IL PRIMO CAVALIERE
Scritto nel maggio del 2014

Quali saranno stati i pensieri di Jabu, Bronze Saint dell’Unicorno, all’indomani dell’umiliante sconfitta patita durante le Galaxian Wars? Nettamente battuto e umiliato, lui che ambiva alla conquista della Gold Cloth del Sagittario e del cuore della lady che si sarebbe rivelata in seguito come Atena…
Il Colosseo, edificato dalla Fondazione Grado, fino a pochi giorni prima teatro di combattimenti serrati davanti a una folla oceanica, adesso era deserto. Immerso in un cupo silenzio.
Entrai ma, fatti pochi passi, subito mi fermai. A qualche distanza dal ring, su cui avrei dovuto sbaragliare ogni avversario. Fino alla conquista della sacra Gold Cloth del Sagittario.
Il ring da cui avevo salutato ali di folla assiepate sulle tribune. Adesso vuote, come tutto il resto dell’edificio.
La conquista della Gold Cloth…
A quel pensiero, le mie labbra si piegarono in un sorriso amaro.
Avevo conquistato la Bronze Cloth dell’Unicorno dopo sei anni di durissimo allenamento nei pressi di Orano, in Algeria. Ero tornato a Tokyo consapevole della forza acquisita, convinto che nessuno dei miei futuri rivali sarebbe stato in grado di tenermi testa.
Giunto a villa Kido – sede della Fondazione Grado, fondata dal nobile Mitsumasa Kido, l’uomo che aveva adottato me e altri cento orfani – mi ero presentato ai cancelli.
“Jabu, Bronze Saint dell’Unicorno”, avevo detto, sorridendo, lo scrigno della mia Cloth brillante sulle spalle. “È qui. E chiede di vedere immediatamente lady Saori.”
C’era una nota arrogante nella mia voce. E compiaciuto, avevo osservato le guardie fissarmi a occhi sgranati. Il giovane biondo che, partito bambino, era tornato per primo. Dopo aver compiuto un’impresa considerata da tutti quasi impossibile.
Mi invitarono a entrare. Una volta dentro, incontrai Tekumaru Tatsumi. Il più fedele servitore di Saori. Era stato il nostro addestratore, spietato e crudele. Allora l’avevo odiato, ma poi avevo compreso che si era comportato così solo per prepararci. A difficoltà ancora peggiori.
Mi salutò freddamente. Ricambiai il saluto con un cenno del capo, poi una porta interna si aprì. E lei apparve.
Lady Saori. In tutto il suo splendore.
“La… lady Saori”, la salutai con un inchino imbarazzato. Quasi senza fiato. Di fronte alla bellissima donna in cui si era trasformata la ragazzina che ricordavo. Testarda. Viziata. Ma già allora capace di catturarmi il cuore.
Lei mi sorrise gentilmente. Più tardi, in un colloquio privato, mi informò che presto avrebbe dato inizio alle Galaxian Wars. Un torneo tra Bronze Saints, il cui vincitore avrebbe ottenuto in premio la Gold Cloth del Sagittario. Era la sacra armatura che suo nonno Mitsumasa, morto anni prima, possedeva fin da prima di fondare la sua Fondazione.
“A giorni faranno ritorno, oltre a te”, mi spiegò, “altri nove Bronze Saints, provenienti dai più disparati luoghi della Terra. Saranno loro i tuoi avversari, Jabu.”
“E io li sconfiggerò tutti”, risposi, pieno di fiducia. “Lo farò per voi, lady Saori. Tiferete… per me?”
Mi pentii quasi subito di quella domanda. Sciocca. Audace. Ma Saori non era più la ragazzina di un tempo. Nel suo sorriso percepii solo affetto. Gentilezza. E nessuna derisione.
“Dovrò essere imparziale”, rispose, posandomi una mano sul braccio. “Ma ti auguro fin da ora buona fortuna, Jabu. E ancora bentornato. Sono davvero lieta che tu sia diventato il Bronze Saint dell’Unicorno. Perché significa che la fiducia che ho sempre nutrito in te… è stata ben riposta.”
Con quelle parole nel cuore, mi allenai ogni giorno, in attesa dell’inizio delle Galaxian Wars. Nel frattempo, i miei futuri avversari cominciarono ad arrivare, uno dopo l’altro, alla sede della Fondazione.
Geki dell’Orsa, Nachi del Lupo, Ichi dell’Idra, Shiryu del Dragone e Ban del Leone Minore furono i primi. E io sapevo – sentivo – di non avere nulla da temere da loro.
Poi arrivò il Bronze Saint di Andromeda. Rimasi di stucco. Era Shun. Il piccolo e fragile Shun. Quello che da bambini prendevamo tutti in giro, tormentandolo con mille dispetti.
Sarebbe stato lui il mio sesto avversario? A quanto pareva, sì. E io mi domandai se, dietro quell’aspetto poco marziale, quella “femminuccia” avesse almeno imparato a non scoppiare a piangere per un nonnulla.
