UNA FINE MERITATA

Lynn sedeva accanto alla finestra, fissando l’orizzonte con occhi spenti. Da giorni non mangiava, non dormiva. La sua mente era sempre altrove, persa nel pensiero di Kenshiro.

Burt, osservandola, sentì un peso nel cuore.

“Lynn, non puoi continuare così.”

Lei non rispose, allora lui sospirò e si inginocchiò accanto a lei.

“Forse dovremmo partire. Andare a cercare il guerriero di Hokuto.”

Gli occhi di lei s’illluminarono di una luce di speranza.

“Davvero… pensi che possiamo trovarlo?”

Burt sorrise alzando le spalle con finta noncuranza.

“Possiamo almeno provarci. E poi è un po’ che siamo qui e sai che non mi piace restare a lungo in un posto. Allora, andiamo?”

Nel frattempo, a chilometri di distanza, Rei si trovava di fronte a un nemico che improvvisamente stava sfoderando una forza inaspettata.

Stringendo i pugni, respirò profondamente mentre laura del nemico divampò furiosa: l’attimo dopo il guerriero di Hokuto attaccò e Rei, in difficoltà, dovette difendersi con accanimento.

Devo stare calmo, pensò evitando una serie di pugni scagliati con devastante potenza. E trovare un varco nella sua difesa…

“Che ti succede, uomo di Nanto?” gli rise in faccia il nemico. “Improvvisamente sembri aver perso tutta la tua forza!”

Attaccò ancora e questa volta i suoi pugni andarono a segno; Rei li incassò in pieno poi scartó di lato evitando per un pelo un calcio diretto al petto.

Gli sembrava di avere di fronte un demone dell’inferno… e all’improvviso gli torno in mente l’ultimo combattimento che aveva sostenuto con il suo maestro Rofu.

Questi sembrava aver perso la ragione e, mentre ne affrontava la furiosa aura combattiva anche Rei aveva imparato a sviluppare al massimo la sua.

Poi lo aveva sconfitto utilizzando una delle tecniche supreme della Sacra Scuola di Nanto… e adesso era venuto il momento di utilizzarla di nuovo.

Adesso maestro mio guardami dal cielo, pensò. Perché io Rei, tuo allievo… farò ricorso alla più potente tecnica della nostra scuola…

“Eccomi Kenshiro!” gridò spiccando un gran balzo verso l’alto. “Sacra Scuola dell’Uccello d’Acqua di Nanto, Hishō Hakurei… Colpo del Volo splendenteee!”

L’avversario si preparo a difendersi ma all’improvviso qualcuno apparve alle sue spalle colpendolo senza esitazione.

La sua demoniaca aura combattiva si esaurì all’istante e mentre Rei, arrestato il suo attacco, ricadeva agilmente a terra, il malvagio guerriero si voltò.

“T… tu…” sibilò mentre i suoi occhi bruciavano d’odio. “Kenshiro maledetto, ma come…”

Kenshiro? Sgranò gli occhi Rei. Ma allora…

“Ti sei indebolito, Jagger”, replicò Kenshiro. “Mi è bastato utilizzare su di te la tecnica Tenha No Kamae per spegnere del tutto la tua aura demoniaca. Il nostro maestro Ryuken me la insegnò e adesso… è venuto il momento di pagare per tutte le tue malefatte! Cento Pugni Devastanti di Hokutooooo!”

Scagliò contro il fratello adottivo una scarica così potente di pugni che quest’ultimo, senza nemmeno riuscire a difendersi, venne sollevato a mezz’aria per l’impatto per poi ricadere a terra tutto sanguinante e coperto di ferite.

“Mi hai… mi hai colpito di sorpresa!” gridò. “Sei… sei diverso dal Kenshiro di una volta!”

Kenshiro lo osservò con occhi impassibili.

“Dovevo vincerti. Se fossi stato più veloce e più forte, avresti potuto difenderti. Ma hai perso.”

Jagger urlò, sentendo il proprio corpo ribollire e sul punto di andare in pezzi.

“Pensi di essere diventato invincibile, non è così?” urlò disperato. “Bene, non lo sei! Che tu sia dannato, Kenshiro, io muoio ma ricordati che un giorno verrà anche il tuo momento… perché questa è un’epoca in sui sarà il Diavolo a trionfare! Ascoltala, Kenshiro, la sua risata malvagia permea già questi luoghi maledetti…! As…”

Non riuscì a proseguire perché alla fine tutto il suo corpo scoppiò in mille pezzi.

Kenshiro fissò la scena con durezza. Addio Jagger, disse fra sé , ti dimostrerò con i fatti quanto ti sbagliavi… perché fino a che ci saremo io e la Divina Scuola di Hokuto in quest’epoca il Male non trionferà mai.

