L’ISOLA INCANTATA

Scritto nel marzo del 2005- Rieditato nel novembre del 2025

Tintagel…” mormorò Gorlois, duca di Cornovaglia, chiamato Il Cinghiale Nero per il blasone del suo casato, alla vista della fortezza dove dimorava. “A casa finalmente.”

Si sentiva stanco, dopo aver guerreggiato tutta la primavera al comando dell’Alto Re Vortigern contro le milizie Sassoni che devastavano il Paese.

Ora sperava di potersi godere il meritato riposo, anche se dentro di sè sapeva che non sarebbe stato per lungo tempo; i barbari erano sempre in agguato.

In fila per uno!” Ordinò ai suoi soldati, anche se sorridendo sapeva quanto inutile fosse quell’ordine, in quanto i dieci soldati che lo seguivano sapevano benissimo che la stretta strada che congiungeva Tintagel alla terraferma era percorribile soltanto da un cavallo per volta.

Da sotto i loro cappucci Brithael e Jordan, i suoi capitani di mille battaglie, gli sorrisero; erano come fratelli, e lui si sentiva invincibile quando affrontava la battaglia al loro fianco, perché sapeva di avere le spalle ben protette .

Giunto sotto il primo cerchio di mura Gorlois diede ordine alle due sentinelle che stavano appostate di aprire il portone, dopodichè, seguito dalla sua piccola scorta, varcò l’apertura dirigendosi verso il secondo cerchio di mura, dove già le sentinelle avevano provveduto ad aprire il portone.

Superato anche il secondo sbarramento il piccolo gruppo a cavallo si diresse verso i portoni della fortezza vera e propria, che vennero aperti tra le acclamazioni degli abitanti.

Gorlois elargì sorrisi, orgoglioso dell’impenetrabilità della principale fortezza di Cornovaglia, che non sarebbe stata attaccabile nemmeno dal mare perché’ la roccia che si affacciava sulle acque non offriva insenature dove poter sbarcare.

Il duca smontò da cavallo togliendosi l’elmo adorno di denti di cinghiale.

Bentornato, milord” lo salutò il suo siniscalco, Ulfias. “Sono lieto di vedere che siete in buona salute.”

Gorlois gli diede una pacca sulla spalla. “Come vanno le cose qui, amico mio?”

Bene, mio signore.”

Come stanno le mie ragazze?”

Vi attendono nella sala grande, mio signore.”

Gorlois gettò il mantello ad una serva e spalancò le porte della sala principale di Tintagel con la sola forza delle sue poderose braccia. Era senza dubbio un uomo dalla forza notevole, alto e robusto e con le braccia allenate a portare scudo e lancia; i capelli e la barba rossi poi gli conferivano l’aspetto di un Dio nordico, alto e severo.

In quel momento però non aveva nulla di severo, anzi, sorrideva alla sua sposa, Igraine, che si era alzata per andargli incontro.

Bentornato, mio signore” gli disse lei facendo un piccolo inchino; Gorlois la prese per la vita e la baciò con passione.

Mia fedele sposa…” mormorò. “Ti trovo in buona salute. Sarai orgogliosa, signora, di sapere che Cador, nostro figlio maggiore, mi ha affiancato nel comando dei nostri soldati battendosi sul campo con valore e coraggio.”

Igraine sorrise a Cador, un giovane di sedici anni dai capelli rossi come quelli di suo padre, che l’abbracciò sorridendo.

Elaine, Morgause e Morgana, le figlie del duca, vennero rispettosamente a salutare il padre. Gorlois prese in braccio Morgana, che era la più piccola e lo adorava.

Ti tratterrai molto questa volta, marito mio?” Domandò Igraine con voce trepidante, certo temendo una risposta negativa.

Purtroppo no” rispose effettivamente il duca. “Siamo agli inizi dell’estate e non credo che i Sassoni ci risparmieranno altri attacchi. Ad ogni modo Vortigern ha sciolto le schiere e mi ha concesso metà mese di licenza; spero che nel frattempo non si verifichino emergenze.”

Igraine non disse più niente perché sapeva che Gorlois non amava discutere di politica con lei, ma intuì che suo marito non le aveva detto tutto. Inutile preoccuparsi, comunque, perché lo conosceva e sapeva che se il pericolo fosse stato reale lui gliene avrebbe sicuramente parlato.

Gorlois era a Tintagel da appena dieci giorni, quando una sera si presentò un messaggero con le insegne di Vortigern.

Fu subito fatto entrare nella sala grande, dove il duca e i suoi capitani stavano giocando agli astragali; Igraine e le sue figlie stavano tessendo accanto al fuoco.

Mio signore Gorlois” esordì il messaggero “scusate se piombo qui all’improvviso, ma è successa una cosa gravissima.”

Parlate” lo invitò Gorlois.

Signore, i Sassoni hanno lanciato una grande controffensiva dal mare, bruciando e devastando tutto ciò che trovano. L’Alto Re questa volta ha mandato dispacci a tutti gli avamposti di Britannia, persino ai Romani di Aurelio e ai regni al di là del Vallo.”

E’ proprio grave, allora…” mormorò il duca. “Andate, messaggero, e riferite a Vortigern che mi metterò in marcia non appena avrò radunato i miei uomini. Prima di ripartire, però, mangiate e bevete qualcosa.”

Grazie signore.”

Brithael! Jordan!” Chiamò a gran voce Gorlois. “Presto, recatevi immediatamente a radunare le truppe. Domattina all’alba vi voglio schierati nella pianura al di là delle tre cerchia murarie di Tintagel. Fate presto!”

I due s’inchinarono e si precipitarono fuori.

Gorlois si alzò e passò gran parte della notte a dirigere i preparativi, raggiungendo Igraine a letto solo a tarda ora.

E così devi di nuovo partire…” mormorò lei con voce preoccupata.

Già. Questa volta sembra che la situazione sia abbastanza seria” rispose lui, sdraiandosi con un sospiro. “Vortigern non aveva mai richiesto l’aiuto della cavalleria Romana di Aurelio né tantomeno quello dei regni al di là del Vallo di Adriano. L’esercito Sassone dev’essere davvero immenso; temo che questa volta sarà dura. Ho deciso di lasciare Cador a Tintagel con quaranta uomini bene armati.”

Igraine sgranò i begli occhi verdi. “Temi…”

E’ solo per precauzione, nel caso in cui i nemici venissero fin qui; quaranta uomini basterebbero a tenere Tintagel per sempre, e il cibo non vi manca.”

Lei annuì, accarezzando il braccio muscoloso del marito. “Ti prego, Gorlois, promettimi che starai attento…”

Non temere, Dio è con noi. Quei porci pelosi non riusciranno mai a mettere le loro sporche mani sulla Britannia.”

Lo spero…”

Per tutta risposta lui la strinse in un abbraccio rassicurante ed entrambi, infine, si addormentarono.

L’indomani il duca partì all’alba, lanciando appena uno sguardo alle figlie addormentate; abbracciò Igraine e Cador, poi uscì dalla fortezza congiungendosi alle sue truppe che lo aspettavano nella pianura; per un po’ la lunga colonna fu visibile dalle mura poi sparì tra le colline. Gorlois, duca di Cornovaglia, stava di nuovo andando a combattere.

Varcando le massicce mura di Winchester, Gorlois si rese conto che il pericolo, per la Britannia, doveva essere veramente grande, perché dagli stendardi presenti sulle mura e dal grande affollamento per le strade sembrava che non soltanto l’Alto Re avesse convocato tutti i sovrani, ma che tutti loro avessero aderito alla sua richiesta e anche in fretta.

