IL BALIVO

Scritto nel gennaio del 2001

Il castello di Gotterfied sorgeva sulla sommità di una collina, ai margini della vasta e terribile Foresta Nera.

La gente dei villaggi lì intorno non parlava mai del castello, se non con un senso di paura e terrore per le efferatezze che si diceva venissero commesse al suo interno.

Oliver Fitz-Hugh, Balivo di Gotterfied, godeva fama di essere un uomo spietato , sia tra i suoi vicini che tra gli abitanti dei borghi posti sotto la sua autorità legislativa.

Lo si vedeva ogni tanto, ultimamente sempre più raramente per la verità, passare a cavallo per le strade dei borghi, un uomo scuro di pelle e d’occhi dal viso grifagno e severo, che sembrava non avesse mai sorriso in vita sua.

Non era mai stato sposato, e correva voce che qualunque donna che giacesse con lui morisse subito dopo, guastata e maledetta dal tocco di quell’uomo che si diceva crudele come un Demonio.

Nessuno aveva mai osato guardarlo negli occhi ma si diceva che i pochi che si erano trovati a farlo non fossero poi sopravvissuti per raccontarlo…

Rosalee si era persa; ormai il buio era calato e non riusciva più ad orientarsi fra quegli alberi altissimi che sembravano volerla tener prigioniera.

Del resto lo sapeva il rischio che correva quando si recava da sola nel bosco, ma quel pomeriggio si era accorta che le mancavano i funghi e aveva pensato che una rapida scappata a prenderli non le avrebbe portato via molto tempo.

Sapeva dove trovare i funghi migliori e nel minor tempo possibile e allora si era infilata la mantella ed era uscita.

Certo, se sua nonna fosse stata ancora viva le avrebbe sicuramente impedito di andare, ma la vecchia era morta da due anni e da allora Rosalee viveva da sola nella casetta ai margini del villaggio di Heinzelfeld.

Gli altri abitanti del villaggio cercavano di aiutarla come potevano, impietositi dalla sua condizione, ma bisognava ammettere che la ragazzina se la sapeva cavare molto bene.

A tredici anni sapeva cucinare, rammendare i vestiti, cucire, e molte altre cose ancora. Dimostrava più della sua età perché le forme del suo corpo erano già quelle dell’adolescenza, ma il viso aveva ancora l’espressione innocente di una bambina.

Ora cercò di mantenere la calma; dopotutto aveva percorso molte volte quella strada, possibile che si fosse persa così facilmente?

Nella semioscurità sempre più incipiente le sembrò che il sentiero fosse come sparito. Sparito? Ma era impossibile… eppure non riusciva più a trovare la via.. non si era mai accorta che il bosco, al calar dell’oscurità, sembrava produrre tutta una serie di rumori strani e un po’ inquietanti. Oppure era soltanto la sua immaginazione a farglieli sentire?

Non avrebbe saputo dirlo con certezza… sussultò nel sentire un rumore, come di qualcosa che si spezzava, ma poi tirò un sospiro di sollievo notando che aveva semplicemente pestato un ramo secco che nell’urto si era spezzato.

L’inquietudine che provava non accennava a diminuire, ma Rosalee era ben decisa a non mettersi a piangere.

Non bisogna mai piangere..” le aveva detto suo padre un giorno. A volte le sembrava che lui fosse ancora vivo tanto lo ricordava nitidamente.

Era stato un grande arciere, il migliore del suo paese, ma purtroppo era morto appena trentenne in una delle frequenti battaglie fra i signori locali per la supremazia territoriale.

Da allora la piccola Rosalee era andata a vivere con la nonna, dato che anche sua madre non c’era più, perché morta nel darla alla luce.

La luce di una torcia puntatale direttamente negli occhi la strappò ai suoi pensieri.

Chi va là?” Domandò una voce dura e fredda.

Rosalee, sorpresa e sollevata, per un momento non seppe rispondere.

L’uomo che reggeva la torcia le si avvicinò, e lei vide che portava una cotta di maglia e un elmo di ferro.

La prese per un braccio, poi la lasciò andare. “Una ragazzina… “ mormorò, infastidito. “Dì, piccola, sei muta?”

N-no signore…”

Ah, allora parli! Che ci fai qui?”

Mi sono persa, signore…”

Sì, questo mi pare evidente… da dove vieni?”

Dal villaggio di Heinzelfeld… mi potreste riaccompagnare a casa?”

Lui rise. “A casa? Ma hai un idea di dove ti trovi, bambina?”

No, signore…”

Siamo a pochi passi dal maniero di Gotterfied. Il tuo villaggio è ai margini opposti della grande foresta. Raggiungerlo ora, con questo buio, è fuori discussione. Questa notte sarai ospite del nostro Balivo.” Rise brevemente. “Se lui ti vorrà.”

Lei rabbrividì involontariamente. La fama del balivo, i cui domini comprendevano anche il suo villaggio, era nota ovunque, e avrebbe preferito trascorrere la notte nel bosco piuttosto che passarla in quel terribile castello. E le sembrava anche strano essersi allontanata così tanto dal villaggio, e in così breve tempo poi.

L’armigero, comunque, non aveva voglia di discutere. “Avanti, ragazzina, seguimi. Sei stata fortunata che ti abbia trovata al rientro dal mio giro di pattugliamento. Altrimenti chissà che fine avresti fatto qui nel bosco.”

Sorrideva, e man mano che si avvicinavano alla fortezza lei ebbe possibilità di vederlo meglio in viso; era biondo con gli occhi azzurri e un viso apparentemente gentile, anche se in quel momento aveva un’espressione dura e impenetrabile.

Il soldato bussò al grande portone di ferro pronunciando una parola che evidentemente era un segno di riconoscimento perché un’altra guardia all’interno aprì immediatamente.

Bentornato, Hans” disse l’uomo che aveva aperto, con un tono a metà tra il derisorio e lo scherzoso. “Con questo tempo pensavo che ti perdessi… e questa chi sarebbe?”

L’ho trovata nel bosco, non farti strane idee… è di Heinzelfeld, sai?”

Davvero? Caspita, è un bel po’ lontano… non sarai una strega, signorina?”

Chiese con tono fastidioso.

No signore” rispose Rosalee timidamente.

Ora basta” intervenne Hans, deciso. “Il Balivo è a cena?”

Sì, si è appena messo a tavola. Hai intenzione di fargli vedere che cos’hai trovato nel bosco?”

Sì, anche perché dovremo tenerla qui con noi, questa notte. Non vorrai che la rimandiamo a casa, lontano com’è?”

No, sicuramente no” rispose l’altro improvvisamente serio. “Comunque spetta al balivo la decisione, lo sai.”

Già. Ora ti saluto.”

Si avviarono verso l’interno del castello; lungo i cupi corridoi non si vedeva anima viva ma non si udivano nemmeno le grida di dolore degli sventurati che, secondo la diceria popolare, venivano torturati per divertimento dal terribile signore di Gotterfied. Solo silenzio, ma per qualche strana ragione quell’assenza di suoni al di fuori dei loro stessi passi inquietava Rosalee quasi più che se avesse effettivamente udito le grida delle quali tutti parlavano.

