IL CARDINALE
E LA REGINA
Scritto nel giugno del 2015

Il cardinale Louis de Rohan, co-protagonista del famosissimo affare della collana, che nella Francia della seconda metà del 1700 coinvolse la stessa sovrana del regno Maria Antonietta, era celebre all’epoca per la sua fama d’impenitente donnaiolo.
Ricchissimo, il potente ecclesiastico era fra l’altro talmente inviso alla stessa Maria Antonietta che lei per quindici lunghi anni si rifiutò, oltre che di rivolgergli la parola, di concedergli persino un pur minimo cenno di saluto.
Indagando un po’ su quelli che potevano essere i motivi di tanta antipatia, ecco qui questa one-shot che parte proprio, riprendendole in versione tragi-comica, dalle “origini” da cui scaturì tale insofferenza… vediamo un po’ che cosa ne é uscito… buona lettura! 🙂
Donne.
L’ho sempre detto: sono un piacere per gli occhi, seducenti e peccaminose come Eva nei giorni dell’Eden. Ma sono anche la rovina del mondo. O quantomeno… lo sono state per me.
A me, Louis de Rohan, cardinale della più alta e antica classe ecclesiastica di Francia, le donne non sono mai mancate. Soprattutto belle e ovviamente giovani. Evidentemente attratte dal mio fisico – non magro, ma ben proporzionato – da “uomo di sostanza”, come mi sono sempre considerato. Dal mio spirito irridente. E certo, anche dalla mia giovialità, sempre viva anche negli anni non più verdi della mezza età.
Ero affezionato alle mie favorite. Elargivo loro generose somme di denaro, ma certo non mi frequentavano per quel mero e basso scopo. Erano tutte innamorate di me, ci avrei potuto mettere la mano sul fuoco!
Quando il nostro amato sovrano, Luigi XV, mi convocò a Versailles per inviarmi come ambasciatore alla corte d’Austria, mi dispiacque lasciarle. Chissà per quanto tempo avrei dovuto stare lontano!
Le mie colombelle mi salutarono tutte calorosamente. E io partii per Vienna, convinto di portare un po’ d’allegria e movimento in quella corte di pesantoni.
Fin dal mio arrivo, indissi balli e feste nella dimora che mi venne assegnata, poco fuori Vienna. Invitai i più nobili fra i nobili e le più belle dame dell’aristocrazia austriaca.
Belle… oddio, si fa per dire. In confronto alle damigelle francesi – così carine, con forme sinuose messe in risalto da vestiti all’ultima moda, scollati e a vita di vespa – queste dame e matrone austriache, fasciate in abiti austeri e di taglio ben poco aggraziato, facevano una figura pessima.
Se pensavo alle mie care amiche… alla graziosa mademoiselle de Fontanges. Alla giovane e bellissima contessa di Polignac. O anche soltanto a mademoiselle de Monmartre… mi veniva da piangere al trovarmi di fronte alla pesante madame De Bruhl, all’algida duchessa Von Dexter, e a tutte le varie madame, marchese e duchesse Ferrovecchio e Inguardabili. Nomi altisonanti, certo. Ma che non bastavano certo a mascherare la loro disarmante pochezza.
Non c’era da stupirsi se i più eminenti nobili d’Austria – primo fra tutti il sovrano Francesco Stefano, duca di Lorena – preferivano compiere lunghi e frequenti viaggi all’estero piuttosto che intrattenersi in patria con le loro noiose consorti.
Viaggi-studio, li chiamavano. Per portare omaggi alle corti straniere. Per studiarne usi e costumi. Ma certo. E io sono Carlo Magno reincarnato. E per giunta nato ieri.
La colpa di tutto questo strazio era principalmente sua. Della regina Maria Teresa. Vecchia babbiona che, semmai in giorni lontani le avesse provate, aveva dimenticato da tempo tutte le piacevolezze della vita.
Fin dal mio arrivo, mi guardò di storto. A nulla valsero i miei tentativi d’ingraziarmela.
I miei omaggi venivano a malapena tollerati. Gli inviti alle mie feste e cene eleganti… sistematicamente ignorati.
E chi la sentì, la “saggia sovrana”, quando – durante un’occasione ufficiale – per scherzare e spezzare un po’ la pesantezza della situazione, feci con le mani il gesto delle corna dietro la testa dell’erede al trono Giuseppe. In posa per un ritratto ufficiale.
Povero ragazzo. Così giovane e già così rigido, stretto in una tenuta militare d’altri tempi. Lo sguardo triste e prematuramente vecchio. Con il suo valletto personale – gobbo e mezzo sordo – che lo seguiva ovunque. Persino, ne sono certo, nell’espletamento delle funzioni corporali.
Appena seppe della mia innocente goliardata, Maria Teresa mi convocò nella sua sala del trono. Me ne disse di tutti i colori. rinfacciandomi anche alcune presunte storie romantiche con dame della sua corte.
E capirai. Cose che alla nostra corte di Francia – dove una semplice popolana era diventata addirittura la favorita ufficiale del sovrano – accadevano un giorno sì e l’altro pure.
Eppure, per questa vecchiaccia, sembrava addirittura trattarsi di scandali da scomunica.
“I vostri frivoli e poco rispettosi comportamenti, cardinale de Rohan”, mi redarguì con voce gelida, “hanno superato ogni limite.”
Sedeva su uno scranno intarsiato d’oro, che a fatica conteneva le sue forme, che definire “generose” era farle un immeritato complimento.
“Ho tollerato con pazienza la vostra mancanza di decoro, perché siete un principe della Chiesa e un ambasciatore del grande sovrano di Francia Luigi XV. Ma adesso basta. A tutto c’è un limite. Davvero non vi vergognate?”