Entrando nella sala dov’erano riuniti i comandanti, Gorlois si recò subito a salutare Vortigern, che stava al centro di un gruppo di uomini intenti a discutere.

Gorlois!” Esclamò il sovrano, felice di vederlo. “Non credevo riuscissi a fare tanto presto!”

La situazione lo richiedeva, mio re” rispose il duca.

Sì, hai ragione. Tu conosci già Urbgen Rheged e Nantre di Gareliand. Questo invece è il tribuno Aurelio Massimo.”

L’interpellato fece un cenno del capo in direzione di Gorlois. “Lieto di conoscervi, signore di Cornovaglia. Ho sentito molto parlare di voi.”

Anch’io di voi, tribuno.” Rispose Gorlois con cordialità.

Questi invece sono i sovrani dei Paesi al di là del Vallo” proseguì Vortigern. “Lot del Lothian, Urien di Gorre, Lavica di Monoth e Yudais di Bremenium.”

Gorlois li guardò, ma nessuno di loro sorrise o fece un cenno di saluto; sembravano Pitti, con le facce dipinte d’azzurro e le capigliature scure raccolte in trecce.

Non vorrei che nelle prossime battaglie finiscano per aggredirci alle spalle, pensò Gorlois con un brivido; non gli piacevano, inutile negarlo.

Allora” riprese la parola Vortigern, dispiegando una grande mappa sul massiccio tavolo di legno che gli serviva da appoggio. “Dalle informazioni che ho ricevuto dalle squadriglie mandate in ricognizione ho saputo che i Sassoni sono sbarcati intorno a Calleva. Contano di prenderci alle spalle da qui a tre giorni, ma per fortuna non sanno che noi ci siamo già radunati. Gorlois, tu e i tuoi soldati di Cornovaglia affiancherete le mie truppe che usciranno da Winchester per farsi incontro al nemico. Lot, voi e i vostri alleati piomberete dal nord, mentre Aurelio, forte della maggiore velocità data dal fatto che i suoi Romani sono tutti soldati a cavallo aggirerà il nemico prendendolo alle spalle. In questo modo schiacceremo i Sassoni, e se tutto va come spero quei selvaggi ci penseranno bene prima di invadere di nuovo la nostra Britannia.”

Tutti annuirono e nessuno sollevò obiezioni; dopotutto si trattava di un piano molto ben congegnato.

Del resto Vortigern, prima di diventare Alto Re, era stato il miglior generale di Britannia, ed era tuttora un soldato esperto e valoroso.

I cavalieri Romani stavano ordinatamente radunati vicino ad una taverna di Winchester, dove il comandante Aurelio li aveva lasciati, con l’ordine di attendere nuovi ordini.

Comincio ad essere stufo di stare qui fuori, Merlinus” disse un giovane ufficiale, biondo con i capelli tagliati secondo la moda Romana.

Porta pazienza, Uther” rispose Merlinus, che aveva il viso lungo e stretto e gli occhi scuri. “Aurelio dovrebbe essere di ritorno fra poco e le notizie che ci porterà dovrebbero essere abbastanza buone.”

Te lo dice la Vista?” Domandò Uther in tono derisorio.

Merlinus fece una smorfia. “Non c’è bisogno della Vista per capire che l’Alto Re deve sbrigarsi a fare un piano di battaglia; corre voce che i Sassoni siano a soli tre giorni di marcia da qui…”

Già, si prospetta una battaglia come non se ne vedevano da molto tempo!” Esclamò Uther.

E tu sei contento.”

Bé, un po’ di moto finalmente! Mi ero stufato di stare acquartierato a Corinium ad aspettare chissà che.”

L’altro sorrise. “Sei proprio inguaribile, amico mio. Oh, guarda, ecco Aurelio!”

Tutti gli ufficiali si strinsero intorno ad Aurelio, che diede le disposizioni tattiche necessarie.

Uther ascoltava attentamente ma represse un moto d’irritazione al sentir nominare Vortigern come Alto Re; lui era convinto che quel titolo spettasse ad Aurelio, suo fratello.

Dopotutto il loro padre, Caius Costantius, era stato Dux Britannorum, titolo che spettava al comandante militare Romano di stanza in quell’isola; alla sua morte, però, i popoli di Britannia si erano divisi e le legioni di Roma non erano abbastanza numerose per mantenere l’ordine.

Così le popolazioni che occupavano i territori al nord del Vallo si erano costituite a federazione indipendente sganciandosi dal governo Romano; a quel punto anche il sud della Britannia si era scelto un governante tra la sua gente, nella persona di Vortigern.

Alle legioni Romane non era rimasto altro da fare che ritirarsi presso il quartier generale di Corinium, nel Gwent, l’unico territorio ancora sotto il loro controllo.

Aurelio e Uther, i figli di Costantius, avevano così perso ogni speranza di succedere al padre come comandanti supremi e si erano dovuti accontentare del comando delle loro legioni.

Aurelio, più tranquillo, si era rassegnato all’inevitabile ed era diventato un comandante di cavalleria eccellente; ma Uther covava ancora sogni di potere.

Nel rapporto burrascoso tra i due fratelli si era inserito il giovane Merlinus, un ex allievo druido che diceva di essere scappato dal suo maestro perché non aveva voglia di studiare; Aurelio l’aveva arruolato con le sue truppe perché il giovane si era rivelato un ottimo cavaliere ed esploratore.

In realtà Merlinus qualcosa aveva imparato dal druido, e a volte aveva confuse visioni su un futuro di pace e prosperità per la Britannia, ma per il momento la Dea in cui credeva non aveva voluto rivelargli di più.

Alcune di quelle visioni riguardavano Aurelio e Uther e, con la certezza che i due sarebbero stati importanti per il futuro della Britannia, il giovane si era unito a loro come ufficiale, per seguirne passo passo la vita e le avventure.

Mentre i reparti di cavalleria stavano disposti ai lati della strada principale della città videro sfilare le truppe dei re settentrionali.

Lot e Urien rivolsero uno sguardo sprezzante e derisorio alle ordinate truppe Romane, e Uther rispose loro con un’occhiata altrettanto carica d’astio e di diffidenza.

“Non mi piacciono quei selvaggi” mormorò a Merlinus. “Dobbiamo proprio allearci con loro?”

“Se vogliamo battere i Sassoni sì” rispose Aurelio, che l’aveva sentito. “Non ce la faremo mai da soli contro quell’orda gigantesca che avanza distruggendo tutto, credimi.”

“Può darsi” rispose Uther. “Ma io non mi fido di loro. Sarebbero capacissimi di assalirci alle spalle o di allearsi con i Sassoni.”

Aurelio rise. “No, non credo. I Sassoni non si alleano con nessuno, distruggono soltanto tutto. Credimi, ai re settentrionali conviene l’alleanza con Vortigern.”

“Spero che tu abbia ragione” tagliò corto Uther con un’alzata di spalle.

La battaglia che si scatenò tre giorni dopo fu la più sanguinosa che si fosse mai vista sul suolo di Britannia; i Sassoni attaccarono in massa ma le truppe congiunte di Vortigern, di Aurelio e di Lot riuscirono infine ad avere la meglio.

Lo stesso Alto Re rischiò di venire ucciso ma un colpo di daga di Aurelio gli salvò la vita; perì invece Catigern, il figlio maggiore di Vortigern, colpito alla nuca dall’ascia di un nemico.

Con sorpresa di Uther, Lot e i sovrani settentrionali non fuggirono nè tradirono, ma si batterono con valore e coraggio coprendo molto bene la loro zona di campo.

