SPECCHI ROTTI

Scritto nel gennaio del  2026

La galleria d’arte era immersa nella luce dorata di un tardo pomeriggio di primavera che filtrava dalle alte finestre. Ilenia stava sistemando una cornice, canticchiando appena, quando il tintinnio della porta d’ingresso la fece sobbalzare.

Si voltò, ma la ragazza appena entrata sembrò rubarle il respiro. Le sembrò di osservarsi allo specchio: la sua stessa figura snella, occhi identici ai suoi, persino il medesimo taglio di capelli. Ma il modo in cui camminava… quello no. Quello era diverso: deciso, fluido, quasi predatorio.

“N-Nicole…?” sussurrò, la voce un filo delicato quasi pronto a spezzarsi.

“Ciao, sorellina.” Nicole sorrise, un sorriso lento e sensuale che le sfiorò appena le labbra dipinte di rosso.

“Ti sono mancata?”

Ilenia si strinse le mani. “Non… non ti aspettavo.”

“Lo vedo.” Nicole avanzò tra le opere esposte, sfiorando con le unghie una scultura di vetro raffigurante una ninfa del mare. “Carina. Non male davvero. È tua?”

Un suono secco, e a Ilenia sembrò che le unghie della sorella lasciassero una crepa sottile sulla superficie vetrosa, ma quando sbatté gli occhi non vide nulla.

“È… è di un artista emergente”, balbettò. “L’ha scoperto Roberto.”

“Ah, Roberto.” Nicole si voltò, inclinando leggermente la testa. “Il tuo fidanzato, giusto? Vi ho visti su Facebook, eravate così teneri insieme…”

“È…” arrossì Ilenia. “È un bravo ragazzo e siamo molto felici.”

“Immagino.” Nicole sorrise di nuovo, stavolta con un lampo di malizia negli occhi. “Allora, dimmi un po’… pensavi fossi ancora a Berlino?”

“Sì. Cioè… a dire il vero non lo so. Non mi avevi detto che…”

“Non devo dirti sempre tutto, no? L’importante”, aggiunse avvicinandosi un po’, “è che adesso sono qui.”

“E…”

“E ho tutte le intenzioni di rimanere.”

Nicole si insinuò nella vita di Ilenia come acqua corrente nella fessura di un muro. Si installò da lei e quando, una sera, si presentò a casa dei genitori, la coppia la guardò come si guarda un fantasma.

“Nicole…” mormorò Clara, la madre, con la voce incrinata.

“Sorpresa”, sorrise Nicole, abbracciandola con fin troppo slancio.

Mauro, il padre, non aprì bocca e quando la figlia si voltò verso di lui le strinse a malapena il braccio.

Lei ridacchiò. “Ciao papà. So che forse avresti preferito la solita serata tranquilla davanti alla tivù, ma sai com’è… credo di avere un dono per mandare all’aria i programmi degli altri.”

Ilenia, seppur non entusiasta, parlò a Roberto di Nicole ma ogni volta che lui veniva a casa la gemella usciva.

“Non voglio rovinare la la vostra liaison”, sorrideva, per poi infilarsi una gonna corta e un abito scollato e uscire pronta ad andare a fare tardissimo chissà dove e chissà con chi.

Un giorno però rubò il telefono di Ilenia dando appuntamento a Roberto a casa, sapendo che la sorella sarebbe rincasata più tardi del solito.

Lui ci andò senza sospettare nulla: si accorse subito che la sua fidanzata sembrava diversa, ma si lasciò trascinare dalla sua esuberanza. Più tardi, finiti a letto in un impeto di passione, consumarono un rapporto che lasciò entrambi sfiniti e sudati tra le lenzuola.

“È stato… strano…” sorrise Roberto. “Quasi come se…”

Nicole lo fissò. “Se?”

“Se non fossi tu. Sembri diversa, non so come dire. Più sicura. Più…” si interruppe senza sapere bene come proseguire, poi all’improvviso Nicole scoppiò a ridere.”

Sciocchino, certo che sembro diversa”, disse arruffandogli i capelli. “Non sono Ilenia.”

Lui la fissò. “Non…”

“Sono Nicole. È un piacere, Roberto, ero proprio curiosa di conoscere il fidanzato della mia sorellina.”     

Per un attimo Roberto non capì, poi si alzò a sedere di scatto. “Ma che stai dicendo? Tu saresti… Nicole?”

Sorridendo, lei fece per accarezzargli il braccio ma lui la scostò. “Lasciami stare. Si può sapere che hai in testa?”.       

“Oh, e io che pensavo ti fosse piaciuto. E adesso che stai facendo?”

Roberto si alzò, iniziando in fretta a rivestirsi. “Semplice. Me ne vado, e spero di non rivederti mai più.”

