IL SEGRETO DI MAMIYA

“Re… Rei…”
La voce di Mamiya era poco più di un sussurro spezzato, mentre si abbandonava tra le braccia del guerriero di Nanto. Lui e Kenshiro l’avevano raggiunta a Medicine City non appena Burt li aveva avvertiti della sua partenza.
“Sei venuto a salvarmi…”
Rei la strinse con dolcezza, nello sguardo un rimprovero misto di dolcezza.
“Mamiya, hai corso un rischio enorme venendo qui da sola. Ma perché l’hai fatto?”
Lei sospirò. Arrivata lì, era riuscita a trovare subito i depositi di medicinali. Preso quello che le occorreva, però, aveva avuto una brutta sorpresa: un battaglione di soldati allo sbando del Re di Hokuto le aveva sbarrato la strada.
Si era battuta con coraggio, ma i nemici erano troppi e se non fosse stato per il provvidenziale arrivo di Kenshiro e Rei sarebbe stata sicuramente catturata.
“Perdonami Re, io… volevo solo aiutarti…”
Kenshiro, che aveva appena eliminato gli ultimi nemici, intervenne con tono pacato.
“È meglio tornare al villaggio.”
Rei annuì, aiutando Mamiya a rialzarsi. Poi la guardò negli occhi.
“Mamiya, io… io vorrei che da ora in avanti smettessi di combattere. Fallo per me, smetti di rischiare la vita in battaglia. E vivi come una donna.”
Lei scosse la testa, le lacrime che le velavano lo sguardo.
“No Rei, non posso fare quello che mi chiedi. Ti amo con tutto il cuore, ma devo continuare a lottare. Non sono più una donna con i pensieri di una donna da quando lui mi ha rapita… da quando mi ha marchiata.”
Abbassò lo sguardo, poi si strappò la veste all’altezza della spalla.
“Guarda. È il suo blasone. Inciso a fuoco sulla mia pelle.”
UD.
Rei sgranò gli occhi.
“Questo… questo è il simbolo di Yuda.”
Mamiya annuì, le lacrime che adesso le rigavano le guance mentre i dolorosi ricordi del passato le invadevano la mente…
Blue Town, castello di Yuda, tre anni prima
Il vento soffiava gelido tra le torri di Blue Town. Mamiya era rinchiusa in una stanza di pietra, le pareti ornate da drappi rossi e specchi dorati. Quel lusso ostentato, però, non riusciva a nascondere l’odore di umiliazione che si respirava lì dentro.
Yuda, l’uomo che le aveva ucciso i genitori e l’aveva rapita, entrò seguito da due sottoposti.
“Guarda come tremi”, l’apostrofò, guardandola con disprezzo dall’alto in basso. “Sei solo una ragazzina… così fragile, così inesperta.”
Lei non rispose.
“Ma non temere. Ti insegnerò io cos’è la bellezza. E imparerai anche che la tua innocenza non può proteggerti in questo mondo in cui regna soltanto la forza.”
La costrinse a inginocchiarsi. Poi, con un ferro rovente, i suoi seguaci le marchiarono la pelle.
Mamiya urlò. Ma nessuno venne. Nessuno la salvò.
“Questo è il mio blasone.” Il sorriso di Yuda sembrava non avere nulla di umano. “Da oggi, tu mi appartieni. E mi apparterrai per sempre.
Nei giorni successivi, Yuda la vestì come una bambola, la mostrò ai suoi uomini, la umiliò in tutti i modi.
Ma nemmeno quando la stuprò lei cedette. Aveva paura, sì, ma non si sarebbe mai sottomessa a quel mostro. Piuttosto la morte.
Venne allora rinchiusa in una cella sotterranea, lontana dagli sguardi. Lì incontrò un’altra prigioniera: una donna dai capelli lunghi e dallo sguardo fiero, con indosso una divisa bianca da guerriera.
“Tu… chi sei?” le chiese.
“Reina”, rispose l’altra, “comandante dell’esercito di Raoh. O almeno… lo ero prima di farmi catturare e portare qui.”