Al termine della battaglia Hengist e Horsa, i condottieri Sassoni, furono catturati e i pochi scampati fuggirono sulle navi che gli restavano, le altre essendo state abbattute dalle frecce incendiarie dei Cornovagliesi di Gorlois.

“Vittoria!” Gridavano i Britanni, poi Vortigern fece tacere tutti con un cenno della mano.

“Valorosi Britanni!” Gridò. “Oggi abbiamo ottentuto una grande vittoria, che sarà ricordata nella storia! Grazie al valore dei nostri condottieri e di ogni singolo soldato la Britannia ora è di nuovo al sicuro. Vi ringrazio tutti e vi invito al banchetto che si terrà questa sera per celebrare questo trionfo.”

Applausi ed acclamazioni seguirono questo discorso, poi l’Alto Re si avvicinò ad Aurelio.

“Tribuno, desidero ringraziarvi.”

“E per che cosa?”

Vortigern sorrise. “Mi avete salvato la vita.”

“Sire, ho fatto quello che ogni soldato Romano avrebbe fatto; credetemi, non ho meriti particolari.”

“Li avete, anche se siete troppo modesto per riconoscerli. Vi aspetto al banchetto stasera.”

Quando Vortigern si fu allontanato Uther diede una gomitata al fratello maggiore. “Ma che ti prende, Aurelio? Gli hai salvato la vita e non ne approfitti?”

“Approfittarne?”

“Certo, potresti chiedergli un favore, qualche castello, che so…”

Aurelio lo fulminò con lo sguardo. “Uther, io ho fatto quello che qualsiasi soldato avrebbe fatto, è chiaro? Non ho intenzione di pretendere una ricompensa per qualcosa che ritengo un semplice dovere, ci siamo capiti?”

“Tu sei troppo onesto, fratello…” mormorò Uther allontanandosi.

“E’ stata una grande vittoria” commnetò Gorlois, rivolto a Urbgen Rheged. “Per un po’ i Sassoni dovrebbero essere sistemati.”

“Sì, avete ragione, Gorlois. Forse potremo passarci un’estate tranquilla nei nostri castelli e in compagnia delle nostre famiglie; sarebbe la prima volta da… cinque anni?”

“Sei” sorrise Gorlois. “Sono sei anni che i Sassoni ci tengono impegnati durante i mesi caldi. Ora, con Hengist nelle nostre mani, ci penseranno bene prima di muoverci contro.”

“Sì, lo penso anch’io. Si sono battuti bene i sovrani settentrionali, vero?”

“Già, devo ammettere che sono sorpreso. Quasi quasi mi aspettavo che ci tradissero. Piuttosto, mi spiace per la morte del principre Catigern.”

“Già, era un valido combattente, un generale di valore. Ma L’Alto Re ha altri due figli, no?”

“Sì, ma Pascent, il più giovane, è un codardo infido e traditore e nemmeno suo padre si fida di lui. A questo punto Vortigern dovrà richiamare il principe Vortimer a corte. Nonostante i dissapori fra di loro lui è l’unico che potrebbe prendere il posto di suo fratello come ufficiale in seconda del re.”

Urbgen sospirò. “Allora speriamo che il sovrano agisca con buonsenso.”

Britannia, pensò il prinicipe Vortimer, che stava osservando le bianche scogliere del suo Paese natio dalla prua della sua nave.

Non vedeva la patria da tre anni, da quando cioè l’ultima violenta discussione con suo padre gli aveva fatto maturare la decisone di abbandonare per sempre la corte e trasferirsi in Irlanda, dove aveva servito come mercenario alla corte del re Gilloman.

Ora, morto il fratello maggiore Catigern, il padre lo richiamava al suo fianco, ma se s’illudeva che il suo pensiero riguardo alle loro divergenze fosse cambiato si sbagliava di grosso.

Lui era sempre della stessa opinione, e cioè che Vortigern doveva PRETENDERE la fedeltà di tutta la Britannia, non CHIEDERLA come se fosse un favore.

Suo padre si limitava a esercitare la sua autorità sul sud dell’isola, lasciando i Romani a costituire un governo proprio e i regni aldilà del Vallo nella più totale libertà.

Invece, secondo Vortimer, era necessario unire l’intera Britannia sotto un’unica guida ed esigere che anche il nord si sottomettesse pubblicamente all’autorità dell’Alto Re.

Sicuramente Vortigern gli avrebbe risposto che l’ultima grande vittoria era stata ottenuta appunto con la cooperazione di tutti, ma, ed entrambi lo sapevano molto bene, non era questo che intendeva Vortimer.

Allo sbarco, trovò ad attenderlo un reparto di cavalleria Romana.

“Principe Vortimer?” Domandò un ufficiale, un giovane alto con i capelli scuri.

“Sì, sono io. Voi siete?”

“Bentornato, principe Vortimer. Io sono il tribuno Aurelio Massimo, vostro padre mi ha pregato di venirvi ad accogliere.”

Vortimer tese la mano sorridendo. “Sono lieto di conoscervi, tribuno. Siete celebre anche in Irlanda, sapete? Si dice che abbiate riportato alla gloria le vestigia Romane che si credevano ormai sepolte.”

“Siete troppo generoso, Vortimer” rispose Aurelio sorridendo. “Faccio semplicemente del mio meglio.”

“Parlatemi dell’ultima vittoria, ve ne prego. Ne so così poco..”

Aurelio iniziò a raccontare e Vortimer ascoltava con grande attenzione perchè si era accorto che al giovane Romano non sfuggiva niente, nemmeno i particolari più insignificanti della battaglia. Quel giovane gli piaceva, sentiva che sarebbero andati d’accordo, e forse sarebbe riuscito a smorzare un pò i toni delle discussioni tra lui e suo padre dato che a quanto si sapeva godeva della fiducia e della stima del re.

“Vostro fratello si è battuto con grande valore” proseguì Aurelio. “Si deve a lui la cattura di Hengist ed Horsa, sapete? Grazie al suo sacrificio ora il condottiero Sassone e suo fratello sono tenuti sotto chiave nella fortezza di Yr Widdfa, a nord di Winchester.”

Vortimer annuì. “Sì, l’ho sentito. Ditemi, come si sono comportati i sovrani settentrionali?”

“Confesso che avevo molti dubbi su di loro, ma non ci hanno dato problemi, anzi. Oh, guardate, ecco le mura di Winchester.”

Attraversarono a cavallo la strada principale della città poi, smontati, entrarono nel palazzo di Vortigern; giunti nella sala del trono, Vortimer si diresse verso lo scranno reale.

“Padre” disse inchinandosi. “Sono lieto di vedere che siete in buona salute.”

Vortigern si alzò per abbracciarlo. “Bentornato, figlio mio. Ricordi Gorlois di Cornovaglia?”

“Certo” disse il giovane con un sorriso, abbracciando il duca. “Come state, signore?”

“Bene, principe” rispose Gorlois cordialmente. “E sono lieto di rivedervi. Vi ha giovato il vostro soggiorno in Irlanda?”

“Molto” annuì Vortimer, deciso per il momento a non aggiungere altro.

Più tardi, però, quando le formalità furono sbrigate, il principe portò subito la conversazione sull’argomento che più gli premeva.

“Padre” disse. “In Irlanda ho imparato molte cose mentre ho avuto la conferma di altre; padre, lo dico soprattutto a voi. Gilloman ha unificato l’Irlanda sotto il suo scettro, lui è davvero Alto Re del suo Paese.”

“E io no?” Domandò Vortigern stringendo gli occhi.