Non potei rispondere come volevo, perché ero un semplice ambasciatore. E, alla presenza di una sovrana per di più molto potente, ero costretto a rimanere lì subire la sua immotivata lavata di testa.
Nella sala era presente anche una delle figlie della regina, la giovanissima Maria Antonietta. Mi guardava mordicchiandosi il labbro inferiore, rivolgendomi smorfie di aperta disapprovazione.
Incrociai il suo sguardo, due occhi azzurri, sgranati come laghi. Già non le piacevo. E come stupirsene? Chissà quante turpitudini le aveva raccontato sul mio conto quell’esaltata di sua madre.
Ingoiai il disappunto. Quando finalmente Maria Teresa ebbe finito di sputare veleno, mi congedò. Mi ritirai con un inchino e feci ritorno al mio palazzo.
Non sapevo ancora che la mia permanenza a Vienna era giunta al termine. Pochi giorni dopo, mi giunse una missiva del re Luigi. Il re mi richiamava in Francia. Sarei stato sostituito da un altro ambasciatore.
Nella lettera non c’era scritto molto altro, ma intuii chiaramente che era stata Maria Teresa a chiedere il mio allontanamento dalla sua corte.
Che fai, mi cacci, regina dei miei stivali? Perfetto. Contenta tu, non posso impedirlo. Ma sappi che, allontanandomi… ti sei giocata l’ultima occasione di svecchiarti un po’.
Tieniti pure stretta la tua corte di rigidi bacchettoni, regina dei crucchi. Ma sappi questo: il cardinale de Rohan se ne torna in Francia. Additato. Scacciato. Neanche fosse la peste nera.
Ma dalla corte d’Austria… con lui se ne parte LA PRIMAVERA.
FINE
Recensioni e commenti
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Ciao ho letto questa FF mi ricordo la faccenda scandalo collana e ho scritto anche io una storia su questa molto inquietante ma io ricordo con piacere queste meravigliose anime
Ciao sì il cardinale in questione è proprio quello che verrà poi coinvolto nello scandalo che dici, dopo già dei precedenti diciamo poco lusinghieri 🙂.
Verrò a leggere la tua storia allora.
Irriverent questo cardinale 😊 avrebbe fatto una bella coppia con la Contessa, ne avrebbero combinate di tutti i colori
E si è vero 😁
Il cardinale de Rohan come la primavera.
Sì, certo.
Come no?
Godibilissimo.
Davvero.
Certo che qui, a parte le lascive attenzioni al gentil sesso, si comporta proprio un bambino.
Noi neanche alla scuola materna facevamo più le corna dietro la testa dei compagni.
Che uomo patetico.
Bravo, Enrico.
Una One shot piena di deliziosa ironia.
Mi è piaciuta molto.
Grazie ☺️.
Si il cardinale non è mai stato una cima d’uomo, ambasciatore si ma perché altolocato non certo per meriti suoi.
Convinto di essere un figo un po’ come quegli uomini pieni di soldi e potere si autoconvincono che le donne – alcune donne perché anche lì i simili attirano i simili – vanno con loro perché sono belli e non per interesse.
Grazie di aver letto e recensito, come sempre ti chiedo se puoi riportare il commento anche sul mio sito.
Grazie e a presto.
Ciao si ricordo bene l episodio si è semplicemente trovato nel momento sbagliato proprio come è successo a me
Alla prossima Alta marea
E si è vero, il paragone ci sta.
Grazie di aver letto e commentato 🙂
Ciao Enrico,
con questa one shot ci hai offerto un ritratto del Cardinale de Rohan davvero surreale.
Uomo discendente da una blasonata e ricchissima famiglia di Francia, divenuto ecclesiastico, nonché cardinale, che di spirituale però non aveva proprio nulla, e ce lo hai mostrato con il suo atteggiamento decisamente irriverente, che si trastullava con dame più o meno compiacenti, le quali andavano insieme a lui per ottenerne dei benefici.
Dai suoi comportamenti molto sopra le righe possiamo ben immaginare quale fredda accoglienza possa aver ricevuto, una volta nominato ambasciatore francese presso la corte austriaca, notoriamente seria e bacchettona come la sovrana che la governava e che guardava ai suoi comportamenti con occhio attento e scrupoloso al decoro e che presumeva un alto prelato, o comunque un uomo nella sua posizione, avrebbe dovuto tenere.
Parimenti immagino l’avversione maturata in Maria Antonietta, e fomentata dall’austera madre, che si è manifestata anche e soprattutto quando lei è divenuta regina di Francia.
Decisamente il cardinale aveva un’alta opinione di se stesso per paragonare la sua messa al bando dalla corte austriaca, dovuta alla sua mancanza sia di freni di qualsiasi genere sia di etichetta e decoro, come la scomparsa della primavera da quei lidi…
E’ un uomo che si è crogiolato nella sua posizione sociale, forte del nome che aveva alle spalle ma senza alcun merito personale da vantare, né tantomeno un particolare acume, come “l’affaire du collier” ha purtroppo messo in evidenza.
Una one deliziosamente ironica e piacevole da leggere. Un caro saluto.
Ciao e grazie per questa ennesima recensione molto dettagliata e piena di spunti interessanti. ☺️
Si io ho sempre visto il cardinale un po’ come il Berlusconi dell’epoca, un personaggio sicuramente istrionico e particolare che inserito nei contesti “ufficiali” ha poi avuto i problemi che conosciamo tutti (al di là della vita privata).
Che dirti? Concordo su tutto quello che hai osservato.
Spero tu stia bene – compatibilmente col periodo negativo professionalmente che stai passando.
Un abbraccione.
Enrico