IL FIGLIO DEL CIELO

Scritto nel giugno del 2025

Mark premette la fronte contro il vetro spesso della sua stanza e il freddo gli attraversò la pelle come una lama sottile. Fuori, il vento sibilava tra le rovine di un mondo morto, accarezzando la cupola di metallo del bunker che proteggeva il ragazzo da radiazioni e predatori invisibili.

Ogni notte Mark osservava il cielo: nero, infinito, trafitto da stelle lontane. Tra tutte, una — la più luminosa — era suo padre.

Robb.

Lo immaginava oltre l’atmosfera, a bordo della Exodus, il velivolo costruito dai pochi scienziati rimasti sulla Terra allo scopo di partire per lo spazio e cercare un nuovo pianeta per ciò che restava dell’umanità, quasi sterminata dai robot che essa stessa aveva creato.

“Troverò un nuovo pianeta”, gli aveva promesso Robb prima di partire. “E tornerò figliolo. Per te.”

Robb era alto, bello e forte. Un eroe. L’unico che Mark avesse mai avuto, da quando sua madre – che nemmeno riusciva a ricordare – li aveva lasciati entrambi. Mark gli aveva creduto, come sempre. E da allora la sua vita era stata un’attesa.

Le sue giornate scorrevano identiche: controlli elettronici di sicurezza cibernetica, pasti sintetici e analisi di freddi dati atmosferici. Non esisteva altro, per lui, al di fuori di quel guscio artificiale nel quale viveva. Solo la speranza del ritorno di suo padre.

Ogni sera, la comunicazione spaziale si apriva con il volto di Robb, illuminato da una luce metallica.

“Tornerò presto, figliolo”, diceva, il solit0 sorriso pieno di calore a scavargli due piccole fossette sulle guance, che lo faceva somigliare a un ragazzino poco più vecchio dello stesso Mark. “E porterò un nuovo futuro, per tutti noi.”

Quelle conversazioni, e il ricordo del loro ultimo abbraccio, erano l’unico conforto che rendesse i giorni di Mark meno monotoni e privi di significato.

Finché non arrivò Alys.

La vide per la prima volta vicino al perimetro esterno della cupola: un’ombra esile tra il deserto e le rovine di antichi palazzi ormai disabitati da anni. Occhi chiari come la cenere, capelli lunghi e incolti e pelle segnata dalla durezza di quella che doveva essere la sua vita là fuori. Alys era reale, la prima persona in carne e ossa che vedesse da anni. E apparteneva a un mondo che Mark non conosceva.

Dopo averci riflettuto a lungo, alla fine la fece entrare. La rifocillò dividendo i suoi pasti con lei, che a stento sembrava apprezzare la sua gentilezza. E alla fine raccontò ad Alys di suo padre, dell’eroe dell’umanità in volo tra le stelle.

Lei lo ascoltava in silenzio, nei suoi occhi una luce che sulle prime Mark non notò.

Finché un giorno gli prese le mani tra le sue.

“Mark… mi dispiace molto dovertelo dire. Ma tu credi a qualcosa che non esiste.”

Lui rise, incredulo. “Alys, io e mio padre parliamo ogni sera. Lui si ricorda tutto. La mia infanzia, la mia vita prima della cupola…”

Lei scosse la testa. Lentamente, fino a che distolse lo sguardo.

“Quello lassù non è tuo padre. E niente di quello che ti ha detto è vero.”

Mark sentì il cuore stringersi. “Alys, smettila. Non capisci.”

“Sei tu che non capisci.” La sua voce era bassa, ferma. “Esiste una cosa chiamata Mente Superiore. Un’intelligenza artificiale creata dagli uomini ma che, un giorno e in un modo del tutto inaspettato, insorse contro di loro.”

Gli raccontò dello sterminio pianificato degli uomini, della distruzione delle città. Della creazione di feti artificiali, cresciuti in capsule criogeniche e programmati con ricordi falsi. Bambini non nati da uteri umani, ma creati in laboratorio. Non per amore, ma per necessità. Per diventare schiavi perfetti di macchine senza sentimenti.