Mamiya la osservò con stupore. C’era, in Reina, qualcosa che bruciava. Un incrollabile spirito guerriero che avrebbe tanto voluto possedere anche lei.
“Perché sei qui?”
“Yuda non tollera chi gli resiste. Ma forse questo”, sorrise Reina, “lo sai anche tu. Dato che anche tu sei rinchiusa qui.”
Mamiya abbassò lo sguardo.
“Gli ho resistito, sì, ma… non sono come te. Non so combattere. Non so difendermi.”
Reina si avvicinò e le prese le mani.
“Non ancora, certo. Ma puoi imparare. C’è un uomo, Daigo lo spadaccino. Vive tra le rovine di un vecchio dojo, a nord di Red Valley. Se mai riuscirai a fuggire… cercalo. Ti insegnerà a diventare ciò che Yuda teme di più: una donna libera e armata.”
Mamiya annuì, stringendo quelle parole nel cuore.
Pochi giorni dopo, durante un attacco improvviso al castello da parte di ribelli, Reina riuscì a distrarre le guardie e aiutò Mamiya a fuggire.
“Vai!” gridò, mentre le porte della prigione venivano sfondate. “Non voltarti indietro!”
Mamiya corse, con il cuore in gola e le lacrime agli occhi. Non sapeva se Reina fosse sopravvissuta. Ma le sarebbe stata sempre grata perché la guerriera le aveva donato qualcosa di prezioso: una possibilità.
Il viaggio verso Red Valley fu lungo e pericoloso. Mamiya si nascose, camminò per giorni, sopravvisse con poco. Quando finalmente trovò il dojo abbandonato, Daigo la accolse con uno sguardo severo.
Era un uomo alto con il viso squadrato segnato dalle cicatrici.
“Chi ti manda?”
“Reina. Mi ha detto… che potevi insegnarmi a combattere.”
Daigo la osservò in silenzio. Poi si voltò.
“Se vuoi imparare, lascia fuori la paura. Qui non c’è posto per il dolore. Solo per la disciplina.”
I mesi successivi furono duri. Mamiya imparò a impugnare la spada, a leggere i movimenti dell’avversario, a controllare il respiro. Cadde, si rialzò, sanguinò, ma non si arrese.
Daigo non le risparmiò nulla: se cadeva infieriva su di lei come fosse stato il suo peggior nemico e non le concedeva pause nemmeno quando era sfinita. Ma ogni giorno, Mamiya diventava più forte.
Un giorno, mentre il sole tramontava dietro le montagne, Daigo le porse due corti pugnali e un paio di yo-yo.
“Questa è tua. Non perché sei pronta. Ma perché hai deciso di esserlo.”
Mamiya prese le armi ringraziandolo con un sorriso. E, per la prima volta, si sentì padrona del proprio destino.
Fatto ritorno al villaggio, Kenshiro e Rei si recarono immediatamente dal decano.
“Ci dica, signore, che cosa è successo tra Yuda e Mamiya?”
Il vecchio sospirò, lo sguardo perso nei ricordi.
“Yuda la rapì tre anni fa, il giorno del suo diciottesimo compleanno. Uccise i suoi genitori davanti ai suoi occhi poi i suoi uomini la trascinarono via senza che potessimo fare nulla per fermarli.”
Rei strinse i pugni.
“E poi?”
“Tre mesi dopo, lei tornò. Era piena di lividi. Aveva sofferto terribilmente, però sembrava anche maturata: aveva imparato a combattere e divenne il capo del nostro villaggio. Mamiya da allora è diventata una guerriera coraggiosa e decisa, ma le sofferenze che ha patito le sono rimaste incise nel più profondo dell’anima. Yuda di Blue Town è un mostro. Tortura le sue vittime e le getta via quando non gli servono più.”
Rei digrignò i denti.
“Yuda, maledetto… io…”
D’improvviso si accasciò di colpo, piegato dal dolore.
Kenshiro gli fu subito accanto.
