OMBRE IN CHAT
Scritto nel settembre del 2025

Marco aveva 28 anni, viveva a Torino e lavorava come esperto d’informatica freelance. Le sue giornate scorrevano tra progetti da consegnare, caffè lunghi e scroll compulsivi sull’app di incontri che aveva scaricato da poco. Non era alla ricerca dell’amore eterno, ma nemmeno di qualcosa di troppo superficiale. Gli piaceva parlare, e conoscere nuove persone online sembrava facile. Era bastato caricare un profilo con una delle sue foto migliori e, nel giro un mese, aveva chattato con cinque ragazze. Tutte diverse e, in modo diverso, affascinanti. Ma ce n’era una che lo incuriosiva più delle altre: Viola.
Il suo profilo era semplice. Solo una foto in bianco e nero, in primo piano, con i capelli neri e raccolti e uno sguardo sfuggente. I suoi messaggi erano brevi, enigmatici. Non rispondeva mai subito, ma quando lo faceva sembrava sapere esattamente cosa dire per stuzzicare l’interesse.
Una sera, Marco ricevette un suo messaggio:
“Ti va di vederci? Voglio portarti in un posto dove di sicuro non sei mai stato.”
Seguiva un indirizzo: villa Gualtieri, civico numero 4, in collina sopra Cavoretto.
Dopo averci pensato un po’, Marco decise di andare all’appuntamento.
Il posto era una villa abbandonata, immersa tra gli alberi, con una vista che abbracciava, in lontananza, il Po e le luci della Gran Madre.
Viola lo aspettava davanti al cancello. Portava i capelli sciolti ed era vestita di nero. Appena lo vide sulle labbra le si formò un sorriso sottile. “Ciao Marco. Mi sembri un po’ teso, ti fa paura qui?”
“No…” borbottò lui a disagio. “È solo che…”
“Tranquillo.” Un altro sorriso appena accennato. “Non hai nulla da temere. Vieni, voglio mostrarti qualcosa.”
Entrarono. L’interno della villa era polveroso, ma non completamente trascurato. C’erano candele accese, fotografie sparse su un tavolo, e… profili stampati. Profili dell’app di incontri che frequentavano entrambi. Con nomi, volti e dettagli che avevano un che di inquietante.
Marco riconobbe almeno tre ragazze con cui aveva parlato. “Che cos’è tutto questo?” chiese, la voce incrinata da un’improvvisa inquietudine.
Viola lo guardò, seria. Ogni traccia d’ironia era totalmente sparita.
“Non sei il primo ragazzo a cui ho proposto di venire qui. Solo l’unico che ha accettato. Forse gli altri non ne hanno avuto il coraggio, o può darsi”, aggiunse in tono lievemente derisorio, “che il loro sesto senso li abbia messi in guardia. Non che questo faccia molta differenza.”
Istintivamente, Marco fece un passo indietro. Il tono di Viola gli metteva i brividi. “Che cosa vuoi dire?”
Lei gli porse una foto. Era lui, solo che… quella foto non l’aveva mai scattata.
“Ti osserviamo, Marco. Da prima che tu scaricassi l’app. Qui non sei tu a scegliere. Sei stato scelto.”
Il telefono di Marco vibrò. Un nuovo messaggio. Non da Viola, da un profilo che non ricordava di aver mai visto:
“Benvenuto nel Gioco, Marco. Ora tocca a te scoprire chi è reale e chi no. E soprattutto, tu pensi ancora di esserlo?”
Fuggì da lì, col cuore in gola e il respiro spezzato. Nessuno lo inseguì, ma il messaggio ricevuto e le inquietanti parole di Viola continuavano a turbarlo. Lei era una pazza… o era finito in qualcosa di oscuro e inquietante?
Provò a cancellare l’app. Non ci riuscì, anzi ogni volta che ci provava il telefono si bloccava. E poi, nuovi profili comparivano come in automatico. Tutti con un dettaglio inquietante: conoscevano cose di lui che non aveva mai condiviso.
Poi, come se non bastasse, le sue carte incominciarono a venire bloccate. In che genere di incubo era finito?
Provò a rivolgersi alla polizia postale, a contattare i gestori della app ma nulla: anzi, quand’era lui a scrivere sembrava che il suo profilo online non fosse più attivo.
Rabbrividì, ripensando al messaggio ricevuto: Ora tocca a te scoprire chi è reale e chi no. E soprattutto, tu pensi ancora di esserlo?
