebbe rientrata il prima possibile.
Ripensò a quanto, nella sfortuna le era ancora andata bene quando finalmente vide la lunga strada alberata che portava verso casa. La percorse alla massima velocità e, parcheggiata l’auto vicino all’abitazione, dalla quale non proveniva nessuna luce, scese ed entrò.
L’accolse il silenzio assoluto.
Anna accese la luce del soggiorno e, posate le sue cose, si diresse verso la stanza di Marta. Aprì piano la porta e si avvicinò al letto per controllare se la figlia stesse effettivamente dormendo.
“Amore…?” sussurrò piano, ma allungando una mano toccò soltanto le coperte.
Allarmata, accese subito la luce… e vide.
Il letto era vuoto e sul pavimento della stanza c’era il piccolo oggetto di legno che Marta le aveva mostrato il giorno prima, con accanto un frammento di vetro dello specchio.
“M-Marta…?” chiamò, mentre la voce le si strozzava in gola. Poi vide che l’armadio della stanza era aperto e sul suo specchio interno notò una scritta:
LA CASA ADESSO HA UNA NUOVA SOGLIA.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

6 commenti
  1. Agata
    Agata dice:

    Mi è piaciuto questo racconto, mi ha fatto venire il nervoso l’atteggiamento della madre di Marta, anche se comprensibile perché dover badare ad una figlia da sola, tra casa, lavoro e spese varie non deve essere semplice. Comunque i figli e le loro sensazioni vanno sempre ascoltati e questa casa che inghiotte Marta può essere vista anche in senso metaforico. Qualcosa che “si impossessa” del figlio, quando questo non viene ascoltato.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao, e grazie per questa recensione molto precisa e dettagliata ❤️.
      Con la madre di Marta volevo proprio dare al lettore le sensazioni che hai avuto tu, quindi vuol dire che il personaggio è riuscito ☺️.
      E tu sai bene quanto me che varie volte chi ha delle sensazioni o intuizioni particolari viene visto come “strano” e non viene ascoltato (vedi per esempio la Cassandra del mito o altri personaggi), magari proprio da un genitore pieno di grattacapi che sottovaluta il figlio.
      E sì, la tua metafora è molto azzeccata, la casa assorbe la persona a cui nessuno presta attenzione.
      😘

      Rispondi
  2. Monica
    Monica dice:

    Mamma mia, che paura quell’uscita dall’armadio e quella scritta sullo specchio trovata da Anna! 😱 Povera Marta! Povera Elena prima di lei 😰 Quando il destino ci mette lo zampino! Il capufficio di Anna, la macchina che fa i capricci, Marta che si è addormentata, e io che dentro di me le suggerivo: “Non tornare là dentro! Vai nel bosco! Prendi l’autobus! Torna a casa di quel signore e chiedi di essere ospitata!”. Stranamente, la casa rapisce soltanto adolescenti. Per quale motivo? E chi era davvero l’inquietante agente immobiliare?

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Parecchi misteri ☺️.
      Sì, forse perché gli adolescenti sono prede più “sfamanti” per l’oscurità della casa. Gli adulti, più duri e già più provati dalla vita forse offrono meno nutrimento.
      Sono felice che il racconto ti sia piaciuto, le sensazioni che ti ha dato erano proprio quelle che volevo imprimere nel lettore. Un abbraccio e grazie di aver letto e recensito ☺️

      Rispondi

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