IL SOGNO DI MORGANA
Scritto nel febbraio del 2000- rieditato nell’ottobre del 2025

PROLOGO
Il bosco è tranquillo, e sento solo il rumore dei miei passi nell’erba alta mentre cammino piano verso una piccola radura.
Mi piace stare qui. Gli alberi, l’odore del muschio, il vento che muove le foglie… è tutto più gentile delle persone. Soprattutto di mia madre e delle mie sorelle.
Mio padre Gorlois è morto cinque anni fa, in guerra contro il Grande Re Uther Pendragon, dicono per difendere l’onore di mia madre, Ighernia, di cui lui si era perdutamente innamorato. Io avevo solo tre anni, allora, e quasi non me lo ricordo.
Mamma, comunque, si è sposata con Uther sei mesi dopo ed è rimasta subito incinta. Appena il Grande Re ha saputo la bella notizia, l’ha portata a vivere con lui nel suo castello di Caerleon, lasciandomi qui con le mie sorelle maggiori Elaine e Morgause, che mi trattano quasi come se fossi invisibile.
Non è più venuta a trovarci, e non ci ha invitate a corte nemmeno quando è nato l’erede al trono, Artù. Elaine e Morgause si sono irritate moltissimo, per essere state escluse così, ma a me non è importato. Detesto con tutto il cuore Uther, e se la mamma non ci vuole più bene… allora che se ne stia pure lontana!
Oggi sono scappata dal castello di Tintagel. Ci sono nata, è casa mia, ma non mi piace molto. È freddo, pieno di pietra e di silenzi; anche i servitori lavorano di malavoglia, e sbuffano ogni volta che Elaine ordina loro di preparare la cena o Morgause vuole farsi sellare la sua giumenta preferita.
Quando sono corsa fuori dai cancelli, ho sentito Elaine chiamarmi. Sembrava seccata – non che di solito sia molto gentile, con me – ma non mi sono fermata.
Elaine ha cinque anni più di me. Vorrebbe atteggiarsi a gran dama, ma ogni giorno non fa che lamentarsi di qualsiasi cosa. Dice che mamma vive tra i gioielli e le feste, mentre lei e Morgause sono bloccate qui, in attesa che Uther si degni di trovare loro un marito. Oggi non avevo davvero voglia di sentirla!
Il bosco è davvero bello, quasi magico. Poi però mi viene un pensiero strano: oggi sembra persino troppo silenzioso. Come se ci fosse un incantesimo in corso.
Quasi come se l’avessi chiamato, appena metto piede nella radura lo vedo.
Un uomo. Sconosciuto. Ha i capelli lunghi e bianchi, il viso pallido e senza barba. È seduto su una pietra. Quando alza lo sguardo, mi viene la pelle d’oca. I suoi occhi… sono tutti neri. Non hanno il centro. Non sembrano… umani.
“Ben trovata, cara bambina”, mi saluta sorridendo. Poi si alza e fa un passo verso di me… ma all’improvviso sento il vociare irritato delle mie sorelle.
“Morgana! Si può sapere dove ti eri cacciata?”
Morgause mi afferra per un braccio e mi fa girare. Ha un anno in meno di Elaine ed è una furia di riccioli rossi, gli occhi verdi smeraldo pieni di irritazione. “Ti abbiamo cercata dappertutto!”
“Io…”
Mi volto di nuovo, ma lo sconosciuto sembra sparito nel nulla. Forse l’ho solo immaginato?
L’attimo dopo, anche Elaine è al nostro fianco. “Non dovevi scappare così”, mi rimprovera. Non urla, ma si vede che anche lei è arrabbiata. “Non hai sentito che ti chiamavo?”
“Ma… ma quell’uomo…” balbetto. Non riesco a tenermelo dentro. E sento – non so come – che anche Elaine deve averlo visto.
“Sì”, annuisce lei, quasi mi avesse letto nei pensieri. I suoi capelli sono lisci come i miei, ma biondi e bellissimi mentre i miei sono neri e privi di lucentezza. “L’ho visto anch’io, Morgana. Quello… era il mago Merlino.”
NOVE ANNI DOPO
Sono passati nove anni da quel giorno nel bosco, e da quel giorno di Merlino non ho mai più sentito parlare. Chissà che cos’era venuto a fare in Cornovaglia, a volte me lo chiedo ancora.
