TRE GIORNI DI VITA

Lo scontro tra Kenshiro e Raoh al villaggio di Mamiya era terminato da qualche ora. I cadaveri dei poveri abitanti, vittime del terribile attacco nemico, erano stati sepolti. I sopravvissuti invece, ancora muti e sconvolti da quanto accaduto, si erano rifugiati nelle proprie case, radunandosi attorno al fuoco.
Kenshiro – ferito al braccio destro – Rei, Aily, Burt, Lynn, Toki e Mamiya si erano invece ritirati a casa della giovane guerriera dai capelli rossi. Consumata lì una scarna cena, sedevano adesso gli uni accanto agli altri, ciascuno immerso nei propri pensieri.
All’improvviso, un grido squarciò il silenzio.
Rei urlò, mentre il suo braccio destro si gonfiava come se dovesse esplodere da un momento all’altro. Gli altri lo fissarono con angoscia. Pallido come un cencio, il guerriero di Nanto si piegò in due dal dolore.
Quando l’ondata passò e il braccio tornò normale, Rei si scostò con dolcezza dalla sorella Aily – che era subito accorsa da lui – si alzò e si diresse verso la porta. Quando l’aprì e uscì, Mamiya fece per corrergli dietro, ma Toki la fermò.
“Non andare, Mamiya…”
“Ma… ma Toki, io…”
“A Rei restano soltanto tre giorni di vita”, le spiegò il guerriero di Hokuto. “Nelle ore che lo separano dalla morte, il suo corpo andrà in pezzi… a poco a poco. Lui ti ama, e sono certo che non vorrebbe che lo vedessi così. Resta qui, te ne prego.”
Sconvolta, Mamiya impallidì.
“Ma io… io vorrei solo stargli vicini…”
“Sta’ tranquilla, Mamiya”, intervenne Kenshiro. Si alzò a sua volta in piedi e rivolgendo all’amica un sorriso pieno di comprensione. “Rei non resterà solo. Andrò io da lui.”
Lei annuì, angosciata e incapace di pronunciare una sola parola. Rei… l’uomo che aveva scoperto di amare quando già sembrava troppo tardi, con la morte ormai pronta a dividerli… le stava per essere strappato via per sempre.
Come avrebbe potuto sopportarlo?
Rei si sedette su una roccia. Nello stesso istante, anche la gamba si gonfiò, provocandogli un dolore atroce. Gemette, sudando freddo mentre la morsa della paura gli stringeva il cuore. Anche la gamba…, pensò. Ormai la Stella della Morte è sempre più vicina… la vedo con chiarezza anche adesso, pronta a oscurare l’astro che ha sempre protetto la mia vita…
Chiuse gli occhi per un istante, e i ricordi del combattimento con Raoh riaffiorarono come lame affilate.
Aveva dato tutto, come sempre, senza risparmiarsi. Ogni colpo, ogni respiro, ogni frammento della sua anima era stato riversato in quel terribile scontro. Quando tutte le sue tecniche si erano infrante, vane, contro il nemico, aveva persino osato usare il Danko Sōsai Ken, il Colpo di compensazione dell’ultimo mistero di Nanto. Una tecnica suicida, disperata, che nessun guerriero della sua scuola avrebbe mai impiegato se non nel momento di estremo bisogno. Si era così scagliato contro Raoh cercando di tagliare ogni barriera, ogni difesa, ormai pronto a morire pur di dare la morte al malvagio nemico.
Ma era stato tutto inutile.
Neanche così era riuscito ad avere la meglio sul Re di Hokuto. Non l’aveva nemmeno sfiorato, e a Raoh era stato sufficiente un singolo attacco mirato per gettarlo nella polvere. Sconfitto, umiliato… e condannato a morire fra atroci sofferenze.
Strinse i denti, mentre un altro spasmo gli attraversava la schiena. Il dolore fisico era nulla in confronto al peso che portava nel cuore.
Perdonatemi, maestro Rofu… pensò, mentre una lacrima silenziosa gli rigava il volto. Forse sono stato una delusione per voi, che un tempo mi avete trasmesso tutte le tecniche dell’Uccello d’Acqua di Nanto…
Però non si pentiva di nulla. Aveva scelto di affrontare l’impossibile, pur sapendo che il prezzo sarebbe stato la sua vita. Si era battuto per i suoi amici, per difendere il villaggio… e per Mamiya. L’amava, e l’unico suo rimpianto era che fra poco non avrebbe più potuto starle accanto…
Una mano si posò con affetto sulla sua spalla. Rei si voltò e, riconoscendo Kenshiro, si sforzò di sorridere.
“Sei tu, Ken…”
“Rei… mi dispiace amico mio. Hai affrontato Raoh, rischiando la vita al mio posto. Se solo fossi arrivato prima…”
Rei lo interruppe scuotendo il capo.
“Non dirlo nemmeno. Ho fatto quello che credevo giusto, e affrontare il nemico per cercare di salvare gli abitanti del villaggio era mio dovere di sacro guerriero dell’Uccello d’Acqua di Nanto. Non ho rimpianti. Ho seguito il destino della mia stella – quella della Giustizia – e ho combattuto sempre per proteggere chi amavo. Se adesso la mia vita è giunta alla fine… ebbene, così sia. Sono un maestro della Sacra Scuola di Nanto. Affronterò la mia morte a testa alta.”
A quelle parole, gli occhi scuri di Kenshiro si velarono di lacrime. Sapeva bene quanto in realtà Rei cercasse di dissimulare l’angoscia che lo pervadeva, e lo ammirava anche per questo.
“Tu sei davvero un grande uomo, Rei… e sono fiero di essere il tuo migliore amico.”
Mamiya, nascosta dietro una colonna, aveva ascoltato tutto. Rei… amore mio…, pensò in preda all’angoscia. Stai soffrendo in modo così orribile… e io non posso starti vicino. Ma non ti lascerò solo ad affrontare il tuo dolore… te lo prometto.
All’alba uscì quando ancora tutti dormivano e, preso il casco, raggiunse in tutta fretta la sua moto nera.
“Mamiya!” la vide Burt, uscito per controllare il livello di benzina del suo fuoristrada. “Ma dove stai andando?”
“A Medicine City.”
“Medicine City?”
“Sì. È una città poco lontana da qui, dove ho saputo che si trova uno dei pochi depositi di medicinali ancora efficienti in tutta la zona. Forse lì troverò qualcosa per alleviare le sofferenze di Rei.”
“M-ma…”
“Non cercare di fermarmi, Burt, ti prego. Io amo Rei… e non posso lasciarlo morire così, tra le pene dell’inferno senza muovere nemmeno un dito. Devo aiutarlo!”
“Aspetta, Mamiya! Gli uomini del Re di Hokuto potrebbero essere ancora nei dintorni… non avrai intenzione di andare da sola? Aspetta un attimo!”
Lei però scosse la testa, s’infilò il casco e accese il motore. Partì, a tutta velocità e Burt dovette scansarsi per evitare di venire investito.
“Mamiyaaaaaa!”
Lei però non si voltò, e anzi si diresse a tutta velocità fuori dalle porte del villaggio.
Ce l’avrebbe fatta a raggiungere Medicine City… e soprattutto a trovare un farmaco capace di lenire le atroci sofferenze di Rei?
A seguire…
Recensioni e commenti
RECENSIONI

