IL GIOVANE CAMPIONE

Shizuoka, stadio del Jubilo Iwata, domenica 18 dicembre 2012. 18ª giornata del campionato giapponese: Jubilo Iwata – Beltmare Hiratsuka 2-2.

“Occasione da gol fallita per il Beltmare Hiratsuka!”

La voce del telecronista esplose, mentre l’attacco della squadra ospite veniva respinto con un tempismo perfetto. “È l’esperto difensore della nazionale, Ryo Ishizaki, a rubare palla all’attaccante avversario e ad avanzare fuori dalla sua area di rigore!»

Questa è la nostra ultima occasione per vincere, pensò Ishizaki, scartando la scivolata di un avversario. E non dobbiamo fallirla! “A te, Urabe!”

Passò sulla destra. Il centrocampista Urabe, anche lui nel giro della nazionale, intercettò il pallone e avanzò veloce inutilmente contrastato.

“Prosegue l’attacco dello Jubilo! Urabe ancora in avanti, raggiunge il limite dell’area ma tre difensori gli si fanno incontro… aaaah, Urabe passa indietro!»

“Dai, Daichi!” gridò Urabe, mentre il giovane numero 10 dello Jubilo correva verso la palla. “Segna!”

Devo segnare, pensò determinato Daichi Ozora, determinato. Così saremo campioni d’inverno… vai, bella!

“Ecco il tiro di Daichi Ozora! Il giovane ventiduenne colpisce col destro di collo pieno e la palla vola altissima sopra le teste dei difensori… all’ultimo momento però si abbassa, scende in picchiata verso la porta e si insacca imparabile in rete! Gol! Meraviglioso gol di Daichi Ozora, che porta lo Jubilo Iwata sul 3-2 con il suo Drive Shot! Un tiro degno del suo compianto fratello, l’impareggiabile Tsubasa Ozora, l’Astore Reale del Sol Levante!”

Ho segnato… evviva! Daichi sollevò il braccio destro. Il sorriso di trionfo dipinto sul volto era molto simile a quello di Tsubasa, maggiore di lui di otto anni.

L’attimo dopo l’arbitro fischiò la fine e i tifosi in tribuna esplosero in un boato. Lo Jubilo Iwata era campione d’inverno.

Quando i giocatori della squadra si radunarono attorno a Daichi, Ishizaki lo abbracciò di slancio.

“Sei stato grande, Daichi… abbiamo vinto! Siamo campioni d’inverno!”

“Bravi tutti, ragazzi!” sorrise l’allenatore Mureda. “Bella vittoria… e gran bel gol, Daichi!”

“Grazie, mister!”

Mureda si avvicinò ai giornalisti per le interviste e i giocatori dello Jubilo corsero sotto la curva, accolti dagli applausi e dai cori dei tifosi che scandivano i loro nomi uno dopo l’altro.

“Io sono certo che anche Tsubasa, se fosse ancora qui, sarebbe fiero di questa vittoria…” disse Urabe.

Ishizaki, che era stato uno dei migliori amici del campione scomparso, si commosse. “Ne sono convinto anch’io. Gli somigli così tanto, Daichi…”

Per un attimo, l’espressione del ragazzo si oscurò e il ricordo della morte dell’adorato fratello maggiore – avvenuta quattro anni prima – sembrò attraversarlo come un’ombra.

Kisami, il capitano della squadra, gli posò una mano sulla spalla. “Su, torniamo negli spogliatoi, ragazzi… doccia e poi si va a festeggiare. Campioni d’inverno!”

Finita la doccia, Ishizaki si asciugò poi si sedette sulla panca di legno dello spogliatoio.

“Allora, dove vogliamo andare a festeggiare, ragazzi? Pizzeria e poi discoteca?”

“Da quando Yukari ti ha mollato, andresti in discoteca tutte le sere” replicò scherzosamente Urabe. “E tu, Daichi, che ci proponi?”

“Mi dispiace, ragazzi, ma io non vengo”, rispose il giovane numero 10 mentre finiva di riempire la sua sacca da allenamento e richiudeva l’armadietto. “Preferisco tornare a casa.”

Kisami e Urabe non dissero nulla, ma Ishizaki si alzò in piedi.

“Cosa? Vai a casa anche stasera, che abbiamo vinto il titolo d’inverno? Dai, almeno per stavolta vieni con noi…”

“Ti saluto”, tagliò corto Daichi, passandogli accanto con un veloce sorriso. “Ci vediamo alla ripresa degli allenamenti, ragazzi. Ciao a tutti!”

Senza aspettare risposta, sparì dietro la porta degli spogliatoi.

Ishizaki scosse la testa. “Non viene mai con noi… almeno stavolta poteva fare un’eccezione però…”

“Sai com’è fatto”, scosse la testa Kisami. “E poi… se avessi anch’io uno splendore di ragazza come la sua ad aspettarmi a casa, credimi, non avrei proprio voglia di uscire a festeggiare con i compagni!”

Tutti risero tranne Ishizaki.

Sì, Daichi ha senz’altro i suoi buoni motivi…, pensò. E non posso certo biasimarlo. È solo che… somiglia così tanto a Tsubasa che a volte mi sembra quasi che il mio migliore amico sia ancora qui con noi. Ma devo smetterla di pensare così! Daichi non è Tsubasa. E non lo sarà mai.

A seguire…

CAPITOLO 2- SANAE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Ciao!
Un tuo racconto nuovo è sempre una piacevole novità!
Qui abbiamo un Daichi nuovo fenomeno… e Tsubasa… morto??
Scenari del tutto inediti… aspetto con ansia il secondo capitolo!

Come sai Tsubasa non mi è mai piaciuto, perfettino, imbattibile, sempre saputello… ma certo non gli ho mai augurato la morte.
Qui invece lui non c’è più e il suo posto è stato preso dal piccolo Daichi, cresciuto è diventato a sua volta un piccolo campione.
Come proseguirà la storia?
Non vedo l’ora di scoprirlo, intanto ti faccio dei meritatissimi complimenti!

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