Morgause ed Elaine sono lontane, adesso. Elaine ha sposato Nantre, sovrano del potente regno di Garlot mentre la nostra rossa sorella è andata in moglie all’ambizioso Lot, re di Lothian e delle isole Orcadi. Tutte e due vivono nei loro regni, ormai, tra corti affollate e mariti ambiziosi. Io sono rimasta qui, a Tintagel. Non per scelta, ma per ostinazione.
Uther voleva mandarmi in sposa al re Urien di Gore, un regno dell’estremo nord. Non l’ho voluto. Poi ha proposto il convento, e anche allora la mia risposta è stata un secco no. Così ha smesso di mandare fondi. Tintagel è diventata un castello vuoto, freddo, che quasi cade a pezzi. Mi sono rimasti solo più tre servitori. Tre. Ma ci siamo adattati. Io mi sono adattata.
Cammino tra le sale vuote, dove un tempo risuonavano le voci dei miei familiari, dei cortigiani e della numerosa servitù. Adesso sento solo il vento che entra dalle finestre mezze rotte. Eppure, c’è una strana pace in tutto questo. E negli anni ho imparato ad amare Tintagel e la libertà di cui godo qui, lontano da una corte in cui so già che non mi ambienterei mai. Qui almeno sono libera. Una libertà povera di agi, sì, ma mia.
Oggi, però, qualcosa è cambiato.
Sto raccogliendo erbe curative nel giardino interno del castello quando sento un rumore di zoccoli. Cinque cavalieri, armature scintillanti e lunghi mantelli rossi, entrano al galoppo dal portone principale. Montano stalloni di razza e portano dipinto sugli scudi un blasone che non riconosco. Il loro comandante, un uomo biondo dallo sguardo attento, si presenta come Sir Gereint.
“I miei omaggi, milady”, mi saluta con un inchino rispettoso. “Io e i miei compagni siamo qui di passaggio, e chiediamo gentilmente cibo e ospitalità.”
“I miei servitori provvederanno”, annuisco. “Dove siete diretti, cavalieri?”
“A Caer Dimiliock, sulla costa est. Abbiamo dei messaggi per il duca Mark.”
“Il duca Mark?” chiedo, stringendo il fascio di foglie tra le mani.
“Sì, mia signora. Il comandante militare della Cornovaglia. Il Grande Re Uther l’ha nominato signore di queste terre tre mesi fa.”
Mi si gela il sangue. Gorlois non era solo mio padre. Era il duca legittimo, il custode di queste terre. Anche se non ricordo quasi niente di lui, rimango comunque sua figlia – la sua erede di diritto – ed è ingiusto che le terre che mi spettano mi siano state sottratte così, senza nemmeno informarmi.
“E Tintagel?” chiedo. “Questo castello è parte della Cornovaglia.”
Uno dei cavalieri scoppia a ridere.
“Questa catapecchia? Non ci lascerei nemmeno una mandria di vacche.”
“Taci, Balin!” lo rimprovera aspramente Gereint, poi mi rivolge uno sguardo contrito. “Perdonate la maleducazione del mio compagno, lady Morgana. Viene dal Galles ed è poco più di uno zotico.”
Quindi questi cavalieri mi conoscono, rifletto mentre un poco convinto Balin si scusa a sua volta. E sanno perfettamente chi e soprattutto COSA sono. A quanto sembra sono l’unica, qui, a non sapere nulla. Forse ho sbagliato a esiliarmi qui, illudendomi che fuori nulla sarebbe cambiato.
Gereint mi guarda con rispetto, ma anche con una certa cautela. “Tintagel è parte della regione, lady Morgana, certo. Ma il Grande Re ha ritenuto opportuno affidare il governo della Cornovaglia al duca Mark, un comandante esperto e leale a lui e alla corona. Voi…” esita per un momento, “siete rimasta qui per volontà vostra, mi è stato detto.”
Annuisco, anche se dentro di me ribollo di rabbia e frustrazione.
“Vedete, mia signora…”prosegue Gereint, “questi sono tempi difficili. Re Uther non si è ancora del tutto ripreso dalle ferite dell’ultima battaglia contro i Sassoni, e il suo erede, il principe Artù, è scomparso da anni.”
Artù, il figlio di mia madre e di Uther. Non lo conosco, né ci tengo a farlo. Che cos’è lui per me, se non un fratellastro che non ho mai desiderato?