“Padre, sapete benissimo che cosa intendo; la vostra supremazia è riconosciuta qui al sud ma noi dobbiamo far sì che anche i regni settentrionali vi riconoscano Alto Re oppure non saremo mai pronti a respingere qualsiasi tipo di invasione!”

Aurelio gli mise una mano sulla spalla. “Principe, vostro padre ha fatto molto in questo senso; l’ultima battaglia è stata vinta con l’aiuto dei sovrani settentrionali che sono accorsi in massa alla convocazione del re.”

Vortimer lo guardò negli occhi. “E chi ci garantisce che la prossima volta che il pericolo non sarà così grande verranno? Oppure non si alleeranno con l’invasore in cambio di qualche vantaggio, politico o economico? So per esempio che nelle isole Orcadi commerciano con gli Juti e consentono il libero transito alle loro navi, mercantili e non. Sono le stesse navi che all’occorrenza trasportano guerrieri contro i quali poi le nostre truppe di difesa devono battersi. Vi sembra una cosa logica?”

Vortigern stava cominciando ad irritarsi, ma Gorlois doveva ammettere che il principe aveva ragione; c’era bisogno della fedeltà del nord, e non soltanto di aiuti estemporanei o occasionali.

A costo d’imporla, l’autorità dell’Alto Re doveva allargarsi per l’intera Britannia.

“Che cosa suggeriresti in concreto, per risolvere la situazione?” Domandò Vortigern al figlio. Si sforzava di apparire calmo, ma era chiaro che era irritato.

“Io mi recherei di persona presso i re settentrionali e parlerei nelle loro assemblee per cercare di far capire a tutti l’inevitabilità della situazione.”

“Sono poco più che selvaggi” commentò qualcuno.

“Sono più furbi di voi” ribattè Vortimer, guadagnandosi più di un’occhiata ostile. “E più scaltri. La loro posizione al di là del Vallo li mette in una situazione di vantaggio su di noi; sanno di essere strategici per noi e che non possiamo rischiare di inimicarceli altrimenti correremmo il rischio di trovarci attaccati da due fronti alla prossima invasione. Ma anche il nord si troverebbe isolato se noi decidessimo di tagliarlo completamente fuori, perchè in quel caso il grano e le merci che noi importiamo da Roma e da Bisanzio non arriverebbero più loro, e quei regni sono troppo lontani per commerciare direttamente con posti tanto a sud.”

“Sì, è un ragionamento che non ha pecche” rispose Gorlois. “Noi abbiamo bisogno di loro, ma anche loro ne hanno di noi.”

“Esatto; io mi recherei prima di tutto a parlare con il re Lot del Lothian; il suo regno è il punto strategico più importante del nord, inoltre Lot è a capo della federazione dei re settentrionali. Se riuscissimo a portarlo dalla nostra parte gran parte del nostro compito sarebbe svolto.”

“E chi proporresti per tale impresa diplomatica?” Domandò Vortigern.

“Andrò io stesso, se me lo permettete” rispose Vortimer deciso. “Cosicchè, anche se Lot decidesse di uccidermi per voi non sarà una gran perdita…”

Gorlois e Urbgen ammutolirono di fronte a quella che era una provocazione bella e buona, ma l’Alto Re decise di non raccoglierla.

“D’accordo, te lo concedo. Da chi ti farai accompagnare?”

“Se Aurelio accetta, sarei onorato venisse lui con me.”

Il giovane tribuno sorrise. “Accetto con gioia principe; datemi solo il tempo di dare disposizioni alle mie truppe.”

“Allora così sia” terminò l’Alto Re. “Tutti gli altri condottieri possono tornare alle loro dimore; godetevi il meritato riposo.”

L’assemblea si sciolse e ognuno andò per proprio conto.

“Tribuno, permettete una parola?” Disse Gorlois ad Aurelio.

“Certo, signore di Cornovaglia.”

“Io non mi fido dei Sassoni e preferirei lasciare qui il grosso delle mie truppe almeno fino a quando non sarete tornati da Lothian; potreste concedermi un piccolo drappello di vostri cavalieri per scortarmi fino a Tintagel?”

“Sì, con piacere; ho giusto la persona che fa per voi. Sono lieto di poter dare ai miei soldati l’occasione di visitare la Cornovaglia. Attendetemi tra mezz’ora all’uscita est della città.”

Aurelio uscì incontro ai suoi cavalieri.

“Petronio” chiamò. “Ho una missione per te.”

Marzio Petronio, ufficiale in seconda, si accostò al comandante.

“Io devo recarmi a nord del Vallo per accompagnare il principe Vortimer in missione diplomatica; tu e due dozzine di soldati scorterete il duca Gorlois di Cornovaglia alla sua dimora.”

“E una volta lì quali sono i tuoi ordini, comandante?”

Aurelio sorrise. “Di goderti il riposo e il soggiorno alla fortezza; sarà una specie di vacanza. I Sassoni sono sconfitti e poi la rocca di Tintagel ha fama di essere imprendibile; dubito che dovrete affrontare dei combattimenti quando vi troverete lì.”

“Agli ordini, comandante.”

Aurelio lo scrutò. “Qualcosa non va?”

“No, comandante.”

“Sai che con me ognuno di voi può esprimere le vostre opinioni liberamente; avanti, che cosa ti contraria?”

“Ecco, io avrei preferito essere al tuo fianco comandante.”

“Certo” disse sottovoce Uther a Merlinus. “Quale valoroso soldato Romano se ne starebbe volentieri rintanato fra donne e bambini quando ha l’occasione di farsi onore sul campo di battaglia?”

“Tu.” Rispose il giovane.

Uther lo fissò. “Che cos’hai detto?”

“Hai sentito bene. Ora tu ti offrirai per scortare il duca al posto di Petronio.”

“Sei impazzito forse? Io brucio già dal desiderio di incrociare la lama con qualche barbaro del nord…”

“Uther” disse Merlinus fissandolo negli occhi. “Tu ti fidi di me?”

“Che… sì, certo che mi fido, che domande fai?”

“Bene, allora fa’ come ti dico. Offriti tu e io ti prometto che non lo rimpiangerai.”

“Ma…”

“Coraggio, Uther, fidati.”

“E va bene, ma ti giuro che se è un altro dei tuoi soliti scherzi questa volta te la faccio pagare. Fratello” disse a voce più alta, rivolgendosi ad Aurelio.

“Sì, Uther?”

“Vedo che Petronio ha qualche titubanza ad accettare l’incarico, perciò ti prego di cederlo a me.”

“A te?”

“Sì, desidero vedere un po’ la Cornovaglia. E poi… e poi sono incuriosito da questa famosa Tintagel, voglio vedere se è davvero imprendibile come dicono.”

Aurelio fissò il fratello con occhio indagatore, come a dire che non gli credeva neanche un po’, ma alla fine sospirò.

“Bene, Uther, poichè lo desideri andrai a Tintagel e Petronio mi accompagnerà nel nord. Chi desideri che ti accompagni?”

“Prenderò Merlinus e altri dodici cavalieri. Dovrebbero bastarmi.”

“D’accordo, allora recati alla porta est di Winchester. Il duca di Cornovaglia ti attende là.”

Uther tese la mano. “A presto fratello. Non farti ammazzare, mi raccomando.”

“Non temere” gli rispose Aurelio sorridendo e stringendogli la mano.

Poi Uther e i suoi soldati montarono in sella e raggiunsero il gruppo di Gorlois, che li attendeva in compagnia di Jordan e di una decina di soldati; gli altri sarebbero rimasti a Winchester sotto il comando di Brithael.