Gettatosi fra gli uomini di Jagger, ancora inorriditi dalla fine del loro capo, Rei li fece tutti a pezzi con la sua tecnica Nanto. Poi, prese le mani di Aily fra le sue, l’aiutò a rimettersi in piedi.

“Ayli… finalmente ti ho ritrovata.”

Lei, tremante,sollevò il volto, tremante.

“Rei… fratello ma… ma sei proprio tu?”

“Sì, cara. Sono qui. Non devi più avere paura.”

Ayli abbassò lo sguardo.

“Ma… ma io non ci vedo più, Rei…”

“Oh sorellina…”

“Io posso aiutarla, se lo desideri.”

Rei si voltò, trovandosi faccia a faccia con Kenshiro. “Dunque Kenshiro, il successore della Divina Scuola di Hokuto… saresti tu? E il guerriero che hai appena ucciso…”

“Si chiamava Jagger, e un tempo…” sospirò Kenshiro, “ero solito chiamarlo fratello.”

“E puoi… davvero aiutare mia sorella?”

“Sì.”

Kenshiro annuì, e i suoi occhi determinati brillarono di una luce intensa. Con un gesto preciso e controllato, le sue dita sfiorano i punti di pressione lungo il nervo ottico della ragazza.

Subito un impulso le attraversò la pelle come un flusso di energia invisibile, risvegliando ciò che per lungo tempo era rimasto sopito.

“Ti ho premuto lo tsubo della luminosità”, le sorrise Kenshiro. “Fra pochi minuti potrai tornare a rivedere la luce del sole.”

Aily sobbalzò, mentre un leggero tremito le percorse tutto il corpo: poi, pian piano, iniziò ad aprie gli occhi.

Per un istante non vide bene ma quando la luce lentamente tornò nei suoi occhi Aily sbatté stupita le palpebre mentre lo stupore si dipingeva sul suo viso. “Oh Rei…” mormorò incredula, “finalmente… riesco a vederti…”

Rei la strinse con forza, le lacrime agli occhi.

“Non ti lascerò mai più, sorellina. Ti ringrazio Kenshiro, ti sono profondamente debitore e adesso capisco perché la Divina Scuola di Hokuto è così conosciuta e rispettata.”

Kenshiro gli sorrise: quel giorno, con il potere dell’Hokuto Shinken, era riuscito non soltanto a distruggere ma anche a guarire. Aveva compiuto l’impossibile.

Lynn e Burt, sfiniti da un lungo girovagare nel deserto senza purtroppo nessun risultato, arrivarono una sera in un villaggio cinto da mura di pietra e legno per respingere gli assalti dei predoni.

“Chi siete?” domandò loro una sentinella sugli spalti, e Burt noto che imbracciava un lungo fucile.

“Siamo viaggiatori”, rispose, “non portiamo armi con noi, e non abbiamo cattive intenzioni! Chiediamo solo ospitalità al vostro villaggio, un po’ di cibo e magari un posto dove poter dormire.”

L’uomo si consultò con qualcuno dietro di lui, poco visibile nella semioscurità della sera, poi le grandi porte del villaggio vennero aperte.

Burt e Lynn le varcarono e, scesi dal loro fuoristrada che aveva quasi una gomma a terra, si trovarono di fronte una bella sconosciuta e un uomo più anziano.

Fu lei a prendere la parola, gli occhi attenti e il volto – pur bellissimo – segnato dalla determinazione di chi ha vissuto troppe battaglie.

“Benvenuti al nostro villaggio”, disse, osservando le condizioni precarie dei due giovani. “Sappiamo che non è facile sopravvivere là fuori ma qui troverete riparo. Vi daremo cibo, acqua e un luogo sicuro dove riposare.”

Lynn annuì debolmente, mentre Burt la sorreggeva.

“Grazie… lei non ha mangiato né dormito per giorni. Si chiama Lynn e io sono Burt.”

“Piacere di conoscervi. Io sono Mamiya, il capo di questo villaggio.”

“Tu… una donna?” si lascio sfuggire Burt, che subito arrossì mortificato. “Ti chiedo scusa, non volevo offenderti è solo che…”

“Che una donna dovrebbe lasciar combattere gli uomini”, sorrise divertita Mamiya. “Sì questa l’ho già sentita. Su, venite con me.”

Guidò i due ragazzi verso una casa modesta ma accogliente. L’odore del cibo caldo riempì l’aria e, per la prima volta dopo giorni di fuga e paura, Lynn si lasciò andare, accettando il pasto che Mamiya le porgeva.