Giunti di fronte ad una porta di legno con un lupo scolpito sopra il batacchio, Hans bussò.

Avanti” rispose una voce dall’interno e i due giovani entrarono. La sala era lunga e spaziosa anche se scarsamente illuminata. Il tavolo rettangolare che avrebbe potuto offrire posto ad una trentina di persone, stava al centro della stanza e sopra di esso erano posizionati un vassoio pieno di carne, un boccale di birra e alcuni tovaglioli. Al capo tavola opposto all’entrata stava seduto un uomo.

Sì, Hans?” Domandò l’uomo con voce neutra.

Perdonate, mio signore, c’è…”

Rosalee notò che il giovane armigero era in imbarazzo. Dunque l’uomo seduto al tavolo era il terribile balivo, che terrorizzava da anni i territori a lui sottoposti.

Nella scarsa luce delle candele non riusciva a vederlo bene, quindi non avrebbe saputo dire quale espressione avesse.

Ebbene, Hans” disse nuovamente il Balivo. “Deduco che il tuo giro esplorativo sia andato bene. E… chi abbiamo qui?”

L’ho trovata nel bosco, mio signore. Si era persa.”

Persa?”

Sì, signore. Dice di essere di Heinzelfeld.”

Davvero? Dunque non possiamo rimandarla a casa. Avvicinati, bambina.”

Rosalee si avvicinò e il balivo la squadrò come se guardasse un oggetto che dovesse comprare.

Non sembri una bambina… dì, quanti anni hai?”

Tredici, signore, quasi… quasi quattordici…”

Tredici. E come ti chiami?”

Rosalee, signore.”

E hai paura di me, Rosalee?”

N-no signore…”

Guardami” le disse, alzandole il viso verso il suo.

Rosalee lo guardò e con timore osservò il viso tirato e atteggiato in una smorfia crudele, gli occhi feroci di Oliver Fitz-Hugh… ma stranamente la sensazione che provò non era di paura; anzi, guardando al di là delle apparenze, le sembrò di capire che quell’uomo doveva aver molto sofferto in vita sua e visto cose che avrebbero fatto impazzire chiunque altro.

Cercò di sorridere, ma lui le diede uno strattone improvviso che per poco non le fece perdere l’equilibrio.

Puoi restare” le disse guardando Hans. “Mangerai laggiù, mi sembra il posto più adatto per una piccola stracciona come te. Hans, tu puoi andare.”

Hans uscì e Rosalee si mise a sedere dove il balivo le aveva indicato, per terra vicino a un gigantesco molosso nero che sembrava addormentato.

Ad un certo punto il Balivo lanciò al cane un succulento pezzo di carne e il bestione lo addentò con gusto.

Allora non è addormentato, pensò Rosalee cercando di distrarsi per evitare di pensare ai morsi della fame che la tormentavano.

Il Balivo lanciò un altro pezzo di carne, ma il cane non si mosse.

E’ per te, ragazzina” disse ad un certo punto Oliver Fitz-Hugh indicando il pezzo di carne. “Avanti, mangialo.”

Rosalee avvampò. Doveva mangiare quel pezzo di carne buttato per terra, come se fosse stata un animale? Eppure sembrava che dovesse proprio farlo, perché l’aristocratico non pareva intenzionato a darle altro.

Irritata afferrò il pezzo di carne e cominciò ad addentarla. Finita la cena, il Balivo batté le mani e un vecchio servitore dall’aspetto emaciato venne a portare via tutto.

Su, coraggio Souther” disse il balivo al cane. “Vieni qui a darmi la buonanotte.”

Vedendo che la bestia si muoveva a rilento però, s’irritò. “Maledetta bestiaccia!” Gridò. “Ti vuoi muovere o devo venire lì a prenderti a calci?”

Fece per alzarsi, ma Rosalee s’intromise. “Aspettate signore, vi prego! Il cane ha una zampa ferita.”

Che cosa?”

Guardate.” Si avvicinò al molosso e con delicatezza gli sollevò una zampa; in effetti vi si era conficcata la punta di una freccia, che seppur piccola doveva dargli molto fastidio.

“Avevi ragione tu. Ora sapresti estrarla?”

Posso provarci. Ma dovreste…”

Karl!” Chiamò il Balivo ad alta voce e subito si presentò un giovane dall’aria stanca.

Sì, mio signore?”

Accompagna questa ragazza e il mio cane in infermeria, poi quando avete finito tornate qua. Lei ti spiegherà che cosa devi fare.”

Come comandate.”

Uscirono e, vedendo che Karl non parlava, Rosalee domandò.

Dov’è l’infermeria?”

Il giovane sorrise. “A dire il vero non c’è… penso che il padrone intendesse che dovevo portarti nelle stalle.”

Capisco.”

Normalmente il mio signore non si separa mai dal suo cane. Allora, che cos’ha Souther?” Domandò Karl quando arrivarono alle stalle.

Guarda, una ferita di freccia…”

Io lo tengo fermo, tu estrai la punta.”

Rosalee cercò di essere più delicata che potè, e fortunatamente la punta di ferro venne via abbastanza in fretta. Souther uggiolò un po’ poi si calmò, mentre Karl gli puliva la ferita.

Tu sei un medico?” Chiese Rosalee al giovane.

Lui rise. “A dire il vero sono un macellaio, per la precisione il mio compito è di cucinare pranzi e cene qui al castello. E, a tempo perso per così dire, mi occupo anche delle ferite più o meno gravi come questa.”

Ma secondo te chi può esser stato a ferirlo?”

Si è ferito da solo. Dev’essere scivolato.”

Scivolato… su una freccia?”

Oh no, questa non è la punta di una freccia. E’ il dente di una tagliola.”

Tagliola?”

Sì, una trappola per lupi o volpi.”

Ma le punte di queste trappole sono più piccole…”

E tu come lo sai?”

Mio padre era un cacciatore e in casa mia ce ne sono alcune.”

Bé, si vede che tuo padre non ha mai cacciato lupi grossi come quelli che infestano questa parte della foresta… a proposito, tu vieni da Heinzelfeld, non è così?”

Sì, come lo sai?”

Ho parlato con Hans. E così ti sei persa nel bosco e domani te ne torni a casa?”

Sì, è così. Ma sono davvero così pericolosi questi lupi a cui date la caccia?”

Lui si adombrò. “Sì, sono… sono proprio grossi. Ma non ti vorrei spaventare. Ora puoi tornare dal Balivo, qui abbiamo finito.”

Rosalee però non ebbe bisogno di tornare dal nobile, perché lungo i corridoi incontrò il domestico di poco prima che l’accompagnò in una stanza piccola ma ben arredata e, augurandole la buona notte la lasciò da sola.

Lei, stanca e spossata, si addormentò subito.

Com’è successo?” Domandò il Balivo guardando il corpo orrendamente maciullato della fanciulla che giaceva ai suoi piedi.

