PETALI PERDUTI
Scritto nel febbraio del 2015

Parigi, 14 luglio 1789.
Al termine di una lunga e tenace battaglia la Bastiglia, scelta dai rivoltosi come simbolo per l’inizio della loro lotta armata che condurrà alla più grande rivoluzione della Storia, é caduta.
Purtroppo però, durante l’assalto frontale alle mura dell’imponente e vetusta fortezza ha trovato la morte, colpita dal fuoco nemico, anche Oscar François de Jarjayes.
La notizia della sua tragica fine giunge, veloce come soltanto le notizie più terribili sembrano avere il potere di fare, al colonnello Girodel il quale, al comando della Guardia Reale, ha ricevuto l’incarico di proteggere, in quei giorni oscuri e tumultuosi, proprio la famiglia reale di Francia, giudicata causa principale della rovina del Paese…
“Morta?”
Ripetei a voce alta quella parola, quasi sperando che pronunciandola potesse suonare meno reale.
“La notizia purtroppo è confermata, comandante”, rispose il soldato, in tono deferente.
“Come…” riuscii appena a mormorare, combattendo con uno sforzo di volontà l’attonito silenzio in cui rischiavo di piombare. “Quand’è successo?”
“Qualche ora fa, signore. Alla fortezza della Bastiglia. Madamigella Oscar è stata abbattuta alla testa dei soldati della Guardia Cittadina che l’avevano seguita in battaglia, colpita da una scarica di fucileria sparata dall’alto delle mura.”
“Dalle mura… della Bastiglia?” ripetei. “Ma com’è possibile?”
“Da quanto abbiamo saputo, madamigella Oscar aveva deciso di appoggiare i rivoltosi. È stata lei stessa a ordinare ai suoi uomini di manovrare i cannoni per aprire una breccia nelle mura.”
Rimasi in silenzio. Poi annuii. “Capisco. Ti ringrazio dell’informazione, soldato. Ora va’.”
Fattomi il saluto militare, uscì lasciandomi solo.
E così Oscar aveva preso la sua decisione.
Ricordavo bene l’ultima volta che ci eravamo incontrati, quel pomeriggio di pioggia davanti al palazzo dove si erano riuniti i rappresentanti del Terzo Stato, del Clero e anche alcuni membri della Nobiltà.
Avevo ricevuto l’ordine del re di far sgomberare la sala, anche con la forza se necessario. Ma Oscar, con accanto il suo fedele André e i soldati della Guardia al gran completo, mi aveva fronteggiato senza timore.
“E mi fermaste, madamigella… nonostante io fossi alla testa dell’intera Guardia Reale. Guardandovi negli occhi, capii che qualcosa era cambiato. Ma non avrei mai immaginato che, di lì a poco, avreste scelto di combattere contro la nobiltà, addirittura contro i sovrani che avevate sempre servito con lealtà e devozione.
Voi, nata come me da un’antica famiglia… perché? Perché schierarvi con il popolo? Se l’avessi saputo avrei tentato di dissuadervi. Se solo avessi immaginato…
Ma no. Forse mi sto solo illudendo.
Da quando prendeste il mio posto come comandante della Guardia Reale, dopo avermi sconfitto in duello tanti anni fa, vi ho sempre obbedito. E anche quel giorno, sotto la pioggia, mi ritirai con i miei uomini. Perché non sono mai stato capace di dirvi di no.
Siete sempre stata più forte di me, Oscar. Affilata e inflessibile come la lucente lama di una spada. Ma a che cosa vi ha condotta tutto questo? Alla morte.
A una fine prematura, in un’azione disperata.
La Bastiglia è caduta, sì. Ma l’ordine in Francia non verrà rovesciato. Mai. Perché, se ciò dovesse mai accadere, sarebbe il caos. La fine del nostro mondo.
E allora, Oscar… a che cosa è valso gettare via la vostra vita?
Voi siete stata l’unica donna che io abbia mai amato, ammirato e stimato. Il pensiero di non potervi più rivedere, sorridere, parlare… mi annienta. È come se quelle fucilate le avessi ricevute io.”