“Scomparso?”
“Sì. Alcuni dicono che è stato rapito, altri che addirittura è morto oppure che si nasconde chissà dove. Uther si è chiuso nel silenzio, e al momento il regno è senza un erede.”
Mi volto un momento verso la torre nord del castello, quella dove mia madre partorì Artù in una notte che sembrava non finire mai, mentre Tintagel veniva sferzata da una furiosa tempesta. Chissà se…
“E Merlino?” chiedo quasi senza pensarci.
Gereint abbassa lo sguardo. “Non abbiamo sue notizie da tempo. Ci sono voci che dicono sia lui a tenere in custodia il giovane principe Artù, altri ancora invece sostengono che stia preparando qualcosa, forse un incantesimo che potrebbe cambiare le sorti dell’intera Britannia. Ma di certo non c’è nulla.”
All’improvviso una folata di vento spazza il cortile. Le foglie si sollevano e, per un attimo, sento di nuovo la stessa strana sensazione di quel giorno di tanti anni fa nella radura della foresta. Come se qualcosa stesse per accadere.
Gli ospiti sono stati sfamati e alloggiati, anche se dubito che abbiano trovato molto di loro gusto il porridge con cavoli e rape che ho fatto servire loro a cena. Quanto alle stanze, ho ordinato che agli ospiti venissero assegnate quelle nell’ala est del castello, più esposte e piene di spifferi. Pensare soprattutto allo scortese Balin – forse abituato a ben più comode sistemazioni – che non riesce a prendere sonno mi dà una certa soddisfazione, lo ammetto.
Però anch’io fatico ad addormentarmi. Il fuoco del camino nella mia stanza si è spento da un po’, e ancora mi giro e rigiro nel freddo delle lenzuola, mentre il vento fischia fra le pietre del castello.
La nomina del duca Mark non mi va proprio giù: sono io l’erede legittima di mio padre, come si è permesso Uther di dare un titolo che spetta a me a un illustre sconosciuto? E Elaine e Morgause non hanno detto niente?
Resto sveglia a lungo a rimuginare e a lanciare a Uther le più tremende maledizioni… finché, all’improvviso, il sonno mi prende, travolgendomi come una corrente… e di colpo tutto attorno a me cambia.
Sono nel bosco qui vicino a Tintagel. Ma gli alberi sono più alti, il cielo più scuro. Faccio qualche passo nella radura, e davanti a me vedo un uomo: non si tratta di Merlino, è più alto e muscoloso di lui ed emana tutto un altro tipo di energia. Veste con abiti di grezza pelle di animale e sul viso porta una maschera, anch’essa di pelle. Il suo copricapo ha corna di cervo, che si stagliano contro la luna e lo fanno sembrare ancora più alto.
Non parla. Si limita a fissarmi… e io faccio lo stesso.
Poi si avvicina. Le sue mani sono grandi, sporche di terra e di sangue raggrumato. Il suo tocco però è piacevole, caldo e delicato quando le sue dita sfiorano le mie. È un tocco leggero, come se stesse chiedendo il permesso di toccarmi. Io non mi muovo, mentre mi tocca il viso, poi il collo. Il cuore mi batte forte. Non ho paura, ma sento qualcosa svegliarsi in me, mentre un piacevole brivido caldo mi scende giù fino al basso ventre.
Delicatamente, lo sconosciuto mi attira a sé e le nostre labbra si cercano, si sfiorano, si toccano…
Quando mi sveglio, sono nel mio letto… ma con la mente rivedo ancora i grandi occhi azzurri dello sconosciuto del mio sogno.
Gereint e i suoi cavalieri sono partiti per Caer Dimiliock nel primo pomeriggio, e quando la notte cala su Tintagel i miei sogni sono di nuovo visitati dal misterioso sconosciuto…
Stavolta ci troviamo in una sala di pietra, simile a quella del mio castello ma allo stesso tempo profondamente diversa. Lui è vestito di rosso scuro, con un elmo a forma di testa di drago. Le fauci dell’elmo incorniciano il suo volto, che però stavolta riesco almeno a intravedere. I suoi occhi azzurri mi fissano con intensità.
«Chi… chi sei…?» mormoro, ma lui non risponde.
Invece mi tende la mano. La prendo.
