L’UOMO GIUSTO
AL POSTO GIUSTO
Scritto nel luglio del 2015

Georgia, Atlanta, sede CNN, 12 novembre 2028
“E siamo finalmente giunti, signore e signori, ai risultati finali delle votazioni per la carica di presidente degli Stati Uniti!” esclamò il giornalista della BBC, in diretta nazionale, chiaramente emozionato per l’importanza della notizia che stava per dare.
“La senatrice Kamala Harris, del Partito Democratico ha ottenuto il 20%, delle votazioni generali, il senatore John McCain del Partito Repubblicano il 32%, e infine il candidato autonomo Alexander Joseph Luthor, da Metropolis nel Kansas, ha ottenuto il 48% dei voti totali! In virtù di questi dati, Alexander Joseph Luthor diventa da questo momento il 48° presidente degli Stati Uniti d’America!”
“Ce l’abbiamo fatta, signor Luthor!” esultarono Tess Mercer e i suoi collaboratori più fidati, nella villa dove l’industriale non aveva perso nemmeno una parola della diretta. “Finalmente è riuscito a diventare presidente!”
Luthor annuì, il viso appoggiato alla mano con l’anello di kryptonite verde e lo sguardo fisso sullo schermo. Aveva vinto, sì… ma quello era solo l’inizio del suo piano di dominio totale.
SEI MESI DOPO
Nell’ufficio presidenziale alla Casa Bianca, Luthor firmò alcuni decreti amministrativi di poco conto. Poi, congedati i suoi collaboratori, sollevò il primo dei sette telefoni installati sulla sua scrivania e compose un numero.
“Al?” disse, quando dall’altro capo rispose una voce. “Lex Luthor. Notizie di Superman?”
“Buongiorno, signor presidente. Superman è ancora nello spazio, intento a fermare la caduta dei satelliti della LexCorp. Quelli a cui abbiamo tolto la corrente una settimana fa. Ne avrà per almeno un mese.”
“Bene”, sorrise Lex. “Tienimi aggiornato.”
Riagganciò, poi passò alla seconda chiamata.
“Duncan? Sono Lex Luthor.”
“Buongiorno, presidente! È un piacere sentirla.”
“Che mi dici di Batman?”
“È ancora impegnato a disinfestare Gotham dai pipistrelli giganti che abbiamo liberato dai nostri laboratori segreti. Ce ne sono a centinaia. Non se ne uscirà presto, signore. Glielo garantisco.”
“Ottimo. Voglio essere aggiornato su qualsiasi novità, anche piccola siamo intesi?”
“Ricevuto.”
Uno dopo l’altro, Luthor contattò i suoi collaboratori: a Temishira, dove Wonder Woman combatteva contro barconi di presunti profughi molto ben equipaggiati; ad Atlantide, dove Aquaman affrontava un mare invaso dai rifiuti delle petroliere LexCorp, riverniciate di nero per non essere riconosciute.
Hawkman era invece stato catturato e adesso era prigioniero in un circo, tormentato da piccioni mutati con kryptonite. Flash, fermato per eccesso di velocità pedonale, era ai domiciliari. Martian Manhunter e Freccia Verde, accusati rispettivamente di cospirazione aliena e possesso illegale di armi bianche, erano stati posti agli arresti con un clamore mediatico senza precedenti.
Posato l’ultimo telefono, Luthor sorrise. Aveva sistemato uno a uno i suoi nemici. Adesso gli restava da fare solo un’ultima cosa: conquistare le masse.
Un compito che disprezzava. Convincere milioni di idioti che sono la loro unica speranza… che spreco di tempo, pensò.
Si era adattato a farlo giusto per vincere le elezioni, ma adesso gli serviva un volto. Non per forza intelligente, anzi, piuttosto capace di conquistare la gente con buffonate. Qualcuno che credesse alle sue stesse menzogne. Un volto da circo, insomma. Un cane da osso. Un, per dirlo alla maniera del vecchio Jonathan Kent, bel pezzo di scemo.
Ma dove trovarlo?
Girò pensoso il mappamondo che teneva sulla scrivania. Poi si fermò, colpito da un’improvvisa intuizione, e scattò in piedi.
“Ma certo!” esclamò. “Perché non ci ho pensato prima?”
Prese il telefono interno. “Tess!” gridò. “Ho bisogno della sua memoria. Si ricorda quel politico italiano che mesi fa girava per i talk televisivi con addosso la felpa con la mia faccia stampata sopra? Quel cretino che pensava di farmi pubblicità?”
Silenzio. Poi la risposta, e un sorriso si dipinse sul viso di Luthor.
“Matteo Salvini della Lega, eh? Molto bene. Allora mi metta subito in contatto con l’Italia. Subito! Ho urgente bisogno di parlargli.”
FINE
Recensioni e commenti
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Davvero avvincente.
Mi ha colpito quanto riesci a rendere credibile e inquietante l’ascesa di Lex: ogni telefonata, ogni mossa calcolata costruisce un senso di potere freddo e assoluto.
E quel finale, con l’intuizione improvvisa e il sorriso di Luthor… lascia spazio al nome più improbabile che davvero non mi aspettavo.
Salvini con la maglietta “forza Lex” avrei proprio voluto vederlo :-).
Grazie di aver condiviso questo racconto!
Ciao, eh Salvini secondo me sarebbe tranquillamente capace di mettersela quella maglietta :-D.
Grazie dei complimenti.
Wow, troppo carino questo racconto!! Al posto di Giuseppi c’è Salvini che infatti ha saputo circuire molti dei nostri connazionali.
Grazie 🥰❤️. Sì, Salvini con la felpa di Lex Luthor sarei capace di sognarmelo la notte, Conte per cretino che sia non me lo vedo invece 😄
😄😄😄 Complimenti all’intelligenza e alla scaltrezza di Lex Luthor, che tra l’altro vedrei alla grande come Presidente degli Stati Uniti, visto che è riuscito a liberarsi di tutti i nemici possibili, e non solo dello storico Superman. Soprattutto si è reso conto dell’idiozia della massa intesa come “popolo”, che abbocca a tutto quello che gli viene propinato e promesso. E alla fine abbiamo una gestione star: il leader della Lega Matteo Salvini, perfetto per il ruolo che L’ex ha pensato per lui. Complimenti anche a te per aver scritto un racconto assai realistico avente per protagonista un anti-eroe di fantasia, più credibile di tutti i nostri politici, di destra e di sinistra, reali.
Ciao e grazie dei complimenti ☺️.
Sì, questo racconto mi è venuto proprio pensando a un Lex Luthor stile Trump – ma molto più affascinante – e a Salvini con le sue felpe inneggianti.
Diciamo un bel mix 😁.
A presto e grazie.