OSCAR

Rientro mestamente a palazzo Jarjayes mentre il crepuscolo serale tinge di rame i vetri delle finestre. Tengo lo sguardo dritto davanti a me, senza dire una parola, e André al mio fianco mi lascia ai miei pensieri.

Come al solito sembra quasi leggermi dentro, ma oggi questo non mi strappa nemmeno un sorriso.

La verità è che sono contrariata. I risultati delle mie indagini sul possibile collegamento fra l’omicidio dei Lorène e la contessa di Polignac sono stati piu che deludenti, e col passare delle settimane, ogni pista seguita è sembrata dissolversi nel nulla.

Io e André abbiamo interrogato servitori, osservato attentamente i movimenti della contessa a corte, persino esaminato corrispondenze segrete e trafugate al fioco lume di una candela,

Tutto per niente.

La contessa di Polignac sembra non c’entrare nulla con l’omicidio, e anche Simone Lorène, ora Simone de Vaudreuil, non mi è stata d’aiuto. Sono andata a parlarle per cercare di capire se le fosse venuto in mente qualcosa sulla notte in cui tutto il suo mondo è cambiato, ma nulla.

“Mi dispiace, davvero, comandante Oscar…” è stata la sua mesta risposta. “Apprezzo molto che vogliate scoprire la verità sulla morte dei miei genitori e, credetemi, non c’è nulla che io desideri di più. Soprattutto dopo che la polizia parigina ha archiviato il caso senza nemmeno un’indagine approfondita. Solo che non saprei proprio come esservi d’aiuto… i miei genitori non avevano nemici, anzi erano benvoluti da tutti nel quartiere.”

“Capisco.”

Ero colpita dalla sua compostezza, degna già delle più esperte damigelle dell’alta società. Evidentemente l’educazione che le stava impartendo l’anziano conte de Vaudreuil stava dando i suoi frutti. Da quanto capisco, però, lui non deve averle parlato dei sospetti che nutre su madame du Vallon.

“Ma perdonatemi se insisto. Sapete dirmi qualcosa di più su quei cavalieri misteriosi? Anche solo un piccolo dettaglio mi sarebbe utile.”

Simone aveva scosso la testa. Snella e molto graziosa, aveva i capelli biondi finemente acconciati e gli occhi azzurri e limpidi sembravano cercare risposte che non osavano formulare. Vedevo bene che parlare della morte dei suoi genitori l’addolorava ancora molto, però ero decisa a non lasciare nulla d’intentato.

Alla fine però mi ero dovuta congedare, promettendole di farle sapere se avessi scoperto qualcosa di nuovo.

Avevo fatto rientro a casa con un senso di frustrazione per me del tutto nuovo, che nei giorni successivi si è solo un po’ affievolito.

È la prima volta che fallisco in qualcosa che faccio, ma a questo punto sono costretta ad ammettere che le indagini sono a un punto morto.

André ha provato a suggerirmi di interrogare i vicini di casa dei fiorai, ma questo è un compito che spetta alla polizia parigina o al massimo ai soldati della Guardia Metropolitana di Jeroule. E non credo che anche m’intromettessi nella loro giurisdizione otterrei qualcosa.

L’unica cosa che mi resta da fare è provare ad andare a parlare con madame du Vallon, anche se ho i miei dubbi che…

“Guarda Oscar.”

La voce di André mi strappa improvvisamente ai miei pensieri mentre i passi dei nostri stalloni risuonano sul selciato del cortile di casa. “Tuo padre è tornato.”

Annuisco, vedendo la sua carrozza ferma accanto al portone d’ingresso. È strano che sia qui, lo credevo ancora in missione in Vandea con il suo reggimento.

“Vado a salutarlo. Ci pensi tu ai cavalli?”

Lui sorride.

“Come sempre, no?”

Smonto di sella con un balzo, entro in casa e salgo lo scalone che porta ai piani superiori.

Arrivata di fronte allo studio di mio padre busso due volte.

“Padre, posso entrare?”

“Certo Oscar, vieni pure.”

Entro e lo trovo seduto sulla sua poltrona preferita, intento a versarsi un bicchiere di cognac. La sua scrivania è piena di dispacci militari, e la luce fioca della lampada da tavolo accentua le ombre sul suo volto, rendendolo più stanco del solito.