Nicole fece una risatina e gli tirò un cuscino. “Sei veramente cattivo. E dimmi, hai intenzione di raccontare tutto alla cara Ilenia? Sai quanto la feriresti, vero?”.                                       

“Sei… sei un mostro. Davvero non t’importa di lei? Dei suoi sentimenti?”.                                 

“È mia sorella, certo che m’importa di lei.” Nicole si stirò languidamente fra le lenzuola. “Ma toglimi una curiosità: lei non ti ha mai fatto venire così, vero? Su, a me puoi dirlo. Sarà il nostro piccolo segreto. Giuro.”

Và al diavolo”, replicò Roberto, poi finì di vestirsi in fretta e lasciò la stanza inseguito dalla risata divertita di Nicole.

Passarono le settimane e, per quanto si sforzasse, ogni volta che Nicole lo cercava, Roberto finiva per cederle. Lei lo trascinava in un vortice di desiderio e confusione, e quando tornava da Ilenia si sentiva sporco, colpevole, ma incapace di fermarsi. Tanto che alla fine fu lui a iniziare a cercare Nicole.

“Cosa stiamo facendo?” le chiese una sera dopo aver fatto sesso.

“Dimmelo tu”, rispose lei fissandolo negli occhi. “Sei stato tu a cercarmi, no?”

Lui si morse le labbra e non rispose. Preso nel tornado Nicole, però, gli era sempre più difficile portare avanti la sua storia con Ilenia.

“Che cos’hai?” gli chiese lei, accorgendosi che qualcosa non andava. “In questi ultimi giorni sembri distante.”

“É il lavoro”, le mentì. “Sai, siamo a fine mese e il mio capo mi sta con il fiato sul collo.”

Ilenia non domandò altro, ma negli occhi Roberto le lesse una muta sofferenza. Non avrebbe mai voluto farle del male, ma lei aveva ragione. Distante era la parola giusta. Sempre più distante da lei e pericolosamente vicino a qualcosa che non capiva.

Intanto, Ilenia si tormentava. Litigava sempre più spesso con Nicole, che la provocava deridendola umiliandola.

“Il tuo Roberto è un porco”, le sbatté in faccia una sera. “Come tutti i ragazzi.”

“Non è vero… Roberto mi ama.”

“Ama?” Il disprezzo nella voce di Nicole era palese. “Ama. Ma per favore, e tu ci credi?”

“Sì.” Ilenia era sull’orlo delle lacrime. “Sì, ci credo.”

“Ti prende solo in giro. È stato a letto con me, lo sai?”

“N- non ti credo. Le tue sono solo bugie…”

Nicole la prese per le spalle. “Sai che è la verità. Ed è normale che sia così, perché tra di noi sono io quella più forte. Tu sei solo la mia ombra. Il tuo Roberto…”

“Basta!”

In lacrime, Ilenia uscì di corsa di casa e si precipitò a casa dei genitori.

“Cara, ma che cos’hai?” le chiese Clara mentre Mauro richiudeva la porta di casa.

“Mamma, papà… Nicole mi sta distruggendo. Non so più cosa fare.”

“Tesoro… adesso cerca di stare calma.”

Clara abbracciò la figlia mentre Mauro distolse lo sguardo.

“Ilenia ti prego…” mormorò. “Adesso non ricominciare.”

“Ricominciare… cosa?” Ilenia sbatté gli occhi e si divincolò dall’abbraccio della madre. “Dovete aiutarmi, papà, vi sto dicendo che Nicole…”

“Basta, Ilenia.” La voce di Mauro era dura, tesa. “Questa storia deve finire.”

“Voi…” Ilenia sembrò spiazzata, poi ebbe uno scoppio di rabbia improvviso. “Voi siete i miei genitori! Perché non volete aiutarmi? Ascoltatemi, almeno!”

Clara chiuse gli occhi, Mauro scosse impercettibilmente la testa, e allora Ilenia capì. Erano i suoi genitori sì, le volevano bene e le erano sempre stati accanto, certo. Ma questa volta da loro non avrebbe avuto aiuto.

Si voltò e quando uscì sbattendo la porta, più confusa di prima, nessuno la fermò.

La sera successiva, Ilenia chiamò Roberto. La voce era spezzata, isterica.

“Tu… tu stai con lei, vero? Con Nicole!”

“Cosa? No! Ilenia, io…”

“Non mentire! Lei mi ha detto tutto!”

Roberto si passò una mano tra i capelli. “Ilenia, ascoltami. Io… io non so cosa stia succedendo, ma dobbiamo parlare. Aspettami a casa, arrivo subito d’accordo?”