Devono essere stati i lupi, signore” rispose Hans. “L’abbiamo trovata stamattina vicino alla cinta muraria sul versante sud-occidentale.”

Non si erano mai spinti così vicino alle mura…” mormorò l’aristocratico.

Quali sono i vostri ordini, signore?”

Dobbiamo chiudere tutte le porte e mettere sentinelle sulle torri. Per quanto riguarda le trappole nel bosco non possiamo più fare niente, perché non mi fido a mandare qualcuno là dentro, nemmeno in pieno giorno.”

Hans impallidì. “Temete…”

Sì, lo temo. Per il momento conviene non diffondere il panico tra la popolazione dei borghi qui vicino, quindi tratterremo qui quella ragazzina di ieri sera. Temo che se tornasse a casa dopo aver visto come siamo preoccupati qui per questi lupi diffonderebbe il panico. Inoltre…” esitò un momento. “Inoltre dovrei farla scortare da qualche soldato e sai benissimo che non posso permettermi di rinunciare nemmeno ad un uomo.”

Sì, signore.”

Bene. Ora torna al tuo posto.”

Rosalee si svegliò, si cambiò e scese nella sala da pranzo, trovandola deserta. Le dispiaceva dover lasciare quel castello perché trovava Karl molto simpatico e si annoiava, a casa, tutto il giorno da sola. Ma gli ordini del balivo erano legge, e se lui aveva deciso di allontanarla, non c’era modo di opporsi.

Sentendo dei passi alle sue spalle sussultò; voltandosi vide che si trattava proprio del Balivo.

Lui la squadrò senza dire una parola, poi si sedette.

Hai famiglia?” Domandò.

No, signore. I miei genitori e mia nonna sono morti e da allora…”

Avresti problemi a fermarti qui?”

Fermarmi…?”

Sì. Ho visto che sei brava a curare le ferite e a Karl potrebbe servire una mano, così come sarebbe utile un aiuto in più in cucina.”

Signore, io…”

Accetti?”

Sì, signore, sì.”

Molto bene. Ora va’ da Karl, ti aspetta nelle cucine.”

Rosalee era contenta; l’offerta del nobile era arrivata proprio al momento giusto. Al villaggio, non vedendola tornare, non si sarebbero preoccupati più di tanto; del resto, per quanto l’avessero sempre aiutata, non c’era nessuno fra i suoi compaesani che le fosse particolarmente vicino.

Non vedendola tornare avrebbero semplicemente pensato che si era persa oppure che era morta, un’altra delle tante vittime che la foresta, o i suoi abitanti, mietevano ogni anno.

Mangiò qualcosa con Karl poi andò nelle cucine a lavare i piatti. Fuori, anche alla luce del giorno, i lupi feroci attendevano le loro vittime.

Guarda” disse Tory a Will. “Non sono bellissimi?”

In effetti sembrano usciti da una fiaba” commentò il giovane osservando i soldati imperiali, splendenti nelle loro lucide armature pesanti.

Mi domando per quale motivo passino proprio di qui” proseguì Will. “Ci sono certamente strade più comode.”

Come, non lo sai?” Domandò il padre di Tory. “Stanno prendendo una scorciatoia per prendere di sorpresa le armate del re Svedese, Gustavo Adolfo. Il nostro imperatore deve avere veramente paura di lui, se fa passare le sue truppe da qui per farle arrivare prima.”

Già, è vero” annuì Will. Poi la sua attenzione venne attirata da un grido proveniente dal centro del paese; mosso dalla curiosità, il giovane si avvicinò.

Uomini di Heinzelfeld!” Gridava l’ufficiale imperiale. “L’imperatore sa quanto siano fedeli e coraggiosi gli uomini di queste contrade. Ora il nostro sovrano ha bisogno dell’aiuto di tutti i suoi amati sudditi per battere gli odiati invasori Svedesi. Chi di voi è disposto ad abbandonare tutto per arruolarsi nei suoi eserciti?”

Sentito?” Domandò Tory.

Già…” mormorò Will. “Io vado.”

Co-cosa?” Tory sgranò gli occhi.

Hai sentito benissimo, io vado. E’ quello che ho sempre sognato e chi ha bisogno di me, qui?”

Sapeva di aver ragione; era il quinto di sei fratelli e il suo apporto non era certo fondamentale in casa, mentre ora, nell’esercito, avrebbe avuto l’occasione di sfruttare le sue doti di arciere.

Vado ad arruolarmi” disse, deciso.

Ma.. ma sei sicuro?”

Certo, sai quanto sono bravo come arciere, no? Ora finalmente avrò l’opportunità di sfruttare le mie capacità.”

Ma… ma…”

Sorridendo, mise le mani sulle spalle dell’amico. “Su, coraggio, vedrai che non morirò. Sono certo che mio padre sarà contento di liberarsi di me, e per il nostro villaggio una bocca da sfamare in meno è tanto di guadagnato. Guarda che cos’è successo con Rosalee…”

Tory annuì, e Will ripensò a quando lei era sparita, un mese prima. Lui era stato l’unico a preoccuparsi, a interessarsi alla sua sorte, persino il curato non aveva mostrato partecipazione.

Quando Will aveva chiesto se qualcuno voleva seguirlo nel bosco a cercare la ragazza scomparsa avevano rifiutato tutti, chi per paura chi per vero e proprio disinteresse.

E così l’unica ragazza che gli piacesse un po’ lui l’aveva persa per sempre, e questo aveva contribuito ad acuire la sua repulsione per quel villaggio di gente gretta dov’era nato e cresciuto.

Ora che aveva l’occasione di andarsene di lì, quindi, non se la sarebbe lasciata scappare per nessun motivo al Mondo.

Si fece largo tra la folla verso un futuro per lui tutto nuovo.

Rosalee era in servizio al castello di Gotterfied ormai da un anno e tutte le paure e le inquietudini che l’avevano tormentata inizialmente si erano pian piano dissolte, una per una.

Le torture abominevoli a cui venivano sottoposti i prigionieri, le orge demoniache che si dovevano svolgere all’interno del maniero e altre cose spaventose ancora si erano rivelate semplici dicerie, messe forse in giro ad arte dai nemici del Balivo.

Lui stesso non era affatto il mostro che si diceva e che le era sembrato durante i suoi primi giorni al castello; era semplicemente un uomo taciturno e chiuso, che amava la solitudine e la tranquillità.

Per la maggior parte del tempo nel maniero si udivano pochi rumori, soprattutto perché ognuno pensava soltanto a svolgere il proprio compito e a farsi gli affari propri. Gli abitanti del castello, una trentina in tutto, non parlavano quasi tra di loro, e i rari momenti di conversazione Rosalee li aveva con Karl oppure con Hans quando, a volte, portava qualcosa da mangiare all’armigero durante il suo turno di guardia notturno sulla torre principale.

Di notte si udivano gli ululati dei lupi feroci, a volte così forte da dare l’impressione che fossero così tanto vicini al portone d’ingresso da abbatterlo.