Di colpo mi rendo conto che non è più il gigante severo della mia infanzia, invincibile con la spada e inflessibile come l’acciaio più temprato. Dove sono volati gli anni?

“Padre”, lo saluto avvicinandomi. “Non mi aspettavo il vostro ritorno così presto.”

Mi fa cenno di sedermi di fronte a lui. “Sono stato richiamato. Il generale Bouillé ha voluto parlarmi personalmente insieme ai membri del suo stato maggiore. Lo sai che anche la spada del moschettiere Athos, a Calais, è stata trafugata?”

“Di nuovo il Cavaliere Nero?”

“Per l’appunto. E questo è già il secondo furto di questo tipo, dopo quello della spada di Porthos. D’accordo con il generale Bouillé ho già dato ordine a due distaccamenti di soldati di recarsi immediatamente alle tombe di Aramis, vicino a Nizza, e di D’Artagnan, nei pressi di Pau. I due luoghi sono però molto distanti tra loro e ci vorrà un po’ perché le truppe dedicate li raggiungano. Nel frattempo, quindi, i più veloci fra i messaggeri del generale sono partiti, precedendoli e ordinando alle guarnigioni locali di prestare la massima attenzione e segnalare immediatamente qualsiasi evento sospetto. Il Cavaliere Nero non è più un problema confinato ai Soldati della Guardia o alle varie polizie cittadine. I suoi colpi si stanno estendendo… e temo che dietro alle sue azioni ci sia uno schema più grande.”

“Che cosa ve lo fa pensare, padre?”

Vuota d’un sorso il suo cognac, stringendo il bicchiere fra le dita come se volesse romperlo.

“La situazione è delicata, Oscar. Il Cavaliere Nero è diventato una figura quasi mitologica per il popolo. Ruba ai ricchi e sappiamo per certo che distribuisce ai poveri almeno parte della sua refurtiva. Nelle ultime settimane la maggior parte dei suoi colpi – eccezion fatta per i furti delle spade – si sono concentrati a Parigi, e il comandante Jeroule riferisce che il criminale non agisce da solo ma alla testa di una banda di accoliti.

Purtroppo però, né la polizia parigina né i soldati della Guardia Metropolitana riescono a fare nulla per fermarlo. Quando arrivano sul posto, il Cavaliere Nero e i si sono già dileguati. Come spariti nel nulla.”

“Vorrei fare qualcosa per aiutarvi, padre. E se chiedessi alla regina il permesso d’intervenire con la Guardia Reale?”

Scuote la testa.

“No, Oscar. Il compito della Guardia Reale è quello di proteggere i sovrani e i nobili della loro cerchia più ristretta. Fin quando i ladri non assaliranno una delle loro dimore tu e i tuoi uomini non riceverete mai l’autorizzazione per intervenire.”

“Quasi come se lo sapesse…”

“Cosa intendi dire?”

“Che forse il Cavaliere Nero si sta deliberatamente astenendo dal colpire i nobili più in vista proprio per evitare uno scontro che coinvolgerebbe giocoforza tutte le nostre milizie. Forse avete ragione padre, il suo è un piano ben preciso. Me ne chiedo il fine. Comunque c’è qualcosa che potrei fare lo stesso.”

“Ossia?”

“Avevo intenzione di andare a parlare con madame du Vallon, a proposito di… di un’indagine privata che sto conducendo da un po’ di tempo.”

“Ho fiducia nel tuo giudizio”, sorride lui, “e non ti chiederò di che si tratta. Ma che cosa ha a che fare questo con la questione del Cavaliere Nero?”

“La du Vallon è una discendente del moschettiere Porthos, e forse conosce qualcosa sul suo antenato che potrà esserci d’aiuto per fare luce sul mistero della trafugazione delle spade. Lasciatemi tentare, padre, vi prometto che non ve ne pentirete.”

Annuisce e io mi alzo in piedi. L’omicidio dei Lorène e il mistero del Cavaliere Nero… due enigmi mi si parano adesso di fronte, ma sono determinata a trovare le risposte che cerco. E non mi arrenderò, anche se la verità dovesse nascondersi dietro veli di seta e titoli nobiliari.

Il giorno successivo, di buon’ora, mi reco da sola alla tenuta di madame du Vallon.

