UNICITA’

Scritto nel febbraio del 2020

Nel cuore del bosco sacro, dove le nebbie si levavano come sospiri degli antichi Dei, splendeva una spada la cui lama era incastonata nella pietra: Excalibur. Nessuno ricordava chi l’avesse posta lì, ma tutti ne conoscevano il mito. Si diceva che chiunque fosse riuscito a estrarla avrebbe dominato sull’intera Britannia.

Ben presto i sovrani che, dalla morte di Uther Pendragon, si contendevano la corona suprema accorsero nella radura. Ognuno convinto della propria superiorità, ognuno certo di essere il prescelto.

Per primo avanzò Lot, re di Lothian e delle isole Orcadi. Alto e possente, il suo mantello era nero come l’ombra che portava nel cuore. Gli occhi feroci, nemmeno l’ombra di un sorriso. Si avvicinò con passo pesante, strinse l’elsa e tirò. Il metallo brillò per un attimo… ma la spada non si mosse. Lot indietreggiò, il volto contratto dalla frustrazione e scurito dalla rabbia.

Poi fu il turno di Leodegrance, sovrano di Camylard, uomo di saggezza e d’onore, con l’armatura lucente intarsiata d’oro e di pietre preziose. Pregò, tentò, insistette. Ma Excalibur rimase immobile, come se attendesse altro. Leodegrance, rassegnato, chinò il capo, e il silenzio del suo fallimento echeggiò tra gli alberi.

Tentò allora Nantre di Garlot, biondo e orgoglioso, con una cicatrice che gli attraversava il volto come il ricordo di cento battaglie. La sua forza era leggenda e il suo coraggio celebrato in tutta la Britannia. L’elsa sembrò tremare sotto le sue dita, ma la lama non cedette e alla fine anche lui fu costretto a ritirarsi.

Altri sovrani, nobili e perfino semplici feudatari come lord Ector provarono fino al calare della sera: uomini d’armi e di gloria e di ambizione, pieni di ambizione e convinti ognuno di essere migliore degli altri. Ma, per quanto provassero, Excalibur restò immobile nella pietra muta.

Fu allora che l’anziano mago Merlino spinse avanti un ragazzino. Si chiamava Artù, e aveva grandi occhi azzurri e le mani ancora inesperte. Non possedeva nessun titolo e alcuna ricchezza. Solo una curiosità limpida e un cuore puro.
Si avvicinò tra sguardi indignati e mormorii di scherno. Lot e Nantre si scambiarono uno sguardo contrariato ma nessuno di loro osò protestare apertamente. Il timore di Merlino, conosciuto come il più grande stregone di tutta la Britannia, era troppo anche per uomini come loro.

Artù toccò la spada come si tocca un sogno, strinse le mani attorno all’elsa… e, senza sforzo, Excalibur reagì. La lama scivolò fuori dalla pietra come se l’avesse atteso per secoli.

Il bosco trattenne il fiato. Lot s’incupì, Leodegrance sgranò gli occhi. Nantre invece non disse nulla: si limitò a fissare Artù con uno sguardo profondo e insondabile.

Il ragazzino, ancora incredulo per il prodigio che aveva appena compiuto, sollevò la spada con un incerto sorriso. Attorno a lui, nel frattempo, qualcuno iniziò ad acclamarlo.

La Britannia aveva un nuovo re… che stava stringendo la spada che nessun altro avrebbe mai potuto impugnare.



Il giorno dopo, Artù sedeva su una roccia nella radura facendo ruotare Excalibur tra le mani con movimenti rapidi ma ancora inesperti. “Merlino… è splendida. Davvero splendida. Non riesco ancora a crederci. L’ho tirata fuori io. Io! E… hai visto come mi guardavano quei re? Sembravano pronti a mangiarmi vivo.”

Merlino, accanto a lui, sorrise con la calma di chi già vedeva un futuro di gloria stagliarsi sul cammino di Artù. “Gli uomini temono ciò che non comprendono, ragazzo. E nulla è più incomprensibile di un destino che si manifesta, improvviso e inaspettato, davanti ai propri occhi. Non si aspettavano certo che un ragazzo riuscisse lì dove loro avevano fallito.”

“Nemmeno io me lo aspettavo!” Artù scosse la testa, gli occhi spalancati. “È stato… non so… facile. Come se la spada volesse venire via.”

“Perché quella era la sua volontà”, mormorò Merlino, con voce lenta come acqua che scorre tra pietre antiche. “Excalibur non risponde alla forza, Artù, ma ai fili invisibili che tessono il mondo. Attendeva un cuore puro e ancora intatto… come il tuo. Né Lot né Nantre avrebbero potuto estrarla, e nemmeno io o qualsiasi altro uomo.”

Artù lo guardò, stupito. “Tu… no, Merlino? Ma tu hai poteri incredibili! Io pensavo che…”

Merlino posò con pazienza una mano sulla pietra “Non mi hai ascoltato, ragazzo? Sei tu il prescelto, non io. Quanto alla magia, essa è un vento capriccioso Artù. Soffia dove vuole, non dove io desidero e la Britannia adesso ha bisogno di un re. Le terre ferite riconoscono sempre la mano destinata a guarirle… e la tua era già stata vista dalle stelle molto prima che tu nascessi.”

Artù abbassò lo sguardo sulla lama. “Non… non so se sono all’altezza di questo compito, Merlino.”