Poi arrivò Seiya. Quell’insopportabile sbruffone ce l’aveva fatta. Aveva conquistato la Bronze Cloth di Pegaso – il cavallo alato – prediletto della Dea Atena secondo gli antichi miti.
Seiya non era cambiato. Trattava tutti con sgarbo, e la sua arroganza e la mancanza di rispetto verso Saori erano tali che mi ripromisi di dargli una bella lezione sul ring.
E invece… invece eccomi qui. Sonoramente sconfitto. Non da Seiya, in finale. Ma da Shun. Proprio da colui che ritenevo poco più di una debole femminuccia.
Grazie alle sue potentissime catene, mi ha battuto nettamente. Durante il combattimento, non sono nemmeno riuscito a portare a termine un singlo colpo.
No. Sono ingiusto. Non è solo grazie alle sue catene che Shun mi ha battuto.
Col passare dei giorni, lui, Shiryu, Hyoga – giunto poco dopo – e lo stesso Seiya, che sta abbandonando i suoi tratti arroganti per diventare forse il futuro leader dei Bronze Saints, si sono rivelati combattenti eccezionali. Molto superiori a me. Capaci di sprigionare un cosmo elevatissimo.
Io, Jabu, che avrei dovuto essere il primo cavaliere di lady Saori, il suo campione, il guerriero più vicino a lei… non mi sono dimostrato all’altezza. So di averla delusa. E questo mi brucia molto più della sconfitta.
Amo Saori. Con tutto il cuore. Eppure, ho fallito proprio sotto i suoi occhi.
Pensavo solo al mio obiettivo personale: Conquistare la Gold Cloth. Dimostrarmi il migliore. Far colpo su di lei.
Ma Seiya, Shiryu, Hyoga e Shun hanno capito qualcosa di più profondo. Che l’essenza dei veri Saints è il cosmo. E l’amicizia che li lega l’un l’altro. Non una sciocca rivalità né una mera conquista materiale. Men che meno il cuore di una donna.
Io ho sbagliato tutto. E oltre a ciò… Ho colto, con quel sesto senso che solo chi ama possiede, alcuni sguardi tra Saori e Seiya. Mi hanno trafitto il cuore. Fatto a pezzi ciò che restava della mia già fragile autostima.
Saori e Seiya. Non posso esserne sicuro. Eppure… no. Il solo pensiero mi è insopportabile.
Dopo la mia sconfitta, ho parlato una sola volta con Saori. Per prendere congedo e chiederle il permesso di tornare al luogo del mio addestramento. Volevo sottopormi ad allenamenti ancora più duri. Diventare più forte.
Lei ha annuito, senza aggiungere altro. Con il solito gentile sorriso mi ha augurato un pronto ritorno.
Sarei tornato, sì. Finalmente un vero Saint, capace di bruciare un cosmo pari a quello di Seiya e Shun. Le cui imprese ero adesso costretto a osservare da lontano.
Io, che sognavo di diventare il Primo Cavaliere al fianco della lady del mio cuore.
Mi voltai e uscii, raggiungendo Ban, Nachi, Ichi e Geki che mi attendevano seduti fuori dal Colosseo. Anch’essi duramente sconfitti al torneo, e pronti a fare ritorno ai luoghi dove avevano ottenuto le loro Bronze Cloth.
Sì, ce l’avrei fatta. A tutti i costi. CE LA DOVEVO FARE.
“Grazie di avermi aspettato, ragazzi”, dissi sorridendo.
Loro risposero al sorriso. Non eravamo ancora compagni ma forse, accomunati da un’umiliante sconfitta, qualcosa di nuovo era iniziato fra noi.
Si alzarono in piedi.
“Possiamo andare”, aggiunsi. Poi mi voltai un’ultima volta. A osservare il Colosseo della Fondazione Grado.
Il luogo che avrebbe dovuto consacrarmi come il più forte dei Bronze Saints. E che era stato, invece, il teatro della più cocente delle umiliazioni che un guerriero, che ambiva alle stelle, potesse mai subire.
FINE
Recensioni e commenti
RECENSIONI

Era un po’ che non commentavo una fanfic ma visto che qui si parla di Jabu… non potevo davvero esimermi!
L’ho sempre adorato questo personaggio, e la sconfitta con Andromeda non mi è mai andata giù… io già sognavo una finale con Seiya!
Hai reso benissimo i suoi sentimenti e la sua voglia di rivalsa, bello, bravo.
Star’s Princess

Da una sconfitta si matura… e Jabu e i suoi nuovi compagni torneranno in futuro più forti di prima (insomma, si fa per dire :-D)
Da fan di questi personaggi minori non posso che apprezzare il tutto, sei bravo a scrivere, complimenti!
Nick32
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Jabu… un guerriero che dalla sconfitta ha imparato più di quanto immaginasse. E forse, proprio grazie a quella caduta, ha trovato anche nuovi amici sulla sua strada.
Bel passaggio,
Si, nella sconfitta i Bronze Saint minori hanno costituito i primi albori della loro squadra.
Grazie del commento!