Il palazzo della baronessa, situato poco fuori Versailles, è un edificio austero e imponente, dalle linee severe e dalle finestre alte che sembrano scrutare i visitatori con diffidenza. Il giardino all’italiana, curato in ogni minimo dettaglio fino al colore dei singoli fiori, sembra riflettere la personalità della padrona di casa: ordine, rigore e una ricercata e vanitosa bellezza.

Mi presento, e un servitore in livrea scura mi conduce nel salotto principale.

“La baronessa arriverà subito, comandante Jaryajes”, mi dice facendomi accomodare su un comodo divanetto. “Nel frattempo posso farvi portare qualcosa da bere?”

Scuoto la testa e lui sparisce con un inchino, lasciandomi sola a guardarmi attorno nella stanza.

Riccamente arredata, sul camino acceso troneggia un grande ritratto a olio di Porthos in abiti da battaglia, la spada sguainata e lo sguardo fiero rivolto all’orizzonte. La cornice dorata è scolpita con motivi araldici, e sotto il dipinto campeggia una targa: Porthos du Vallon – Valore e Nobiltà.

Mi alzo per osservarlo piu da vicino, quando sento una voce alle mie spalle.

“Quel quadro era il preferito del mio defunto fratello.”

Voltatami, mi trovo di fronte proprio la baronessa du Vallon.

Alta, slanciata, con i capelli raccolti in un’acconciatura impeccabile e un abito color malva che ne accentua la figura elegante, mi osserva con un’espressione curiosa e un pizzico di disappunto.

“Colonnello Jarjayes”, dice con voce ferma, senza accennare a un sorriso. “Devo dire che una vostra visita era l’ultima cosa che mi aspettavo.”

“Baronessa du Vallon”, la saluto rispettosamente chinando il capo. “Mi auguro di non disturbarvi.”

Mi rivolge un sorriso sottile.

“Questo dipenderà molto dal motivo della vostra visita. Di certo”, prosegue, “non siete qui per ammirare il mio quadro. Soltanto mio fratello, un piccolo uomo la cui unica soddisfazione era quella di perdersi nell’ammirazione per un uomo morto più di cent’anni fa.”

“Porthos du Vallon è uno dei nostri eroi nazionali”, replico mentre ci accomodiamo una di fronte all’altra. “Voi non lo ammirate, forse?”

“Per quanto grande fosse, era pur sempre solo un uomo.”

Sorrido. Avevo dimenticato che la du Vallon non è solo famosa per la sua vanità, ma anche per un generale disprezzo neppure troppo malcelato per tutto il genere maschile.

“Adesso se non vi dispiace”, prosegue, “sareste così gentile da dirmi per quale motivo siete qui?”

“In realtà sono qui per due ragioni. La prima è chiedervi se siete al corrente che, la sera in cui avete avuto lo scontro con la contessa di Polignac al ballo dato dal conte d’Artois, a Parigi è stato commesso un omicidio. Le vittime erano Paul Lorène e sua moglie, una coppia di fiorai molto conosciuti.”

Mi fissa con sguardo misto fra sorpresa e indignazione.

“E con questo? Parigi è grande, e la sua popolazione è fin troppo estesa. Se ogni tanto qualche popolano muore…”

“Perdonatemi duchessa”, la interrompo subito. “Ma non avete risposto alla mia domanda. Eravate al corrente di questo tragico accadimento?”

“Ebbene, dato che lo volete così tanto sapere, la mia risposta è no. Non ne sapevo nulla. Per quale motivo mi avete rivolto questa domanda?”

“Ecco, vedere. I Lorène avevano procurato i fiori per il vestito della contessa di Polignac, le rare rose nere di Sainte-Foy e quindi forse…”

Lei alza le sopracciglia, sorpresa, poi scoppia in una risata breve e priva di calore. “Davvero pensate che una nobildonna del mio rango si abbasserebbe a sporcarsi le mani con dei fiorai? Dei popolani? Vi siete lasciata influenzare dalle chiacchiere di corte, comandante. Nemmeno io, per quanto furiosa potessi essere quella sera, sarei mai stata capace di arrivare a tanto. Come osate anche soltanto pensarlo?”

“Non intendevo accusarvi”, replico con calma. “Ma si tratta di un omicidio a sangue freddo, e ogni pista va seguita.”

