JEANNE

Piove. Naturalmente.
Non può esserci notte più tetra di questa, penso mentre discendiamo a cavallo la strada fangosa della collina di Saint-Laurent. Lille è alle nostre spalle, immersa nel buio, e noi sembriamo fantasmi in marcia: dieci figure incappucciate, maschere nere ben strette in viso e silenziose come lame.
In testa al gruppo c’è lui.
Il Cavaliere Nero.
Confesso che ormai quasi non pensavo più che sarei mai riuscita a vederlo: in questi ultimi mesi il nostro gruppo è cresciuto di numero e di fama, i nostri colpi si sono susseguiti sempre più frequenti e i membri più giovani del gruppo, come me, hanno anche imparato ad andare a cavallo.
Cavalli rubati, ovviamente.
In tutto questo il nome del Cavaliere Nero è diventato sempre più famoso, passando da semplice ladro e capo di gruppi sovversivi a vero e proprio beniamino del popolo, al quale distribuisce parte delle ricchezze ottenute con i nostri furti.
Sembra esserci un metodo, nel suo modo di agire, e forse davvero, come dice Arianne – la nostra Mademoiselle – il suo scopo è riportare equità e giustizia al popolo vessato dalla meschinità dei nobili.
Quando proprio Arianne mi aveva detto della missione di questa notte, avevo fatto una smorfia.
“Lille? Così lontano? E a fare che?”
“Lì si trova la tomba di Porthos du Vallon, uno dei leggendari Quattro Moschettieri che difesero il regno di Francia e la corona ai tempi del vecchio re Luigi XIV.”
Quanto le piaceva salire in cattedra e vantarsi delle cose che sapeva!
“Adesso le tombe di questi eroi leggendari sorgono in altrettanti mausolei ai quattro capi del regno, difendendone simbolicamente ancora i confini. E noi dopodomani ne visiteremo una.”
“Di notte, immagino”, avevo sorriso. “E ci devo proprio venire anch’io?”
“Ormai sei una dei nostri compagni più fidati. E poi non vorrai perderti l’occasione di vederlo, vero?”
“Vederlo? Vuoi dire…”
“Che il Cavaliere Nero, il nostro capo, si unirà a noi in questa missione. Dice che all’interno della tomba di Porthos si trova qualcosa che potrebbe rivelarsi fondamentale per la nostra causa.”
E infatti adesso eccolo qui.
Il Cavaliere Nero non parla quasi mai, eppure sembra bastare la sua presenza a imporre rispetto e disciplina. Maschera nera, mantello nero, cavallo nero. Occhi castani e penetranti che, quando ti guardano, ti fanno sentire più nuda di una peccatrice davanti all’altare.
Al suo fianco cavalca una donna bellissima. Non sappiamo il suo vero nome. Nessuno osa chiederlo. La chiamiamo Milady, ma certo non può essere la stessa donna che, secondo i racconti di Arianne, fu la più grande nemica dei Quattro Moschettieri. Sono passati più di cento anni da allora!
Gli occhi di Milady sono chiari come vetro rotto, il suo sorriso è freddo e senza pietà e l’incarnato pallidissimo come se non vedesse da tempo la luce del sole. La donna più elegante che abbia mai visto – e anche più letale.
Imbocchiamo un lungo viale al fondo del quale il mausoleo di Porthos – chiamato anche La Tomba del Gigante – ci attende: pietra nera, blocchi ciclopici coperti di edera e muschio, così imponente che mi sembra più simile alla fortezza della Bastiglia che a un luogo di sepoltura. Una croce di ferro svetta sulla sommità. Statue armate vegliano ai lati, ma nessuna guardia armata nei paraggi. E perché mai dovrebbero esserci? Nessuno in Francia oserebbe mai profanare un luogo sacro. Nessuno… tranne lui.
“Smontiamo”, ordina seccamente il Cavaliere Nero.
Una volta a terra ci mettiamo al lavoro per forzare i pesanti catenacci di ferro del cancello: Arianne, vicino a me, cerca di darsi un’autorevolezza e un tono davanti al Cavaliere Nero ma io sento che ha paura.
E io? Io non so esattamente cosa provo, ma mi sembra quasi di sentire aleggiare nell’aria delle strane presenze.
Finalmente, sotto una pioggia battente, i catenacci cedono e riusciamo ad entrare.
L’interno del mausoleo è spoglio e al centro si erge, severa, la statua di un uomo così imponente che, con una sola mano, potrebbe stringere il collo del più grosso di noi e romperlo senza sforzo.
“Porthos…” mormora Antoine, e io sorrido.
“Complimenti per l’intuzione, sei davvero arguto…”
“Stà zitta, Jeanne…” prova a darmi ordini lui. “E rispetta la sacralità della missione.”
Gli pianto una gomitata nel fianco.
“Oh, scusami… dimenticavo di dover fingere devozione a un cadavere sepolto qui da anni, sai che tragedia…! oh, a proposito, non siamo qui proprio per derubarlo, un eroe morto?”
