LA MASCHERA DELLA LIBERTÀ
Scritto nel settembre del 2025

“Dovrei trafiggerti con la spada per quello che hai fatto ad André”, dico, fissando l’uomo ferito seduto nel letto di una delle camere degli ospiti del mio palazzo. “Per colpa tua ha perso per sempre l’occhio sinistro…!”
“Se credete che me ne rallegri, vi sbagliate di grosso, madamigella Oscar”, replica con calma l’uomo noto come il Cavaliere Nero. “Ma in un duello, cose del genere possono accadere. E se non altro, non l’ho colpito alle spalle…”
“Silenzio!” lo interrompo, la mano sulla spada. “E ritieniti fortunato. È stato proprio André a chiedermi di risparmiarti la vita. Anzi, ha persino insistito perché ti lasciassi libero. Sostiene, Bernard Chatelet, che la tua causa sia giusta. Per me, invece, resti solo un volgare ladro.”
“Chiedetevi perché lo sono diventato”, ribatte lui. “O perché le sommosse si moltiplicano, non solo a Parigi, ma in tutta la Francia.”
“So bene che il Paese è in ginocchio. Ma questo non giustifica le tue azioni criminali.”
Bernard scuote la testa.
“Voi siete nobile, e non potete capire le sofferenze del popolo. Uccidetemi, allora. O consegnatemi alla giustizia. La mia sorte conta poco, in confronto a quella della Francia.”
“Davvero?” domando, sorpresa. “Non t’importa di ciò che ti aspetta?”
“Ho paura, certo. Sarebbe ipocrita negarlo. Ma conoscevo i rischi, quando ho indossato per la prima volta la maschera del Cavaliere Nero. E non ho rimpianti. I gioielli sottratti ai vostri amici nobili hanno sfamato famiglie intere, e dimostrato che nemmeno l’aristocrazia potrà più sentirsi intoccabile, da ora in avanti. E ora… fate pure di me ciò che ritenete giusto, madamigella Oscar. Non ho altro da dirvi.”
Mi sorride, freddamente. Qualcosa nei suoi occhi però cambia quando, del tutto inaspettatamente, rispondo al suo sorriso.
“Ebbene, lo farò. Sei libero, Bernard Chatelet. Quando ti sarai rimesso, potrai andartene. Non intendo fermarti.”
“Che…?” sgrana gli occhi, incredulo. “Che cosa? Ma… perché?”
“Per due motivi. Primo: per rispetto verso André. Nonostante ciò che gli hai fatto, ha dimostrato una nobiltà d’animo che nessun ladro potrà mai comprendere. E secondo: perché non intendo fare di te un martire. Non voglio che il tuo nome venga usato per una causa che non condivido. Bernard Chatelet è libero. Ma il Cavaliere Nero… lui è morto per sempre. E scomparirà nell’oblio, com’è giusto che sia. Il suo nome verrà dimenticato.”
“Ne siete convinta?”
“Cosa intendi dire?”
Bernard scoppia a ridere.
“Non riuscite proprio a capirlo, vero? Il Cavaliere Nero è solo un nome. Un simbolo. Un’idea. E le idee… non si uccidono. La libertà, la giustizia, la rivolta… non moriranno certo con me. Presto o tardi, altri raccoglieranno la mia eredità. Altri indosseranno la maschera simbolo di giustizia. Ne sono assolutamente certo.”
Come promesso, lascio che Bernard una volta ristabilitosi se ne vada per la sua strada. Riferito al generale Bouillé di aver catturato l’uomo sbagliato – rinunciando così a una promozione quasi certa – mi prendo una breve licenza. Voglio riposare e stare il più possibile vicino ad André.
Sembra essersi rimesso, e il fatto che non sembri più di tanto turbato per aver perso l’occhio sinistro mi rassicura. Allevia anche un po’ i miei sensi di colpa per averlo trascinato, seppur inconsapevolmente, nella mia crociata personale.
Le sommosse a Parigi tuttavia, dopo la scomparsa del Cavaliere Nero – o forse proprio a causa di questo – si sono intensificate. Mio padre viene richiamato al comando dei suoi battaglioni ed è quindi costretto a rinunciare alla cena con i De Vaudreuil, nostri amici di lunga data. In compenso alla cena siamo presenti io, mia madre e una delle mie sorelle maggiori, Hortense.
“È tutto squisito, madame de Jarjayes”, sorride l’anziano conte De Vaudreuil quando vengono serviti i secondi di pesce. “Come sempre, la vostra cucina è eccellente.”
“Vi ringrazio, signor conte”, risponde gentilmente mia madre.
Io mi rivolgo a Robert, il figlio del conte, seduto accanto a Hortense.
“E tu come stai, Robert? È da tempo che non ci vediamo.”
“Non c’è male, Oscar, grazie”, mi sorride mollemente. Io ricambio con un leggero inchino del capo.
