
Scritto nel marzo del 2025
Alison era sdraiata nel suo letto, gli occhi spalancati e il cuore che batteva più forte del solito. Un’inquietudine sottile le scorreva sotto la pelle: non riusciva a dormire e continuava a girarsi e rigirarsi fra le lenzuola. Fuori dalla finestra, il cielo notturno era punteggiato di stelle scintillanti. La loro luce filtrava nella stanza, mescolandosi al profumo di lavanda e disegnando un bagliore morbido sulle pareti.
Ad un certo punto la ragazzina scostò le coperte e, alzatasi in piedi, si avvicinò alla finestra. Era sempre stata curiosa: voleva capire tutto, vedere tutto e spesso le sembrava che i confini della sua camera fossero troppo stretti per lei. La mamma diceva che aveva “gli occhi pieni di domande”.
Appoggiatasi al davanzale interno, si mise a osservare le stelle lontane, chiedendosi se anche loro, stessero guardando lei.
Improvvisamente un’ombra si materializzò nel cielo, fluttuando leggera come una piuma mentre scendeva lentamente giù. Non cadeva: sembrava piuttosto scivolare, come se l’aria stessa in qualche modo la sorreggesse.
Alison trattenne il respiro, accorgendosi che l’ombra stava scendendo proprio verso la sua finestra… e quando ci arrivò, prese le fattezze di un ragazzino.
Battendo delicatamente contro il vetro come se volesse entrare, lo sconosciuto sorrise. Il sorriso era perfetto e quasi disegnato – come quello di un personaggio dei cartoni animati – ma qualcosa nei suoi occhi sembrava brillare di uno strano e inquietante scintillio.
Alison rimase a guardarlo, indecisa. La curiosità la spingeva avanti, una sottile paura la tirava invece indietro. Le mani sul davanzale le formicolavano, attraversate da piccole scosse. Si sporse appena verso il vetro, incapace di capire come quel ragazzino riuscisse a restare lì, in equilibrio nel vuoto esterno.
Alla fine, dopo molte esitazioni e ammaliata dal sorriso di lui, aprì la finestra.
“Ciao”, la salutò il ragazzino. La sua voce era calma, così tanto che ogni parola sembrava uscire uguale e identica alla precedente. “Mi chiamo Peter. Tu come ti chiami, dolce fanciulla?”
“A-Alison…” rispose lei con un filo di voce. Era affascinata da lui, come si trovasse davanti un giocattolo nuovo e proibito. “Ma tu come hai fatto a…”
“Vengo dall’Isola che non c’è”, la interruppe Peter spostando il peso da un piede all’altro. Questa volta le labbra nemmeno gli si mossero, come se la voce fosse scivolata fuori da sola. “Un posto magico, dove i sogni e gli incubi si intrecciano alla magia… e dove, se lo si desidera, si può decidere di non crescere mai. Dimmi, Alison, ti piacerebbe rimanere per sempre come sei adesso?”
“Io…” Alison sgranò gli occhi. La sua immaginazione correva veloce: un’isola incantata, niente scuola, niente regole… sembrava tutto così bello! “L’Isola che non c’è… non ne ho mai sentito parlare…”
“No?” Negli occhi di Peter sfavillò per un attimo una luce sinistra. Un lampo rapido, come un riflesso da predatore. “Eppure dovresti proprio vederla. È piena di fiumi e foreste e di ragazzini come noi. Lì i desideri si avverano… certo c’è un prezzo, ma non devi avere paura. Io ti proteggerò. Allora, vuoi venire con me?”
La ragazzina sentì una strana sensazione di eccitazione mista a paura. Era come se un sussurro interiore le accarezzasse la mente, convincendola che tutto sarebbe andato bene. Annuì lentamente e Peter le prese la mano. La pelle di lui era gelida e un brivido risalì il braccio di Alison. Prima che potesse tirarsi indietro, però, i contorni della stanza cominciarono a sfumare, come se la realtà stesse perdendo consistenza.
E la malia di Peter la avvolse e la trascinò con sé, dolce e inesorabile finché entrambi non furono altro che due ombre sottili inghiottite dal cielo notturno.
La mattina dopo Jane, la madre di Alison, salì fino in camera sua per svegliarla. “Alison, cara”, chiamò aprendo la porta della stanza, “svegliati è ora di…”
S’interruppe. La camera era vuota, il letto sfatto. Dalla finestra aperta l’aria gelida del mattino muoveva le tende con un fruscio irregolare.
“Alison!” urlò Jane, la voce spezzata e sull’orlo delle lacrime. “Alison, tesoro… dove sei? Alisoooon!”
Ma per quanto gridasse nessuno le rispose. Per un attimo, sul pavimento vicino alla finestra, le sembrò di vedere un’ombra sottile e dalla forma allungata.
“Ali…?” mormorò, ma l’istante stesso l’ombra svanì come fumo.
Si era trattato solo un’illusione, perché Alison ormai non era più lì.
Era stata portata via per sempre, verso un luogo da cui nessuno aveva mai fatto ritorno.
FINE
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Paura e angoscia
Dov’è finita Alison!!!!
Sparita 😱🙂
Mi piace questa versione un po’ dark di Peter Pan, lascia con la curiosità e il fiato sospeso. Potresti scrivere un seguito, mi piacerebbe leggerlo
Grazie 😘. Ci penserò, sì 🙂.