Balliamo, a ritmo di una musica che è solo dentro di noi. I nostri corpi si sfiorano, si cercano. Le mani del giovane sconosciuto sono forti, il suo respiro caldo. Mi solleva, mi stringe, poi mi lascia andare. Quando il suo elmo cade, vedo che i suoi capelli sono dorati come il sole di maggio.
Mi bacia la fronte, poi il polso. E quando le sue labbra si posano fra i miei seni, sento di volerlo con un’intensità che quasi mi spaventa. Lo attiro a me, indietreggiando fino al tavolo al centro della sala.
Come se mi leggesse nel pensiero, lui mi prende per la vita e mi fa sedere sulla fredda pietra. Io gli poso una mano sul capo e lo spingo giù. S’inginocchia, mi solleva la gonna, e quando sento la sua lingua insinuarsi fra le mie gambe, mormoro di piacere. Non l’ho mai fatto… ma so cosa sta per accadere…
Il sole è già alto quando riapro gli occhi e sento le lenzuola avvolgermi come un ricordo. Mi stiro lentamente, ripensando alle emozioni vissute nel sogno. Un sogno, sì, sorrido, mentre la luce filtra dalle imposte chiuse accarezzando la pelle nuda delle mie spalle. Eppure sento il mio corpo vibrare ancora, come una corda tesa, per l’intensità del piacere provato… immaginando le mie mani affondare ancora nei capelli del mio amante, chiedendogli di più, sempre di più… e già desiderando soltanto che la notte sopraggiunga di nuovo, prendendo il posto delle mie vuote giornate.
Io e il giovane sconosciuto ci troviamo in una stanza che non conosco, in un luogo che mi sembra un castello delle Fate. Le pareti di luce, il pavimento di petali di rose, la musica soave… questo è il mondo dei sogni oppure sono stata trasportata nell’antica terra dei Faerie, dove il tempo sembra non trascorrere mai?
Il mio compagno questa volta indossa tessuti dorati e morbidi, che sembrano muoversi da soli quasi avessero vita propria. È bellissimo. Ma vestito così… non sembra semplicemente umano. C’è qualcosa in lui che sfida la logica e il tempo. È come un giovane dio, scolpito dalla luce e dal silenzio.
E io?
Mi volto verso lo specchio al centro della stanza… e per un istante non mi riconosco. I miei capelli neri sono raccolti in un’acconciatura elaborata, intrecciati con fili d’argento e piccole gemme scure che brillano come stelle. Indosso un abito da sogno: velluto color ametista, ricamato con motivi antichi che sembrano raccontare storie dimenticate. Le maniche sfiorano la gonna, e il corpetto mi stringe la vita con una dolce fermezza. Sono bellissima e mi sento potente e pericolosa.
Lui è dietro di me, e il suo sguardo mi attraversa come vento caldo. Mi cinge la vita con una delicatezza che mi fa tremare. Si china verso di me, e con un sorriso che sa di promessa mi sussurra:
“Stasera, anche le stelle ci invidieranno…”
È la prima volta che sento la sua voce, e questo mi dà un brivido di emozione. Lui mi parla ancora, mi dice che mi ha cercata, mi ha aspettata… e che mi desidera.
Mi giro e sento il suo cuore battere quasi a ritmo del mio. Questa volta ci tocchiamo con impaziente frenesia e, quando i nostri vestiti scivolano a terra, ci avvinghiamo l’uno all’altra desiderando solo di darci piacere a vicenda.
Lui mi adagia a terra sulle rose del pavimento e quando mi penetra gemo piano, attirandolo ancora di più a me. Poi, un attimo prima di raggiungere il piacere assoluto… il sogno svanisce, nell’attimo di un respiro.
Il suono degli zoccoli sul ponte levatoio mi sveglia prima dell’alba.
Le lenzuola sono fredde, ma sento il corpo percorso da un piacevole tepore, come se il mio compagno notturno fosse ancora qui, vicino a me a stringermi fra le sue braccia. Chi sarà? Una persona reale… o soltanto il frutto della mia fervida fantasia?
Mentre mi alzo, vestendomi di malavoglia, mi sembra ancora di sentire il calore dei suoi baci e delle sue carezze.
Con addosso soltanto la mia leggera veste da camera, vado alla finestra e spalanco le imposte. Il mare sotto il promontorio su cui sorge Tintagel oggi è più calmo del solito, e le insegne della numerosa compagnia arrivata al mio castello sventolano appena mosse da un leggero vento salmastro. Un cervo d’argento su campo verde. Ma quelli… sono i vessilli del regno di Garlot. Mia sorella Elaine è venuta a farmi visita?