Mi accorsi di avere gli occhi bagnati di lacrime, poi un pensiero mi riscosse.
C’era un’altra persona che doveva sapere di Oscar.
E sapevo che spettava a me dirglielo. Non soltanto perché ero il comandante della Guardia Reale, ma perché nessun altro avrebbe osato farlo.
Perciò mi asciugai le lacrime e, indossato il mio cappello a tricorno, uscii. Attraversai i quasi deserti corridoi della reggia e, arrivato alle stanze private della regina Maria Antonietta, mi feci annunciare.
Dopo una breve attesa, venni introdotto alla sua presenza. Era bellissima, come sempre. Ma il suo sguardo, un tempo limpido, era adesso velato da ombre.
“Comandante Girodel…” mi sorrise, porgendomi la mano da baciare. “A che cosa devo il piacere della vostra visita?”
“Mia regina…” mi inginocchiai. “Vi ringrazio per avermi ricevuto.”
“Mi portate notizie?”
Le baciai la mano. Poi, in silenzio, la guardai negli occhi.
“Sì, mia regina. Dalla fortezza della Bastiglia.”
Contrariata, strinse gli occhi poi si voltò per osservare il suo riflesso nel grande specchio bordato d’oro della stanza.
“So che è caduta. I cittadini… i rivoltosi… l’hanno presa. Un simbolo, dicono le voci qui a corte, per sancire l’inizio della loro rivoluzione totale.”
“È così, vostra maestà. Ma… ecco, purtroppo non è tutto.”
“Non è… cosa intendete dire, comandante?”
“Alla testa dei rivoltosi c’era anche un reggimento della Guardia Cittadina.”
Lei si girò di scatto. “La Guardia… Cittadina? Ma quel corpo è comandato da…”
Le parole le morirono sulle labbra. Mi fissò, in attesa.
E io, trattenendo nuove lacrime, le dissi tutto.
Maria Antonietta ascoltò in silenzio. Poi chinò il capo.
“Oscar…” sussurrò. “Madamigella Oscar non… non c’è più. Lei che mi ha sempre protetta… che era una delle persone più nobili che abbia mai conosciuto…”
Non riuscì a finire. Scoppiò invece in un pianto dirotto, prendendosi il viso fra le mani.
Non era più la regina, mi sembrava solo più una fanciulla smarrita.
E allora feci l’unica cosa che mi sembrò naturale. Mi avvicinai e, con delicatezza, la strinsi tra le braccia.
Lei esitò un istante, poi si abbandonò sul mio petto, inondandolo di tutte le lacrime che, forse, non versava da anni.
Rimanemmo così, a lungo. Non più regina di Francia e comandante della Guardia Reale, nemmeno più un uomo e una donna. Soltanto due petali, smarriti e perduti, come solo loro possono essere quando viene recisa la loro rosa, il più splendido dei fiori che ormai, purtroppo, non avrebbe mai più visto il sorgere di un nuovo giorno.
E in quel silenzio rotto solo dai singhiozzi mentre la luce del tramonto filtrava dalla finestra tingendo d’oro e sangue le pareti, compresi che con Oscar qualcosa era davvero finito per sempre.
E che da quel momento in poi, nulla — davvero nulla — sarebbe mai più stato come prima.
FINE
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È molto bella e particolare questa storia. In tanti anni non mi sono mai chiesta cosa ha provato Girodel alla notizia della morte di Oscar.
Il tuo stile di scrittura è molto piacevole, asciutto, lineare. Ho letto altre tue storie e anche senza saperlo, si intuisce la mano di un uomo e di un uomo che scrive da tanto tempo. Il tuo è un punto di vista diverso da quello di tanti altri racconti che ho letto e proprio per questo mi piace parecchio.
Da romanticona incallita mi sarebbe piaciuta una descrizione un po’ più ampia dei sentimenti di Girodel, che personalmente non ho mai amato troppo perché un po’ “scivoloso” per i miei gusti, ma che ho rivalutato dopo quanto accaduto davanti all’assemblea nazionale.