Tutta la gente del castello temeva i lupi, ma Rosalee si stupiva che il balivo non organizzasse delle battute di caccia per cercare di eliminarne almeno un po’.

Quando ne aveva parlato con Hans, questi era impallidito involontariamente. “Organizzare delle battute di caccia?”

Sì, mi ricordo che mio padre, quand’era vivo, ne organizzava parecchie. Dato che i lupi sembrano darvi così fastidio potreste farlo anche voi…”

Hans aveva scosso la testa. “Comunque spetta al balivo ordinarcelo. Se lui non lo ritiene opportuno ci sarà un motivo, non ti sembra?”

Rosalee non aveva replicato, sentendo il tono irritato di lui; Hans era un soldato coraggioso, eppure al sentir parlare dei lupi sembrava diventare un ragazzino spaventato.

La ragazza si era poi allontanata, pensando che se fosse stata un maschio li avrebbe affrontati lei quei lupi, come faceva suo padre quand’era vivo.

Quella notte, stranamente, non riuscì a prendere sonno; ad un tratto le parve di udire delle grida mischiate agli ululati dei lupi.

Si alzò per andare alla finestra a vedere che cosa stesse succedendo, ma l’oscurità impediva di distinguere alcunché.

Allora Rosalee si vestì ed uscì nel corridoio, e stava già scendendo le scale quando la voce del Balivo, aspra e forte come sempre, la fermò.

E tu dove credi di andare?” Le domandò.

Per un attimo si fronteggiarono senza dire niente.

E’ bella, pensò lui. In un anno è diventata una donna…

E in effetti era vero; i tratti fanciulleschi del viso di Rosalee avevano lasciato il posto a lineamenti più da adulta, anche se i suoi grandi occhi conservavano un’espressione un po’ infantile, che le conferiva dolcezza.

E Rosalee guardò lui, arrossendo per l’imbarazzo; Oliver era a torso nudo, e il suo corpo bruno e muscoloso, teso e coperto da un velo di sudore, sembrava quello di una statua greca.

Rosalee lo guardava incantata ma poi notò che il braccio destro di lui, che impugnava una spada, stava sanguinando.

Voi siete… siete ferito…” mormorò e, senza pensarci due volte, si strappò un lembo del vestito, inginocchiandosi poi di fronte a lui per fasciargli il braccio.

Oliver non disse una parola ma notò che Rosalee aveva veramente un bel seno, che in quel momento si vedeva dalla scollatura del vestito.

Poi il silenzio fu spezzato dall’arrivo di una guardia.

Signore!” Gridò. “Per il momento siamo riusciti a prevalere, e…” s’interruppe vedendo che il balivo aveva il braccio fasciato. “Signore, ma state bene?”

Sì, sto bene” rispose lui con voce roca. “Ci sono feriti?”

Sì, signore, due. Cosa…” s’interruppe, guardando Rosalee con imbarazzo.

Seguite la procedura normale” tagliò corto il Balivo. Il soldato se ne andò e il nobile guardò Rosalee. L’incantesimo si era spezzato e ora erano di nuovo padrone e serva.

Torna nella tua stanza, e chiuditici dentro. Cerca di dormire.” Ordinò lui con voce fredda.

Ma… forse Karl ha bisogno di me. Vado…”

Lui la prese per le spalle, con forza. “Ti ho detto di andare nella tua stanza! Obbediscimi!”

Rosalee, spaventata da quell’improvviso scoppio d’ira, arretrò e scappò via, poi si chiuse in camera, gettandosi sul letto cercando di reprimere le lacrime.

Oliver rimase per un attimo a guardare la porta chiusa, poi scese le scale per unirsi agli altri.

I primi mesi di addestramento erano stati durissimi, per Will; a volte aveva persino rimpianto di essersi arruolato.

Gli avevano fatto sellare i cavalli e dar loro da mangiare, pulire le tende, montare i picchetti e altro ancora.

Quando finalmente era venuto il momento di far vedere ciò che sapeva fare con l’arco Will era talmente stanco che aveva temuto di finire con lo sbagliare tutto.

Invece la sua abilità non l’aveva abbandonato, e dopo tre tiri ed altrettanti centri perfetti era stato immediatamente arruolato nel corpo degli arcieri.

Come aveva scoperto con piacere, quello era un reggimento di privilegiati; per loro c’erano sempre razioni abbondanti, tende pulite e ragazze disponibili.

Gli archi, poi, erano lunghi e micidiali, le frecce ben suddivise in quelle a lunga e a corta gittata.

Poteva dirsi soddisfatto della scelta che aveva fatto mesi prima, ormai non si ricordava più neanche com’era stata la sua vita al villaggio, e certamente non la rimpiangeva.

Finalmente sentiva di aver trovato la sua strada, e sapeva che non sarebbe potuto essere più felice di così.

Dopo l’episodio di quella notte in cui aveva curato il Balivo, Rosalee non era più riuscita a recuperare la serenità passata.

Per due settimane le erano stati affidati compiti diversi dal solito, non sgradevoli, ma Rosalee intuiva che la si voleva tenere lontana da Karl.

Eppure, considerato che c’erano stati dei feriti, lui avrebbe avuto più bisogno del solito di una mano, e lei aveva già dimostrato più di una volta di cavarsela bene in infermeria, quindi perché quelle disposizioni?

Si domandò se per caso era stato il padrone del castello in persona a darle, ma se era così il mistero s’infittiva perché Rosalee non riusciva a capire che fastidio potesse dare al nobile che lei aiutasse Karl con i feriti.

Comunque, qualsiasi fosse la spiegazione, non avrebbe certo potuto chiederla al nobile, che probabilmente nemmeno le avrebbe risposto. Hans e tutti gli altri non la evitavano, però tutte le volte che lei cercava d’introdurre l’argomento cambiavano discorso.

Quando Rosalee decise di chiedere a Karl notizie dei feriti, lui si limitò a risponderle che uno dei due si era salvato mentre l’altro, purtroppo, era morto.

Il funerale, le disse il giovane, non era stato celebrato al castello perché i parenti del soldato avevano avanzato la richiesta di seppellirlo al suo villaggio, e il balivo aveva generosamente acconsentito.

Quindi una squadra di armigeri aveva scortato il corpo del caduto fino a casa, attraversando il bosco dal versante est.

Quella spiegazione, però, non l’aveva convinta. Si era accorta che da mesi, anzi, per l’esattezza da parecchi mesi, nessuno si era allontanato dal castello, né alcun ospite era stato ricevuto.

E quel fatto era ancora più strano se si considerava che il Balivo controllava un territorio piuttosto vasto. Possibile che non ricevesse mai messaggeri, e non ne inviasse a sua volta?

Era tutto troppo strano, e Rosalee sentiva che le stavano nascondendo qualcosa; preoccupata per la sua sicurezza, era più che mai decisa a scoprirlo.

Una sera si recò in cucina e prese il vassoio con la cena del nobile.

Porto io la cena al balivo, questa sera” disse a Gregor, il vecchio domestico che coordinava tutta la servitù.