Mi vesto, e quando le scendo incontro la vedo smontare agilmente da cavallo, avvolta in un ricco mantello di velluto blu e circondata da cavalieri in armatura lucente. Alla loro vista mi sembra quasi di sentire Tintagel ritrarsi, come se le pietre stesse si vergognassero della loro rovina.
Resto immobile a osservare i nuovi arrivati, con indosso il vestito che porto da giorni. Elaine, invece, è perfetta. Ogni piega del suo abito è al suo posto. Ogni gesto, misurato.
“Sorella”, sorride, avvicinandosi per poi abbracciarmi con delicatezza formale. “Che gioia rivederti. È passato così tanto tempo. Troppo, non credi?”
Mi bacia sulle guance, ma le sue labbra non toccano la mia pelle.
“Non ti aspettavo”, le dico, senza sapere se quella visita mi faccia piacere o meno. Non vedo Elaine da due anni, ma non mi è certo mancata.
“Una visita improvvisa. Eravamo una compagnia molto più numerosa, ma Nantre ha proseguito per Caerleon, dove Uther ha convocato una riunione con i sovrani di tutta la Britannia. I Sassoni, quei maledetti selvaggi, hanno ripreso gli attacchi alle nostre coste.”
“Alla riunione… ci sarà anche il duca Mark?”
“Ma certo”, risponde con un’alzata di spalle. “Come duca di Cornovaglia non può certo mancare.”
“Nostro padre Gorlois era il duca di Cornovaglia”, ribatto, cercando di non stringere i pugni. “E io sono la sua legittima erede, anche se Uther sembra averlo dimenticato.”
Un sorriso di sufficienza si dipinge sulle labbra di mia sorella. “Uther non dimentica nulla, Morgana. Ma sa essere… pratico. E Mark è un uomo affidabile, un militare esperto e soprattutto di provata lealtà. La Cornovaglia ha bisogno di ordine, non di ricordi.”
Osserva il cortile con un’espressione che non riesco a decifrare. Forse pietà. Forse disprezzo. “Tintagel ha un fascino tutto suo”, prosegue. “Un po’… selvatico, forse. Ma suggestivo.”
“È casa mia. Ed era anche la tua, un tempo.”
Mi guarda. I suoi occhi sono chiari, bellissimi, eppure freddi come il ghiaccio che si forma sulle pozzanghere d’inverno.
“Mi sei mancata, sorellina. Come stai?”
“Come una pianta che cresce tra le crepe della pietra”, rispondo, sapendo benissimo di non esserle mancata più di quanto lei è mancata a me. “Testarda. Ma viva.”
Elaine ride, ma senza calore. “Sempre poetica. Dovresti metterti a scrivere versi, sai? Ti aiuterebbe a passare il tempo e a non rimuginare troppo.”
Ignoro il suo sarcasmo.
“E tu, sorella? Come vanno le cose a Garlot? Sei felice, lì?”
“Ho una vita piena. Di doveri, banchetti e alleanze da tessere. Ma non mi lamento. È il destino di una regina. Mio marito mi ama e mi rispetta, e l’anno scorso abbiamo avuto un figlio, Galessin. La nostra gioia, l’erede al trono di Garlot. Avrà un destino di gloria, ne sono sicura.”
“E il mio, di destino”, non posso fare a meno di replicare, “quale sarebbe?”
Elaine inclina appena il capo. “Questo dipende da te. Ma ricorda: chi rifiuta il gioco dei re, come hai fatto tu con Uther, spesso finisce per essere giocato.”
Si volta, ordinando ai suoi uomini di sistemarsi nelle stanze dei piani alti. Come se fosse lei la padrona di Tintagel.
La lascio fare, ma dentro di me qualcosa si muove. Forse un’eco dei sogni della notte. Un’ombra dorata che mi sussurra: non sei sola. E non sei finita.
A cena, i servitori di Elaine ci servono prelibata cacciagione e dell’ottimo vino, e devo ammettere che è piacevole consumare, dopo tanto tempo, un pasto abbondante. Anche se la compagnia non è proprio quella che desidero.