Dopotutto era un brav’uomo che realizza ad un tratto di non aver capito Oscar. Ne era innamorato, forse amava la sua immagine pubblica forte e coraggiosa, ma non ne capiva i sentimenti ed era troppo legato all’etichetta per andare oltre e comprenderla davvero.
Penso che la tua descrizione di Girodel, più sobria di quanto avrei fatto io, rispecchi moltissimo il personaggio dell’anime.
È una storia molto dolce, triste ma non strappalacrime, bravo!
Ciao e grazie mille di aver commentato, mi fa un enorme piacere 🙂.
Si, a me Girodel mi è sempre piaciuto nell’anime – nel manga, con la scenetta con André ecc molto meno – un buon soldato che, riconosciuta la superiorità con la spada di Oscar si mette ai suoi ordini senza tramarle alle spalle o intralciarla.
Sublime poi la scena davanti all’assemblea nazionale, quando si ritira piuttosto di mettersi contro di lei.
Ho cercato di riprodurre quello che più o meno potrebbe aver provato alla morte di Oscar, e sono contento che tu abbia apprezzato.
Davvero grazie mille e a presto 🌹
Estremamente toccante questo missing moment successivo alla morte di Oscar, caro Enrico.
L’ho trovato molto poetico ma, al contempo, credibile.
Mi è piaciuto molto lo stile pacato, controllato, composto con cui hai affrontato la narrazione di un momento sicuramente drammatico.
Visto l’argomento, avresti anche potuto usare toni lacrimevoli o eccessivamente melodrammatici.
Invece, hai scelto la sobrietà.
Ammetto che l’ho apprezzato molto.
Condivido in pieno la tua scelta.
E devo dire che ho amato assai questo tuo Girodelle.
Bravo, amico mio
Un abbraccio
e buone feste
Ciao e come sempre grazie di aver letto e del doppio commento, per me preziosissimo ☺️.
Si ho cercato di mantenere uno stile secondo me il più possibile in linea con i personaggi originali.
Fanfiction sì ma cmq fedele 🙂.
Girodelle è sempre stato uno dei miei personaggi preferiti, l’avrei voluto in azione più spesso e scrivere di lui per me è sempre un piacere.
Un abbraccio e ancora grazie di tutto 🤗
Buone feste anche a te.
Ciao io non mi sono mai abituata della morte di André e di Oscar , bella l immagine di Giro delle e della regina le due persone che l anno amata
Alla prossima e grazie dell aiuto
Alta marea
Ciao in effetti quello è un passaggio che credo parecchi di noi non abbiano ancora digerito o cmq elaborato pienamente.
Ciao e grazie di aver letto e recensito ☺️
Ben ritrovato Dragon of the Moon, che in queste giornate festose ci stai facendo rivivere, proponendocelo in questa one shot, il frammento doloroso vissuto da un paio di persone speciali, prima il colonnello della Guardia Reale Girodel e dopo Maria Antonietta Regina di Francia, che sono venute a conoscenza di quale tragica fine avesse fatto Oscar Francois de Jarjayes, l’attuale comandante della Guardia Cittadina, colpita a morte da una raffica di fucilate sparata dagli alti bastioni della Fortezza della Bastiglia che, in quell’epico 14.07.1789, era caduta e con essa un mondo stava per essere annientato e nulla di ciò che si conosceva fino a quel momento sarebbe stato più come prima.
La persona che ha provato sofferenza, venendo a sapere della morte di Oscar, è Girodel, l’uomo che per anni era stato sotto il suo comando, che l’aveva amata di un amore sincero, ma che comunque non era riuscito a comprendere Oscar fino in fondo, tanto da rimanere sconvolto alla notizia che fosse morta dando il suo appoggio ai rivoltosi, rinnegando in pratica tutto ciò che era stata la sua esistenza.