Il vecchio la guardò con gratitudine. “Oh, ti ringrazio, figliola. Servo la famiglia del padrone da cinquant’anni e in tutto questo tempo non ho mai mancato una volta di portargli i pasti. Ma questa sera mi fanno veramente male le gambe, e non me la sentirei di farmi tutti quei gradini…”

Non ti preoccupare” disse Rosalee sorridendo.

Arrivata di fronte alla sala da pranzo, bussò ed entrò senza aspettare risposta, come aveva visto fare a Gregor tante volte.

Oliver le dava la schiena e stava seduto di fronte al fuoco.

Lascia pure tutto sul tavolo, Gregor, grazie.” Disse senza voltarsi.

Sì, signore” rispose Rosalee.

Lui, sorpreso, si voltò e per un attimo restò in silenzio a guardarla.

Per quale motivo sei venuta tu? Gregor non sta bene?”

Non se la sentiva di fare le scale, mio signore, ma se la mia presenza vi urta me ne vado subito.”

Si pentì immediatamente di quelle parole, ma lui non parve farci caso. “No, resta. Hai già cenato?”

Lei trasalì per la sorpresa. “No, mio signore…”

Se ti va puoi sederti e farmi compagnia, questa sera non mi va di stare solo.”

S- sì mio signore, molto volentieri. Scendo solo a prendere il mio piatto.”

Stupita ma stranamente felice Rosalee scese e risalì in un attimo; quando rientrò in sala da pranzo trovò il balivo che la stava aspettando e solo quando lei si sedette e incominciò a mangiare iniziò anche lui.

Rosalee era emozionata, se la causa fosse la novità della cena oppure la vicinanza di Oliver non avrebbe saputo dirlo; con un sorriso ripensò alla prima volta che aveva cenato in quella stanza, per terra a mangiare gli avanzi come un cane.

Mentre ora era seduta a tavola, come una vera dama…

Cos’hai da sorridere?” Le domandò il balivo.

Niente… pensavo alla prima sera che sono stata qui. Mi gettavate i vostri avanzi come ad un cane…”

Lui non sorrise. “Sì, mi ricordo” disse invece. “Quanto tempo è passato da allora?”

Un anno e mezzo” rispose lei arrossendo.

E tu sei diventata una donna, pensò Oliver.

Continuarono a mangiare in silenzio, quando ad un tratto Rosalee si alzò.

Ora che c’è?” Domandò lui.

Mi è venuto in mente… che stasera in cielo si possono vedere le stelle cadenti…”

Cosa?”

Sì, me l’ha detto Karl l’altra sera. Posso… posso uscire un attimo sul balcone?”

S-sì” rispose Oliver, più sorpreso che altro.

Rosalee si diresse alla porta-finestra, l’aprì e uscì sul balcone ad osservare il cielo; era tutto buio, e di stelle nel firmamento per allora se ne vedevano poche.

Ad un certo punto la fanciulla represse un brivido di freddo e sentì un caldo mantello che le veniva adagiato sulla schiena.

Copriti, o prenderai freddo…” mormorò Oliver, affiancandola.

Lei si voltò e vide che l’uomo aveva una strana espressione, diversa da quella arcigna che lo caratterizzava di solito; sembrava quasi sereno.

Oliver dovette fare uno sforzo su se stesso per evitare di accarezzarle i capelli, di sfiorarle le labbra…

Ma che mi prende? Pensò con ira l’uomo. Devo essere impazzito...

Ad un certo punto lei gli si appoggiò contro, quasi senza rendersi conto di quel che faceva; Oliver, istintivamente le prese la mano e sentì che era gelida.

In quel momento, Rosalee si voltò verso di lui e le loro labbra si toccarono in un bacio, dapprima timido poi sempre più appassionato.

All’improvviso lui la tirò dentro e chiuse la porta; poi, incurante che qualcuno li potesse vedere, la prese fra le braccia e la portò in camera da letto, richiudendo la porta dietro di sé.

Rosalee si sedette sul letto un po’ tremante e lo guardò timidamente. Oliver le si sedette di fronte e incominciò a baciarla sul collo, sentendola sussultare di piacere ad ogni tocco.

Oliver… “ mormorò lei. “Non l’ho mai fatto, mi dovrai insegnare tu cosa devo fare…”

Sei così giovane, amore mio…” mormorò lui dolcemente. “Non ti preoccupare, faremo piano.”

Spogliò la fanciulla pian piano e poi si spogliò lui; con delicatezza la spinse giù mentre le mani di lei lo tenevano per la vita.

In quei momenti d’estasi Rosalee guardava il viso di Oliver; sembrava diverso, quasi trasfigurato, e lei ebbe come l’impressione che lui si fosse lasciato cadere alle spalle tanti anni di sofferenza e di disagi.

Fecero l’amore tutta la notte e quella fu la notte più bella della loro vita.

Rosalee si risvegliò e vide che Oliver si era già alzato e probabilmente era anche sceso a far colazione.

Si guardò intorno; e così quella era la stanza del balivo di Gotterfied; per essere la camera di un aristocratico era piuttosto spartana, con poco mobilio e un solo quadro, raffigurante la natura morta, appeso alle pareti.

Del resto quell’arredamento era in sintonia con il carattere cupo di lui, però c’era qualcosa che stonava, anche se Rosalee non avrebbe saputo dire cosa.

Sentendo dei passi lungo il corridoio si preoccupò; ora che la magia della notte era passata temeva che tornasse tutto come prima e quindi fu un sollievo vedere che l’espressione di lui era la medesima della sera prima.

Buongiorno, tesoro” le disse con un sorriso. “Hai dormito bene?”

Sì, grazie… sai, penso che ci metterò del tempo ad abituarmi a questo cambiamento di cose…”

Che intendi dire?”

Fino a ieri ero soltanto la tua serva, mentre oggi… oggi…”

Oggi sei il mio amore… dillo pure, non ti mangio mica…”

Lei rise. “Cosa facciamo oggi?”

Inaspettatamente lui si oscurò. “Io… io devo assentarmi per un po’. Tu potresti aiutare Karl in cucina, che ne dici?”

Sì, certo… ma… ho detto qualcosa di sbagliato? Hai cambiato espressione…”

No, niente…” rispose lui sforzandosi di sorriderle.

Senza più dire niente si alzò ed uscì, lasciandola un po’ turbata da quell’improvviso cambio d’umore. Questo le fece tornare in mente che c’erano ancora molti misteri da risolvere, per lei, a dire il vero gli stessi che c’erano la sera prima. Con un sospiro pensò che in fin dei conti non era cambiato nulla.

Anche Oliver era turbato; aveva chiamato Rosalee “amore mio” così, d’istinto e senza pensare al significato profondo che avevano quelle parole. Teneva a Rosalee, anche se se n’era accorto praticamente all’improvviso, ma non avrebbe saputo dire con certezza se si sentiva pronto a condividere con lei tutti i suoi segreti.

La guerra poteva dirsi conclusa; l’imperatore aveva firmato l’armistizio e presto le sue truppe avrebbero ricevuto il congedo reale.

