L’ULTIMA BATTAGLIA
Scritto nell’ottobre del 2022

Il giorno più temuto da Odino, Padre di Tutti e Signore degli Æsir, era infine giunto. Il Ragnarök, la grande battaglia finale che secondo le profezie avrebbe visto la fine degli Dei del nord, stava infatti per avere inizio.
Sopra la pianura di Vígríðr, il cielo stesso sembrava trattenere il respiro mentre i guerrieri dei due sterminati eserciti, schierati l’uno di fronte all’altro, si fissavano in silenzio in attesa soltanto di iniziare il combattimento.
Alla testa delle sue schiere, Odino torreggiava su tutti, in sella al suo destriero Sleipnir con indosso la sua splendente armatura da battaglia.
Ah, Mímir…, pensava. Mio antico compagno, custode della Fonte della Saggezza. Mi avevi avvertito: il Fato non si piega, non si compra, non si inganna, dicevi. Eppure io ho tentato. Ho sacrificato uno dei miei occhi, interrogato le Norne, stretto alleanze e persino spezzato giuramenti. Ho cercato varchi nel tessuto del Fato, crepe da cui fuggire… ma il filo del destino si è sempre riannodato. E adesso il mio cuore vacilla come frassino nel vento…
Rapido come il volo di Huginn, uno dei suoi corvi fedeli, il sovrano di Asgard ripensò alla costruzione di Asgard e al grande conflitto che aveva opposto la sua gente al popolo dei Vanir; fin da allora tutti i suoi sforzi erano sempre stati volti a costruire un regno che non conoscesse mai la fine.
Venuto a conoscenza delle profezie che, al loro compimento, avrebbero portato al Ragnarök, aveva cercato di deviare il corso degli eventi: evitando in tutti i modi di guerreggiare con il diabolico Surtr e le sue genti, aveva al contempo elaborato un incantesimo per proteggere la vita di Balder.
Il dorato Dio della Luce, il figlio più amato la cui morte avrebbe dato il via al concatenarsi degli eventi che avrebbero portato alla fine degli Dei: quella era però soltanto una delle profezie di cui aveva appreso l’esistenza alla Fonte della Saggezza. Un’altra diceva che la salvezza degli Æsir era riposta nel genere umano e, saputolo Odino, era sceso su Midgard.
Prese le sembianze di un viandante, aveva generato con la principessa Hljod Sigmund e Sieglinde, i gemelli del destino nati sotto il segno del lupo e del fulmine.
Anni dopo – accorgendosi che tra i due gemelli stava nascendo un amore proibito dalle leggi divine – aveva dato Sieglinde in sposa al brutale Hunding.
Sigmund però, estratta la mitica spada Balmung dal tronco di un albero, aveva attaccato le terre di Hunding e, brandendo la sua arma con la forza di un Dio, aveva sottratto la sorelle gemella allo sposo scappando con lei dopo aver fatto strage dei guerrieri nemici. Poi, amanti e fuggiaschi, Sigmund e Sieglinde avevano consumato il loro amore fra le radici di Yggdrasill.
Il dolore aveva trafitto Odino quando li aveva visti nudi tra le radici dell’albero sacro. Non avendo cuore di ucciderli però, li aveva esiliati in regni lontani; tuttavia, inseguiti dalle armate di un furioso Hunding, Sigmund e Sieglinde avevano lasciato dietro di loro una scia di sangue tale che lo scontro finale era stato inevitabile.
Il biondo eroe aveva ucciso il suo nemico l’attimo prima che Odino lo trafiggesse con la lancia, ma ormai quello che doveva accadere era accaduto: Sieglinde aveva dato alla luce Sigfrido, il figlio dell’incesto e il definitivo tramonto delle speranze che il Signore di Asgard aveva nutrito nel genere umano.
Il concilio degli Dei del nord aveva condannato a morte Sieglinde e fatto scagliare Sigfrido, appena nato, su Midgard. La decisione tuttavia non era stata unanime, e il clima carico di una latente ostilità che si era creato su Asgard si era rivelato soltanto il preludio di un’immane tragedia. Balder infatti – la cui invulnerabilità si era rivelata molto meno che perfetta – era caduto, trafitto a morte dalla freccia del cieco Höðr, spinto a quel gesto dall’infido Loki.
Loki, un tempo fratello di sangue di Odino, che aveva finito per spezzare la loro fratellanza umiliando il sovrano di Asgard davanti a tutti gli Æsir, sfidandolo a una guerra che avrebbe consumato tutti i Nove Mondi.