“Sono il centurione Uther di Corinium, duca di Cornovaglia” si presentò il giovane. “Vengo da parte di mio fratello Aurelio per accompagnarvi alla vostra dimora.”

Gorlois annuì e la compagnia si avviò.

Merlinus, che cavalcava in coda allo schieramento, era visibilmente soddisfatto; non sapeva ancora perché, ma in una delle sue confuse visioni gli era stato predetto dalla Dea che era fondamentale che Uther si recasse a Tintagel. Il motivo non l’aveva capito, ma era ugualmente soddisfatto di essere riuscito a far sì che questo accadesse; il resto gli sarebbe certo stato rivelato a tempo debito.

Questa volta la popolazione di Tintagel aveva tributato al suo signore un’accoglienza trionfale, anche per celebrare la sua vittoria sui Sassoni.

Uther, passando attraverso l’intricato sistema difensivo della fortezza era sinceramente impressionato; doveva ammettere che Tintagel era veramente un capolavoro difensivo e ci sarebbe voluta la magia per penetrare lì dentro da nemici.

Peccato soltanto che non si potesse usarla nemmeno come base per un esercito di controffensiva; una volta asserragliati lì dentro ci si poteva limitare soltanto a difendersi.

Vide che un giovane robusto dai capelli rossi abbracciava il duca, seguito poi da due fanciulle e da una bambina vestita di scuro; poi la sua attenzione fu catturata dalla sposa di Gorlois e gli mancò il fiato.

Quella donna era semplicemente… bella. I lunghi capelli ramati erano tenuti sciolti e le arrivavano a metà schiena; i seni erano sodi e sotto il vestito s’intuiva un corpo slanciato e flessuoso.

Il viso sembrava quello di una fanciulla sebbene la donna dovesse avere circa trentacinque anni, una quindicina, circa, più di Uther, che la guardava estasiato.

Lei gli sorrise quando Gorlois lo presentò ai suoi familiari.

“Igraine, mia cara, questi è il centurione Uther. Centurione, vi presento la mia sposa, Igraine di Cornovaglia.”

“Benvenuto a Tintagel, centurione” disse la duchessa, mentre i suoi splendidi occhi verdi osservavvano il giovane come se cercassero di capire se era un amico o un nemico.

“G-grazie…” balbettò lui, consapevole di star facendo una pessima figura.

“Queste sono le mie figlie, Elaine Morgause e Morgana” proseguì Gorlois. Elaine era bionda e Morgause rossa di capelli; entrambe erano molto carine e osservavano i giovani ufficiali Romani con curiosità. Morgana era soltanto una bambina, e Uther non la guardò neppure.

Cador, il primogenito del duca, era grande e grosso e sembrava una copia un po’ più giovane di suo padre.

“Venite” disse il duca agli ufficiali Romani. “Ho già ordinato ai miei servitori di prepararvi le stanze e un bel bagno caldo. Il mio siniscalco vi mostrerà gli alloggiamenti. Vi attendo più tardi a cena.”

Merlinus prese Uther per una manica. “Si può sapere che stai guardando, Uther?”

“Igraine…” mormorò il giovane. “E’ bella, vero?”

“Sì, te lo concedo. E con questo?”

“Con questo?”

“Sì. E’ bella ma il Mondo è pieno di belle donne. E per di più libere, mentre questa, te lo ricordo, è sposata. E con un grande signore.”

“Sì, lo so lo so. Come sei noioso, Merlinus.”

“Non sono noioso, sono soltanto un po’ più realista di te.”

Uther s’irritò. “Ho solo fatto un commento, dannazione.”

“Sì, hai ragione, ti chiedo perdono. Ora andiamo a farci un bagno.”

Quella sera, a cena, Uther, seduto di fronte a Igraine, non riusciva a staccarle gli occhi di dosso al punto che Merlinus, temendo che Gorlois s’irritasse di quel comportamento, cercò in tutti i modi di distrarre il duca con una conversazione volta a magnificare le qualità delle mura difensive di Tintagel.

Gorlois, evidentemente compiaciuto dal suo interesse, rispondeva con perizia e competenza alle domande del giovane e la serata trascorse così in maniera tranquilla.

I giorni successivi trascorsero senza incidenti e nella quiete della Cornovaglia gli stanchi soldati trovarono un pò di pace.

Persino Uther, visibilmente affascinato da Igraine, sembrava per una volta accontentarsi di starsene tranquillo.

A fine estate un messaggero venne da ovest portando brutte notizie; Hengist e suo fratello erano fuggiti e nuovamente in armi mentre Vortimer, conclusa con successo la sua missione presso i popoli al di là del Vallo, era stato ucciso durante il viaggio di ritorno, dai Picti che si erano levati in armi all’improvviso.

“Mio fratello come sta?” Domandò Uther al messaggero.

“Sta bene, mio signore, lui e alcuni suoi soldati sono riusciti a scampare e ora sono a Winchester al fianco dell’Alto Re. Sembra che le truppe Sassoni, saputo della fuga di Hengist, siano nuovamente sbarcate in forze sulle nostre coste.”

“Maledizione” commentò Uther. “Duca Gorlois, dobbiamo muoverci immediatamente.”

“Avete ragione. Jordan, raduna tutti gli uomini migliori, voi centurione preparate i vostri; partiremo non appena saremo pronti.”

In breve tempo le truppe erano in armi e Gorlois dovette congedarsi nuovamente dalla sposa. Uther lo guardò mentre la baciava e sentì una punta d’invidia; ma una volta fuori nella pianura la sua tempra di guerriero ebbe nuovamente la meglio, e il giovane pensò solo alla battaglia che lo attendeva all’arrivo a Winchester.

E quello fu un anno di combattimenti incessanti; i Sassoni, i Picti, gli Angli e gli Juti attaccavano di continuo e sembravano informatissimi di tutti gli spostamenti delle truppe di Vortigern.

Più di una volta gli attacchi dell’Alto Re andarono a vuoto e alla fine si giunse a sospettare che fra le fila degli uomini del sovrano vi fosse una spia.

Una sera, mentre tutti i sovrani e i condottieri si trovavano riuniti in cerchio nella grande sala della fortezza di Salisbury, il principe Pascent, che ormai era l’erede del re essendo il suo ultimo figlio, si alzò in piedi.

“Signori, compagni e amici” esordì con tono mellifluo. Era un giovane dal viso affilato con i capelli scuri e l’espressione del viso perennemente guardinga. “Mi pare evidente che fra di noi si naconde un traditore. Altrimenti come farebbe il nemico a conoscere tutti i nostri spostamenti in anticipo?”

Aurelio, sempre equilibrato, intervenne. “Principe, non saltiamo a conclusioni affrettate. Può darsi che il nemico abbia delle spie fra di noi, ma…”

“Chi può avere maggior interesse” proseguì il giovane imperterrito, senza dar segno di aver udito le parole del tribuno “ad una vittoria Sassone sul nostro saggio re? Chi sa di poterne trarre vantaggi?”

Una risata sprezzante si levò dall’assemblea; il re Lot prese la parola.

“Voi parlate, parlate… con la lingua siete bravo, ma quando si tratta di prendere le armi dove siete? Non ho notizia di vostre imprese militari…”

Pascent represse un moto di rabbia.

“Tacete! Proprio voi parlate, voi che commerciate con gli Juti nelle vostre isole Orcadi?”

Lot lo fissò con astio. “Che cosa volete dire?”

“Penso sia chiaro a tutti. Io dico che siete voi che avreste maggior interesse ad una vittoria dei barbari! Con quei selvaggi v’intendereste certo meglio di quanto non lo possiate fare con noi gente civilizzata!”