Will non si sentiva particolarmente felice all’idea di dover tornare a casa, alla tristezza di quel villaggio la cui libertà era costantemente schiacciata dal pugno di ferro del balivo di Gotterfied.

Avrebbe preferito continuare la militanza nell’esercito ma, a quanto pareva, non era proprio possibile.

Di pessimo umore si recò a ricevere la paga dell’ultimo mese e il congedo, cercando di non pensare che quella bella avventura, durata due anni della sua vita, era davvero finita.

Rosalee e Oliver erano sposati da meno di due settimane; lei, alcune notti, sognava ancora la sera in cui lui le aveva chiesto di diventare sua moglie.

In quel momento la fanciulla aveva avuto la certezza che il suo sentimento per lui era pienamente ricambiato; fino a quella sera il dubbio le era rimasto perché, se lui la notte era dolce e tenero tra le sue braccia, di giorno sembrava tornare il nobile freddo e distaccato dei primi tempi.

Tutti, nel castello, volevano bene a Rosalee e sembravano contenti che il loro triste signore avesse finalmente trovato qualcuno in grado di restituirgli il sorriso.

Tutto sembrava andare per il meglio fin quando una notte Rosalee non fu svegliata da grida provenienti dal cortile.

Alzandosi a sedere sul letto vide che Oliver era già in piedi e si stava vestendo.

Che cosa succede, caro?” Domandò.

I lupi” rispose lui, serio. “Sembra che siano penetrati nel maniero.”

Ma com’è possibile?”

Non lo so. Ora scendo ad aiutare i soldati. Tu resta qui, mi raccomando.”

Ma…”

Non discutere! Fai come t’ho detto.”

Oliver uscì e Rosalee, rabbrividendo, pensò che l’ultima volta in cui gli aveva sentito alzare la voce con lei era stata quella terribile sera in cui l’aveva visto ferito.

Presa da una paura folle che potesse succedere qualcosa all’uomo che amava, la fanciulla si vestì ed uscì dalla camera.

Nei corridoi non si vedeva anima viva, e così scese le scale. Con sorpresa notò che l’archibugio posto nella vetrinetta accanto alla finestra non era stato spostato.

Ubbidendo ad un impulso più forte di lei Rosalee lo prese e poi si voltò, decisa ad uscire nel cortile da dove provenivano grida di uomini e ululati di lupi.

Arretrò d’un passo trovandosi di fronte un lupo, che la stava fissando silenziosamente.

Doveva essere entrato dal portone spalancato senza far rumore, perché non l’aveva minimamente sentito; era grosso, le parve più di un lupo normale, e il suo pelo scuro sembrava piuttosto sciupato.

Rosalee era come paralizzata, ma nemmeno l’animale si muoveva; che aspettasse il momento giusto per attaccarla?

Improvvisamente Oliver giunse correndo dal portone.

Rosalee!” Gridò. “Stai bene?”

In un attimo le fu accanto, e in quel momento il lupo scartò di lato. D’istinto Rosalee sollevò l’arma ma Oliver, all’ultimo momento le abbassò il braccio.

No, non sparare!” Gridò.

Approfittando di quell’occasione, l’animale si voltò e fuggì nella notte.

Perché mi hai impedito di sparare?” Domandò la fanciulla.

Perché…” Oliver esitò, prima di rispondere d’un fiato. “Perché quello è mio fratello.”

A Rosalee sembrava che il silenzio che era sceso fra loro non sarebbe più stato rotto; dopo aver richiuso le porte e sistemato tutto si erano ritirati in camera, ma Oliver non sembrava trovare il coraggio, o la forza, d’incominciare a darle quelle spiegazioni di cui lei sentiva di aver bisogno.

Ti devo molte spiegazioni, tesoro” disse lui all’improvviso. “Bene, sappi che se finora non ti ho mai detto niente è perché non ho mai trovato il coraggio di confessare a nessuno la terribile verità che porto nel cuore da anni.

La mia è una famiglia sulla quale grava una maledizione, lanciata non so da chi né quando. Tantissimi anni fa, un nostro avo si macchiò di un crimine terribile e fu trasformato in lupo. Da ricerche che ho fatto in seguito so che quest’uomo ebbe due figli. In uno dei due il gene umano era più resistente, nell’altro prevalse la parte animalesca.” S’interruppe per prendere fiato, come se raccontare quella storia raccapricciante gli costasse fatica.

Da allora i due rami della famiglia si combattono aspramente.” Proseguì poi.

Per questo motivo i lupi che ci attaccano sono così feroci e grandi; non si tratta di normali animali.”

Ma… ma… per quale motivo non curate quanti rimangono feriti negli scontri?”

Te ne sei accorta…”

Sì, del resto non ci vuole molto a scoprirlo. Anche se tentate di tenerlo nascosto, mi sono accorta che gli uomini continuano a diminuire.”

Vedi, chiunque venga ferito da un mannaro… i mannari sono i lupi contro i quali stiamo combattendo… diviene un mannaro a sua volta, a meno che non lo si uccida prima.”

Lei deglutì. “Mannari… vuoi… vuoi dire che tuo fratello non è l’unico mostro là fuori?”

No. Mio fratello, nel corso degli anni si è creato dei seguaci, non forti come lui ma ugualmente in grado di metterci in difficoltà. Sembra che più noi ne uccidiamo più loro aumentano di numero…”

Ma… per quale motivo non chiedete l’aiuto delle truppe imperiali?”

Non ci sarebbero di alcun aiuto. Sì, forse verrebbero qui e sterminerebbero questi mostri, ma i loro eventuali feriti porterebbero poi la piaga dappertutto. Bisognerebbe spiegare loro che devono uccidere i feriti, ma a quel punto ci sarebbe un’indagine e inevitabilmente saremmo sospettati anche noi di essere mostri. Credimi, l’imperatore raderebbe al suolo tutto e ci sterminerebbe, per poi chiudere la pratica facendo insabbiare tutto dai suoi commissari. Sarebbe la fine. No, molto meglio cercare di risolvere la cosa tra noi. Nel frattempo, in questi anni ho cercato di tenere lontana la gente il più possibile dai miei territori.”

Per questo hai fatto diffondere quelle storie sulla tua crudeltà…”

Sì. Preferisco passare per un mostro senza cuore piuttosto che sapere che molta gente è morta per colpa mia. Quando sono venuto qui, pensavo che sarei riuscito a tenere a bada i mostri e nel contempo ad amministrare i miei territori, e per un bel po’ di anni è stato così. Poi però le bestie ci hanno stretti d’assedio ed ora non mi fido più nemmeno ad uscire dal mio maniero.”

Ma in questo modo non puoi amministrare i tuoi territori…”

No, infatti non posso, e penso che tutto stia crollando, là fuori. Probabilmente la gente penserà che l’ho abbandonata, ma del resto non ero molto amato neanche prima…” rise amaramente.

Rosalee era abbattuta; vedere l’uomo che amava soffrire in quel modo e non essere in grado di aiutarlo era terribile per lei.