“Lo sei, non ne dubitare. Ed è proprio per questo la spada ti ha riconosciuto. I grandi poteri non scelgono mai chi si crede pronto… ma chi lo è davvero. E adesso andiamo, abbiamo un regno da costruire. Insieme.”



FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Ognuno di noi è unico, e penso sia proprio questa la chiave del mito della spada nella roccia, esseri magici (Merlino, Morgana), re e cavalieri (Lot, Gawain, Lancillotto) molto più forti e dotati di Artù ma solo lui poteva riuscire ad estrarre la sacra spada perché lui era l’unico che ne aveva le qualità.

Bel racconto, anche se breve molto significativo.

Il mito di Artù e della spada nella roccia ha affascinato generazioni e generazioni di noi, ma tu qui hai colto tutti i dubbi di un Artù ancora ragazzino e non ancora “leggenda” in un modo semplice ma efficace.

Complimenti, ti leggerò sicuramente ancora.

Paolo

10 commenti
  1. Francesca
    Francesca dice:

    Che bel racconto, mi ricorda tantissimo il cartone “la spada nella roccia” in cui un piccolo Artù, chiamato Semola, imparava dalla saggezza di Merlino tutto ciò che gli sarebbe servito in seguito.
    L’omologazione è un modo per fare gruppo, per avere intorno persone simili, ma ognuna dovrebbe mantenere la propria individualità e nel caso di Artù, la propria spontaneità.
    È un bel racconto, è la rivincita di un giovane senza tanti titoli, armature e servitori che riesce laddove hanno fallito persone più titolate di lui.
    Artù riesce a distinguersi dagli altri ed è per questo che Excalibur reagisce al suo tocco.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao grazie di essere passata anche di qui ☺️.
      Si fare gruppo ci sta – e del resto l’essere umano è un “animale” sociale – però appunto non al punto tale da annullare le proprie individualità.
      Artù era il predestinato per estrarre la spada, nessuno oltre a lui avrebbe potuto farcela, e difatti tutti i re più potenti di Britannia hanno miseramente fallito.
      Me lo ricordo La Spada nella roccia, tra l’altro io ho anche il libro da cui è tratto, Re in eterno di White.
      Un abbraccio e a presto 🤗

      Rispondi
  2. Monica
    Monica dice:

    Ognuno di noi ha una dote, ed è nato per uno scopo in particolare: Enea doveva essere colui che avrebbe portato avanti la dinastia troiana, Noè colui che, insieme ai suoi figli, avrebbe ripopolato la Terra, e così Artù, l’unico che poteva estrarre Excalibur dalla roccia, e diventare re. Certo, ora il suo compito non sarà facile, ma avrà accanto a sé Merlino, che è quasi un padre per lui. Un Artù ragazzino che l’ha vinta su uomini forti e celebri.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao, sì sui re più potenti della Britannia ma nessuno di loro era il predestinato ad estrarre la spada dalla roccia.
      Così come per esempio Enea che tu citi, pur meno forte di Ettore, era l’unico a poter compiere il viaggio verso la futura gloria.
      E questo perché, come per Artù, il compito che gli era stato assegnato spettava a lui e soltanto a lui.
      Grazie di aver letto e recensito ☺️

      Rispondi
  3. Agata
    Agata dice:

    “Toccò la spada come si tocca un sogno” proprio una bella frase, come del resto tutto il racconto. Bisognerebbe che ci ricordassimo sempre della nostra unicità, anziché fare copia e incolla venuto male delle personalità degli altri

    Rispondi
  4. Claudia
    Claudia dice:

    Anche io spesso, soprattutto durante l’ adolescenza e l’ infanzia volevo essere come gli altri. Soprattutto perché mi si diceva che c’ erano delle regole sociali e io dovevo seguirle se volevo essere accettata. Questo racconto mi ha ricordato la mia lotta per l’ unicità. Mi ha ricordato tanti eventi passati. Grazie Enrico, con i tuoi racconti mi fai riflettere e susciti in me un seme di ulteriore cambiamento. Bel racconto

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao e grazie di aver letto e recensito ☺️.
      Ti capisco si, la società ci impone modelli e schemi contro i quali – come dici tu – bisogna lottare per affermare la nostra unicità.
      Grazie dei complimenti 🤗

      Rispondi
  5. Morgan Le Fay
    Morgan Le Fay dice:

    Questo tuo racconto è una fusione di mito e aforisma: la leggenda di Excalibur non resta confinata nel bosco sacro, ma si apre come una porta verso il presente. La scrittura epica si piega in un insegnamento moderno, quasi filosofico, che invita a riconoscere la propria irripetibile singolarità.
    Trovo che la forza della storia stia nel contrasto tra la solennità del mito e la semplicità del messaggio finale: Artù diventa simbolo di chi, senza titoli né poteri, riesce perché è se stesso. È un racconto che non solo intrattiene, ma illumina.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao e grazie anche di questo commento. Sì, Artù è il simbolo del “nuovo”, di chi viene dal nulla e da lì, da quella pagina bianca che ha davanti a sé, può costruire un nuovo futuro per sé e per tutta la Britannia.

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Se vuoi lasciare un tuo commento al racconto scrivimi, sarò felice di risponderti!

I tuoi dati sono al sicuro. Non riceverai mai SPAM da me.

Condividi