Nessuna risposta, e l’attimo dopo Ilenia gli sbatté il telefono in faccia. In preda all’agitazione, Roberto si precipità fuori di casa e, salito in macchina, mezz’ora dopo era già sotto casa sua.

Scese e suonò il campanello. Pochi minuti dopo Ilenia gli aprì, con il viso rigato di lacrime.

“Amore…” la strinse fra le braccia lui. “Ilenia, amore mio perdonami, io…”

Lei rimase rigida, incapace di ricambiare l’abbraccio. Quando lui la lasciò andare, lo guardò con gli occhi lucidi, come se le stesse crollando il mondo addosso.  

“Io… ti amavo.” La voce le tremò.  “Ti amavo davvero. E tu… tu mi hai tradita. Con lei.”  Inspirò a fatica, scuotendo la testa. “Non… non ce la faccio, non… di nuovo. Non voglio vederti mai più.”

“Ilenia, io…”

“E tu”, continuò lei. Puntò il dito verso un punto alle sue spalle e gli occhi le lampeggiarono di una rabbia improvvisa. “Tu sei mia sorella! Avresti dovuto amarmi e invece… mi hai distrutta!”

“Nicole…” si voltò di scatto Roberto. “Dille che…”

Ammutolì, perché di fronte a lui non c’era nessuno. E proprio in quel momento sentì un colpo fortissimo alla nuca poi il buio calò su di lui.

Quando riaprì gli occhi, la testa gli pulsava. Era seduto su una sedia, le braccia legate dietro la schiena e Nicole lì davanti a lui. Era lei… doveva essere lei, perché quello non era lo sguardo di Ilenia, freddo e distante da mettere i brividi.

“Finalmente sveglio.” La sua voce di lei era un misto di trionfo e follia. “Stavo incominciando ad annoiarmi.”

“Nicole… cosa… dov’è Ilenia?”

“Ilenia.” Nicole si chinò su di lui, sfiorandogli la guancia con un gesto quasi affettuoso. “L’ho uccisa, caro. Non sopportavo che ci dividesse e lei non ti avrebbe mai lasciato a me, quindi… ho dovuto prendere una decisione.”

Roberto sbiancò. “Non ti credo. Adesso dimmi dov’è.”

“Non c’è più, te l’ho detto.” Nicole sorrise. “Ora ci siamo solo noi due.”

“Sei pazza.”

“Pazza?” Nicole scoppiò a ridere, poi s’infuriò e afferrò un grosso coltello da cucina. “Vuoi vedere com’è davvero una pazza?”

Gli sollevò il mento avvicinandogli la lama del coltello a un occhio. “Se non mi ami dovrò uccidere anche te. Vuoi che lo faccia?”

Prima che Roberto potesse rispondere, la porta dell’appartamento si aprì e Clara e Mauro entrarono di corsa.

“Nicole!” gridò la donna. “Che cosa stai facendo?”

“Stanne fuori, mamma”, replicò lei in tono gelido. “Del resto è quello che sai fare meglio, no? Rimanertene in disparte ad osservare mentre tutto va in pezzi.”

“Nicole…”

“State indietro!”

Iniziarono a parlare tutti e tre, le loro voci si sovrapposero e Roberto ne approfittò. Si liberò e si alzò, lanciandosi contro Nicole per cercare di disarmarla.

Lei gridò come un’animale impazzito tentando di pugnalarlo; Roberto riuscì ad afferrare la lama con la mano e sentì il metallo scivolargli nel palmo, caldo del sangue e del fiato spezzato. Con uno strappo di tutto il corpo riuscì a voltarla, sentendo cedere il polso di Nicole e iniziando la lama all’indietro.

Lei ringhiò, mentre il suo braccio tremava sotto la forza che lui le stava imponendo. Per un istante il pugnale oscillò tra loro, sospeso, la punta che cercava un bersaglio.

Roberto serrò i denti e spinse ancora, mentre Nicole si contorceva con lo sguardo fisso sulla lama, misto di furia e paura; lui spinse ancora ma in quell’istante colse un movimento a margine del suo campo visivo e l’attimo dopo qualcuno s’interpose fra lui e il suo bersaglio.

Prima che potesse fermarsi, il pugnale affondò nella carne viva e il terribile attimo di silenzio che seguì venne rotto dall’urlo strozzato di Nicole.

Le sirene della polizia tagliarono l’aria. Roberto era seduto a terra, tremante e con le mani sporche di sangue. Accanto a lui il corpo di Mauro, pugnalato al cuore, giaceva privo di vita.

“Ha ucciso mio marito”, disse Clara quando gli agenti arrivarono sul posto. “L’ha pugnalato… con quello.”