Non sapendo che cos’altro fare si alzò e gli andò vicino, decisa ad offrirgli l’unico conforto che era in grado di dargli.

Facciamo l’amore…” mormorò.

Lui la baciò appassionatamente e per un po’ dimenticarono le loro angosce perdendosi l’uno tra le braccia dell’altra.

Will osservò il villaggio dov’era nato e gli parve che le condizioni fossero peggiorate; sembrava ci fosse più trascuratezza, e per le strade c’era pochissima gente.

Mentre stava camminando verso casa, il giovane incontrò il curato.

Padre, come state?” Gli chiese sorridendo.

Il prete, che era ancora più magro e allampanato di come lo ricordasse lui, lo guardò.

Chi siete, signore?”

Ma come, non mi riconoscete? Sono Will Albricht…”

Oh, Dio sia lodato!” Esclamò il vecchio. “Pensavamo fossi morto, ragazzo! Invece guardati, sei diventato un uomo!”

Già. Come stanno mio padre e i miei fratelli?”

Tuo padre sta bene, ma tre dei tuoi cinque fratelli sono scomparsi nella foresta…”

Nella foresta?”

Sì, negli ultimi due anni è sparita molta gente, dopo essersi addentrata in quella foresta maledetta. E anche i tuoi fratelli… non sono mai più tornati indietro. Probabilmente fra quegli alberi diabolici c’è la morte… un’oscura morte dal ghigno malefico…”

E il Balivo non fa nulla per proteggervi? E’ lui il governatore di questi luoghi, no? Di fronte a tutte queste sparizioni i suoi soldati dovrebbero quantomeno pattugliare la foresta.”

Sì” rispose il prete annuendo. “Tuttavia non vediamo un soldato del Balivo da almeno due anni, ormai. Né tantomeno un suo inviato. Prima ci tiranneggiava, ora ci ha abbandonati… purtroppo non si può far nulla per cambiare le cose…”

No, vi sbagliate padre…”

Che intendi dire?”

Un rappresentante dell’imperatore è in viaggio per la sede centrale del governo, ma so che ora si trova a pochi giorni da qui. Se noi ci rivolgessimo a lui per esporre le nostre lamentele contro il balivo non potrà non ascoltarci…”

Il prete s’illuminò in viso. “Tu… ne sei certo?”

Sì. Voi radunate le maestranze popolari, io mi recherò immediatamente dal rappresentante imperiale. Verrà di certo ad interessarsi, del resto non gli costerà nemmeno una deviazione di percorso… ma bisogna fare in fretta. Potete procurarmi un cavallo?”

Sì, certo, vieni.”

Andarono dal fabbro del villaggio, che possedeva un cavallo.

Mastro Will!” Esclamò l’artigiano riconoscendo il giovane. “Bentornato!”

Grazie, Bernd… puoi prestarmi il tuo cavallo?”

A che cosa ti serve?”

Il curato ti spiegherà, io non ho tempo. Sappi solo che è per una buona causa.”

E va bene, mi voglio fidare di te, perché mi sei sempre sembrato un ragazzo onesto… “

Grazie, non te ne pentirai.”

Mentre Will montava a cavallo e poi lo spronava, Bernd si rivolse al prete. “E ora padre, mi volete spiegare che cosa sta succedendo?”

Rosalee si sentiva come sospesa sul ciglio di un burrone; i lupi mostruosi non avevano più attaccato ma sul maniero gravava ugualmente un’atmosfera luttuosa.

Oramai restavano soltanto una dozzina di armigeri più qualcuno della servitù; Karl, il generoso giovane con il quale lei aveva condiviso una bella amicizia, era stato ferito durante l’ultimo terribile attacco dei lupi e Oliver gli aveva dovuto sparare in testa con l’archibugio.

Il Balivo passava quasi tutto il suo tempo chiuso nel suo studio, e a Rosalee sembrava di essere tornata ai primi mesi della sua permanenza al maniero, quando lo vedeva solo per poche ore al giorno.

Di sera lei lo aspettava a letto per ore, e a volte era così stanca che si addormentava prima che lui la raggiungesse.

Negli ultimi disperati giorni Oliver aveva spesso pensato al suicidio, ma sapeva che quella soluzione da vigliacchi non faceva per lui.

Doveva assolutamente cercare un modo per eliminare la maledizione che gravava sulla sua famiglia e per farlo c’era solo un modo. Uccidere suo fratello, il fratello che non aveva mai visto da una distanza inferiore alla portata di un colpo d’archibugio ma che a volte sentiva molto vicino.

Dopotutto avevano lo stesso sangue.

Un giorno un messaggero si presentò alle porte del castello.

Chi è?” Domandò Oliver ad Hans, che l’aveva chiamato sulle mura.

Penso sia un araldo dell’imperatore…”

L’imperatore. E così l’imperatore si era accorto che qualcosa non andava in quei territori oppure qualcuno gliel’aveva comunicato.

Sono Oliver Fitz-Hugh, Balivo di Gotterfied!” Gridò Oliver dagli spalti. “Chi siete e che cosa avete da dirmi?”

Sono un araldo del conestabile Gotz-Guillaume, gran rappresentante dell’imperatore Ferdinando II, nostro illustrissimo signore. Vi comunico che siete convocato al municipio di Mainz, fra tre giorni da oggi, per rispondere di alcune accuse che vi sono state mosse dai rappresentanti dei territori che vi erano stati dati in custodia in nome dell’imperatore.”

Oliver sospirò; dunque quello che temeva si era verificato. E adesso?

Devo darvi una risposta?” Domandò all’araldo.

L’uomo scosse la testa. “No, mio signore! Io sono soltanto un araldo, il mio compito è semplicemente quello di trasmettere a voce i messaggi. Ora il mio compito è esaurito. Dio sia con voi!”

L’araldo si voltò, allontanandosi poi nella foresta con passo deciso.

E’ un uomo morto, pensò istintivamente Hans. I lupi lo dilanieranno…

Ma non osò esprimere quel pensiero ad alta voce.

Hai intenzione di rispondere alla convocazione di Gotz-Guillaume?” Domandò Rosalee al marito, dopo che lui le ebbe raccontato tutto.

Non posso. Se rispondessi alla convocazione dovrei respingere tutta una serie di accuse che mi verranno mosse per inadempienza e altro. E mi arresterebbero, o comunque verrei trattenuto e non potrei continuare la mia lotta contro i mostri che ci tengono sotto scacco. No, resterò qui.”

Ma… che cosa succederà se non risponderai alla convocazione?”

Se l’inviato dell’imperatore non mi vedrà al termine dei tre giorni stabiliti muoverà qui con le sue truppe, è inevitabile.”

Ma in questo caso…”

Sì, ci attaccherà. Non vedo scampo.”

Oh, amore mio…”

Ti prego, Rosalee, stringimi forte, ho bisogno di te…”

Lei lo tenne fra le braccia, cullandolo come un bambino e tentando di scacciare i pensieri cupi che le si affollavano nella mente.

Gli uomini stanno tornando, conestabile” disse il generale a Gotz-Guillaume.