Lot balzò in piedi. “Come osate? Ora vi ricaccerò in gola queste accuse infamanti!” Sguainò la spada ma Aurelio fu pronto a fermarlo.

“Calmatevi, Lot, vi prego. Siamo tra amici e alleati, qui.”

Il re nordico lo guardò negli occhi. “Non vedo amici nè alleati, qui. Sire” proseguì, rivolgendosi a Vortigern, che, ancora debole per il recente attacco di febbre quartana che aveva avuto, pareva incapace di governare la situazione. “Oggi mi sono state rivolte accuse infamanti per le quali dovrei uccidere chi me le ha mosse. Per rispetto alla memoria di vostro figlio Vortimer non spargerò sangue nel vostro castello ma mi rivolgo a voi: obbligate vostro figlio a porgermi le sue scuse, oppure dovrete fare a meno del sostegno del mio esercito.”

L’Alto Re lo guardò. “Io non prendo ordini da voi, Lot. Ricordatevi che sono l’Alto Re e mi dovete obbedienza.”

Lot sputò in terra. “Dovere? L’unico dovere che ho è verso il mio popolo e il mio regno. Bene, mi sembra di capire che non otterrò soddisfazione, qui. Allora sappiate che d’ora in avanti dovrete combattere da soli le vostre battaglie. Quanto a voi” proseguì rivolto a Pascent “al nostro prossimo incontro uno di noi due morirà.”

Si voltò per dirigersi all’uscita e i sovrani suoi alleati lo seguirono; Aurelio tentò di fermarli.

“Vi prego, Lot, vi supplico… senza di voi la nostra forza è indebolita. Abbiamo bisogno del vostro sostegno, non abbandonateci.”

Lot gli sorrise. “Tribuno… voi siete un nobile uomo. Quando avrete preso in mano le redini del potere fatemelo sapere. Io accorrerò al vostro fianco. Ma per ora addio.”

Aurelio rimase un attimo interdetto, e nel frattempo Nathan di Carmarthen, un capo Gallese chiamato “Pendragon” dai suoi sudditi si alzò in piedi.

“Me ne vado anch’io!” Esclamò. “Ora che i sovrani settentrionali ci hanno abbandonati è inutile che rischiamo la vita. Attenderò i Sassoni fra le mie colline.”

“Dove credete di andare?” Domandò Uther, parandoglisi davanti. “Non crederete che possiamo davvero perdere i nostri alleati così, senza far nulla? Lot aveva un valido motivo, ma il vostro quale sarebbe?”

“Uther ha ragione” intervenne Gorlois. “Per quale motivo ci volete abbandonare, Nathan?”

Il Gallese arrossì, non sapendo trovare una risposta. Alla fine fissò Uther dall’alto della sua statura gigantesca. “Levatevi di mezzo” gl’intimò.

“Obbligatemi” lo sfidò Uther.

L’altro, perdendo la pazienza, estrasse la spada e Uther fece altrettanto.

“Sire” disse Aurelio a Vortigern. “Dovete fare qualcosa per fermarli!”

“Non intendo far nulla” rispose il sovrano. “Che si battano pure.”

“Ma…”

“Nathan se ne vuole andare” lo interruppe Vortigen. “Se anche gli ordinassi di restare sarebbe fonte di disordini fra le truppe e forse convincerebbe qualcun altro ad andarsene con lui. Meglio toglierlo di mezzo, qui e ora.”

Aurelio non replicò, concentrandosi sul duello; Uther ebbe la meglio in breve tempo, grazie al suo addestramento con le legioni, ma Nathan rifiutò di arrendersi e alla fine il giovane ufficiale fu costretto ad ucciderlo.

“C’è qualcun altro che vuol fare la stessa fine?” Domandò all’assemblea, alzando la daga ancora insanguinata.

Nessuno rispose, ma un uomo del seguito del morto si fece avanti. “Perdonate, signore…”

Uther lo fissò.

“Noi eravamo del seguito di Nathan Pendragon; nel nostro Paese solo un Pendragon può governare e il nostro signore ora defunto era l’ultimo di questa stirpe.”

“Non aveva figli?”

“Il titolo di Pendragon non si trasmette per linea ereditaria, mio signore, ma per diritto di sangue.”

“Che cosa intendi dire?”

“Che, ora che avete ucciso il Pendragon, voi siete il nuovo Pendragon…”

Uther scosse la testa. “Io sono un Romano. Ora tornate ai vostri posti.”

L’uomo non si mosse. “Non possiamo, signore, noi non seguiremo un uomo che non porti quel titolo; piuttosto di andare contro le nostre tradizioni ce ne andremo e se volete fermarci dovrete ucciderci tutti.”

Uther riflettè per un momento; quegli uomini sembravano pronti a tutto e loro non potevano permettersi altre defezioni.

“Va bene” rispose con voce chiara. “Accetto il titolo di vostro condottiero. D’ora in poi il mio nome sarà Uther Pendragon.”

L’anno successivo fu un periodo di carestie e sofferenza per la Britannia; le battaglie si susseguivano senza sosta e nonostante il valore dei Britanni sembrava che il nemico fosse invincibile.

Grazie all’abilità investigativa di Merlinus si scoprì infine che era il principe Pascent la spia che informava i Sassoni di tutti gli spostamenti delle armate del padre; inoltre lo spregevole traditore stava anche avvelenando lentamente l’Alto Re sperando di succedergli poi sul trono con l’aiuto di Hengist e delle sue orde.

Scoperto, il traditore fu bruciato vivo per ordine di Vortigern in persona, che poi ne fece disperdere i resti.

Poi, sentendosi ormai vicino alla morte e spossato dai veleni, il sovrano nominò Aurelio suo erede, essendo ormai rimasto senza figli.

Per tutto l’anno Aurelio condusse le armate di Vortigern, ormai finalmente libero di elaborare piani che non sarebbero stati riferiti al nemico, di vittoria in vittoria, ma le orde Sassoni, seppur piegate, non si arrendevano.

Hengist morì, per mano di Uther Pendragon, ma il figlio, Octa, prese il suo posto e continuò a combattere.

Le truppe Sassoni giunsero persino ad assediare Winchester, la capitale di Vortigern, e lo stesso Alto Re uscì a guidare le sue truppe, venendo poi trafitto da una serie di giavellotti.

Winchester fu infine salvata dall’intervento delle armate di Lot, che era accorso in aiuto in seguito alla pressante richiesta d’aiuto di Aurelio, e dei cavalieri di Uther, che era riuscito a sorprendere il nemico alle spalle.

Al termine di una battaglia durata più di sei ore le orde Sassoni si ritirarono confusamente lasciando il terreno cosparso dei morti di entrambi gli schieramenti; dopo i funerali di Vortigern, Aurelio, figlio di Costantius, venne incoronato Alto Re di Britannia e tutti i sovrani gli giurarono fedeltà.

Merlinus sentiva distintamente che il destino del futuro della Britannia stava incominciando a compiersi, e il momento preannunciato nelle sue confuse visioni non avrebbe tardato ad arrivare.

Grazie agli sforzi congiunti di tutti i sovrani Britanni, il grosso delle truppe Sassoni venne infine cacciato, ma piccole armate barbare si aggiravano ancora nelle vicinanze di Winchester.

Aurelio decise allora di dare licenza ai vari signori locali di tornare nelle loro piazzeforti, per difendere i loro territori e riposarsi un po’ dagli ultimi conflitti; tuttavia la precaria tranquillità durò ben poco.

Soltanto due settimane dopo, infatti, giunse la notizia che Gorlois, duca di Cornovaglia, rientrato a Tintagel, si trovava assediato all’interno della fortezza da un’orda Sassone e, non avendo possibilità di uscire, si era asserragliato in difesa in attesa di aiuti.

