FIGLIO DI KRYPTON

Scritto nell’aprile del 2014

What If della settima stagione del telefim: che cosa sarebbe successo se Clark avesse deciso di rinunciare ai propri poteri… senza sospettare che qualcun altro era già pronto ad abbracciare quello che avrebbe dovuto essere il suo destino?

“Jor-El!” chiamò Clark, varcando l’ingresso della Fortezza della Solitudine. “Padre, devo parlarti!”

Per un momento, dalle fredde pareti di ghiaccio non giunse altro che l’eco delle sue stesse parole: poi, la voce autorevole e pacata di Jor-El tornò a farsi sentire.

“Kal-El, figlio mio. Mi aspettavo una tua visita. Dimmi: hai fatto la tua scelta sul futuro che vuoi abbracciare?”

Clark annuì con decisione.

“Sì, Jor-El. L’ho fatta. Ho riflettuto a lungo, e ho deciso di rinunciare ai miei poteri. Per sempre.”

La voce artificiale del più grande scienziato di Krypton sembrò incrinarsi in una nota di delusione.

“Rifiuti il tuo destino, dunque, quello di reggere sulle tue spalle la speranza del genere umano. Dimmi figlio mio, preferisci rinunciare ai tuoi doni piuttosto che accettare le responsabilità che ti spettano?”

“Non è così”, scosse la testa Clark. “È solo che… finché avrò i miei poteri, le persone che amo saranno sempre in pericolo. Mia madre, Chloe, Lana, Oliver, Lois… persino Lionel Luthor, adesso che si è schierato dalla mia parte. Non voglio più che sia così. Loro non meritano di rischiare per causa mia.” Fece una pausa. Poi aggiunse, con voce ferma: “Credimi, se si trattasse solo di responsabilità, non mi tirerei indietro anche se non condivido tutte le tue convinzioni. Ma non a scapito delle persone che amo. Questa è la mia decisione definitiva.”

Jor-El tacque a lungo. Poi, fra le pareti ghiaccio, si udì un pesante sospiro.

“Se è questo ciò che vuoi, Kal-El… non sarò io a forzarti a compiere un destino che non senti tuo. Avvicinati ai cristalli.”

Clark obbedì, accostandosi a una torretta di cristallo, al cui interno si aprivano alcune cavità. Al loro interno due cristalli: uno nero e l’altro dorato.

“Prendi il cristallo dorato”, disse Jor-El, “poi inseriscilo nella cavità centrale.”

Clark obbedì, e appena il cristallo si incastrò nel vano un’aura dorata lo investì. Non provò dolore. Solo, per un attimo sentì qualcosa – i suoi poteri- venirgli risucchiato via.

Poi, più nulla.

“Quel che desideravi è avvenuto, Kal-El”, disse ancora la voce artificiale del suo padre naturale. “Sei privo di poteri, ora, un essere umano come tanti. Libero di vivere la vita che hai scelto. Va’ e trova la tua felicità, ma nel mio cuore, ricordalo… sarai sempre mio figlio.”

“Lo ricorderò, Jor-El…” mormorò Clark con le lacrime agli occhi. “Addio, padre mio.”

“Ormai Clark dovrebbe essere qui…” mormorò Chloe, sorseggiando il caffè che Martha Kent le aveva appena servito. “È partito per l’Artide più di tre ore fa, e i jet delle Industrie Queen volano veloci.”

“Lo so…” sorrise Lana, mentre Lois, seduta dall’altra parte del tavolo, restava in silenzio.

“Lei che cosa ne pensa, signora Kent?”

“Che forse Clark ha bisogno di stare un po’ da solo”, rispose quest’ultima sedendosi accanto a loro. “Ha preso una decisione che dev’essergli costata moltissimo e l’ha fatto per noi, perché ci vuole bene. Per proteggerci, più di ogni altra cosa al mondo… ma non è stato affatto facile per lui.”

