CIELO ROSSO SANGUE

Scritto nel giugno del 2025

Cassandra avanzava tra le vie polverose della città, la veste di lino bianco stretta ai fianchi mentre il vento le sollevava i ricci ramati. L’eco dei preparativi per la battaglia risuonava nei cortili e sulle mura: il clangore del metallo, il mormorio dei soldati, il fruscio delle lance levate al cielo. Ma tutto quello che lei vedeva era il sangue.

Sensazioni cupe e angoscianti le si annidavano nello stomaco, torcendoglielo in un denso nodo soffocante. Aveva sempre saputo quando qualcosa di terribile stava per accadere: non con la mente, non con la ragione, ma con il corpo, un’intuizione improvvisa che le trafiggeva la mente mentre il respiro le si spezzava prima del disastro.

Era stata sedotta da Apollo nel suo stesso tempio, sussurrava la gente. Lui le aveva fatto il dono della preveggenza maledicendola al tempo stesso perché l’aveva respinto…

Ma Cassandra viveva da anni al tempio sacro al Dio del Sole e, annidate fra gli alti colonnati, non c’erano mai state altro che ombre. Di Dei, lì e altrove, non ne aveva mai visti.

Trovò suo fratello maggiore sotto il portico del palazzo reale, fra i carri da guerra e circondato dai suoi uomini.

Ettore, l’invincibile. La sua sola presenza irradiava sicurezza fra le truppe. La chioma nera gli ricadeva sulle spalle possenti, incorniciando un volto determinato, segnato da anni di battaglie. La sua armatura – bronzo dorato, cesellata dagli artigiani più abili dell’intera Asia Minore, luccicava persino sotto la luce opaca del cielo inquieto di quel pomeriggio.

“Ettore…!” sussurrò Cassandra, con il fiato corto per la corsa.

Il fratello si volto, occhi scuri e determinati, ma vedendola il suo sguardo si addolcì.

“Cassandra, sorellina”, le sorrise. “Perché corri come se avessi visto un fantasma?”

Lei serrò la mascella, reprimendo un brivido.

“Perché lo vedo. Ettore, tu non devi andare, ti prego non… non uscire in battaglia oggi. Il cielo… il cielo non è solo scuro di nuvole cariche di pioggia. È… è rosso, fratello, rosso come il fiume di sangue che correrà oggi sul campo di battaglia e presto attraverso le vie di Troia se oggi lasci queste mura. Il tuo sangue, fratello.”

Un mormorio tra i presenti. I suoi fratelli Paride e Deifobo, il re di Licia Sarpedonte, persino Enea, il valoroso Dardanide figlio di Afrodite, uomini d’onore e di guerra, tutti la guardarono con sospetto. Era chiaro quello che stavano pensando. Pazza. Sempre quella parola, sempre seguita da un silenzio pieno di significati.

Ma Ettore non distolse lo sguardo. Lui, l’unico che le credeva… che l’aveva sempre ascoltata e difesa anche contro il loro stesso padre. Perché anche Priamo, il re di Troia, l’aveva sempre considerata instabile di mente.

Le posò una mano forte sulla sua spalla esile: le dita calde e sicure come quando, da bambini, le prometteva che tutto sarebbe andato bene.

“Cassandra, adesso calmati ti prego. So che sei spaventata, oggi Achille tornerà in campo ad affrontrci ma io non lo temo. Lo affronterò faccia a faccia e, se lo sconfiggerò, allora Troia sarà libera. E poi, se tutti cedessero alla paura, allora più nessuno si alzerebbe per difendere ciò che ama.”

La sua voce era una sentenza, ma anche una carezza, un rifiuto gentile alla sua richiesta di non andare in battaglia.

Così diverso da Troilo, il loro fratello minore che anni prima lei aveva cercato di fermare poco prima che uscisse dalle mura per andare ad affrontare il nemico.

“Lasciami! Mi intralci!” l’aveva scostata bruscamente prima di voltarsi e sparire nel gruppo dei guerrieri.

Era uscito in battaglia solo per essere massacrato dal feroce Diomede e poi finito dalla lancia infallibile del Pelide Achille: lei lo aveva visto, lei SAPEVA… ma anche allora nessuno aveva voluto darle ascolto.

Rimase lì, con le mani strette al cuore e il gelo a percorrerle a schiena. Nel bagliore dell’armatura di Ettore, vide il riflesso del destino imminente del fratello: la lancia di Achille che lo trafiggeva gettandolo nella polvere, il suo angue… e infine il suo corpo trascinato via.

Ettore le baciò i capelli poi si voltò e salì sul carro. “Avanti guerrieri di Troia! Per la gloria… e per la patria!”

“Ettore! Ettore!”

Il campione di Troia scosse la grande lancia dalla punta d’argento e, fra il fragore delle acclamazioni dei soldati al suo fianco, avanzò verso le porte Scee che si stavano lentamente aprendo.

L’esercito di Troia, condottieri fanti e alleati, lo seguì con passo marziale e Cassandra rimase lì, sola ad alzare gli occhi verso il cielo che lei vedeva ardere di un rosso innaturale. E sapeva.