“Nostra madre ti manda i suoi saluti”, dice Elaine a un certo punto, e al mio sguardo obliquo sorride. “Oh, non credere che a me presti molta più attenzione che a te, sorellina. Il suo unico pensiero è sempre quello di compiacere il Grande Re. Comunque non ho più bisogno di lei. Sono una regina ormai. Una vera regina, non solo l’oggetto di piacere di un uomo avido ed egoista come Uther.”
“E Morgause?” chiedo, evitando di commentare la sua ultima affermazione. “Lei come sta?”
“Impegnata. A fare figli, più che altro. Ne ha già avuti due, e Nantre mi dice che all’ultimo Concilio dei re Lot si vantava di avergliene lasciato un altro in grembo. Al Lothian e alle Orcadi, in futuro, non mancheranno certo i principi ereditari… sempre ammesso che questo basti.”
“Cosa intendi dire?”
La sua espressione si fa improvvisamente seria.
“Lot è molto ambizioso, e tanto potente da avere un forte ascendente sulla maggior parte dei sovrani del nord. A parole sembra fedele a Uther, ma non so… c’è qualcosa, in lui, che non mi convince.”
“Uther di certo avrà la situazione sotto controllo, come al solito”, commento freddamente. “Dopotutto è lui il Grande Re, no?”
“Uther non è eterno. E ultimamente è molto invecchiato. E da quando il suo erede, nostro fratello, è misteriosamente scomparso…”
“Fratellastro”, la interrompo.
Mi lancia uno sguardo che non saprei bene come decifrare.
“Anche Merlino è come svanito nel nulla. Te lo ricordi? Quel giorno, proprio nella foresta qui vicino, lo vedemmo tutte e due. Nessuno ha più saputo niente di lui, proprio adesso che Uther e il regno avrebbero più bisogno dei suoi saggi consigli…”
Un brivido mi corre lungo la schiena. Il nome di Merlino, pronunciato così, come un’ombra che ritorna, fa vibrare qualcosa dentro di me.
“Merlino non svanisce”, dico piano. “Si nasconde. E forse adesso sta solo aspettando che venga il tempo più propizio per mettere in atto i suoi disegni.”
Elaine sorride, ma il suo mi sembra un sorriso vuoto.
“Forse. O forse ha capito che il tempo della magia è finito. E che ora è il tempo dei re, uomini forti che non devono aspettare il consenso di un mago per prendersi ciò che vogliono. Sai, Nantre gode della stima e della fiducia di Uther, e se il Grande Re dovesse morire senza un erede designato…”
Come se si accorgesse di aver detto troppo, si alza in piedi.
“Non ho più fame, forse il viaggio mi ha stancata più di quanto credessi. Se non ti spiace, mi ritirerei nelle mie stanze.”
Annuisco. Lei si alza e si dirige verso l’uscita della sala. Poi si volta, e mentre un’improvvisa corrente d’aria le solleva il mantello, mi sembra sul punto di voler aggiungere qualcosa. Ci fissiamo per qualche momento, poi Elaine scuote impercettibilmente la testa.
“Buonanotte, Morgana”, si limita ad aggiungere, prima di andarsene e lasciarmi sola a finire la cena.
Stanotte il sogno ritorna. Ma questa volta… c’è qualcosa di diverso.
Non ci sono stanze di luce né vestiti lussuosi. Solo lui, il giovane sconosciuto. In piedi davanti a me, nel cuore di una foresta che non riconosco e che sembra respirare fra i sussurri degli alberi.
Indossa un mantello scuro, ricamato d’oro. Il viso è di nuovo nascosto da una maschera sottile, scolpita come il volto di un Dio antico. Ma i suoi occhi brillano attraverso le fessure, e mi fissano più azzurri e intensi che mai.
Mi avvicino, e lui resta immobile.
«Chi sei?» gli chiedo. Strano come non abbia mai sentito il bisogno di fargli questa domanda, finora.
Lui solleva le mani e le porta ai lati della maschera. E lentamente, come se compisse il gesto più sacro del mondo, la toglie.
Finalmente lo vedo chiaramente in viso. È giovane, forse persino più di me… ma non innocente. La sua bellezza è decisa, fiera: lineamenti scolpiti, pelle chiara come pietra levigata, occhi che all’improvviso sembrano ricordarmi qualcuno. O qualcosa.
Ci fissiamo senza parlare, ma il silenzio tra noi è pieno di significati.
