PENSIERI

Scritto nel febbraio del 2018

Alison, sospettata dell’omicidio di Mona, é rinchiusa in carcere e qui ha modo di riflettere su parecchie cose, soprattutto sul rapporto con quelle che sono-dovrebbero?- essere le sue migliori amiche.

Trascorro le mie giornate sola.

Questa, se ci penso, è forse la prima vera novità rispetto alla mia vecchia vita. Dove io, la ragazza più invidiata del liceo di Rosewood, ero sempre circondata e ammirata da tutti. Almeno in appaenza.

Le mie amiche mi stavano sempre accanto. E poi c’era una schiera di altre, soprattutto ragazze, che cercavano di farsi notare. A loro riservavo solo un gelido disprezzo, come una vera ape regina verso gli insetti più insignificanti.

Ape regina. A pensarci adesso, mi viene quasi da sorridere. Se non fosse che qui, in questo posto dai muri sporchi e dalle celle squallide, qualsiasi sorriso non può che essere amaro.

In questo carcere, dove sono rinchiusa come prima sospettata di un crimine che non ho commesso, non ho nessuna libertà. Nemmeno per le cose più piccole. Pulisco pavimenti, lavo i panni altrui. Non posso scegliere come vestirmi, né cambiare l’acconciatura dei miei capelli. Li porto legati in un’anonima coda, e mi sono rassegnata a non vederli sempre puliti e splendenti come prima.

Mi viene ordinato quando alzarmi, quando uscire nel cortile, quando mangiare, perfino quando dormire. Come fossi un burattino, con qualcuno che si diverte a tirare i fili per me.

Tutto, qui, è un ordine. Un’imposizione.

E io, che non ne ho mai subite prima d’ora, solo adesso capisco quanto sia difficile farlo. Duro. Umiliante. Quasi insopportabile.

Ho sempre avuto un’altissima considerazione di me stessa. Credevo di sapere cosa fosse giusto, per me e per gli altri. Pensavo di fare del bene alle mie amiche, dicendo loro come vestirsi, chi frequentare, come comportarsi.

E invece?

Ho sbagliato. Ho commesso errori con tutte loro. E comincio a capirlo solo adesso.

Aria, che mi sembrava sempre così piccola e fragile. Spencer, che mi irritava con la sua voglia di contrastarmi. Hanna, grassottella e poco considerata. Ed Emily… Emily che mi amava, e che io ho umiliato, riversandole addosso disprezzo proprio quando avrebbe avuto più bisogno di comprensione.

Ho fatto loro del male. Non volevo, certo, ma non è una giustificazione.

Adesso mi hanno allontanata, e non solo per i gravi sospetti che aleggiano su di me. Per la sparizione che ho dovuto inscenare, per tutte le bugie che ho detto loro e per come le ho trattate, quasi fossero solo oggetti di mia proprietà.

Posso davvero dar loro torto, se adesso non mi vogliono più vedere?

Se potessi uscire di qui… parlare con ognuna di loro… spiegare. Allora, forse…

Ma non c’è tempo. Adesso devo pensare alla mia difesa. A discolparmi dall’omicidio di cui sono accusata. Perché i miei avvocati sono stati chiari: la situazione è disperata, e le prove sono tutte contro di me.

Eppure non mi arrendo. Non posso farlo.

Non lascerò che A abbia ancora la meglio. Anzi, giuro di nuovo a me stessa che, se uscirò di qui, impedirò a questo pazzo – questo mostro, chiunque lui sia – di fare ancora del male a me e alle mie amiche.

Lo troverò. Lo affronterò. Lo fermerò. Dovesse costarmi la vita, porrò fine a questo incubo.

E se…

Una guardia carceraria apre la porta della mia cella, interrompe i miei pensieri. In tono secco e guardandomi dall’alto in basso, mi ordina di alzarmi dalla branda e di seguirlo nella sala delle visite.

Ho una visita? Mi alzo. Chi sarà? Non Jason di certo, e gli avvocati li ho visti ieri…

Entro nella sala dei colloqui. E la vedo subito. Hanna è seduta da sola dietro al tavolo rettangolare. Alza gli occhi azzurri verso di me e mi guarda. In silenzio.

Hanna.

Eccezion fatta per Emily, è lei quella a cui devo chiedere più perdono. Per averla trattata con sufficienza. Dileggiata per il suo peso. Presa in giro perché non aveva un ragazzo.

La cattiveria gratuita che le ho riservato… perché mi sono comportata così con lei? La sua insicurezza, la fragilità, la rassegnazione che le leggevo costantemente negli occhi… mi davano fastidio. Pensavo di aiutarla. Di spronarla. Di “svegliarla”.

E invece l’ho solo ferita. E forse ci ho allontanate per sempre.

L’amicizia che ci ha legate… è mai stata sana? Mi domando per un attimo. Una vera amicizia?

Non so rispondere, ma adesso che Hanna è qui… voglio provarci.

Forse non avrò un’altra occasione di parlarle, e quindi voglio chiederle scusa. Per tutto.

E poi… forse… magari non oggi… ma un giorno, chissà…

Forse potremo ricominciare. Tutto daccapo.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Alison è la grande protagonista della serie TV, anche se per parecchio non la si vede in scena è lei il motore di tutto.
Con Hannah ha forse il rapporto di amicizia più complicato e mi ha fatto piacere leggerne qui una parte.
Questo scritto mi è molto piaciuto, il giudizio è più che positivo.

4 commenti
  1. Laura
    Laura dice:

    Alison era uno dei miei personaggi preferiti di tutto PLL.
    Molto interessante vedere come qui, lei che è sempre stata così arrogante e presuntuosa, abbia finalmente l’occasione di fermarsi, riflettere e crescere davvero. Un passaggio profondo e ben costruito. Complimenti!

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao, Alison è sempre piaciuta anche a me e penso che abbia iniziato a cambiare – e capire bene cosa le sue amiche provassero per lei – proprio quando è stata incarcerata ingiustamente.
      Grazie di aver letto e commentato!

      Rispondi

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