“Da quello che si sa di lui”, sorride lei, “sareste piaciuta al mio antenato. Anche Porthos infatti, sembra si prodigasse parecchio per i meno fortunati.”

Capisco che insistere sull’omicidio dei Lorène sarebbe solo tempo perso.

“Per la verità il secondo motivo per il quale sono qui è proprio il vostro antenato. O, per essere più precisi, la trafugazione della sua spada. Di questo sarete certo al corrente.”

I suoi occhi lampeggiano per un istante. Evidentemente non le è sfuggito il mio tono lievemente sarcastico.

“Mi piace tenermi informata.”

“Ebbene, dovete sapere che anche la spada di Athos è stata rubata. Dal Cavaliere Nero e i suoi uomini. Il generale Bouillé teme che anche le spade di Aramis e D’Artagnan siano adesso a rischio.

“Potrebbe non esser così impossibile, si.”

“Ecco, come saprete la famiglia de la Fère si è estinta più di vent’anni fa senza lasciare eredi maschi e i discendenti di D’Artagnan credo si trovino in Guascogna nelle vecchie terre dell’avo. Voi siete l’unica erede dei quattro antichi eroi a vivere fra la nobiltà e mi chiedevo se, per caso, non sapeste qualcosa che potrebbe esserci utile nel cercare di capire cosa sta succedendo.”

Lei tacque a lungo poi si alzò, obbligandomi a fare altrettanto.

“Sono spiacente, ma temo di non potervi essere utile nemmeno su questo. Tutto ciò che rimane del mio avo sono terre, palazzo e qualche documento ben custodito. Tuttavia, se davvero volete capire cosa sta accadendo, vi consiglio di recarvi a Herblay. Per la precisione, all’abbazia di Saint Cyr.”

“Herblay?”

“Sì. L’abate di Saint Cyr è l’ultimo discendente diretto di Aramis. Se qualcuno può aiutarvi a decifrare questo mistero, è lui. Ma vi consiglio di stare attenta, comandante. Herblay è un luogo dove la verità si nasconde dietro il silenzio. E l’abate… non è uomo da sottovalutare. Del resto Aramis era il più astuto fra i quattro Moschettieri leggendari, e Dio solo sa quanti segreti doveva nascondere.”

“Voi conoscete l’abate d’Herblay?”

“Mio fratello gli aveva fatto visita anni fa. Adesso, se non c’è altro…”

Non me lo faccio dire due volte e, con un breve inchino, mi congedo.

“L’abate d’Herblay?”

André, intento a sistemare le scuderie, alza lo sguardo dal suo lavoro. “La du Vallon ti ha detto di rivolgerti a lui?”

“Sì.”

Dopo la conversazione con la contessa, sono stata alla caserma delle Guardie Reali. Ho detto a Girodelle che per qualche giorno dovrà prendere il mio posto e lui ha obbedito senza fare domande. E adesso eccomi a casa… pronta a dare ad André tutte le spiegazioni che vorrà.

“L’abate d’Herblay è l’ultimo discendente diretto del Moschettiere Aramis. E se lui può aiutarci a risolvere il mistero del Cavaliere Nero allora devo parlargli.”

André annuisce, appoggiandosi al rastrello e detergendosi il sudore dal viso.

“Perfetto. Allora, quando partiamo?”

Sorrido.

“Domani mattina all’alba. Ho già chiesto a Girodelle di sostituirmi nel comando fino al nostro ritorno. Prepara i cavalli e il necessario per il viaggio. Voglio arrivare a Herblay il più in fretta possibile.

“D’accordo. E con l’omicidio dei Lorène come intendi procedere, Oscar?”

Sospiro.

“Purtroppo al momento sono a un punto morto. La du Vallon non sa nulla, o non ha voluto dirmi nulla non so. Però era l’ultima possibilità. Per il momento sono costretta a mettere da parte l’indagine.”

Fuori, il vento mosse appena le foglie degli alberi nel cortile.

“Ma non ti arrenderai, vero Oscar?”

“Mi conosci, André”, sorrido. “E ormai dovresti averlo capito… io non mi arrendo mai. Un giorno scoprirò la verità… costi quel che costi.”