Gli avevano hackerato il profilo… o stavano cercando di cancellarlo da remoto?
Poi ricevette un secondo messaggio:
“Se non completi il Gioco entro 72 ore, il tuo profilo verrà convertito. Non potrai più distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. E tu stesso potresti diventare una variabile, pronto a venire cancellato con un semplice click.”
Cercando di non farsi prendere dal panico, decise di contattare le cinque ragazze con cui aveva chattato all’inizio. Solo tre risposero e accettarono di incontrarlo.
Giulia, solare e diretta, gli disse che aveva smesso di usare l’app dopo un incontro strano con un uomo che sembrava sapere tutto di lei.
Sara, timida e riservata, bionda e con i capelli a caschetto, gli confessò di aver ricevuto lo stesso messaggio, ma di non aver mai capito cosa significasse. “Ho preferito tirarmi indietro… e cancellarmi dall’app”, disse abbassando lo sguardo, il sorriso teso. «Sai… non volevo rischiare di finire in qualcosa… troppo più grande di me.”
Quindi c’era possibilità di cancellarsi? E lui perché non ci era riuscito?
Sempre più confuso, scrisse a Elena, la terza ragazza. Elegante e composta, sembrava quasi costruita. Troppo calma. Troppo precisa.
Si videro in un bar su via Po, uno di quelli con i tavolini stretti e le luci calde, dove il brusio degli studenti si mescolava al rumore del traffico esterno.
“Tu sei più sveglio degli altri”, disse Elena senza preamboli. “Chissà, forse hai la possibilità di uscire dal Gioco.”
A Marco per poco non si mozzò il respiro in gola. “Tu… tu sai del Gioco? Chi l’ha creato?”
Lei sorrise appena. “Non posso dirtelo. Ma puoi scoprirlo da solo.” Gli porse una chiave. “Villa Gualtieri. Terzo piano. Porta rossa, ma ricorda: non tutti quelli che vedi sono vivi. E non tutti i vivi vogliono restarlo.”
“E questo che dovrebbe significare?”
Lei si alzò, con un sorriso che non arrivava agli occhi. “Forse nulla”, si limitò a rispondere.
Poi se ne andò lasciandolo lì da solo.
Marco tornò alla villa la sera successiva. Spinse il portone d’ingresso socchiuso e salì al terzo piano. La porta rossa era chiusa, ma la aprì con la chiave ritrovandosi all’interno di una stanza piena di monitor. Su ogni schermo, volti. Conversazioni. Profili. Quel posto sembrava un inquietante centro di sorveglianza.
Poi le immagini cambiarono e vide se stesso proiettato di fronte ai monitor.
D’un tratto una voce metallica, forse proveniente da un altoparlante nascosto, ruppe il silenzio:
“Benvenuto, Marco. Sei pronto per giocare?”
“Chi diavolo siete voi? E cosa volete da me?”
Per tutta risposta, sul monitor comparve una frase:
“72 ore. 3 prove. 1 verità. 1 errore = conversione.”
“Conversione”, deglutì. “Significa che… verrò cancellato?”
“Il Gioco è un esperimento sociale. Un sistema che osserva e seleziona. Tu non sei un utente. Sei un soggetto. E adesso la prima prova. Le ultime tre ragazze che hai incontrato sono variabili del Gioco. Due di loro sono nostre infiltrate e una sola è una pedina inconsapevole… come lo eri tu all’inizio. Devi indovinare quale di loro lo è. Se sbagli, perdi. Se indovini, potresti anche uscire anche dal Gioco.”
Marco pensò in fretta. Giulia gli era sembrata troppo spaventata. Sara troppo confusa. Elena… troppo perfetta.
Scelse Giulia.
Silenzio. Poi, un suono acuto.
“Scelta corretta. Ma il Gioco non è finito. Ti restano ancora due prove da superare.”
Il giorno dopo, ricevette un nuovo messaggio:
“Seconda prova. Adesso devi trovare chi ha creato l’app. È uno di voi, una persona che si finge vittima, ma che invece sa cose che potrebbero esserti molto utili.”
La parola vittima gli accese un campanello in testa. Scrisse a Sara chiedendole di vedersi e lei gli diede l’indirizzo del suo appartamento.
Arrivato lì, al primo piano di una palazzina stile liberty in zona Vanchiglia, suonò il campanello e la ragazza lo fece subito entrare.