“Tacete tutti e due”, ci squadra Arianne mentre gli altri si chinano sulla bara di pietra che giace proprio ai piedi della statua. A fatica, tre di loro aprono il pesante coperchio intarsiato di fregi d’argento e lo sollevano, con uno scricchiolio antico che ci gela il sangue.
All’interno della tomba, tra ossa sparse – la maggior parte delle quali ridotte a poco più che frammenti – e velluti marciti dal tempo, giace lei.
La spada di Porthos.
È più grande di quanto immaginassi. Larga, massiccia. L’elsa è dorata, con in rilievo le effigi dei du Vallon e dei gigli di Francia. Sembra in perfette condizioni, quasi come se Porthos l’avesse lasciata qui solo ieri o come se il tempo si fosse inchinato davanti a lei.
Il Cavaliere Nero si muove.
Si china nella bara, facendosi il segno della croce mentre ogni sguardo è su di lui. “Perdonami per questa violazione, nobile Porthos… ma è necessario ad una nobile causa.”
Le sue mani si chiudono sull’impugnatura della spada, e quando la solleva il pavimento inizia leggermente a tremare. Lo sento anch’io: un fremito sotto i piedi. L’aria si fa più sottile.
Poi il Cavaliere si volta… e la porge a lei.
A Milady.
Lei la prende senza dire nulla. Soppesa il peso, sfiora con le dita la lama, poi sorride. Un sorriso che, d’un tratto, non mi sembra umano… o forse è solo suggestione?
“È viva”, dice. “Lo spirito incorruttibile di Porthos, l’uomo più forte di Francia, arde ancora in lei. Questa spada non è solo una reliquia: è incantata e intrisa del potere di un antico giuramento. Chi la impugna è vincolato a difendere la monarchia… o a distruggerla, a seconda del sangue che lo anima.
E adesso risponderà solo a me.”
Arianne trattiene il fiato, Antoine china il capo e io, spostando lo sguardo da Milady al Cavaliere Nero, reprimo a stento un brivido. Di colpo ho l’impressione che Porthos sia in carne e ossa qui vicino a noi.
Richiudiamo la bara e, dopo aver dedicato a Porthos – alcuni meno convintamente di altri – una preghiera e un rispettoso saluto, usciamo.
Fuori, di nuovo sotto la pioggia, mi sento di colpo più sollevata.
“Davvero un bello spettacolo là dentro, vero?” dico ad Arianne mentre ci avviciniamo ai cavalli. “E adesso qual è la prossima mossa? Aspettiamo che la spada parli, magari?”
Lei non risponde e solo allora noto che il Cavaliere Nero mi ha sentito e mi sta guardando.
Non dice nulla. Non serve.
Va’ avanti, Jeanne, mi sembra di sentirgli dire. Sputa veleno. Più ne versi… più scoprirai cos’hai dentro. So benissimo che non credi alla nostra causa, non m’inganni.
Anche Milady mi osserva. Valuta. Soppesa.
Ci servirai, mi sembra di sentire la sua voce nella testa. Molto più di quanto tu stessa immagini.
Rabbrividisco. Io non servo nessuno, e certo non credo ai fantasmi o che il potere di una spada possa portare il Cavaliere Nero a rovesciare la monarchia, se è questo il suo intento.
Rimontiamo in sella e, mentre ci allontaniamo sotto la pioggia, mi chiedo quale sia il vero significato di quello che è successo stanotte.
A seguire…
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Sei riuscito a mettere insieme i 3 Moschettieri, Lady Oscar e il Tulipano nero. Il Cavaliere nero si trasforma da Robin Hood a Indiana Jones, insomma un sacco di ingredienti da amalgamare. Sono davvero curiosa di sapere dove ci porterai con questa storia molto intrigante e piena di mistero. Perché profanare una tomba per una spada? Non vedo l’ora di leggere il seguito
Si, l’idea di inserire i richiami ai Tre Moschettieri mi è venuta in corsa, dovrei aver trovato l’incastro giusto 🙂.
Per ora posso solo dirti che le sorprese non finiscono qui e che dietro al recupero della spada c’è un disegno ben preciso.
Grazie di aver letto e recensito, a presto 🙂
Mi piace come si sta sviluppando la vicenda e Jeanne e il mio personaggio preferito, irriverente e coraggiosa.
Grazie di aver letto e recensito ❤️.
Sì Jeanne è un personaggio particolare, anche storicamente è stata al centro di grosse vicende.
Qui è più giovane e ancora di strada sembra doverne fare. Vedremo 🙂
Una storia avvincente e piena di mistero, ammiro molto il personaggio di Jeanne: sono colpita dalla sua audacia. Ancora una volta: complimenti!
Ciao e grazie ☺️.
Sono contento che tu sia passata a leggere e recensire.
Un abbraccio e a presto
Wow…
Altro che cross over!