Uther Pendragon, il fratello del sovrano, partì immediatamente con Nantre e Urbgen per salvare il suo alleato ma Merlinus rimase al fianco di Aurelio, che in quei giorni non si sentiva tanto bene.

Uther tuttavia non potè aspettarlo perchè si ricordava di Tintagel e sapeva benissimo che quella fortezza imprendibile non poteva essere usata come base e perciò il duca vi era sia protetto che intrappolato al suo interno. Occorreva fare in fretta.

“Ecco le armate di Pendragon” disse Gorlois ad Igraine, mentre entrambi osservavano dalle mura la pianura sottostante.

“Che intendi fare, ora?”

“E’ mia intenzione uscire di qui con i miei soldati; senza dubbio i Sassoni saranno distratti dall’arrivo di Uther. Questo è il momento giusto per contrattaccare. Anzi, è la migliore occasione che ci si poteva presentare.”

Igraine lo afferrò per una manica. “Ti prego, sii prudente mio signore, ho un brutto presentimento.”

Lui rise. “Suvvia, mia cara, che cosa vuoi che succeda? Con l’aggiunta delle truppe del fratello dell’Alto Re siamo in superiorità numerica rispetto ai Sassoni. Li sconfiggeremo facilmente e questa sera banchetteremo all’interno delle nostre mura!”

Il duca indossò l’armatura a piastre di ferro e si precipitò nel cortile dove Brithael e Jordan avevano già radunato le truppe.

Gorlois baciò Elaine e Morgause e strinse Morgana.

“Che cos’hai, piccola?” Domandò alla sua figlia più piccola. “Stai tremando.”

“Ho paura, padre…”

Lui si rabbuiò, ma Elaine prese in braccio Morgana. “Non temete, padre, è normale per i bambini avere paura. Ma noi abbiamo fiducia in voi e sappiamo che ritornerete vincitore prima del tramonto.”

Gorlois annuì e la guardò; ormai era una donna, e al suo ritorno avrebbe pensato a fidanzarla con qualche re o barone.

Montò a cavallo seguito da Cador e a un suo ordine le grandi porte di ferro della prima cinta muraria di Tintagel si aprirono.

Morgana, però, continuava a piangere e a tremare; era sicura che non avrebbe più rivisto suo padre vivo.

Un’ora dopo, il corpo senza vita del duca di Cornovaglia giaceva ai piedi di Uther.

“Ma com’è potuto succedere?” Domandò Pendragon, sinceramente addolorato per la perdita di un così valido condottiere.

“Mi dispiace, Uther” rispose il giovane re Nantre. “Il duca era uscito da Tintagel per darci manforte ed è caduto in un’imboscata tesagli dai Sassoni.”

Uther imprecò; la battaglia era stata vinta ma che vittoria era mai se Gorlois, il Cinghiale Nero di Cornovaglia, il grande stratega, era morto?

“Bisogna portare la triste notizia alla sposa del duca, signore” riprese Nantre a bassa voce.

Uther deglutì. Igraine… si era quasi dimenticato di lei. Non poteva darle quella notizia, non se la sentiva.

“Andrò io da mia madre” si offrì il giovane Cador.

Uther annuì; sì, era sicuramente meglio. Nantre montò a cavallo e lo accompagnò. Pendragon rimase al campo a dare disposizioni e riorganizzare le truppe, ignaro che le brutte notizie non erano ancora finite.

Un messaggero giunse infatti da Winchester poco prima del tramonto.

“Signore, signore!” Gridò chiamando Uther.

“Sono qui” rispose Pendragon, riconosciuto sir Ulfius, uno dei più fedeli capitani dell’Alto Re.

“Signore, mi rincresce moltissimo dovervelo dire, ma… vostro fratello, l’Alto Re Aurelio giace in fin di vita nel castello di Winchester e vi chiede di raggiungerlo immediatamente.”

Uther impallidì. “In fin di vita?”

“Sì, signore, mi dispiace ma è così. Sembra si tratti di veleno.”

“Veleno…” mormorò Uther rabbrividendo. “Vengo immediatamente. Urbgen, pensate voi a riportare l’esercito a Winchester, non appena qui sarà tutto sistemato; lascerai un drappello con Nantre, che si fermerà con la duchessa per tutto il tempo che sarà necessario. Io prendo con me una piccola scorta.”

“Sì, milord.”

Pendragon montò a cavallo e si diresse verso Winchester più veloce che potè. Al suo arrivo però la città era già a lutto; Aurelio, Alto Re di Britannia, era morto.

Uther si precipitò nella stanza del fratello, pazzo di dolore. “Siete degli incapaci!” Gridò ai medici che attorniavano il morto. “Idioti, non siete stati capaci di salvare mio fratello! Guardie, impiccateli tutti!”

“Calmati, Uther” gli disse Merlinus mettendogli una mano sulla spalla. “Ormai non c’è più niente da fare.”

Pendragon lo prese per il bavero. “E tu dov’eri mentre lo avvelenavano? A scopare con qualche sgualdrina? Dovevi vegliare su di lui, non…”

“Uther, ti prego, calmati! Non è stato nessuno…”

“Cosa? Che cosa stai dicendo?”

“Non è stato nessuno ad avvelenare Aurelio. L’Alto Re è morto per effetto del veleno che aveva a suo tempo ucciso Vortigern.”

“Come… com’è possibile?”

“Pascent, per essere sicuro che suo padre morisse, aveva fatto cospargere il legno del suo trono di un potentissimo veleno fatto venire dall’Oriente. Al tatto con una parte impregata di veleno, per esempio i braccioli, la sostanza veniva assorbita dall’organismo portando ad una morte lenta e dolorosa.”

Uther represse un conato di vomito. “Ma è… è…”

“Disgustoso, sì, lo è. Ho dato immediatamente ordine di bruciare il trono.”

“Hai fatto bene ma… ma come l’hai scoperto?”

Merlinus distolse lo sgurado. “Non me lo chiedere, ti basti sapere che l’ho scoperto e non c’è possibilità d’errore. Ora…”

“Ora?”

“Aurelio, prima di morire, ha espresso la volontà che tu gli succeda come Alto Re di tutta la Britannia. Permettimi di essere il primo a renderti onore..”

“No.”

“Cosa?”

“Non qui. Questo posto mi dà la nausea. Ci sono morti in maniera sleale due grandi sovrani e io non intendo iniziare il mio regno con un’incoronazione in questo triste posto. Raduna tutte le truppe e ce ne andiamo.”

“Dove vorresti andare?”

“A Caerleon, la rocca dei leoni. E’ poco distante da qui ed è una fortezza adatta ad essere la dimora di un Alto Re.”

“Come desideri.”

“Bene. Una volta che il palazzo sarà evacuato lo darò alle fiamme.”

“Alle fiamme, ma…”

“Sì, è molto meglio. Questo posto mi mette i brividi, meglio abbatterlo.”

Merlinus preferì non discutere; Uther era ancora sconvolto dal dolore e sarebbe stato inutile discutere con lui. Inoltre forse aveva ragione a voler distruggere il palazzo di Winchester. Del resto si trattava di una vecchia fortezza della quale si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno.

Uther Pendragon venne incoronato Alto Re di Britannia nel mese di maggio a Caerleon. Alla cerimonia erano presenti tutti i sovrani di Britannia, anche Lot e i re della coalizione settentrionale.

L’autorità dell’Alto Re, che Aurelio era riuscito ad estendere anche ai Paesi al di là del Vallo, si era trasmessa a suo fratello senza che si verificassero incidenti.