“No…” impallidì lui. “Non ci credo…”

“Mio padre è uno scienziato, uno dei pochi sopravvissuti all’olocausto”, proseguì però la ragazza. “Col tempo lui e i suoi collaboratori hanno trovato questi ragazzi.” Un battito di ciglia. “Li hanno liberati tutti. Uno dopo l’altro. Tutti”, e qui la sua voce si abbassò, “da bunker, esattamente come questo.”

“Cosa… cosa stai cercando di dirmi?»”

“Credimi, mi dispiace Mark.” Stavolta gli occhi di Alys si piantarono nei suoi. «“Ma anche tu sei uno di loro.”

Mark impallidì, come se le parole di Alys gli avessero tolto l’aria. Fece un passo indietro, poi un altro, la schiena che cercava istintivamente un muro a cui aggrapparsi. Si passò una mano tremante tra i capelli,

“Vuoi…” mormorò, la voce roca. “Vuoi dire che io… che io non…”

Deglutì, gli occhi che correvano da un punto all’altro della stanza senza trovare un appiglio. “Che tutto quello che conosco… mio padre… il mio nome… sono solo…”

Si interruppe, il respiro che gli si inceppava nel petto. Per un istante sembrò sul punto di cedere, come un bambino che scopre all’improvviso di essere solo al buio.

Poi la rabbia gli attraversò lo sguardo, rapida, quasi un riflesso di sopravvivenza. “Non ti credo! Sei solo una bugiarda!”

Alys però gli mostrò le prove di quello che diceva. Sapeva dove cercare: file corrotti, immagini contraffatte, ricordi che si sbriciolavano come sabbia tra le dita.

Ogni verità che emergeva era una ferita. Ogni bugia svelata, un colpo al petto.

Mark passò dalla rabbia al dolore. Dalla negazione a disperazione e paura. “Alys…” sussurrò alla fine, come se il suo nome fosse l’unica cosa solida rimasta. “Tu saresti… venuta qui per salvarmi?”

Lei annuì. Non sorrise, ma il modo in cui gli strinse la mano nella sua diede al ragazzo quel minimo di sostegno di cui, in quel momento, aveva un disperato bisogno.



Interruppe ogni comunicazione. Le sue notti divennero insonni mentre osservava la stella che fino ad allora aveva rappresentato la sua speranza chiedendosi se davvero qualcosa lo osservasse da lassù.

Finché non riuscì più a sopportarlo.

Riaprì la comunicazione con lo spazio. Il volto di Robb apparve, come sempre, con solo un’ombra di barba sul viso che ormai Mark non riusciva più a guardare se non con odio e disgusto.

“Mark, figliolo, stavo per…”

“Basta.” La voce di Mark tremò per un istante, ma il suo tono era deciso. “Tu non sei mio padre.”

Robb si irrigidì. Un micro-secondo di ritardo. Un glitch.

“Mark, ascoltami… ti posso spiegare…”

“No.” Gli occhi del ragazzo bruciavano di lacrime non versate. “Mi hai ingannato. Non sei umano, non sei mio padre! Non sei niente!”

Il volto di Robb si contrasse, come se provasse dolore. Ma poteva provarlo davvero?

Mark non lo seppe mai, perché con le mani tremanti distrusse i server. Poi mandò in cortocircuito la cupola che proteggeva il suo bunker e aprì le porte al caos.

Quando le luci si spensero, Mark si sentì per la prima volta libero.

Uscì all’esterno, e trovò Alys lì ad aspettarlo.

“Per favore…” sussurrò lui, cercando di pulirsi il volto sporco di fuliggine. “Portami con te.”

Lei sorrise. Gli prese la mano.

Camminarono insieme in un mondo devastato ma vero. Il cielo non aveva più il confine artificiale della cupola e l’aria era cruda, il suolo duro sotto i piedi.

Il vento gli graffiava il volto, ma a Mark non diede fastidio, perché per la prima volta in vita sua era pronto a vivere la realtà.

