I QUATTRO FRATELLI

Ryuken, il grande maestro della Divina Scuola di Hokuto, stava in piedi al centro della sala d’allenamento. Le mani incrociate dietro la schiena e il volto imperturbabile, osservava in silenzio i suoi otto migliori allievi, radunati davanti a lui. I loro volti erano tesi, consapevoli che le sue parole avrebbero segnato il prossimo passo nel loro destino.
“Raoul, Shirya, Toki, Jugen, Fugai, Jagger, Kim, Kenshiro…” iniziò Ryuken, schiarendosi la gola. La sua voce, profonda e autorevole, risuonò in tutta la sala. “Fino ad oggi avete appreso i principi fondamentali delle arti marziali, un’iniziazione ai segreti della Sacra Scuola di Hokuto. Siete allievi eccellenti, i migliori fra tutti i vostri compagni di addestramento. Ma come sapete, la nostra scuola prevede un solo successore.”
Si fermò un istante. Con uno sguardo intenso e carico di aspettative, proseguì: “Oggi dovrete battervi l’uno contro l’altro. Soltanto quattro di voi rimarranno qui con me. Li adotterò come figli e apprenderanno tutte le dottrine di Hokuto fino al giorno in cui designerò il mio legittimo successore.”
Le sue parole calarono come una sentenza. I ragazzi si guardarono di sottecchi, alcuni mostravano una calma apparente mentre altri lottavano per trattenere la tensione.
“Avete capito?” chiese Ryuken, fissando ciascuno di loro negli occhi.
Tutti annuirono, alcuni più decisi di altri. Raoul, il più alto e possente del gruppo, incrociò le braccia, sicuro di sé. Jugen, invece, abbassò lo sguardo per nascondere l’agitazione che gli tremava nel petto.
Il maestro rimase in silenzio per un momento, prima di iniziare a scegliere gli accoppiamenti. “Raoul”, disse, indicando il giovane dalla pelle scura e gli occhi neri, carichi di determinazione. I suoi capelli corti erano incollati alla testa per il sudore accumulato durante l’addestramento. “Tu e Jugen… voi sarete i primi a battervi.”
Jugen fece un passo avanti. Il suo respiro era corto, ma il ragazzo cercò di mascherare l’agitazione con una postura rigida. Raoul, invece, sfoderò un mezzo sorriso, come se fosse sicuro che la sfida fosse già sua.
Il combattimento fu brevissimo: Raoul, con un solo pugno carico della sua impressionante forza, abbatté il suo avversario senza lasciargli alcuna possibilità di reagire.
Toki, un ragazzo più giovane di un paio d’anni, entrò in azione subito dopo. I suoi lunghi capelli castani ondeggiavano mentre combatteva con movimenti eleganti precisi. Con minore violenza rispetto a Raoul, ma con la stessa efficacia, sconfisse Sirya con uno stile fluido e quasi privo di sforzo.
“Fugai”, chiamò allora Ryuken, fissando un altro dei suoi allievi, “e tu, Jagger… voi sarete i prossimi.”
I due avanzarono al centro della sala combattimenti del dojo. Si disposero in posizione, i loro sguardi fissi uno sull’altro. Jagger, più giovane di Raoul e di Toki, era alto e magro, con lunghi capelli biondi che gli cadevano sulle spalle e incorniciavano un viso affilato. Il suo atteggiamento trasudava arroganza. Un sorriso di sufficienza gli piegava le labbra, e gli occhi dal taglio obliquo, con pupille piccolissime, sembravano comunicare una sola cosa: si considerava già vincitore.
“Che il combattimento abbia inizio!”
All’ordine del maestro, Fugai si lanciò all’attacco scattando verso Jagger con tutta la velocità che possedeva. L’avversario lo attese immobile ma, all’ultimo istante, la sua mano saettò in avanti colpendo Fugai alla base del collo.