Sapeva che non avrebbe mai più rivisto il fratello che tanto amava.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

10 commenti
  1. Monica
    Monica dice:

    Che bel racconto sui personaggi della mitologia greca, che io amo tanto! A parte il fatto che la bella, dolce, tormentata e sfortunata Cassandra (visto il destino che le aspetterà) è un gran bel personaggio, e magari le avessero dato retta! Nel racconto c’è Ettore, il mio personaggio preferito dell’Iliade, l’eroe buono, coraggioso, leale, altruista. Ce l’ho sempre visto Ettore a difendere Cassandra da chi la giudicava pazza, ad essere così protettivo verso una sorella; del resto, era l’unico che aveva preso le difese di Elena, e aveva compreso il suo dramma di moglie incompresa, mentre tutti la ritenevano la causa delle loro sventure. Hai descritto benissimo le sensazioni di Cassandra, quasi facendole vivere sulla pelle. Non so se hai pubblicato questo racconto anche su EFP, ma merita davvero.

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    • admin
      admin dice:

      Ciao e grazie ☺️.
      No, Efp non lo frequento da un po’.
      Ettore anch’io ho sempre pensato che avesse la nobiltà d’animo di vedere oltre il pregiudizio che portava tutti – persino il saggio Priamo – a giudicare Cassandra pazza.
      Lui, difensore di tutta la città, di sicuro non avrebbe abbandonato la sorella minore ad un destino di solitudine e di disprezzo.
      Sono entrambi tra i miei personaggi preferiti di tutto il mito troiano.
      Grazie di aver letto e recensito 🤗

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  2. Barbara Beltrami
    Barbara Beltrami dice:

    Il mito di Cassandra è uno di quei miti che rimane nella memoria per la sua tragicità. Percepire il futuro e restare inascoltate e terribile. Sperare di salvare gli affetti più cari e non poterlo fare e immensamente doloroso. Il mito racconta come la ragione non ascoltando l’istinto e il cuore porti solo danni, rovina e financo la morte.
    Molto bello questo incontro fra fratelli che portano l’uno verso l’altro un grande affetto, un grande rispetto. Ettore è conscio del fato a cui non può sottrarsi, il duello con Achille, quello è il suo destino e Cassandra pur essendo conscia di questo non può esimersi di cercare di rimandare il destino.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao e grazie di aver letto e recensito ☺️.
      Sì, Cassandra ha vissuto nell’angoscia per tutta la vita, lei conosceva fin dall’inizio l’atroce destino a cui era condannata la sua città, gli altri almeno avevano l’illusione che il destino di Troia non fosse inevitabile.
      Ci vuole molto più coraggio a vivere ogni giorno sapendo già il futuro a cui si è destinati – e venire per questo giudicati pazzi – che lottare e combattere animati comunque dalla speranza.
      Cassandra anche per questo è uno dei miei personaggi preferiti di tutto il mito di Troia, anche più dello stesso Ettore.
      Un abbraccio 🤗

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  3. Agata
    Agata dice:

    Anche Ettore, per quanto voglia bene a Cassandra, la tratta in modo paternalistico con quella mano sulla spalla, come a dirle “gentilmente” taci, stai buona. Mi viene in mente quando Draghi ha messo la mano sulla spalla di Landini e questi ne era contento, diverso quando Obama ha messo la mano sulla spalla di Raoul Castro e lui gliel’ha tolta. Auspico un’era in cui le Cassandre vengano ascoltate e non le si tratti più come povere dolci fanciulle indifese, ma certamente sta anche alle Cassandre essere consapevoli del proprio potere e farsi rispettare. Non vuole essere un commento polemico, solo una riflessione dettatami anche da un video ascoltato ieri che “casualmente” parlava delle mani posate sulla spalla, di cosa trasmette questo gesto.

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    • admin
      admin dice:

      Ai tempi del mito gli uomini erano molto più superstiziosi di oggi, di conseguenza mandarli in battaglia turbati dai cupi presagi di Cassandra sarebbe stato deleterio, ecco il motivo del gesto di Ettore – che in quel contesto lì è prima di tutto il comandante dell’esercito troiano oltre che un amorevole fratello maggiore.
      Per quanto riguarda il significato del gesto in sé dipende dai casi, dal perché una persona lo compie e da che cosa chi lo riceve percepisce.
      Io per esempio non gli dò il significato rappresentato dagli esempi fatti e credo anche che noi siamo responsabili di ciò che facciamo, non del modo in cui i nostri gesti vengono interpretati.
      In tutto ciò mi sono perso se il racconto ti è piaciuto o meno 😘.

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  4. icelady
    icelady dice:

    Mi è sempre piaciuta Cassandra. Condannata a non essere mai creduta, praticamente emarginata, l’ho sempre sentita vicina. Un bellissimo racconto su di lei e sulla guerra di Troia. Ettore magistrale, un altro personaggio che ho sempre amato per il suo coraggio e la sua onestà.

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    • admin
      admin dice:

      Grazie ☺️.
      Si Cassandra tra tutti i personaggi della guerra di Troia è la più sventurata perché costretta a vivere ogni giorno già sapendo che la sua città era inevitabilmente condannata alla distruzione.
      E questo penso che sia molto molto peggio che battersi con comunque la speranza di poter ribaltare le sorti del conflitto.
      Grazie di aver letto e recensito ☺️

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