LE DUE TIGRI
Scritto nel marzo del 2016

Kojiro Hiyuga, ormai attaccante affermato e numero 9 della Juventus in serie A, ripercorre il suo rapporto con l’allenatore bianconero Conte, che fin dal suo arrivo a Torino ha creduto lui, sostenendolo e incoraggiandolo e permettendogli di arrivare, in pochi mesi, a far conoscere il proprio valore di attaccante e combattente sui campi di tutta Italia…
Vinovo, campo di allenamento della Juventus FC
“Avanti, ragazzi!” Antonio Conte batte le mani, spronandoci come sempre a dare il meglio di noi. “Iniziamo la sessione di allenamento di oggi con i soliti venti giri di campo!”
Scattiamo tutti al suo ordine. Del resto, penso sorridendo, non potrebbe essere altrimenti. Lui è il nostro condottiero. Il leader di una squadra che, sotto la sua guida, sta per tagliare il traguardo dei cento punti in campionato. E per vincere il suo terzo scudetto consecutivo. Un record assoluto.
Ricordo quando arrivai a Torino, due anni fa. Con me c’era la mia manager, la signorina Matsumoto, che mi seguiva fin dai tempi delle scuole medie in Giappone.
L’imponente bellezza dello Juventus Stadium. La parata infinita di trofei. Quando la signorina mi condusse nello spogliatoio della squadra, quasi non ci credevo di essere davvero lì.
“Mi sembra ancora di sognare ad occhi aperti”, le dissi, in soggezione mentre leggevo i nomi dei campioni stampigliati sugli armadietti. Del Piero, Pirlo, Buffon, Gentile. “Questa è la Juventus. Una delle più grandi squadre d’Europa e del mondo.”
“E adesso ne fai parte, Kojiro”, mi sorrise lei. “Quest’occasione te la sei meritata. E io sono sicura che saprai essere all’altezza delle aspettative.”
Le sorrisi anch’io. Posai le mie cose, poi uscii sul campo. La prima squadra era già in allenamento, ma al mio arrivo qualcuno dei presenti si fermò a guardarmi.
Davids, la stella della nazionale olandese, fu il primo a parlarmi. Mi provocò. Voleva capire se avevo il carattere per affrontare le difficoltà che mi aspettavano.
Gli altri mi guardavano con diffidenza. Mi squadravano. E, sebbene quell’atteggiamento mi bruciasse, non potevo dar loro torto. I calciatori giapponesi, a parte Wakabayashi che giocava nell’Amburgo, erano ancora sottovalutati all’estero, soprattutto in Europa.
Nel mio primo allenamento faticai a toccare palla. Poi, durante i test fisico-attitudinali, ricevetti un altro shock.
“Con la tua struttura fisica squilibrata”, mi disse il signor Bertelli, preparatore atletico della squadra, “non puoi giocare a calcio ad alti livelli. E certamente non in Serie A.”
Non riuscivo a crederci. Bertelli mi spiegò in tono duro che il calcio giapponese era dilettantistico, per aver permesso a un giocatore come me di arrivare così in alto.
Mi infuriai, e stavo quasi per mettergli le mani addosso quando intervenne mister Conte. Sedò la lite, poi parlò sottovoce con Bertelli. Qualche ora dopo, mi convocò nel suo ufficio. E mi disse parole che non scorderò mai.
“Quei test sono solo esami di prassi”, mi spiegò con un sorriso. “Contano quel che contano. Sono stato io a chiedere il tuo acquisto, Hiyuga. Ti seguo da anni. Conosco la tua storia e i tuoi sacrifici. Tu sei come me,” proseguì. “Una tigre. In campo e fuori. E se farai l’unica cosa che un attaccante deve fare – segnare – insieme faremo grandi cose. È tutto chiaro, Hiyuga?”
“Sì, mister!” risposi, ritrovando di colpo l’entusiasmo. “La ringrazio per la fiducia e le prometto che farò del mio meglio per essere all’altezza delle sue aspettative!”
Da quel giorno, con la piena fiducia del mister Conte – che mi aiutò anche a integrarmi tra i miei nuovi compagni – mi allenai ancora più duramente di come avevo sempre fatto. Alla vigilia della prima di campionato, quando il capitano Del Piero si infortunò, l’allenatore mi comunicò che sarei stato io a prendere il suo posto.
“Te la senti, Hiyuga?” mi chiese.
Annuii. Avrei ripagato la sua fiducia. E dimostrato all’intera Serie A di cos’erano capaci i giocatori giapponesi.