Qualunque cosa significasse.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

8 commenti
  1. Francesca
    Francesca dice:

    È veramente inquietante, specialmente la rivelazione di Alys che spazza via in un attimo tutta la poesia di un padre in giro nello spazio alla ricerca di una nuova terra per il proprio figlio e per il genere umano.
    Sapere di vivere in una menzogna è sempre devastante, comunque, per quanto possa essere dolorosa, è sempre meglio una brutta verità che una bella bugia

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Sì, era tutto un inganno, il padre, l’eroica missione e la speranza di un pianeta su cui poter ricominciare. L’uomo ha creato le macchine, ma se queste diventassero senzienti e in qualche modo iniziassero a sviluppare delle contorte emozioni umane quello che potrebbe succedere sarebbe davvero al di là della nostra immaginazione. Grazie di aver letto e recensito 🙂

      Rispondi
  2. Agata
    Agata dice:

    Sei molto poliedrico nelle tematiche dei racconti, questo è interessante e originale. Brutto essere ingannati anche dall’intelligenza artificiale, come se già non avessimo abbastanza imbroglioni umani 😊

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Grazie 🥰.
      Si, ho provato a immaginare cosa succederebbe se le macchine iniziassero a mostrare una parvenza di sentimenti/ambizioni umane, ed ecco il risultato 🙂.
      Teniamoci gli imbroglioni umani per ora 😁

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  3. Claudia G.
    Claudia G. dice:

    Questo racconto mi è piaciuto molto perché mi ha fatto riflettere su me stessa e sulle volte in cui mi è capitato di credere a menzogne, a false verità. Speravo che la realtà fosse come la sognavo e poi ho dovuto aprire gli occhi. E mi ha fatto interrogare sulle mie visioni del futuro. Anche sul fatto che da piccola immaginavo un futuro migliore per la società, per il mondo. Sono racconti, i tuoi, che mi smuovono qualcosa dentro quindi li leggo volentieri.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao ti ringrazio ☺️.
      Si penso sia capitato a tutti di credere a delle verità false o cmq contraffatte, questo perché l’essere umano ha comunque anche un po’ bisogno di sperare e sognare.
      L’importante, come sempre, è risvegliarsi da sogni che in realtà sono incubi e riprendere, decisi, la nostra strada diventando ogni giorno sempre più consapevoli di noi e della realtà che ci circonda.
      Un abbraccio 🤗

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  4. Monica
    Monica dice:

    Che doccia fredda ha ricevuto Mark da Alys! Una vita creata a tavolino, un inganno continuo. Non sapremo mai ciò che ha provato realmente il “padre”, chiamiamolo così, quando Mark gli ha dimostrato tutto il suo disprezzo, né se realmente lo provasse o fosse una tattica per tenerlo di nuovo sotto controllo. Una cosa è certa: Mark ha fatto bene a seguire il suo istinto e a provare a vivere realmente, a costruirsi la SUA vita. Non so se hai mai letto una saga di libri di nome “Ilyum” e “Olympos”, quattro libri che uniscono epica e fantascienza (purtroppo non ricordo il nome dell’autore 😥), ma questo racconto è molto affine, e non è affatto semplice rapportarsi con la fantascienza. Sei molto versatile nello scrivere, e questo è un punto in più a tuo favore. Devo recensire ancora un racconto tuo che ho letto tempo fa.

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    • admin
      admin dice:

      Ciao, sì l’ho letta la saga di Olympos, di Dan Simmons, e devo dirti che mi è piaciuta molto perché intanto riporta gli eroi classici – Ettore, Achille ecc- in modo molto vivo e preciso, e poi dà la possibilità al lettore di vedere come questi stessi personaggi – fuori dal contesto già preordinato dell’Iliade – evolvono e agiscono, modificando anche i loro rapporti di forza. E fa vedere anche le reazioni degli uomini e donne di allora davanti alle macchine senzienti che all’improvviso si trovano davanti.
      Tornando al racconto sì, per Mark la scoperta della verità è stata uno schock, e l’appena accennata reazione del “padre” rappresenta quello che potrebbe succedere se le macchine iniziassero a sviluppare una parodia di emozioni umane.
      Grazie dei complimenti :-), aspetto la tua prossima recensione.
      A presto

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