Lana sembrò sul punto di aggiungere qualcosa, poi cambiò idea e il silenzio tornò a riempire la cucina della fattoria Kent.

Meno di mezz’ora dopo, la porta d’ingresso si aprì e Clark rimase un istante sulla soglia, incerto, prima di entrare.

“Clark, caro…” lo accolse Martha, alzandosi in piedi e andandogli incontro. Chloe e Lana la imitarono, mentre Lois rimase seduta a fissare il ragazzo dritto negli occhi.

“Eravamo preoccupate… com’è andata?”

“Be’…” Clark esitò, poi pian piano il suo volto si distese in un sorriso.

“Diciamo che non ero più abituato a volare in aereo fino al Polo… ma i jet di Oliver Queen sono davvero dei portenti.”

Martha capì e lo abbracciò forte.

I poteri kryptoniani erano ceduti per sempre. Clark aveva fatto la sua scelta.

Un anno dopo.

Dopo un lungo viaggio a bordo di uno dei jet privati di Oliver Queen, Clark raggiunse la Fortezza della Solitudine. Varcata la soglia, si fermò. Era molto che non vedeva il luogo dove aveva scoperto la verità sulle sue origini, e suo malgrado si commosse.

Non avrei mai creduto di tornarci…

“Kal-El, figlio mio.” La voce di Jor-El rimbombò tra le pareti ghiacciate. Nitida. Solenne proprio come la ricordava.

“Sono lieto che tu abbia accettato di venire.”

“Perché mi hai chiamato?” chiese Clark. Il messaggio del padre naturale gli era arrivato da Lionel Luthor, tramite terrestre di Jor-El.

“Volevo parlarti, Kal-El. Tu hai ceduto i tuoi poteri, rinunciando al tuo destino. Ma io non potevo rinunciare alla mia promessa: tentare di salvare questo mondo, come non riuscii a fare con Krypton.”

“Cosa stai cercando di dirmi?”

“Ho trasmesso i tuoi poteri a un altro. Un terrestre, ma con una personalità forte e determinata degna di un vero kryptoniano. Dopo un anno di addestramento, è pronto. Voltati, Kal-El, e accogli il tuo nuovo fratello. Colui che realizzerà il destino che sarebbe dovuto toccare a te.”

Clark si voltò… e si sentì mancare il fiato.

“Le… Lex…” mormorò.

Lex Luthor, con indosso un lungo soprabito nero sotto il quale s’intravedeva il simbolo della casata degli El, gli sorrise. “Ciao, Kal-El. Quanto tempo.”

“Ma tu… tutti ti credevano morto…”

“Lo sono quasi stato. Dopo la distruzione del Livello 33.1, ero in fin di vita. Ferite gravissime, il mio respiro era appena un sussurro. Mi hanno salvato i migliori medici, dopo mesi e mesi di difficili operazioni… e i cloni che io stesso avevo creato utilizzando il mio e il tuo DNA. Così ce l’ho fatta, e un giorno ho ricevuto la chiamata di Jor-El. Strano che abbia scelto proprio me, vero?”

“No, Lex. Ti sbagli. Non puoi pensare di prendere il mio posto, i miei poteri, senza…”

“Il tuo posto?” lo interruppe Lex, con un sorriso tagliente. “I tuoi poteri? Non scherzare, Clark. Tu non li hai mai voluti. Per te erano un peso. Ma io… io non rifiuterò la grandezza che mi è stata offerta.”

Passò accanto a Clark, dirigendosi alla torretta dei cristalli.

“No, Lex. Aspetta…” tentò di trattenerlo Clark, ma Lex lo scostò con facilità. Poi prese il cristallo nero e lo fissò, con gli occhi azzurri illuminati da una luce di trionfo.

“Jor-El…” mormorò. “Ti devo tutto. Ma ora… abbraccerò il mio destino da solo. Addio.”

“No, Lex!” gridò Clark.