“Rei, stai male di nuovo?”
“Non ti preoccupare, Ken. Posso sopportare qualsiasi dolore per Mamiya. E nel tempo che mi resta… la vendicherò. Le restituirò la sua femminilità. Lo farò per amore.”
“Sei sicuro di voler affrontare Yuda in queste condizioni?”
“Sì. Io lo conosco bene. Ci siamo scontrati più volte ai tempi in cui la Sacra Scuola di Nanto organizzava raduni annuali, nei quali i rappresentanti dei vari stili potevano mettere in pratica le teciche imparate dai rispettivi maestri. Anche Shin, dell’Aquila Solitaria, partecipava a quegli incontri. Conosco molto bene le tecniche di Yuda. Andrò a Blue Town… e lo ucciderò. Anche se fosse l’ultima cosa che faccio.”
Kenshiro lo aiutò a rialzarsi.
“In questo caso, andremo insieme. Non ti lascerò solo.”
Rei non rispose, ma il suo sorriso era pieno di gratitudine.
A sera, poco prima di lasciare il villaggio, Mamiya si parò davanti ai due guerrieri, il volto teso e gli occhi colmi di angoscia.
“Rei…” disse, bloccando loro il passo. “Dove stai andando? Non vorrai…”
“Affronterò e ucciderò Yuda, cara…” annuì lui, sorridendo debolmente. “In questo modo, forse, potrai tornare a vivere come una donna. Voglio solo che tu sia felice.”
“Ma Rei, tu non sei in condizioni di affrontare un combattimento! Ti prego, amore mio, non andare…”
Rei non le rispose. Ma il sorriso pieno d’amore che le rivolse era così pieno di determinazione che Mamiya non se la sentì di insistere oltre.
I due guerrieri lasciarono il villaggio, e lei andò a sedersi tristemente su di un muretto di una casa diroccata. Rei, l’uomo che amava, stava andando a morire in nome del loro amore.
E lei non era stata capace d’impedirgli quell’ultimo, estremo sacrificio.
Che cos’altro le restava da fare, adesso?
Angosciata, si prese il viso fra le mani poi una mano le toccò con delicatezza una spalla.
“Mamiya…”
“Oh, Toki…”
Si voltò verso di lui, con il vento che le scompigliava i capelli e lo sguardo perso nel vuoto. “Non mi ero accorta che fossi qui…”
“Sei in pena per Rei, non è così?”
A quelle parole, i begli occhi della guerriera si riempirono subito di lacrime.
“Oh Toki, io… io conosco bene la forza e la spietatezza di Yuda, e posso solo pregare che Rei torni vivo da me.”
“Non temere”, la rassicurò lui. “Kenshiro è con lui, e lo proteggerà. Il cielo non lascerà che Rei soccomba a un avversario privo di onore.”
“Il cielo…” mormorò Mamiya alzando lo sguardo. “Sì forse… forse hai ragione, Toki. E guarda quella stella, che non avevo mai visto prima, che brilla vicino alla costellazione dell’Orsa Maggiore che protegge Hokuto. Forse…” aggiunse con un sorriso pieno di speranza, “si tratta di qualche astro misterioso che vuole proteggere me e Rei…”
Toki impallidì, la voce incrinata dallo sgomento.
“Tu… tu vedi quella stella, Mamiya…?”
Mamiya annuì senza distogliere lo sguardo.
“Sì… e mi sembra quasi un barlume di speranza in tutta questa sofferenza…”
Non… non è possibile…, pensò sconvolto il guerriero di Hokuto. Anche Mamiya vede la Stella della Morte… l’astro che appare a coloro che sono destinati a morire entro breve tempo…? Mi chiedo se Rei lo sappia…
Il pensiero lo trafisse come una lama.
Tutto questo è terribile.
A seguire…
Recensioni e commenti
RECENSIONI
Se vuoi lasciare un tuo commento al racconto scrivimi, sarò felice di risponderti!
I tuoi dati sono al sicuro. Non riceverai mai SPAM da me.





Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!