Gli occhi del ragazzo si spalancarono, increduli, mentre il suo corpo cedeva. Crollò a terra con un tonfo sordo.
Jagger lo fissò dall’alto con un sorriso sprezzante. Ryuken osservò la scena, poi annuì con calma. “Jagger, sei il vincitore del combattimento”, annunciò.
Jagger tornò al suo posto con un passo rilassato.
Ora toccava agli ultimi due allievi. Si avvicinarono al centro della sala. Uno sorprendentemente simile a Jagger, tanto da sembrare quasi il suo gemello; l’altro era il più giovane del gruppo, un ragazzino di appena dieci o undici anni.
Aveva un viso dai tratti delicati e luminosi, incorniciato da capelli mossi e castani che gli cadevano sulla fronte e sul collo. I suoi occhi marroni, pieni di deferenza e rispetto, si posarono sul maestro.
“Kenshiro”, lo chiamò Ryuken con voce ferma. “E tu, Kim. Voi sarete gli ultimi a battervi. Siete pronti? Iniziate!”
Kenshiro e Kim si gettarono l’uno contro l’altro con una velocità impressionante. Si scambiarono colpi precisi e rapidi, ma era evidente che Kenshiro si mantenesse sulla difensiva.
“È chiaramente il più debole”, disse Jagger con una punta di disprezzo. “Guardate come arretra davanti a Kim.”
Toki scosse la testa. “Ti sbagli… Kenshiro lo considera un fratello, come tutti noi, e sta solo evitando di fargli del male.”
Jagger rise sommessamente, ma in quel momento Kim prese l’iniziativa. I suoi attacchi diventarono più aggressivi, costringendo Kenshiro a retrocedere sotto una pioggia di calci e pugni che, sebbene parati, lo spingevano sempre più indietro.
“Faresti meglio a rinunciare, Kenshiro!” lo derise Kim. “Non hai abbastanza fegato per essere il successore della nostra scuola. Le femminucce come te non saranno mai in grado di dare forza ai loro pugni!”
Così dicendo sferrò un pugno verso di lui, ma Kenshiro lo bloccò con una mano ferma.
“Mi spiace dovermi battere con te, Kim…” mormorò, “ma devo farlo. Anch’io, come te, desidero diventare il successore della nostra scuola. Perdonami, fratello.”
Kim ebbe appena il tempo di sgranare gli occhi, che Kenshiro sferrò un montante devastante colpendolo in pieno viso. Il ragazzo fu scaraventato a terra con tale forza da non riuscire più a rialzarsi.
Toki sorrise, mentre Raoul rimase impassibile. Jagger invece sgranò gli occhi, incapace di nascondere il proprio disappunto. È… è incredibile! pensò, furioso. Quel moccioso ha sconfitto Kim con una forza che non immaginavo possedesse. Dannato ragazzino… sarà compito mio insegnarti a portare rispetto a chi è più grande di te!
Ryuken avanzò di un passo. “Hai vinto, Kenshiro”, annunciò solennemente. “Da oggi in avanti tu, Raoul, Toki e Jagger sarete miei figli. Penetrerete più a fondo i segreti della Divina Scuola di Hokuto e un giorno uno di voi prenderà il mio posto.”
Si voltò verso i ragazzi sconfitti, con un’espressione che, seppur priva di emozioni, sembrava carica di rispetto. “Quanto a voi, posso soltanto augurarvi ogni bene. Che lo Spirito di Hokuto accompagni i vostri passi nella vita che vi attende fuori di qui. Questo è tutto.”
Kim uscì dalle porte del dojo di Hokuto senza voltarsi indietro. Aveva raccolto i pochi vestiti che possedeva e si era gettato sulle spalle una sacca di tela contenente le sue cose. Discese le scale con passi decisi, circondato dal silenzio; la neve, caduta solo pochi giorni prima, aveva già coperto ogni cosa in un manto bianco.