Lex inserì il cristallo e subito la voce di Jor-El si spense in sillabe incomprensibili. Le pareti della Fortezza, invece, cominciarono lentamente a tramutarsi in ghiaccio nero.

“Lex… che cosa hai fatto?”

“Ciò che dovevo. E non tornerò indietro.”

Si voltò. Il suo sguardo era freddo, ma a Clark sembrò di leggere in lui una tristezza infinita.

“Tu hai sempre avuto tutto, Clark. L’affetto della tua famiglia. L’amore di Lana. Persino mio padre, alla fine, ti ha scelto. Non mi resta più nulla a cui aggrapparmi della mia vecchia vita. Anche la LuthorCorp è persa… svenduta da Tess Mercer a quell’idiota di Oliver Queen. Davvero edificante, non trovi?”

“Lex, ascoltami. Le cose non stanno come credi. Puoi ancora…”

“No, Clark. No. Adesso i miei desideri sono cambiati. Non mi interessa più la compagnia, né l’affetto di mio padre… o la tua stima. Posso farne benissimo a meno.”

“Lex…”

“Ti ho dato ascolto fin troppe volte, Clark.” La voce di Lex si incrinò per un attimo. “Ho cercato di forzare la mia natura, e solo per esserti amico. Ma tu… tu mi hai sempre giudicato. Clark Kent, troppo perfetto per uno come me.”

“Non è vero. Io ti sono stato davvero amico…”

“Prima o dopo avermi voltato le spalle?” Lex scosse la testa. “No, Clark. Il tempo delle parole è finito. Ora il mondo vedrà finalmente chi è Lex Luthor e dovrà inchinarsi alla sua grandezza. Levati di mezzo.”

“No. Farò di tutto per fermarti, anche senza poteri. Ti combatterò.”

Un sorriso freddo si dipinse sulle labbra di Lex, mentre il fuoco si accendeva nei suoi occhi.

“Non dimentichi qualcosa? Io ho i poteri che un tempo erano tuoi. Tu adesso sei un semplice umano. E non hai nessuna speranza di fermarmi.”

“Lex… no. Non farlo…”

“Mi spiace, Clark. Ti ho amato come un fratello, ma era scritto che fra noi dovesse finire così. Al mondo non c’è mai stato spazio per entrambi. Addio.”

“Lex, no!”

Dagli occhi di Lex però scaturì un raggio laser che lo trafisse al petto senza lasciargli nessuno scampo.

“L… Lex…” mormorò Clark, il sangue alla bocca. “P-perché…?”

Poi cadde riverso al suolo mentre la vita pian piano lo abbandonava.

Dopo aver seppellito Clark sotto metri e metri di neve, Lex lo coprì infine con una croce di ghiaccio.

Vi appese un ciondolo: un piccolo oggetto che, molti anni prima, Clark gli aveva regalato in segno di amicizia.

“Addio, Clark…” mormorò, con gli occhi lucidi di lacrime. “Queste sono le ultime lacrime che io, Lex Luthor verso in questo mondo. E le verso per te, che sei stato il mio unico amico. Riposa in pace.”

Rimase lì ancora un momento, poi si asciugò le lacrime e si voltò.

La Fortezza della Solitudine si stagliava alle sue spalle. Imponente come sempre, ma con le pareti adesso totalmente nere.

Non più un santuario della speranza… ma la roccaforte del più oscuro dei mali.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

2 commenti
  1. Daniele
    Daniele dice:

    Profondamente intenso, davvero.
    Mi ha colpito il modo in cui hai reso il legame tra Clark e Lex: così umano, così fragile, così inevitabilmente destinato a spezzarsi.
    E quella scena finale nella Fortezza ormai oscura… mi ha lasciato un nodo alla gola.
    Grazie per questo racconto così potente: l’ho sentito arrivare dritto al cuore.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Clark e Lex sono stati i motori tutto Smallville, un’amicizia poi diventata rivalità che da sola ha tenuto in piedi una grande serie TV. Grazie di aver letto e recensito.

      Rispondi

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