“Dovete riposare. State tranquilli, qui siete al sicuro.”

Burt fece un cenno d’assenso mentre Lynn, riempito finalmente lo stomaco, stava già per abbandonarsi al sonno.

Mamiya li osservò e, per un momento, pensò a quanto fragile fosse la speranza in tempi bui come quelli che stavano vivendo. Si chiese anche che cosa ne era stato di Rei: il guerriero di Nanto l’aveva davvero colpita e avrebbe tanto desiderato rivederlo. Chissà se i loro destini, presto o tardi, si sarebbero nuovamente incrociati.

Una sera, con Aily addormentata vicino al fuoco dopo una lunga giornata di viaggio, Kenshiro si confidò con Rei.

In quei giorni insieme la confidenza fra i due guerrieri, molto simili di carattere e con parecchi ideali in comune, era aumentata dando inizio a una profonda e solida amicizia.

“Che cosa farai adesso Rei?”

“Innanzitutto troverò un posto sicuro per Aily, in modo che non si debba mai più trovare in pericolo. E tu?”

Ken gli raccontò del destino che il suo maestro aveva intravisto per lui nelle stelle, di Toki, di Raoul e poi di Julia e di Shin

“Conosco Shin”, annui Rei. “L’ho incrociato qualche volta alle riunioni che la Sacra Scuola di Nanto tiene periodicamente fra i suoi allievi.

Una volta abbiamo anche combattuto durante una sessione dimostrativa, e ricordo che possiede una tecnica davvero micidiale. Julia invece non l’ho mai vista ma so che è destinata a diventare la regina di Nanto. Allo scoppio della guerra nucleare però la nostra scuola si è disgregata e da allora non ho più saputo nulla degli altri maestri.”

“Io devo ritrovare Julia, e inevitabilmente questo mi porterà anche a scontrarmi nuovamente con Shin. Il mio è un cammino segnato da morte e sofferenza, irto di ostacoli che forse per altri sarebbero insormontabili.”

“E allora, Kenshiro”, gli sorrise Rei posandogli una mano sulla spalla, “lo percorreremo insieme. Tu hai guarito mia sorella… lascia almeno che ricambi in qualche modo.”

“Ti ringrazio Rei. L’aver trovato un amico come te mi è di grande conforto.”

Dopo altri giorni di viaggio attraverso terre desolate e villaggi ridotti in cenere, Kenshiro, Rei e Aily giunsero infine dinanzi alle mura imponenti del villaggio di Mamiya.

“Un villaggio ben fortificato…” commentò Rei studiandone le difese. “Devo riconoscere che chiunque l’abbia costruito sa come sopravvivere.”

Ken rimase silenzioso ad osservare gli uomini che, sulle torrette di guardia, scrutavano l’orizzonte con occhi attenti mentre tutt’attorno il vento sollevava una polvere che dava fastidio agli occhi.

Improvvisamente Mamiya comparve sugli spalti e, riconoscendo Rei, ordinò subito di aprire le porte.

“Rei!” sorrise andando incontro ai nuovi arrivati. “E così ci incontriamo di nuovo.”

Rei fece un passo avanti, sfoggiando un sorriso tranquillo da cui era evidente che rivedere Mamiya non dispiaceva nemmeno a lui.

“Ben trovata Mamiya. Questa è mia sorella Aily e lui è il mio amico Kenshiro. Potresti darci ospitalità qui al tuo villaggio?”

Mamiya si portò le mani sui fianchi in una posa di finta supponenza.

“Qui non diamo rifugio ai deboli, Rei, ma solo a chi è pronto a combattere per difendere questo luogo.”

Rei incrociò le braccia divertito.

“Allora siamo nel posto giusto.”

Scoppiarono entrambi a ridere mentre, tra gli abitanti del villaggio accorsi a sbirciare i nuovi arrivati, Lynn e Burt notarono Kenshiro.

“Ken!”

“Lynn…” fece stupito lui mentre la bambina gli corse incontro e lo abbracciò forte. “Sei tu, sei… qui.”

Kenshiro le sorrise, pensando allo stesso tempo che Mamiya assomigliava in modo incredibile a Julia: lineamenti molto simili, capelli del medesimo colore, persino gli stessi occhi dall’espressione dolce e profonda.

Il cuore dell’eroe si strinse. Dove sarai in questo momento, Julia? Vorrei tanto saperlo...

Il vento soffiava tra le mura del villaggio, portando con sé l’eco di battaglie lontane. Ma per un breve istante, in quel rifugio sicuro, Kenshiro sentì di poter trovare un po’ di pace prima di tornare a intraprendere di nuovo il cammino della Giustizia.

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