Subito il nuovo monarca tenne consiglio con i suoi più fidati collaboratori, tra cui Merlinus, Nantre e Urbgen.

“Ora che sei Alto Re, ti serve una sposa amico mio” disse Merlinus in tono scherzoso.

Uther sbuffò ma Nantre annuì.

“Merlinus ha ragione, mio re. Dovete assicurare una discendenza al vostro trono in maniera tale da rendere la vostra successione assicurata. E per far questo avete bisogno di una sposa.”

“Avete ragione, Nantre” rispose il sovrano dopo un’attenta riflessione. “Avete qualche damigella da propormi?”

“Ce ne sono molte, sire, e tutte in età da marito. Basterà semplicemente vagliare le varie candidature.”

“Merlinus, tu che ne pensi?” Domandò Uther. “Merlinus?”

Merlinus stava immobile con lo sguardo fisso di fronte a sè, apparentemente sordo alla domanda poi d’un tratto si voltò verso Uther. “Igraine” gli disse guardandolo negli occhi. “Tu sposerai lei.”

“Igraine? La vedova di…”

“Di Gorlois, sì.”

“Ma… ma è troppo vecchia!” Intervenne Urbgen di slancio. “Avrà almeno una quindicina d’anni più del re e non dimentichiamoci che ha già partorito quattro figli. Dubito fortemente che abbia la forza e la salute per partorirne ancora un quinto…”

Ma Uther stava ripensando alla bellezza della duchessa e a quanto l’avesse desiderata, frenato nel suo desiderio dalla consapevolezza che lei era la sposa fedele di Gorlois. E ora… ora gli si presentava l’occasione di sposarla! Senza contare che il consiglio gli veniva da Merlinus, nel quale aveva la massima fiducia.

“Sì” disse con voce ferma. “Sposerò lady Igraine di Cornovaglia; in questo modo mi occuperò anche delle sue figlie, rimaste orfane. Ho intenzione di confermare Cador nella carica di duca di Cornovaglia, si è dimostrato un valido giovane.”

“Appoggio la vostra scelta, sire” annuì Nantre. “Adesso c’è una richiesta che dovrei avanzare.”

“Ditemi, Nantre.”

“Riguarda Elaine, la figlia maggiore della duchessa. Durante il mio soggiorno a Tintagel ci siamo innamorati e desidereremmo sposarci; sempre se voi acconsentite, sire.”

Uther sorrise. “Acconsento con gioia, Nantre. Celebreremo i nostri matrimoni lo stesso giorno.”

“C’è un terzo matrimonio di cui dovremo discutere, Uther” intervenne Merlinus in tono questa volta più grave.

“Sarebbe?”

“Uther, ora tu sei Alto Re ma non puoi contare sull’appoggio dei reami settentrionali alle stesse condizioni di tuo fratello Aurelio. Lui aveva personalmente rapporti con quei sovrani e loro lo stimavano. Tu… sei meno conosciuto diciamo. Ci serve un legame più forte con il nord.”

“Che cosa suggerisci, amico mio?” 

“Fai sposare Morgause al re Lot del Lothian. Se tu prenderai in moglie sua madre, la giovane Morgause diventerà tua figlia adottiva e Lot primo pretendente al trono insieme a Nantre fin quando Igraine non ti darà eredi. Questo dovrebbe bastare a legare Lot al tuo trono e tu avrai il sostegno dei regni settentrionali, i quali saranno quindi pronti a mandare truppe in tuo aiuto in caso di guerra.”

“Ottima idea, Merlinus.” Rispose Uther sorridendo. “Ne parlerò con Lot.”

Un mese dopo, nella cattedrale di Londinium, l’Alto Re di Britannia Uther Pendragon prendeva in moglie lady Igraine di Cornovaglia. Alla sua destra il re Nantre di Gareliand ed Elaine si sorridevano, felici ed innamorati.

Alla sinistra del sovrano, il re Lot di Lothian sorrideva soddisfatto, con il viso dipinto dei colori del suo popolo; al suo fianco, Morgause sembrava un pò impaurita da lui, ma bellissima nell’abito bianco.

Igraine pensava ancora a Gorlois, ed era convinta che non avrebbe più saputo amare come aveva amato lui ma col giovane biondo che le sorrideva gentilmente, e che era l’Alto Re di tutta la Britannia, forse avrebbe potuto conoscere un po’ di tranquillità.

Osservava le figlie, ed era felice per Elaine, che era riuscita a coronare il suo sogno d’amore con il biondo Nantre. Sapeva dell’affetto che li legava fin da quando si erano conosciuti quel triste giorno in cui lui era venuto a portare la funesta notizia della morte di Gorlois.

Morgause invece sembrava un pò intimidita dal suo sposo, quel cupo guerriero dai capelli corvini e dai tratti feroci; Igraine sperava che sua figlia sarebbe riuscita ad adattarsi nel freddo Lothian, al di là del Vallo di Adriano. Del resto non c’era stata scelta; Uther le aveva spiegato gentilmente che per legare a sè gli orgogliosi sovrani settentrionali c’era necessità di quel matrimonio e lei non aveva potuto far altro che accettare.

Merlinus si appartò un momento e vide una bambina con gli occhi sbarrati, che sembrava fissare il vuoto di fronte a sè.

“Stai bene, bambina?” Le domandò gentilmente.

“Vedo… vedo un bimbo…” mormorò lei confusamente.

Lui s’irrigidì. Un bimbo? Anche lui, ogni tanto, cadeva in trance ed aveva delle visioni e anche lui… anche le sue visioni riguardavano un bimbo… che quella bambina avesse le visioni?

“Come ti chiami?” Le domandò.

Lei sussultò e lo sguardo vitreo scomparve dai suoi occhi. “Morgana” rispose.

“Morgana… ” mormorò lui, e si allontanò. Anche lei era figlia del defunto duca di Cornovaglia e, se si fosse dimostrato che possedeva anche lei la Vista, quando fosse cresciuta avrebbe anche potuto aiutare Merlinus nella sua missione.

Scacciò quei pensieri; era comunque prematuro pensare a quelle cose e poi fino a quel momento la Dea non gli aveva ancora mostrato chiaramente quale fosse il suo scopo, concedendogli soltanto fugaci indicazioni. Per esempio quella sul matrimonio fra Uther e Igraine; ora non restava che aspettare la prossima manifestazione delle misteriosa Dea che era la madre di tutti loro. E Merlinus avrebbe atteso con curiosità di vedere se i piani della Dea che visitava la sua mente avrebbero riguardato quel bambino non ancora nato che a volte vedeva in sogno, circondato da una luce splendente.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Personaggi ben caratterizzati, Igraine eterea e inafferrabile, Gorlois stregato da lei e vittima di un destino più grande di lui.

E l’isola di Avalon, luogo misterioso e pieno di insidie seppur sottili.

Bella rielaborazione della leggenda!

Mauro

Buongiorno.

Nel mito arturiano la figura di Uther Pendragon rimane per ovvie ragioni sullo sfondo, morendo in quasi tutte le versioni prima dell’esordio del figlio segreto.

Qui non è diverso, anche se il suo arrivo anticipa la tragedia che Gorlois – e per certi versi la stessa Igraine – vivranno di lì a breve.
Mi ha positivamente impressionato anche la figura del principe Vortimer, uno dei figli di Vortigern, nel mito quasi mai nominato.
Si denota dallo scritto una grande passione per il mito arturiano, oltre che un’approfondita conoscenza.
Complimenti all’autore.

Antonio Melleca

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