Ciao…
Quando mi capita di rivedere o rileggere nel manga la fine bruttissima fatta da Rei mi viene ancora da piangere e sono passati anni da quando l’ho vista la prima volta…
Sono contenta che in questa tua versione Mamiya dice chiaramente di amare Rei (nella versione “ufficiale” questa cosa non è mai chiarita del tutto e l’ho trovata una grossa ingiustizia nei confronti del bellissimo personaggio del Cigno)…
Anche qui parte per Medicine City… cosa succederà una volta lì?
La storia dovremmo saperla già… ma non penso tu abbia scritto una fotocopia della versione originale, ci sarà sicuramente qualche sorpresa… no?
Bello scritto, dei grandi complimenti sono il minimo che ti possa fare.

Rei è forse il personaggio di tutta la serie che muore nel modo peggiore, alla fine salta quasi in aria come i crestoni, solo Jagger tra i personaggi principali (che però è uno schifo d’uomo) muore così male, e soffre pure di meno.
Pensare che, anche ridotto così, Rei riesce comunque a dominare quella scamorza di Yuda da’ l’idea di quanto sia scarsa la “Gru”, tutta apparenza e ben poca sostanza.
Vedo che questo è solo il primo capitolo del racconto, sono curioso di vedere come proseguirai.
Ti seguo 👍
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