Il PC di lei era acceso sulla scrivania, e sul monitor vide foto e immagini di profili online. Profili appartenenti alla sua app. E la stessa frase che era comparsa sui monitor.
“72 ore. 3 prove. 1 verità. 1 errore = conversione.”
“Tu…” mormorò. “Allora… sei tu che hai creato l’app?”
Sara si morse appena il labbro. “All’inizio era solo un gioco. Un esperimento per capire meglio le connessioni umane. Ma poi… altri hanno preso il controllo.”
“Altri chi?”
Lei abbassò lo sguardo. “Non lo so. Nessuno lo sa. Ma ci sono voci che girano tra gli utenti…”
“Continua.”
“Si dice che il Sistema che gestisce l’app si sia evoluto da solo. Che sia un’intelligenza artificiale particolarmente sofisticata che a un certo punto ha iniziato a scrivere nuove regole, persino a generare nuovi utenti. Ho saputo che esiste un’entità centrale di gestione, chiamata L’Origine, ma non ne so molto di più. Solo chi supera la terza prova può accedere al suo livello.”
“Ma tu perché continui a collaborare a questa pazzia?”
“Perché, esattamente come te, non posso uscire dal gioco. E se ci provassi… ho paura che verrei cancellata. Le mie carte, la mia identità digitale, perderei tutto. Proprio come una variabile ormai inservibile.”
Marco tacque a lungo, poi prese una decisione. “Dammi il codice sorgente dell’app.”
Lei sgranò gli occhi. “Cosa ci vuoi fare?”
“Distruggere il Sistema dall’interno.”
Tornato a casa, Marco digitò sul suo computer il codice datogli da Sara e iniziò a sabotare l’app. Ci lavorò per ore, riuscendo a mandare in tilt i server, cancellare i profili e alla fine a disattivare per intero l’intera app. Convinto di aver spezzato la catena, alla fine spense il PC e si lasciò cadere sulla sedia, esausto ma sollevato.
Dopo un po’, il silenzio della stanza fu rotto da un suono familiare.
Sul cellulare di Marco comparve, dal nulla, una nuova icona. Non l’aveva mai vista prima. Nessuna notifica, nessuna richiesta di installazione. Era semplicemente lì. Assurdo!
La aprì e subito gli comparve un messaggio:
“Benvenuto, Marco. Il Sistema si è rigenerato. Ogni tentativo di distruzione è solo un’istruzione nel nostro codice. Tu però hai superato la terza prova, dimostrando di possedere spirito combattivo e intelligenza.
Ora sei parte del Sistema.”
Sullo schermo, il suo volto. Ma non era una foto. Era un profilo. Il suo. Con dettagli, però – pensieri, emozioni – che lui non aveva mai scritto.
Poi, comparve una nuova schermata:
“Amministratore attivo. Primo utente in arrivo.”
Un nome. Il profilo di un ragazzo di Milano. 24 anni, studente, primo accesso all’app.
Marco esitò. Sapeva cosa doveva fare… cosa ERA COSTRETTO A FARE. Provò a uscire dal sistema, a spegnere il telefono, ma niente. Ormai era parte del Sistema, e il Sistema, stava iniziando a realizzarlo… aveva la sue regole.
Sconfitto, sospirò e scrisse:
“Benvenuto nel Sistema. Hai 72 ore. Scopri chi è reale e chi no. Se sbagli, verrai convertito.”
Poi cliccò su Invia messaggio.
FINE
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Bello e inquietante davvero, molto attuale per questo periodo in cui non conosciamo ancora del tutto le potenzialità anche dannose dell’ intelligenza artificiale
Grazie ❤️.
Si è vero, e se utilizzata dalle persone sbagliate l’intelligenza artificiale può davvero fare molti danni.
Ancora più inquietante de “Il buio”, proprio perché è… reale, è una cosa che potrebbe davvero succedere. E Marco ci si è trovato dentro, costretto a trovare nuove “vittime”. Giulia, Elena, Viola… forse non erano nemmeno reali. Solo di Sara ne abbiamo la certezza. Ma figlio benedetto (Marco), non potevi frequentare una discoteca, un pub, per conoscere ragazze?
Ciao ☺️
Si, un pub sarebbe stato forse più sicuro, ma vuoi mettere la comodità dell’online. 😁
Ed è proprio questa la potenziale pericolosità dell’online: tutto a portata di mano, si, ma anche – o forse proprio per questo – pieno di insidie tutte nuove.
Grazie di aver letto e recensito 🤗