Qui ci inoltriamo in un territorio dalle mille biforcazioni.
Addirittura ritroviamo i personaggi di Dumas.
Affascinante e assai inquietante la figura dell’elegante Milady.
Un fantasma?
Una reincarnazione?
E la spada di Porthos,
ritrovata tra i famosissimi resti dell’altrettanto famosissimo moschettiere,
quale antico potere nasconde?
Certo che qui Jeanne risulta un po’ come una mosca bianca.
Lei, così pragmatica, che sogna potere e ricchezza,
come ultima discendente dei Valois,
ha ben poco a che fare con tutta questa faccenda.
Una faccenda che sa di antichi cavalieri massoni…
Sempre più intrigata, ti abbraccio
A presto
Manuela
Ciao! ☺️
Intanto grazie di essere passata.
Si, si inizia a parlare dei Quattro Moschettieri leggendari, e non è un caso che si sia riesumata la spada di Porthos.
Milady potrebbe essere una semplice omonima della famosissima donna legata proprio agli eroi di Dumas, o forse qualcosa di più…
E Jeanne li ci sta come la polenta in spiaggia, anche se il suo ruolo potrebbe rivelarsi più importante di quanto sembri 🙂.
A presto e un abbraccio anche a te 🤗
Ben ritrovato Dragon of the Moon, con un capitolo che è intriso di mistero e che è un cross over più di un cross over, poiché adesso entrano nella tua storia persino i Quattro Moschettieri del Re, quelli creati da Dumas e dei quali rammentiamo le gesta.
Torniamo ad avere la visione dal punto di vista di Jeanne, la quale continua a vivere, essendosi insediata a pieno titolo, fra la compagine che fa capo al Cavaliere Nero. Ancora lei non ha avuto la facoltà di conoscerlo, ma in quanto facente parte dei suoi “uomini” ha partecipato alle varie scorrerie effettuate e che hanno dato ulteriore lustro al cavaliere, facendo passare il suo status da semplice ladro a colui che potrebbe cambiare i destini di Francia.
Non si riesce a capire, e tantomeno a sapere, cosa abbia in mente e quale sia la missione che vuole mettere in campo, ma in questa notte di pioggia forse Jeanne avrà qualche risposta oppure si sentirà subissata dai dubbi. A questa missione partecipano non solo il Cavaliere Nero, che così avrà l’onore di vedere e incontrare di persona, bensì anche una dama dallo sguardo affilato, elegantissima e con un che di misterioso nell’atteggiamento, che lascia gli astanti con il fiato sospeso e con un certo qual brivido lungo la schiena: si fa chiamare Milady, e ancora una volta il rimando ai moschettieri non si fa attendere.
Cavalcano nell’oscurità per raggiungere la tomba di Porthos, sita in un mausoleo posto lontano da Parigi, dove pare esserci qualcosa che devono prelevare. Il luogo è sinistro con giustamente nessuno a guardia, poiché nessuno si prenderebbe la briga di andare a disturbare il sonno di un protettore del regno, tranne loro. E infatti nella tomba trovano la sua spada, intonsa come se fosse stata appena riposta, che dicono sia magica in quanto intrisa di un potere derivante da antichi giuramenti. La spada ora è nelle mani di Milady, alla quale obbedirà ciecamente, anche se Jeanne non è convinta che basti il potere di una vecchia spada a far implodere la monarchia, se quello fosse il loro piano, comunque tutta la messinscena l’ha lasciata profondamente turbata poiché ha avvertito i pensieri che devono aver formulato su di lei sia il cavaliere sia Milady, e che non la lasciano tranquilla, come tutto quanto è accaduto in quella notte piovosa e cupa.
Direi che hai creato un’atmosfera ambigua fatta di misteri e di tanti non detti, con gesti e parole che ne hanno evocati altri: ora bisogna comprendere a chi e a cosa gioverà ciò che è stato compiuto.
Non mi resta che attendere che tu ci sveli l’arcano, poiché ora stiamo navigando a vista, e nel mentre ti auguro buon proseguimento!
Ciao!
Intanto grazie di aver letto e recensito ❤️, come sempre è un piacere sentirti ☺️.
Allora si, devo confessarti che l inserimento dei rimandi ai Tre Moschettieri – che poi erano 4 – mi è venuto in corso d’opera però nei miei appunti sulla prosecuzione del racconto l’ho già ben inserita.
E si, per il momento sembra che le tre vicende – Oscar Jeanne e Simone – siano slegate una dall’altra ma già nel prossimo capitolo – in cui il timone del racconto passa ei nuovo alla nostra Oscar – si inizierà a vedere che in realtà è tutto intrecciato piu di quanto sembri.
Oscar l’abbiamo lasciata a indagare sulla possibile connessione fra la Polignac e l omicidio dei Lorene, è passato un po’ di tempo da allora e vedremo se e quanto avrà fatto progressi ☺️.
Ciao e a presto, un abbraccio.