Purtroppo, la prima di campionato mi riservò un’amara sorpresa. Non riuscii a superare il duo difensivo del Parma, Thuram e Cannavaro — che in seguito sarebbero diventati miei compagno di squadra. Fui sostituito, senza riuscire a incidere sul risultato.
Uscii a testa bassa mentre i fischi del pubblico, ancora diffidente, mi rimbombavano nelle orecchie. Trattenni le lacrime. Avevo deluso tutti. Soprattutto me stesso.
Nessuno si avvicinò a me. Stavo per imboccare il tunnel degli spogliatoi, quando una mano dalla stretta d’acciaio mi fermò.
Alzai gli occhi e incontrai quelli azzurri del mister Conte.
“Dove stai andando, Hiyuga?” mi domandò. “Il tuo posto è in panchina. Ti ho solo sostituito, non certo cacciato dalla squadra.”
“Mister…” mormorai. “Ma io…”
“Coraggio. Non sei andato poi così male”, mi disse, con tono fermo ma incoraggiante. “Hai lottato con grinta. Non ti sei risparmiato. E anche se non hai segnato, mi sei comunque piaciuto per lo spirito combattivo che hai dimostrato. Tu hai fegato, Kojiro Hiyuga. Anche se l’impatto con la Serie A è stato durissimo continua ad allenarti. E sono certo che un giorno la Tigre tornerà a ruggire anche sui campi di calcio della serie A.”
Quelle parole mi rincuorarono profondamente. Mi sedetti in panchina. E ringraziai, nel silenzio del mio cuore, l’allenatore che – in quelle prime, difficili settimane – sembrava l’unico, alla Juventus, a credere davvero in me.
Ma fu il giorno dopo, nella conferenza stampa, che Conte prese apertamente le mie difese contro i giornalisti Italiani, che erano stati durissimi nei miei confronti a seguito della mia prestazione in campo contro il Parma.
“Mi permetto di dire a lorsignori”, esordì il mister, davanti alla platea delle più eminenti firme del giornalismo sportivo del Paese, “che Hiyuga, il cui acquisto ho richiesto espressamente io stesso, era al suo esordio in serie A, e per di più contro una delle difese più forti del campionato.”
“Queste però sono scusanti, mister Conte”, ribatté in tono lievemente derisorio Elio Corno, de Il Giornale. “Ci dica la verità e ammetta di essersi sbagliato. Nessun Giapponese potrà mai giocare a grandi livelli nella nostra serie A.”
“E Kojiro Hiyuga ne é la piena dimostrazione”, gli diede manforte un altro giornalista lì accanto, che scoprii poi essere Mauro Suma, noto avversario del nostro allenatore e direttore dell’emittente televisiva Milan Channel.
Conte però scosse il capo. “Stiamo parlando”, ribatté con la sua solita sicurezza, la stessa testarda sicurezza che aveva fatto di lui, chiamato in gioventù la Tigre del Salento, uno dei più grandi giocatori Italiani prima e un allenatore plurivincente poi, “di un giocatore, Kojiro Hiyuga, che é stato capocannoniere in tutte le squadre nelle quali ha giocato. Stiamo parlando di un giocatore, Kojiro Hiyuga, che ha vinto tutto ciò che c’era da vincere in patria e che, con la Nazionale del suo Paese, ha conquistato un Mondiale Juniores under 16 e il prestigioso World Youth, terminando entrambi i tornei come capocannoniere della sua squadra.”
“Potrà anche essersi fatto valere a livello giovanile” replicò però Maurizio Pistocchi di Mediaset. “Ma la serie A é tutt’altra cosa, e questo suo Hiyuga non sembra per niente in grado di disputarla ad alti livelli.”
“Concordo pienamente”, interloquì ancora, Suma. “Coraggio, Conte, ammetta di essersi sbagliato una buona volta, e che ingaggiando questo ragazzo che lei difende tanto ha preso una cantonata senza paragoni!”
Altri, fra i presenti, rumoreggiarono nel dargli ragione ma all’improvviso Conte, sbattendo un pugno sul tavolo, riportò tutti al silenzio.
“Tutto questo é agghiacciante, signori!” gridò, “cosa devo sentire? Qui si sta giudicando un giocatore che é ai suoi esordi in un campionato come il nostro… per mezza partita disputata? Agghiacciante, e mi stupisco che una simile superficialità arrivi proprio da voi, che dovreste essere tutti eminenti giornalisti profondi conoscitori di calcio! Quanto a lei, signor Suma, é vero o non é vero che anche il Milan sta opzionando un giocatore Giapponese, tale Honda del CSKA Mosca?”