Balder e Sigfrido – diventato negli anni il più grande eroe delle genti del nord, per poi essere ucciso a tradimento dai suoi nemici- erano entrambi caduti e le profezie sulla rovina degli Æsir si sarebbero compiute: in quel momento Odino aveva compreso che lui tutti gli Dei che considerava figli e fratelli erano solo pedine del Fato, costretti a seguire un filo già tracciato dalle Norne.
Tentare di piegare il destino si era rivelato inutile.
A quei ricordi, Odino strinse più forte l’asta di Gugnir, la sua lancia. Al suo fianco Thor, Dio del Tuono e il più forte dei suoi figli, era impaziente di battersi e di scagliare il suo micidiale martello da guerra, Mjöllnir, contro la moltitudine dei nemici schierati di fronte a loro. Saette danzavano attorno al suo corpo mentre alla sua destra Týr, Dio della Guerra, era immobile. Racchiuso nella sua nera corazza a fregi d’argento, la mano sinistra di ferro -dopo che la sua gli era stata mozzata dal lupo Fenrir – che reggeva lo scudo.
Vidar, Freyia, Forseti, Heimdall… tutti i principali campioni degli Æsir erano lì, e dietro di loro stavano schierate per intero le forze di Asgard: Valchirie – dagli elmi alati a cavallo di destrieri divini, Einherjar – i guerrieri caduti in battaglia e scelti per l’ultima guerra, l’essenza stessa del coraggio – e migliaia e migliaia di arcieri, fanti e cavalieri.
Accanto agli Æsir, i loro alleati: le schiere dei Vanir – un tempo nemici e ora uniti per un’unica causa – e gli Elfi Chiari, tessitori di incantesimi, le cui lunghe lance e le frecce letali erano temute in tutti i Nove Mondi.
Di fronte a loro c’era però un’armata ben più numerosa e terribile: i Giganti di Ghiaccio, discendenti di Ymir, erano come montagne in movimento e il gelo che li circondava spezzava la terra congelando persino l’aria. I Giganti di Fuoco, guidati da Surtr, sembravano invece torce viventi: ogni loro passo incendiava il suolo, e le loro spade erano lingue di lava. Gli Elfi Oscuri, deformati dalla vendetta e dalla solitudine, si muovevano come ombre, con lame avvelenate e occhi che non riflettevano luce. Accanto a loro erano schierate le orde dei Troll, brutali e primitivi guerrieri armati di asce e mazze ferrate.
Fenrir, il gigantesco lupo nero figlio di Loki, che secondo le profezie avrebbe divorato Odino fra le sue fauci, ringhiava impaziente di lanciarsi alla carica. Aveva inghiottito il sole, mentre i suoi ululati terrorizzavano i cuori degli uomini. Suo fratello Jörmungandr, il serpente del mondo, era emerso dagli oceani più profondi. Il suo veleno corrompeva l’aria stessa, tanto potente da poter uccidere un Dio.
E, nascosto nell’ombra della Foresta degli Alberi di Ferro, si muoveva un altro esercito, ancora più oscuro e ferale. Orridi scheletri, anime urlanti e cadaveri putrefatti… era l’armata di Hel, regina dei morti e figlia di Loki al pari di Fenrir e Jörmungandr. La sua nave, Naglfar, costruita con le unghie dei defunti, aveva solcato il mare cosmico per permettere al suo esercito di unirsi alla battaglia.
“Padre”, disse Thor. “È giunto il momento.”
Odino annuì, sollevando la lancia verso il cielo plumbeo.
“Figli di Asgard, di Vanaheim, di Álfheim e tutti voi che in questo giorno mi siete fratelli, ascoltatemi!” gridò. “Abbiamo vissuto giorni di luce e ore di buio, abbiamo amato, tradito e combattuto. Ho cercato di piegare il Fato ma ogni azione, ogni passo compiuto non hanno fatto altro che portarmi qui, a Vígríðr!
Ogni scelta era già scritta, ora lo so, ma se questo è il nostro destino, che sia inciso con onore! Che le nostre lame, lance e frecce incidano nel nemico i nostri nomi, che il sangue versato sia memoria, non oblio. Che i nostri cuori ardano più del fuoco di Surtr, e i nostri colpi siano più letali del gelo di Jötunheim! Oggi non combattiamo per vincere, ma per essere ricordati. Perché anche se il mondo cadrà, il coraggio non dovrà mai morire. E finché uno solo di noi respirerà, il crepuscolo non sarà silenzio ma grido! A me, figli del tuono e della luce! A me, guerrieri del tempo! Che il Ragnarök ci trovi in piedi!”