Ci conosciamo fin da bambini. Ma Robert, pur appartenendo all’alta aristocrazia, non ha mai preso troppo sul serio i suoi doveri. Ha ricevuto, come me, l’addestramento dei migliori schermidori, ma non si è mai dimostrato particolarmente abile con la spada. Sono certa che potrei batterlo anche con una mano legata dietro la schiena.
Vive negli agi del suo palazzo fuori Parigi e a corte si fa vedere di rado. Non ha accettato alcun incarico ufficiale, né nella Guardia Reale né altrove.
“E tu invece, Oscar?” mi chiede. “Ho sentito delle tue azioni coraggiose nel tentativo di catturare il famigerato Cavaliere Nero…”
“Che però non hanno portato frutti”, sorrido. “Mi è solo riuscito di prendere l’uomo sbagliato.”
“Da qualche settimana, però, il Cavaliere Nero sembra essere sparito nel nulla,” osserva lui, afferrando un’ostrica dal vassoio. “Se non l’hai catturato, forse l’hai almeno spaventato.”
“Forse. E tu, Robert? Non hai intenzione di prendere servizio in qualche corpo d’armata?”
“Oh no, no”, scuote la testa. Per un fuggevole istante, tuttavia, ho la strana sensazione che il suo rifiuto non sia del tutto sincero.
“Sai che odio la violenza. E non amo particolarmente battermi con la spada. Un posto nella Guardia Reale non farebbe davvero per me.”
“Il mio Robert è soprattutto uno studioso”, interviene il conte. “E poi, adesso ho altri compiti da affidargli. Non è così, figlio mio?”
“Se vi riferite a Simone, padre”, sorride Robert, “non avete di che preoccuparvi. Sarò per lei il migliore dei fratelli, ve l’ho già promesso.”
Incuriosita, mia madre chiede ai nostri ospiti chi sia questa Simone, di cui nessuna di noi ha mai sentito parlare prima.
Il conte ci spiega di aver recentemente adottato una giovane del popolo, Simone Lorène. La povera sventurata è rimasta orfana di entrambi i genitori- fiorai dei sobborghi di Parigi – coinvolti in un brutto fatto di cronaca.
“Ero stato io a ordinare ai Lorène di raggiungermi a Versailles, per portarmi le loro rose più belle da donare alla regina Maria Antonietta”, aggiunge il conte. “E proprio quella sera, sono stati uccisi. Mi sono sentito responsabile per la loro morte, e così ho deciso di adottare la piccola Simone.”
“Siete davvero un uomo di buon cuore, signor conte”, interviene gentilmente mia sorella Hortense.
Invece io penso a Rosalie. Alla sua storia. A quanto somigli, per certi versi, a quella di Simone.
Chissà come starà, adesso.
Nella sua ultima lettera, mi scriveva di essersi stabilita da una sua anziana vicina di casa, di quando viveva a Parigi con sua madre e sua sorella Jeanne.
Da allora, non ho più avuto sue notizie. Ma mi auguro, con tutto il cuore, che abbia trovato almeno un po’ di felicità.
Qualche giorno dopo, mio padre torna a casa. Ha il braccio fasciato e l’espressione contrariata.
“Bentornato, padre”, gli dico, versandogli un calice di vino. Lui, con uno stanco sospiro, si lascia cadere sulla poltrona accanto al camino della stanza.
“Ti ringrazio, Oscar.”
“Vedo che siete ferito…”
“Oh, nulla di grave”, minimizza.
Mi siedo di fronte a lui. “Com’è successo?”
“Ieri sera, alcuni popolani hanno assaltato un’altra riserva di pane. Siamo accorsi subito, ma la resistenza è stata più forte del previsto. Dopo una breve, ma intensa lotta, siamo comunque riusciti a disperdere la folla e catturare i capi. Ma poi… è intervenuto un uomo.”
“Un uomo?”
“Sì. Vestito di scuro. In sella a uno stallone nero. Cappello a falde larghe, maschera sugli occhi. Si è gettato su di noi, dimostrandosi abilissimo con la spada. In un lampo, ha abbattuto sei dei miei uomini e liberato gli ostaggi, che sono subito fuggiti.
Ho cercato di fermarlo. Ma mi ha disarmato e ferito al braccio. Io… non ho mai incontrato nessuno così abile con la spada.”
Vedere mio padre, di solito freddo e sicuro di sé, così turbato, mi preoccupa non poco. Se Bernard è tornato in azione, ed è stato lui a ferire mio padre, stavolta io…
Prima di scomparire nella notte”, prosegue comunque lui. “Lo spadaccino ha detto di essere il Tulipano Nero. Il nuovo difensore delle genti oppresse di Francia.” Sospira. “Sembra che abbiamo un nuovo e pericoloso nemico, Oscar.”
“Il Tulipano Nero…” ripeto a bassa voce, e subito mi tornano in mente le parole di Bernard.
Sembra che in fin dei conti avesse ragione. E che la maschera della libertà abbia trovato un nuovo possessore.
FINE
Recensioni e commenti
RECENSIONI
Se vuoi lasciare un tuo commento al racconto scrivimi, sarò felice di risponderti!