“Mister…” provò a interromperlo Pistocchi, mentre Suma invece taceva, ma Conte lo zittì all’istante.
“Sto iniziando a stufarmi…” proseguì, “di sentire stronzate da pseudo-intenditori di calcio, come vi state dimostrando di essere. Io i miei giocatori li difendo a spada tratta, così come difendo a spada tratta il mio lavoro!Hiyuga poteva fare meglio? Sì certo, anche Messi e Ronaldo, a volte, potrebbero fare di più, ma il mio giocatore ha dato tutto, in campo, contro avversari di valore altissimo! E’ come se avesse spinto, capitemi il paragone, una macchina a duecento all’ora, e perciò merita rispetto! La verità é che su Hiyuga tutti voi -gufi!- avete puntato il dito fin dal primo giorno in cui é arrivato! Adesso che é in difficoltà di sicuro più di uno fra voi godrà, cogliendo in questo l’occasione per massacrarlo, ma state bene attenti a quello che vi dico adesso. Scrivetevelo, appuntatevelo, fate come cazzo vi pare: a fine campionato Kojiro Hiyuga, oltre ad aver conquistato la fiducia di tutti, andrà anche in doppia cifra e lotterà, con gli altri nostri attaccanti, per un posto da titolare! Detto questo, arrivederci. Ho una squadra da allenare e davvero pochissimo tempo da perdere.”
Dopo una tale difesa a spada tratta, durante gli allenamenti non potevo che dare ancora di più tutto me stesso. E grazie a un lavoro quotidiano durissimo e a numerosi sacrifici, riuscii pian piano a raggiungere il livello dei miei compagni di squadra.
Il mister Conte mi seguì passo dopo passo. In perfetto accordo con il signor Bertelli – con cui nel frattempo avevo chiarito le divergenze iniziali – mi sottopose a un lungo programma di potenziamento fisico. Migliorai il bilanciamento muscolare e raggiunsi la condizione necessaria per affrontare con successo le difese più serrate della Serie A.
A poco a poco mi feci strada tra i ranghi della squadra. Conquistai la fiducia dei miei compagni. E ottenni una maglia da titolare al fianco del francese Trezeguet, uno dei più grandi attaccanti del mondo.
Cominciai a giocare con regolarità. Trovai la via del gol e alla fine della stagione segnai sedici reti, dando pienamente ragione al mister Conte, che aveva sfidato i giornalisti puntando tutto su di me.
In quella mia prima stagione vincemmo lo scudetto. Il secondo consecutivo per il mister, conquistando nuovamente l’accesso alla Champions League. E il nome di Kojiro Hiyuga, la Tigre venuta dal lontano Oriente, cominciò a diventare celebre anche in Italia.
Oggi sono un giocatore affermato. Titolare della Juventus e costantemente tra i primi tre cannonieri della Serie A.
Ma so bene che non sarei mai riuscito a raggiungere questi risultati senza l’aiuto e il supporto del mister Conte. La persona più importante per me da quando sono arrivato in Italia.
Gli devo molto. E ne sono certo: senza i consigli e il costante incoraggiamento della Tigre del Salento… la Tigre venuta dal Giappone non avrebbe mai ruggito.
FINE
NOTE: questa fanfiction riprende più l’anime (noto qui in Italia col titolo di Holly e Benji Forever) del proseguimento della storia cartacea dove Hiyuga, in seguito a un esordio non troppo convincente contro il Parma, viene dato in prestito alla Reggiana in serie C1.
Nell’anime invece non accade nulla di ciò, e dato che io questo declassamento (seppur momentaneo) in serie C non l’ho mai molto digerito, ho ripreso l’anime per poi ovviamente rielaborarlo a modo mio 🙂
Recensioni e commenti
RECENSIONI

Essendo io juventino nel sangue leggere che Hiyuga è andato nel manga a giocare proprio nella Juventus è stato pazzesco (tralasciamo la brutta parentesi con la Reggiana, chi c’era, Ancelotti in panchina per averlo dato via? :.( ).
Nel tuo racconto meno male che c’è Conte che invece valorizza la tigre riconoscendogli la stessa grinta che anima anche lui.
Come dire… tra tigri ci si capisce.
Grande!!
Kojiro
Ci voleva una storia così!
Hiyuga e Conte, due combattenti, due “animali da campo” non potevano non comprendersi a vicenda!
Piaciuto anche come Conte, in conferenza stampa, zittisce quella m…a di Mauro Suma (sempre velenoso, chissà come dorme la notte) e hai inserito anche Pistocchi 😀
Agghiacciante signori!! 😀
Sei un grande.
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