L’UOMO CHE RIDE

Scritto nel gennaio del 2016

Vagava per le vie dell’oscura città, un’anima persa. Ferita. Distrutta.

Vagava senza sapere dove andare, alla deriva, mentre il sangue colava lento dalla ferita che gli aveva fatto credere, per un istante, di essere già disceso all’inferno.

Ma era davvero una conclusione inaspettata?

Non lo sapeva. I ricordi della sua vita squallida gli passavano davanti, veloci e confusi. Una famiglia disastrata. Scuole mai terminate. Lavori saltuari. Relazioni che gli avevano lasciato solo dolore. Sempre solo. Sempre più umiliato.

Poi, quella proposta improvvisa. Una rapina facile. Una banca piccola.

“Tu sei bravo con la pistola, Joe…” gli aveva detto un suo conoscente. Uno sbandato come lui, ma che a sentirlo parlare sembrava aver ideato il colpo del secolo. “Unisciti alla mia banda. Pochi rischi, tanti soldi. Quando la polizia arriverà, noi saremo già lontani. Sei dei nostri?”

Ci aveva per davvero anche solo pensato? Non ne era più sicuro. Comunque, aveva accettato. Che cosa aveva da perdere?

Nulla.

Si era unito alla banda. Erano entrati nella banca. Avevano sparato, più per spaventare che per ferire. Volevano solo i soldi. E poi via, verso una nuova vita.

Con le borse piene e l’allarme che risuonava nell’ufficio del direttore, erano fuggiti nei vicoli che conoscevano a memoria. Si erano scambiati sguardi d’intesa nella sera che avanzava diventando velocemente notte. Sorrisi fugaci. Sicuri di avercela fatta. Nella mente di Joe era balenata l’immagine di una città diversa. Un nuovo inizio. Forse l’amore. Forse…

Poi, d’improvviso, qualcosa – qualcuno – era piombato su di loro.

Gigantesco, con un enorme mantello nero e come fuso con l’ombra che avvolgeva la città.

I rapinatori, smarriti, avevano sparato. Ma l’assalitore sembrava immune dai loro colpi, o forse semplicemente così veloce da evitarli. Uno a uno, li aveva sopraffatti.

La paura – un terrore nero, mai provato prima – si era impadronita di Joe. In preda a un riso folle, aveva sparato. Tutti i proiettili che aveva. Fino all’ultimo.

L’ombra aveva sussultato. Forse alcuni colpi erano andati a segno? Poi però un colpo sulla mano e la sua arma era volata via. Un pugno nello stomaco, e col respiro spezzato era finito a terra.

L’assalitore si era inginocchiato davanti a lui. Joe l’aveva guardato negli occhi – che erano sembrati ricambiarlo da due fessure in una grottesca maschera da pipistrello – e aveva tremato. Perché vi aveva letto follia, e una luce omicida mai vista prima.

Sono all’inferno…? si era chiesto. E lui… lui è il Demone mandato a tormentarmi per l’eternità?

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

4 commenti
  1. Daniele
    Daniele dice:

    Davvero intenso.
    La disperazione di Joe arriva dritta al cuore, e l’incontro con quella figura nell’ombra è descritto con una tensione che lascia senza fiato.
    Quel finale sospeso, tra paura e dannazione… mi ha colpito più di quanto pensassi.

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  2. Agata
    Agata dice:

    In questo racconto ho sperato che Joe potesse scappare con i soldi e rifarsi una vita finalmente un po’ felice. È proprio vero che a volte i buoni appaiono cattivi e viceversa, meritiamo tutti un po’ di felicità

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    • admin
      admin dice:

      A volte alcuni nascono “sfortunati” la vita sembra accanirglisi proprio contro quasi li abbia “puntati”.
      E Joe è uno di questi, il suo destino è Batman… e lui presto si trasformerà nel destino del suo nuovo avversario.
      ❤️

      Rispondi

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