ATTACCO E DIFESA
Scritto nel dicembre del 2015

Un soldato cade, a poca distanza da me. Il suo grido si spegne in un gorgoglio strozzato, mentre due avversari lo abbattono con le lance una precisione spietata. Il suo corpo resta lì, immobile, come fosse un monito della nostra prossima sconfitta. Non posso fare nulla. Le mani serrate sull’impugnatura della mia spada, il respiro incatenato sotto l’elmo, osservo la linea nemica: compatta, impenetrabile, apparentemente priva di crepe. Ogni figura al suo interno sembra avere un ruolo preciso, una funzione vitale. Nessun punto debole, nessun elemento superfluo.
Le torri di guardia svettano ai lati dello schieramento, proteggendo la cavalleria che avanza con passo cadenzato tra le file dei fanti. E lì, al centro, la regina nemica. Alta, elegante, letale. Il suo mantello nero si muove come fumo; persino il sovrano suo sposo le sta accanto, immobile come se tutto ruotasse alla sua presenza.
Ma è lei a dominare. Nera e bellissima, come uno strumento di morte cesellato con cura.
Un altro dei nostri cade, e il campo si tinge del rosso del suo sangue. E poi lo vedo: mio fratello. Racchiuso nella sua armatura – bianca come la mia – avanza sul lato destro del campo. Impavido, come sempre. Il suo stile è diretto, brutale, ma efficace. Sfonda la linea nemica con una furia che non lascia spazio alla reazione. Uno, due, tre avversari cadono sotto i suoi colpi. Il suo passo è deciso, lo sguardo fisso e implacabile.
Mi muovo anch’io. Evitando la carica della cavalleria nemica, mi abbasso e scarto di lato, travolgendo poi un altro soldato.
Cade ai miei piedi, la sua arma rotola via.
Lo oltrepasso con il cuore che mi batte forte. Sono a pochi passi da mio fratello. Lo sento. Lo vedo. Ma poi, un urto. Qualcosa, o qualcuno, mi colpisce di lato. Mi volto, istinto puro. E la vedo. La regina nera. I suoi occhi sono freddi, il volto impassibile. Il colpo arriva, preciso, inevitabile. Alzo, disperato, la spada per difendermi ma non ho scampo…
“Regina nera mangia alfiere bianco”, disse Giulia, con un sorriso appena accennato mentre muoveva con delicata decisione il pezzo sulla scacchiera. Le dita sottili, unghie smaltate di rosso e il polso leggermente inclinato come se stesse danzando, tutto in lei esprimeva un’innata eleganza. I suoi occhi, grandi e scuri, brillavano di una luce divertita ma lucida. Di fronte a lei, suo cugino Gabriele fece una smorfia di disappunto, affondando la schiena nella sedia.
“Mi hai battuto di nuovo. Ma come fai?”
Giulia inclinò leggermente la testa di lato.
“Mi spiace, Gabriele. Te l’ho ripetuto un sacco di volte, no? Negli scacchi, prima di lanciarsi all’attacco bisogna sempre assicurarsi di aver pianificato una difesa adeguata. Cerca di impararlo, una buona volta. Altrimenti non vincerai mai una partita.”
Il ragazzo sospirò, mentre Giulia si sistemava una ciocca di capelli dietro l’orecchio, già pronta per la prossima mossa.
FINE
Recensioni e commenti
RECENSIONI

Brevissimo ma altrettanto simpaticissimo racconto in cui Enrico, attraverso un parallelo sapiente tra la descrizione di una battaglia vera e propria e una fulminea mossa di scacchi, ci ricorda che in battaglia, come negli scacchi e anche come nella vita, è necessario combattere attaccando, ma lo è altrettanto sapersi difendere. Due brevi paragrafi, ma intensi, realistici ed efficaci.

Se non sai difenderti, come Gabriele durante la partita di scacchi, rischi sempre di prenderti fregature e di essere preso per i fondelli.
Una cosa da ricordare sempre 🙂
Grande!
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Quando si è abituati ad essere attaccati si è bravi sia nell’ attacco che nella difesa secondo me. A volte fa piacere trovare persone e situazioni da cui non dobbiamo difenderci e che non ci portano ad attaccare
Sicuramente fa piacere, io infatti ho sempre detto se proprio devo combattere lo faccio esternamente, il nemico in casa anche no. ☺️
Il gioco degli scacchi mi ha insegnato molto sotto questo aspetto, perché lì si deve essere bravi sia ad attaccare che a difendere – soprattutto pezzi come il re e la regina.
Grazie del commento 😘
Breve, ma intenso e diretto. La descrizione di una battaglia che si rivela essere una partita di scacchi, con una morale: come dice, giustamente, Giulia, se non si ha un piano per difendersi, non si può attaccare, e questo vale anche nella vita di tutti i giorni. Complimenti per l’originalità.
Grazie ☺️.
Si è vero, come diceva anche il mitico Nereo Rocco – allenatore di calcio di tanti anni fa – primo non prenderle.
Altrimenti si fa la fine di Zeman, che attaccava sempre poi prendeva imbarcate su imbarcate. 😁
Gli scacchi sono un gioco che insegna molto sia ad attaccare che a difendersi, perché ci sono dei pezzi – re e regina soprattutto – che se sotto attacco segnano abbastanza pesantemente l’esito di una partita.