Poi mi sfiora il viso, ci baciamo, e con gesti ormai familiari iniziamo a spogliarci, rimanendo nudi nel bosco. Mi sdraio sull’erba e lo attiro a me, cercando la sua bocca con la mia, toccandolo fra le gambe e sentendolo immediatamente irrigidirsi.
Quando ci uniamo, il tempo sembra fermarsi e il bosco tace. Mi muovo sotto di lui, ma quando raggiungo il piacere è come se qualcosa si spezzasse dentro di me. Cerco di fissarlo in viso, improvvisamente bisognosa di risposte… ma in un battito di ciglia il sogno svanisce.
Mi risveglio, e sento il vento soffiare forte contro le imposte.
Quando mi tocco le labbra le sento calde, come se i baci ricevuti in sogno fossero reali. Non mi chiedo più, però, chi sia lui né perché mi visiti quasi ogni notte.
Perché sento, con inspiegabile certezza, che il sogno è finito.
Il vento soffia forte oggi, facendo quasi tremare le porte del castello e portando con sé l’odore del mare… e qualcosa di persino più antico. Tintagel sembra trattenere il respiro. I miei tre servitori corrono avanti e indietro, spolverando arazzi che hanno quasi perso il colore e lucidando pietre che non brillano da anni.
L’altro giorno, un cavaliere con le insegne reali è arrivato al galoppo.
“Il nuovo Grande Re mi manda ad annunciarvi che presto sarà qui”, ha dichiarato pomposamente, senza nemmeno scendere da cavallo. “Con il sommo Merlino e una scorta di cavalieri. Desidera vedervi, lady Morgana. Vuole conoscere sua sorella.”
Non ho replicato. Negli ultimi mesi, tutto è cambiato, e le notizie sono giunte anche qui a Tintagel.
Uther è morto e mia madre, rinunciando formalmente alla corona, si è ritirata per sempre in convento nel Galles del nord. Lot e gli altri sovrani hanno tentato di spartirsi il regno come cani attorno a un osso ma all’improvviso – come in una leggenda che si riscrive da sola – è riapparso Artù. Ora un giovane guerriero, con Merlino al suo fianco si è fatto strada fino al trono. Si dice che abbia persino estratto Excalibur — l’antica spada dei re, da secoli infissa nella roccia della foresta sacra vicino a Caerleon — ricevendo anche un fodero magico da una dama fatata. Ha sedato i focolai di rivolta che già stavano scoppiando in tutto il regno e ottenuto la fedeltà di tutti i sovrani. Sembra che Nantre e Lot siano stati i primi a giurargli fedeltà, e il giorno dopo Artù è stato incoronato Grande Re dall’arcivescovo di Londinium in persona.
E adesso sta venendo qui.
Poco prima di mezzogiorno, un corteo di scintillanti cavalieri in armatura si ferma alle porte di Tintagel.
Ordino di aprirle, poi scendo nel cortile. Il vento mi strappa quasi i capelli dal volto. I miei piedi sembrano non voler muoversi, ma avanzo comunque di qualche passo.
E subito lo vedo. Artù, il nuovo Grande Re.
Cavalca davanti a tutti. Il mantello blu scuro, l’elmo d’argento, il volto scoperto. Accanto a lui c’è Merlino: più vecchio, più sottile, ma con lo stesso sguardo inquietante di sempre.
Ma lo noto appena. Tutta la mia attenzione è fissa sul giovane sovrano… e il cuore mi si stringe in una morsa.
È lui.
Il volto dei miei sogni. Le mani che mi hanno toccata. Gli intensi occhi azzurri che non si sono staccati da me nemmeno per un attimo… nel bosco, nella sala di pietra, nella stanza di luce.
Improvvisamente, il mondo sembra girare su se stesso.
Anche Artù mi guarda. Sorride. Ma io non riesco a ricambiare, mentre penso soltanto che lui è lì, reale, a pochi passi da me.
Anche Merlino sorride. Ma le sue labbra piegate sembrano quasi farsi beffe di me. Lui… sa dei miei sogni?
Che cosa sta succedendo? vorrei chiedere ad Artù. Chi sei? Perché mi hai cercata nei sogni e perché… adesso sei qui?
Ma non apro bocca.
Perché so che le risposte arriveranno. Forse prima di quanto io stessa possa immaginare.
FINE
Recensioni e commenti
RECENSIONI

Ciao!