A seguire…

CAPITOLO 6- CHARLES

Recensioni e commenti

RECENSIONI

6 commenti
  1. Manu73
    Manu73 dice:

    Simpatica la baronessa du Vallone, non c’è che dire!
    Però Oscar non ha intenzione di arrendersi.
    E questo rientra perfettamente nel suo carattere.

    Qui, tra Lady Oscar, il Tulipano Nero e i Tre Moschettieri abbiamo un bel crocicchio.
    Si intersecano tre storie diverse, di tutto rispetto.
    Sono curiosa di vedere dove questo incrocio di vie ci porterà.

    Un abbraccio
    Alla prossima

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Si, alla du Vallon va il premio simpatia. Porthos, il suo avo, era sicuramente più simpatico 🙂, bonaccione e generoso.
      Cmq è riuscita a dare a Oscar una valida pista – forse: chissà se l’abate d’Herblay sarà veramente utile alle indagini o se si rivelerà un altro buco nell’acqua.
      Vedremo 🙂.
      Al momento il puzzle è solo al suo inizio.
      Grazie di aver letto e recensito 🤗

      Rispondi
  2. Agata
    Agata dice:

    Mi piace questa versione di Oscar investigatrice, se c’è una persona che può svelare i misteri questa è lei, secondo me sarà astuta quanto Aramis

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao e grazie di aver letto e recensito. ❤️
      Si Oscar è una brava detective perché è precisa, attenta ai dettagli e molto osservatrice.
      Vedremo se l’abate d’Herblay è un degno erede del più astuto dei Moschettieri leggendari.
      😘

      Rispondi
  3. fenice64
    fenice64 dice:

