IO, EROE

Scritto nell’aprile del 1999

Il più forte della mia gente fui.
Ma quella forza, che pareva dono,
si rivelò maledizione.

I nemici più temibili
su di me riversavano
i loro assalti migliori,
come se abbattermi
fosse la chiave per spezzare Troia.

E mia moglie e il mio piccolo,
ogni volta tremavano nel cuore
quando, rivestito d’armi bronzee,
uscivo incontro alla battaglia.

Allora non vedevo il pericolo.
La gioventù, l’orgoglio,
il canto del mio valore
mi annebbiavano la mente.

Ma un giorno – un giorno fatale –
il mio destino si compì.
Io, orgoglio dei miei compagni,
dagli Dei dell’Olimpo abbandonato,
caddi con onore
trafitto dalla lancia di Achille divino.

E la mia dolce sposa,
il figlio innocente,
i miei genitori e i fratelli valorosi,
rimasero senza difesa.

Perché, tra tutti loro,
era perito il più forte guerriero.



VOCI DAL REGNO DEI MORTI
Ettore di Troia

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Onore sempituro a Ettore domatore di corsieri. Bellissima poesia.

Questa poesia è un piccolo capolavoro, il ultimo di un eroe che, senza paura, ha combattuto per la sua città e per proteggere tutti i suoi concittadini (primi fra tutti moglie, figlio piccolo e familiari) fino a cadere ucciso dal più forte dei nemici.

Leggerla è stata un’emozione unica, i miei vivissimi complimenti all’autore.

Sabrina

Come già Perseo anche Achille non mi è mai molto stato in simpatia, anche lui tutti i vantaggi: invulnerabilità di sto c…, armi magiche, madre divina aiuti vari…
Che possibilità poteva avere Ettore, un semplice uomo figlio di un uomo pur eroe valorosissimo, contro di lui?
Pari a zero, difatti ci è morto.
Leggere qui il suo lamento dal mondo dell’aldilà mi ha fatto venire i brividi e le lacrime agli occhi, hai toccato le corde del cuore e non soltanto.
Chapeau!

Ettore, un po’ come Medusa, è stato vittima di un destino più grande di lui e già scritto, il dover morire per la grandezza e la gloria eterna di Achille.
Ci voleva molta sensibilità e delicatezza per descrivere il suo stato d’animo e il suo lamento dal mondo delle ombre e tu hai dimostrato entrambi.
Bravo, poesia meravigliosa.

2 commenti
  1. Viola
    Viola dice:

    Questa poesia è una confessione che pesa come un elmo spezzato sul cuore. Ettore non parla da eroe, ma da uomo che ha compreso troppo tardi il prezzo della sua forza. Ogni verso è un’eco dal regno dei morti, ma non grida vendetta: sussurra rimpianto.
    La maledizione qui non è la guerra, né la lancia di Achille. È l’illusione che il valore basti a proteggere chi si ama. Ettore era lo scudo di Troia, ma non poteva essere rifugio per la paura di sua moglie, né scudo per il figlio che resterà orfano. La sua grandezza, celebrata in vita, diventa vuoto incolmabile dopo la caduta.
    E in quel “rimasi il più forte” c’è tutta la tragedia: perché la forza, da sola, non salva. Non consola. Non resta. Solo la voce resta, questa voce che ci arriva da oltre la morte, e ci chiede di ascoltare non il mito, ma l’uomo.
    Un altro scritto che mi ha toccata nel profondo.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao.
      Sì è verissimo, la forza e il valore personale non sempre si rivelano sufficienti, perché esistono nemici più potenti non ultime le paure di chi si vorrebbe difendere.
      Ettore era lo scudo di Troia, e caduto lui è morta anche la speranza della città condannata a un inevitabile destino.
      Ti ringrazio di nuovo per i tuoi commenti e le riflessioni sempre precise e profonde.
      A presto

      Rispondi

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