Questa Morgana è davvero coinvolgente, prima bambina poi giovane adulta incompresa e solitaria ma con una grande tenacia e l’orgoglio – unica tra le sue sorelle – a non piegarsi alla tirannia di Uther Pendragon. E la parte del sogno con il colpo di scena finale è bellissima.
Anche qui devo dirti bravo, e adesso vado a pescare altre tue storie del medesimo argomento 🙂

Molto bello.
Sarei curiosa di sapere come si svilupperanno le cose adesso che Morgana ha capito che è Artù il giovane che l’ha visitata nei sogni.
E soprattutto… c’entra l’inquietante Merlino con tutto questo? E se si perché ha fatto si che Morgana sognasse e desiderasse Artù?
Se mai avrai voglia di scrivere magari un seguito avrò le mie risposte, altrimenti mi “accontenterò” di aver letto un racconto davvero molto bello.
Buona giornata 🙂

Quello che mi è piaciuto di più di questo scritto è il confronto tra la Morgana bambina, “ribelle” che mal sopporta le sorelle maggiori e il proseguimento in cui appare come un personaggio più maturo e cresciuto ma che non ha del tutto perso il suo spirito ribelle.
Almeno sembra.
La parte del sogno poi è bellissima.
Ti ringrazio per questo scritto, e mi auguro di poterne leggere presto altri.

Bel racconto, molto ben equilibrato tra la parte onirica e quella reale.
Si vede che sei un appassionato del genere – ho dato un’occhiata al tuo profilo e ho visto che di racconti arturiani ce ne sono più di uno – e dato che lo sono anch’io è stato un piacere leggere questo racconto e leggerò anche tutti gli altri tuoi.
Interessante anche il personaggio di Elaine, fra le sorellastre di re Artù quella più trascurata e di cui si sa meno.
Ciao, bravo!
Mauro

Qui Morgana non mostra ancora nessuno dei suoi poteri e sembra priva anche della perfidia che un po’ è parte del suo personaggio, almeno in parecchie trasposizioni.
Ma forse i suoi sogni quasi “premonitori” sono già un segno del potere che è dentro di lei. Chissà.
Interessante cambiamento, sarei curioso di leggere un eventuale seguito se e quando lo vorrai scrivere.
Intanto complimenti vivissimi.
Paolo
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Passano i secoli e i miti sembrano addormentati, ma in realtà continuano a vivere dentro le storie di ogni epoca, qui si parla di amore o seduzione tra fratellastri e anche in Elite, la serie di Netflix, c’è una situazione simile. L’animo umano è sempre stato sfaccettato e pieno di desideri e contraddizioni, mi affascina sempre. Complimenti per il racconto :).
Grazie ❤️🌹.
Si l’animo umano è “multicolore” diciamo, e anche attraverso i secoli le cose non sono cambiate.
I miti e le antiche leggende fanno parte di noi proprio perché ancora molto molto attuali.
😘
L’avevo già letto tempo fa ma l’ho riletto con piacere
La magia delle lontane terre inglesi quando ancora circolavano maghi streghe e draghi sputafuoco!
Bello!!!! Con me questi racconti vanno a nozze
Un abbraccio Enrico
Grazie! ☺️
Sì i tempi del mito sono sempre affascinanti.
Felice che ti sia piaciuto! ☺️🌹
Il tuo prologo è un rituale di iniziazione: Morgana passa dall’invisibilità infantile alla consapevolezza adulta, attraverso sogni che sono al tempo stesso erotici e profetici. La scrittura intreccia materia sensoriale (vento, pietra, velluto, sangue) con simboli archetipici (cervo, drago, rosa, specchio), creando un tessuto che vibra di magia e desiderio.
La forza sta nella fusione di intimità e mito: Morgana non è solo personaggio della leggenda, ma voce viva, fragile e ribelle, che racconta la sua esclusione e la sua sete di destino. Il finale, con Artù che si rivela come l’uomo dei sogni, è un colpo di teatro che apre la porta a conflitti epici e psicologici insieme.
Ti faccio i miei più sinceri complimenti.
Ciao grazie.
Sì, quello che tu scrivi era proprio lo scopo del racconto: la crescita di Morgana, da bambina a giovane adulta che lotta e combatte per quello in cui crede. L’ombra della magia però è già su di lei.
Grazie dei complimenti