Non ci è mai stato mostrato ciò che ha provato Girodel nell’apprendere una simile notizia, che sicuramente lo avrà prostrato: tu ce ne offri una versione piuttosto verosimile, poiché subito c’è lo sgomento e poi riaffiora il ricordo attraverso i gesti e le parole scorse fra loro nel corso di una intera vita.
Essendo preposto alla difesa dei Sovrani, si è sentito in dovere di essere lui a comunicare una tale notizia alla regina di Francia, che di Oscar era stata amica e ne aveva sempre apprezzato la tempra, la personalità e soprattutto la dirittura morale, anche se alla fine entrambe si erano ritrovate su fronti opposti, scavando quel solco fra di loro che mai avrebbe potuto colmarsi.
Ora sono entrambi come svuotati per la scomparsa di un’anima unica nel suo genere, corretta, leale e cristallina fino alla fine, quando per gli ideali in cui credeva ha dato la vita insieme a coloro che come lei attendevano un cambiamento convinti della possibilità di ottenere un mondo migliore.
Molto d’impatto il paragone che fai di loro due, stretti in un abbraccio volto a cercare conforto, i quali ora si sentono come due petali perduti e smarriti, poiché la loro rosa è stata drammaticamente recisa, in balia di un vento tumultuoso che tutto avrebbe travolto, trovandosi a condividere la medesima perdita, consci del fatto che con la dipartita di Oscar il loro mondo avrebbe variato aspetto, ma lei, avendo sacrificato la sua vita, non sarebbe riuscita a veder nascere quell’alba di mutamento tanto inseguita.
Abbiamo avvertito le emozioni che sicuramente hanno investito Girodel, il quale ha però tenuto fede alla posizione che ricopre e ha vissuto la perdita soprattutto nel profondo del suo cuore. D’altronde il personaggio di Girodel ha sempre avuto un suo aplomb, mantenendo il controllo delle emozioni che lo attraversavano, pertanto sono stata in grado di rivederlo anche in questo drammatico frangente per il tramite delle tue parole misurate, come sempre è stato misurato lui.
Un caro saluto e ancora auguri di Buone feste!
Carissima,
Leggere la tua riflessione è come sempre un piacere, come riascoltare il battito sommesso di un cuore che, pur spezzato, continua a ricordare e a custodire. Hai colto con la tua solita rara finezza l’anima di questa one shot, restituendole una luce nuova, più intensa, più vera.
Girodel è sempre stato uno dei miei personaggi preferiti, con una sua profondità secondo me spesso trascurata. Il suo dolore qui, trattenuto tra le pieghe dell’uniforme e del dovere, è forse tra i più laceranti: quello di chi ha amato senza essere ricambiato, di chi ha servito senza essere compreso, e che ora si trova a piangere non solo una perdita, ma anche un’ultima occasione mancata. Il suo silenzio è un grido che solo chi ha saputo ascoltare davvero può udire. E tu lo hai ascoltato.
Il tuo sguardo su Maria Antonietta, anch’esso così umano e partecipe, restituisce dignità a una figura spesso travolta dal giudizio della Storia. In quell’abbraccio con Girodel, in quel momento sospeso tra la fine e l’inizio, tra la morte e la memoria, ho voluto racchiudere la fragilità di due mondi che si sfiorano per un istante, accomunati da una perdita che li rende, per la prima volta, uguali.
Grazie per aver colto il senso profondo di questa scena, per averla attraversata con il cuore aperto e la mente vigile. Le tue parole sono per me come la conferma: che scrivere, anche solo un breve racconto, può ancora toccare corde vere.
Ricambio di cuore gli auguri, con affetto e gratitudine.
Non è stato un addio urlato, ma un sussurro.
Una carezza lieve sul dolore, come se la storia sapesse che il cuore, stavolta, non doveva spezzarsi ma solo flettersi.
Lui non cerca spiegazioni, lei non offre parole: restano lì, due solitudini che si riconoscono nel vuoto lasciato da Oscar.
Molto poetico e toccante.
Ciao e grazie del commento.
Sì, nei momenti di dolore ci si stringe attorno alle persone che come noi lo condividono e che quindi possono capirci e darci un po’ di conforto.