Gli agenti sollevarono Roberto e lo ammanettarono. Lui non oppose resistenza; si sentiva svuotato, come senza forze.

Nicole e la madre si abbracciavano piangendo. Clara accarezzava dolcemente i capelli della figlia, il viso di lei nascosto nel suo abbraccio.

“Andrà tutto bene, Ilenia…” sussurrò.

Roberto, trascinato verso l’auto della polizia, si voltò. “Ilenia…?” mormorò. E allora, solo allora, iniziò a capire.

Clara portò la figlia a casa sua e le preparò una tazza di tè. “Tieni tesoro, bevi. Ti farà bene.”

“Grazie, mamma.” La ragazza sorrise. Un sorriso dolce, remissivo. Un sorriso da Ilenia.

“Mamma… dov’è Nicole?”

Clara chiuse gli occhi per un istante. Il passato le pesava sul petto come un macigno, ma non lo diede a vedere. Doveva proteggere Ilenia… come aveva sempre fatto.

“Tesoro…” rispose nel modo più dolce possibile. “Nicole non c’è più.”

“Come… non c’è più?”

“È successo anni fa.” La voce le tremò per un momento. “Avevate avuto una lite a causa di Andrea. Ti ricordi di lui?”

Per un momento Ilenia sbatté gli occhi, confusa. “Andrea…” ripeté, poi il suo sguardo s’indurì. “Lui era il mio ragazzo, e… e mi tradiva con lei. Con Nicole.”

“Sì, e quando l’hai scoperto tu e lei avete avuto una tremenda litigata. Da allora… Nicole se n’è andata. Per sempre.”

Mentre pronunciava quelle parole, Clara ricordò tutto in un lampo: la gelosia improvvisa, la discussione degenerata, Ilenia che spintonava con violenza la sorella e Nicole che cadeva, sbatteva la testa e non si muoveva più.

La fragile psiche di Ilenia era crollata: rifiutandosi di accettare la morte della sorella , la ragazza aveva iniziato a impersonarla, di tanto in tanto, mantenendo così vivo un legame malato che aveva senso solo nella sua immaginazione.

Clara e Mauro, allora, avevano preso una sofferta decisione: in un estremo tentativo di proteggere Ilenia dal peso di una verità che l’avrebbe distrutta, le avevano detto che Nicole, dopo il loro litigio, era partita per sempre. Miracolosamente, da allora, Ilenia aveva smesso di impersonare la sorella e le cose erano andate bene fino a che non era arrivato Roberto. Di lì a poco “Nicole” era tornata e le cose avevano iniziato rapidamente a degenerare… fino al tragico epilogo finale. Mauro, l’uomo che amava, si era sacrificato pur di proteggere la figlia, e lei ne avrebbe onorato la memoria tenendo insieme ciò che restava della loro famiglia. A qualunque prezzo.

Ilenia rimase immobile, con lo sguardo perso nel vuoto come se riflettesse su qualcosa che vedeva solo lei. Poi sorrise piano.

“Capisco…” mormorò.

Clara le accarezzò la guancia. “Sei al sicuro, Ilenia. E te lo prometto… ti terrò al sicuro per sempre.”

La galleria d’arte era vuota. Silenziosa e tranquilla quasi all’ora della chiusura serale.

Ilenia camminò tra le opere esposte in fila, sfiorando con le dita la scultura di vetro che aveva deciso sarebbe stato il pezzo forte della sua prossima mostra.

La superficie era liscia, senza il minimo difetto.

“La ninfa del mare. È perfetta…” mormorò la ragazza. E sorrise.

Un sorriso che non apparteneva né a Ilenia né a Nicole. O forse apparteneva ad entrambe.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Di norma, l’amore è il più puro e nobile dei sentimenti. Quando però vi si associa l’ossessione e il possesso, allora diventa inevitabilmente “malato”. In alcuni frangenti, come in questo caso, può addirittura lasciare dietro di sé una scia di sangue e di morte.

La fragilità umana, aggravata nello specifico dalla malattia mentale e non adeguatamente capita e curata, può portare a conseguenze drammatiche e a farne le spese molto spesso possono essere le persone amate, come il protagonista di questo intenso racconto che viene trascinato senza accorgersene in una spirale di amore, pazzia e deliri, fino a pagarne il prezzo più alto.

2 commenti
  1. Sabrina
    Sabrina dice:

    Mi piace moltissimo questa tua versatilità nel scrivere generi diversi
    Ogni tuo racconto è una sorpresa
    👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      E ogni recensione è per me oltre che un piacere una vera e propria gioia per il cuore, perché mi sprona ad andare avanti a scrivere e a proseguire deciso verso la meta fissata :-).
      Quindi grazie mille per tutto 🙂

      Rispondi

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