    Ben ritrovato Dragon of the Moon a te e alla tua storia che si sta dimostrando un vero e proprio intrigo che coinvolge passato e presente. Ho dovuto riavvolgere il nastro del tuo racconto andando a ripassare alcuni dei punti salienti prima di leggere questo nuovo capitolo. Seguiamo Oscar nelle sue riflessioni e nelle sue perplessità circa l’intera vicenda per cui è stata incaricata di trovare il bandolo della matassa, ma tutto ciò che ha messo in campo si è rivelato un fallimento, o peggio un muro di gomma che le rimandava piene e complesse tutte le perplessità che le erano comparse nella mente. Con André ha messo in atto tutto quanto era in suo potere per cercare di arrivare alla verità, tramite interrogatori a tutti coloro che erano stati coinvolti, compresa la figlia dei Lorene, ora de Vaudreil, la quale, angustiata, non ha saputo darle qualche appiglio utile a far proseguire le sue indagini. Oscar si trova ad un punto morto ed è parecchio dispiaciuta di ammettere che abbia fallito.
    Ma nel frattempo non c’è solo l’omicidio dei Lorene ad impensierirla, soprattutto dopo aver trovato suo padre, rientrato forse anzitempo dalla sua missione, con il quale ha disquisito sulle imprese che il Cavaliere Nero sta portando avanti con troppo successo: ora non si limita più a rubare ai nobili per redistribuire il mal tolto alla popolazione bisognosa, ma ha sottratto qualcosa di prezioso per la memoria storica del loro Paese, come lo sono le spade trafugate di Porthos e Athos. Secondo il generale e lo stato maggiore capitanato da Bouillè, il piano d’azione del Cavaliere è a più ampio raggio, ma non fa comprendere quale sia il suo vero fine. A tal proposito, visti i bersagli precisi, è stato deciso di mettere in allerta i luoghi dove sono state riposte anche le spade di Aramis e D’Artagnan. Oscar si offre per dare un aiuto fattivo a suo padre, magari anche con l’ausilio delle guardie reali preposte alla sicurezza della famiglia reale, anche se sarebbe compito della guardia cittadina cercare di acciuffare quel ladro. Ma Oscar sembra intravedere qualche connessione tra l’indagine che sta seguendo lei e il famigerato Cavaliere con i suoi colpi tutti andati perfettamente a segno. Ecco quindi che la ritroviamo a colloquio con la baronessa du Vallon, alla quale vuole porre qualche quesito nella speranza di trovare quanto meno un piccolo appiglio a cui aggrapparsi. Il colloquio è molto formale, ma l’atteggiamento della baronessa è scostante, come se si sentisse al di più a rubare ai nobili per redistribuire il mal tolto alla popolazione bisognosa, ma ha sottratto qualcosa di prezioso per la memoria storica del loro Paese, come lo sono le spade trafugate di Porthos e Athos. Secondo il generale e lo stato maggiore capitanato da Bouillè, il piano d’azione del Cavaliere è a più ampio raggio, ma non fa comprendere quale sia il suo vero fine. A tal proposito, visti i bersagli precisi, è stato deciso di mettere in allerta i luoghi dove sono state riposte anche le spade di Aramis e D’Artagnan. Oscar si offre per dare un aiuto fattivo a suo padre, magari anche con l’ausilio delle guardie reali preposte alla sicurezza della famiglia reale, anche se sarebbe compito della guardia cittadina cercare di acciuffare quel ladro. Ma Oscar sembra intravedere qualche connessione tra l’indagine che sta seguendo lei e il famigerato Cavaliere con i suoi colpi tutti andati perfettamente a segno. Ecco quindi che la ritroviamo a colloquio con la baronessa du Vallon, alla quale vuole porre qualche quesito nella speranza di trovare quanto meno un piccolo appiglio a cui aggrapparsi. Il colloquio è molto formale, ma l’atteggiamento della baronessa è scostante, come se si sentisse al di sopra delle parti per il nome che porta, essendo discendente diretta di Porthos, nonché per la posizione sociale che occupa. Considera di poco valore tutti coloro che non sono del suo livello, pertanto quando Oscar chiede lumi sulla diatriba dei fiori per l’abito sfoggiato ad un ballo e, per estensione, all’omicidio dei fiorai che quei fiori avevano consegnato, ecco che la baronessa dall’alto della sua posizione si chiude a riccio. Inutile pertanto insistere sull’omicidio, ma qualcosa potrebbe invece raccontarle circa il trafugamento della spada del suo antenato, di cui certamente avrà avuto notizia. Ma anche su questo argomento la baronessa è piuttosto evasiva e laconica: c’è però una persona che può essere al corrente dei segreti che custodivano gli antichi moschettieri del re e, magari, interrogandola potrebbe arrivare a capo di qualcosa di basilare per capire cosa stia accadendo in generale nel Paese. Così, saputo che deve contattare l’abate dell’abbazia di San Cyr a Herblay, in quanto ultimo discendente di Aramis, con André si mette in viaggio per interpretare le poche informazioni in loro possesso e dirimere il mistero che sta coinvolgendo un po’ troppi soggetti, confondendo e mistificando svariate situazioni. Certo è che Oscar, con il carattere che ha, votata a far emergere in ogni caso la giustizia, non si fermerà di fronte a niente e André, ovviamente, sarà della partita, poichè mai la lascerebbe sola ad affrontare l’ignoto e, forse, in questo caso, forze di cui non si conosce la potenza in campo, e poi perché anche lui vuole vederci chiaro.
    Storia intrigante e complessa che incuriosisce per i tanti personaggi coinvolti afferenti da più universi, tra Tulipano nero, Lady Oscar e i Moschettieri del re. Non resta che attendere gli sviluppi di ciò che accadrà nel tentativo di cominciare a sciogliere alcuni nodi, i quali paiono collegare ben più di una vicenda e ben più di un personaggio di spicco. Un caro saluto.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao!! Grazie e scusami per il ritardo con cui rispondo alla tua recensione.

      Sì, il Cavaliere Nero sembra avere una precisa strategia e si è già impossessato delle spade di Athos e Porthos. La prossima sarà la spada di Aramis, quella di D’Artagnan, oppure le milizie francesi riusciranno a fermarlo prima?
      Intanto Oscar continua le sue indagini e la du Vallon le consiglia di andare a parlare con l’abate d’Herblay. Chissà se questo potrà essere un risvolto alle indagini.
      Ti ringrazio per tutti i complimenti, tanto più graditi perché tu sei una scrittrice molto attenta ai dettagli – e di conseguenza anche ad eventuali sviste e/o incongruenze, quindi il tuo apprezzamento per me è ancora più prezioso.
      Grazie mille, un abbraccio.

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Se vuoi lasciare un tuo commento al racconto scrivimi, sarò felice di risponderti!

I tuoi dati sono al sicuro. Non riceverai mai SPAM da me.

Condividi