Gli rispose un boato assordante… e la battaglia ebbe inizio.
Università di Helsinki – Aula 3B, lezione di storia antica
“E così incominciò la battaglia finale degli Dei del nord”, sorrise il professor Eric Olafson, chiudendo il libro davanti a lui con un gesto lento e quasi rituale. “Il Ragnarök, che secondo la versione tramandataci dai bardi negli antichi codici di Uppsala non ebbe né vincitori né vinti.”
“E gli antichi Dei morirono per sempre?” chiese uno degli studenti dopo aver alzato la mano.
Olafson sorrise. Era alto e con le spalle larghe, vestiva in modo semplice e teneva i lunghi capelli biondo-rossi legati in una spessa coda. “Così sembra”, rispose. “Ma la vita e la morte non sono opposti, bensì parti di un ciclo eterno. Gli antichi Dei del nord, per quanto potenti, sono caduti e la loro essenza si è persa nelle pieghe del tempo ma forse, quando l’umanità avrà di nuovo bisogno di loro, torneranno. E allora scopriremo che il Ragnarök non è stata la fine… ma solo il preludio a un nuovo inizio. Per oggi è tutto, ragazzi. Potete andare.”
Gli studenti iniziarono a raccogliere le loro cose per poi uscire dall’aula in file ordinate.
“Non è affascinante?” sorrise Inge scambiando uno sguardo divertito con l’amica Katya. Tutte e due erano ottime studentesse, ma Inge aveva per la storia antica una vera e propria passione. “Il modo in cui ci ha parlato di Odino e di Thor, del Ragnarök e della fine degli Dei del nord… quasi come se quelle cose le avesse vissute per davvero.”
“Chissà”, rise Katya, “forse è proprio così. Del resto è così bello… proprio come un Dio nordico in incognito, no?”
Inge la fissò per un momento poi fece una smorfia. “Mi stai prendendo in giro, e io che ti ascolto anche! Dai su, andiamo a casa.”
Spintonandosi allegramente, si allontanarono lungo la via principale della città.
Più tardi, mentre il cielo grigio sopra Helsinki minacciava pioggia, anche il professor Olafson uscì dall’edificio principale dell’università, diretto agli appartamenti che alcuni docenti occupavano all’interno del campus. Entrato nel suo, posò giacca e borsa su una sedia poi si diresse in camera da letto. Qui aprì l’armadio e ne estrasse un oggetto avvolto in un panno di pelle. Lo posò sul letto e, aperto l’involucro, sorrise.
Mjöllnir era splendido come la prima volta che lo aveva impugnato. Il metallo elfico con cui era stato forgiato sembrava vivo, attraversato da venature d’argento che pulsavano come fulmini trattenuti. L’impugnatura, avvolta in cuoio scuro, portava ancora le tracce del tempo e di tutte le battaglie combattute ma non aveva perso la sua fermezza. Sui lati della testa, rune antiche incise con precisione raccontavano storie che lui solo sapeva leggere. Perché per lui Mjöllnir non era solo un’arma: era memoria, giuramento, destino.
Quando lo sollevò a mezz’aria, il martello vibrò al suo tocco familiare e Thor, Dio del Tuono e figlio di Odino, sorrise. Eric Olafson era soltanto una maschera, un travestimento sotto il quale si celava il più forte degli Æsir.
Perché gli Dei caduti nel Ragnarök stavano tornando. E lui era soltanto il primo di loro.
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Dovremmo fare tutti come gli Dei nordici, combattere fino alla fine, noi per realizzare i nostri sogni anche quando ci sembra di non aver certezze di realizzazione, anche nei momenti difficili. E poi quando invece la luce si vedrà, ci accorgeremo di quanto quel combattere ci abbia portati avanti, quanto saremo cresciuti e quanto ci saremo evoluti. E anche in quello starà la nostra vittoria :).
Già, è vero. I miti antichi ci insegnano e trasmettono molti preziosi insegnamenti. 🙂
Un racconto avvincente che mi ha fatto riflettere sul fatto che a un certo punto nella mia vita il Dio in cui credevo era come scomparso e non sapevo più in cosa credere. Mi ha fatto molto riflettere sulla presenza di un Dio nella mia vita. E che ultimamente sento più che mai il bisogno di una ricomparsa. Complimenti davvero.
Grazie mille ☺️.
Si, Dio o cmq qualcosa di più grande di noi che in qualche modo ci protegge o veglia su di noi è importante, senza possiamo si contare sulle nostre forze ma alle volte solo questo non basta.
Grazie dei complimenti e di aver letto e recensito ☺️🌹