Ormai è inverno, pensò, lasciando che i suoi piedi scegliessero automaticamente la strada verso est.
Aveva percorso però solo pochi passi quando avvertì una presenza alle sue spalle. Si fermò di colpo e si voltò bruscamente. Davanti a lui, immobile e calmo, c’era Kenshiro.
“E tu che ci fai qui?” lo apostrofò, il tono carico di tensione. “Che cosa vuoi da me?”
“Dirti che mi dispiace”, rispose Kenshiro con la sua solita calma. “Credimi, Kim, non avrei mai voluto battermi contro di te. Siamo sempre stati come fratelli.” Tese la mano destra verso di lui e aggiunse: “Almeno salutiamoci come tali.”
Kim fissò la mano tesa per un istante poi con un gesto improvviso e rabbioso, la schiaffeggiò via. “Io ti detesto, Kenshiro”, ringhiò. “Tu e questa maledetta Divina Scuola di Hokuto! Per quanto mi riguarda, potete andare all’inferno entrambi. Non siamo mai stati fratelli.”
Il viso di Kenshiro si contrasse per un momento. Un’ombra di tristezza attraversò i suoi tratti ancora infantili, ma non disse nulla. Rimase immobile mentre Kim si voltava e si allontanava, i suoi passi che affondavano nella neve.
Da una certa distanza, Raoul aveva osservato tutta la scena con le braccia incrociate. Accanto a lui, anche Toki guardava con attenzione.
“Kenshiro è un sentimentale”, disse Raoul, scuotendo il capo con disapprovazione. “Un bambinetto. Sarebbe molto più adatto a vivere nel dojo della Sacra Scuola di Nanto con quella ragazzina, Julia, che qui, dove si tramanda la leggendaria arte assassina di Hokuto.”
Raoul si sbaglia, pensò Toki. Al contrario, Kenshiro un giorno potrebbe diventare il guerriero perfetto. Ha un cuore nobile e giusto, ed è questo che lo renderà grande. Forse il più grande di tutti noi…
Un po’ più distante, Jagger osservava la scena appoggiato a un albero. Rimase in silenzio, i suoi occhi attenti e affilati come quelli di un rapace. Spostò lo sguardo rapido da Kenshiro a Kim, e quando questi scomparve dietro la curva della strada sputò in terra e si allontanò.
A seguire…
Recensioni e commenti
RECENSIONI

Buongiorno!
Molto bella questa fanfic, ben scritta e i duelli ben descritti e resi vividi e intensi.
Il tanto bistrattato Kim dimostra una forza abbastanza notevole anche se contro Kenshiro non c’è niente da fare.
Come nell’anime Kim se ne va ma qui non c’è la “riconciliazione postuma” con Kenshiro, Kim – che non viene sbattuto fuori in malo modo, altra differenza – se ne va maledicendo la Divina Scuola di Hokuto mentre Raoul, Toki e Jagger osservano la scena da distante.
Ciao e innanzitutto complimenti per il modo in cui è scritta questa storia, con una grande attenzione soprattutto ai dettagli.
Ed è proprio un dettaglio (la straordinaria somiglianza tra Jagger e Kim, che nell’anime non esisteva) che attirato la mia attenzione; non credo tu l’abbia messo a caso e quindi mi immagino sarà importante per il futuro anche se adesso Kim sembra essere uscito dalla storia.
Ma siamo appena all’inizio.

Ciao…
Rispetto alle atmosfere di Sacrificio d’amore qui siamo da tutt’altra parte e parecchi anni indietro, al dojo di Hokuto durante gli addestramenti…
I fratelli si battono duramente e alla fine rimangono in quattro…
Anche qui si dovrebbe già sapere quale sarà il risultato della selezione ma una volta di più penso che
tu non abbia scritto una fotocopia della versione originale, e quindi mi aspetto sorprese nei prossimi capitoli.
Un altro bello scritto, ti faccio un’altra volta i complimenti.
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