I tuoi dati sono al sicuro. Non riceverai mai SPAM da me.





Ciao Dragon of the Moon,
interessante la tua idea di far proseguire, in un certo qual modo, il messaggio di tutto ciò che aveva fatto il Cavaliere nero durante il periodo in cui si era prodigato per risollevare la popolazione parigina, sempre più stremata dalla fame e dalle difficoltà che incontrava giornalmente sul suo cammino.
Oscar ha catturato il famigerato ladro, che ha seminato paura fra le abitazioni nobiliari e, ora, se lo ritrova di fronte mentre le rivela il perché del suo agire: era stanco dei soprusi perpetrati e voleva cercare il metodo per aiutare i suoi concittadini. E’ fiero di quanto ha messo in atto, poiché è certo di aver donato una prospettiva di futuro a chi non sperava più che potesse esistere.
Oscar, in questo frangente, sta già mutando il suo pensiero, è in atto in lei una sorta di cambiamento profondo che le fa riconsiderare certe idee e certi discorsi che ha sentito, anche in parte proprio grazie ad André. E’ per lui che decide scientemente di lasciare andare Bernard con la promessa che il cavaliere nero sarebbe scomparso e non avrebbe più agito dietro una maschera.
Ma il concetto di libertà e uguaglianza deve aver colpito anche qualcuno che Oscar mai si sarebbe aspettata: è Robert, un giovane appartenente ad una conosciuta famiglia nobile, che, incontrato ad una cena a casa sua, le ha rimandato una particolare impressione per l’atteggiamento e, soprattutto, per le parole pronunciate. Lui è un uomo che rifugge la violenza, tanto da non voler entrare in alcun corpo d’armata come i suoi nobili natali avrebbero permesso.
E Oscar, proprio ripensando alla serata trascorsa anche in sua compagnia, quando rivede il generale suo padre, rientrare dopo una missione in città, ferito lievemente ad un braccio e ascoltando il resoconto del ferimento in quali circostanze fosse avvenuto, collega gli atti alle parole, ed è quasi sicura che colui che si è presentato al generale e ai suoi uomini come il Tulipano Nero, altri non potrebbe essere che il suo amico Robert, il quale ha raccolto un ipotetico testimone per continuare nella difesa della popolazione dall’oppressione in vista di una libertà futura come aveva iniziato il cavaliere nero. È ’ sicuramente uno spunto interessante, e che favorisce attimi di riflessione, quello di convogliare le imprese del Cavaliere nero e quelle del Tulipano nero, le quali avrebbero come sfondo una Francia allo stremo, ma pronta a insorgere per ciò che ritiene essere giunto il momento giusto per reclamare la sua libertà, e i personaggi dell’universo di Lady Oscar, ognuno con le sue svariate sfaccettature, a fare da perfetto trait d’union.
Complimenti e un caro saluto.
Ciao e grazie per questa nuova e dettagliata disamina.
Sì Robert in qualche modo ha raccolto il testimone del Cavaliere Nero – così come farà in seguito la Stella della Senna – e a sua volta ha iniziato a battersi per risollevare ingiustizie e disuguaglianze di cui è vittima il popolo francese.
In realtà il suo mostrarsi “molle” e apparentemente disinteressato a ricoprire ruoli ufficiali fa parte della sua maschera sotto la quale cela la sua reale natura e certo Oscar non riuscirebbe a batterlo così facilmente con la spada come pensa ?.
Sono contento che questa fanfic ti sia piaciuta, come ho accennato nella presentazione da qui potrebbe prendere il via un progetto narrativo – un breve romanzo – al momento però ancora solo a livello di idee – e anche piuttosto nebulose se devo essere sincero 🙂
Grazie ancora di aver recensito, un fortissimo abbraccio e a prestissimo.
Enrico
La tua storia mi è piaciuta molto, e poi i cross over sono intriganti. Non ho visto La Stella Della Senna forse perché, rispetto a Lady Oscar lo trovavo un po’ scialbo o erano i disegni che mi piacevano meno. Ma la tua storia, ripeto mi è piaciuta, con questo passaggio di testimone tra Bernard e Robert. Oscar darà la caccia anche a lui? Leggerò con piacere se svilupperai l’idea in una storia più ampio respiro. Un saluto e complimenti per come scrivi.
Ciao, ti ringrazio. Sì, conoscendo il suo alto senso del dovere Oscar darà o darebbe sicuramente la caccia anche a Robert se scoprisse che lui è il Tulipano Nero. Poi, da lì a dirti che riuscirebbe a catturarlo ovviamente ce ne passa. 🙂
Saluti e grazie
I didn’t realize how deep into this I’d get until I reached the end. Your writing flows so simply and sincerely, and the emotional parts feel very real. The character work is wonderful. I really enjoyed this 🩷
“Thank you so much for this special comment! I’m glad you enjoyed my story, and I hope you’ll read more of them. See you soon. ☺️🌹