Già, ora li punirò per averci messo così tanto a…” Gotz-Guillaume, inviato dell’imperatore, si arrestò di botto. Ma com’era possibile che quei quattro uomini laceri e sporchi fossero tutto ciò che rimaneva del contingente ben armato mandato ad arrestare il Balivo di Gotterfied, colpevole di aver disertato la convocazione imperiale?

Signore…” mormorò uno dei soldati. “Perdonateci, vi prego…”

Perdonarvi? Ma che cos’è successo in quella maledetta foresta?”

Siamo… siamo stati attaccati signore, e sconfitti…”

Sconfitti? Dalle truppe del Balivo?”

No, mio signore. Da un branco di lupi…”

Che cosa? Lupi?”

Sì, signore, ma non erano lupi qualsiasi… sembravano quasi… anticipare le nostre mosse, sembravano… sembravano umani…”

Umani?”

Sì, signore, perdonatemi, ma è così…”

Gotz-Guillaume represse un moto d’ira. “Ora ne ho abbastanza di queste storie per bambini. Adesso entreremo nella foresta in forze e bruceremo tutti gli alberi che troveremo sul nostro cammino, così chiunque potrà vedere che niente può resistere alle imbattibili truppe dell’imperatore. Voi ci precederete.”

No, signore.” Il soldato scosse la testa con decisione.

Cosa? Come sarebbe a dire, no?”

Signore, noi non entreremo mai più in quella foresta maledetta. Piuttosto uccideteci ma non ci entreremo più.”

Il conestabile divenne rosso in viso. “Vigliacchi! Codardi! Vi farò impiccare per codardia in modo tale che serviate ad esempio a tutti quelli che per paura abbandoneranno in futuro il campo di battaglia!”

Poco dopo Will, osservando i soldati che si erano fatti impiccare piuttosto di addentrarsi di nuovo in quella foresta maledetta si sforzò di reprimere un brivido d’inquietudine.

Quei soldati non erano dei vigliacchi, possibile quindi che avessero dato prova di tanta codardia? E se i lupi che dimoravano nella foresta fossero stati veramente mostri? Era convinto di aver reso un servizio a tutti richiamando l’attenzione di Gotz-Guillaume sull’inadempienza del Balivo Fitz-Hugh, ma ora non si sentiva più tanto sicuro di aver fatto la cosa giusta.

E se, penetrando a forza nella foresta bruciandone gli alberi avessero risvegliato i mostri che vi abitavano, e questi si fossero rivelati ben più terribili di come venivano raffigurati nelle fiabe per bambini allora che cosa sarebbe successo?

Cercando di scacciare quelle paure, Will strinse la fascia che gli assicurava la faretra alla spalla e s’incamminò con gli armati che si stavano apprestando ad entrare nella Foresta Nera.

Le truppe imperiali stanno venendo qui” annunciò Hans al Balivo. “Bruciano ogni albero che incontrano per farsi strada e questa volta non si tratta di pochi contingenti ma di un’intera armata…”

Gotz-Guillaume ha proprio deciso di fare le cose in grande” commento Oliver a bassa voce. “Non possiamo starcene qui con le mani in mano. Raduna quanti se la sentono di prendere le armi nel cortile. Io vi raggiungerò fra poco.”

Che intendi fare?” Gli domandò Rosalee.

Quello che avrei già dovuto fare da molto tempo; scendere in campo aperto e sterminare quei maledetti mostri.”

Ma.. non ce la potrai mai fare da solo..”

Non sarò solo; Hans e quanti vorranno aiutarmi saranno con me. Tesoro, cerca di capire, non posso sottrarmi ai miei doveri…”

Oh, Oliver…”

Mio signore!” Chiamò Hans. “Vi prego, venite a vedere!”

Rosalee e Oliver si affacciarono dalle mura e videro i lupi mannari, al comando del fratello di Oliver, che si erano radunati sotto le mura del maniero mentre le truppe imperiali, in rapido avvicinamento, li prendevano di mira con violente scariche di archibugio.

Fratello…” mormorò Oliver vedendo cadere il grande lupo dal pelo scuro, ma non dopo aver seminato strage fra le avanguardie delle truppe imperiali.

I mannari stavano cadendo uno dopo l’altro; ad un certo punto Oliver si voltò verso Rosalee e lei capì che il suo sposo aveva preso una decisione.

Io vado, amore mio” disse lui guardandola negli occhi. “Ho visto cadere mio fratello e ora so che per spezzare la maledizione devo morire anch’io. Ti amo, ma devo mettere fine a tutto questo.”

Lei aveva le lacrime agli occhi. “Ti amo anch’io, ma non ti fermerò: rispetto la tua decisione…”

Oliver la strinse un’ultima volta baciandola con passione poi si diresse verso il portone del maniero. Hans era lì ad aspettarlo insieme ai suoi ultimi fedeli.

Signore, noi vi seguiremo fino alla morte…”

Oliver sorrise. “Hans, io ora vi sciolgo dal giuramento che mi avete fatto e vi lascio liberi di vivere la vostra vita. A questo punto non ho più bisogno di voi. Questa battaglia riguarda soltanto me.”

Ma, signore, noi…”

Basta così, Hans. Questo è il mio ultimo ordine; quando la battaglia sarà finita deponete le armi e verrete risparmiati. Addio, miei fedeli.”

Nonostante tutti loro volessero seguire il loro signore fino alla fine, lo rispettavano troppo per disobbedire al suo ultimo ordine e rimasero all’interno della fortezza.

Rosalee, che osservava il combattimento mortale dalle mura vide che Oliver si era lanciato fra le schiere dei lupi mannari cercando di ucciderne quanti più poteva.

In breve la battaglia ebbe termine e i lupi furono massacrati dagli archibugieri dell’imperatore, ma anche Oliver giaceva riverso al suolo, con la gola tagliata dai morsi dei mannari.

Le truppe imperiali entrarono così nel maniero e Gotz-Guillaume pronunciò un discorso nel quale regalava la libertà agli ultimi soldati del Balivo morto; inoltre, aggiunse con enfasi, la valorosa morte di Oliver Fitz-Hugh, Balivo di Gotterfied, perito nel tentativo di uccidere i lupi demoniaci che infestavano le sue foreste, riscattava il defunto balivo di tutte le sue colpe.

La maledizione è finita, pensò Rosalee con le lacrime agli occhi, mentre le truppe dell’imperatore le sfilavano accanto. Oliver alla fine ha dovuto sacrificare se stesso per liberare tutti noi.

Rosalee” disse una voce lì accanto. Voltandosi verso chi aveva parlato, la fanciulla vide un giovane con il berretto verde con la piuma tipico degli arcieri dell’imperatore, che le sorrideva dall’alto della sua statura.

Per un attimo non lo riconobbe, poi si ricordò di lui; era l’unico, del suo villaggio, che le avesse voluto bene, un tempo, e che le fosse dispiaciuto di non vedere più quando si era trasferita a Gotterfied.

Will…” mormorò.

FINE

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