MUTAZIONE

Scritto nell’aprile del 2001

Quel giorno, sulla Galilea, si era scatenato un violentissimo temporale. Tuoni, fulmini e gli alberi, sferzati dal vento, che minacciavano di sradicarsi in qualsiasi momento. Mentre risaliva a cavallo il monte Golgota alla testa di due coorti di legionari, il centurione romano Gaius Metellus Livius aveva quasi l’impressione che il cielo stesso fosse adirato con i mortali.

Dietro di lui, una folla immensa seguiva le truppe. Tre condannati stavano venendo condotti al supplizio finale, ma quasi tutti i presenti erano lì per uno solo di loro: il Rabbi. Maestro. Così lo chiamavano nella lingua della Galilea.

Il governatore Ponzius Pilatus ne aveva già mandati a morte parecchi, di esaltati convinti di essere inviati dal Dio degli Ebrei, l’unico Dio come sostenevano loro. Ma questo… questo era diverso. Si chiamava Gesù ed era figlio di un semplice falegname. Da anni infiammava le folle con parole ammalianti e le voci sui suoi miracoli correvano da villaggio a villaggio.

Non solo: si era anche proclamato Cristo, ossia il figlio di Dio fattosi uomo. I sacerdoti del Tempio erano furiosi. Cayfas, il sommo sacerdote, aveva chiesto a gran voce la condanna del giovane presentando a Pilatus le accuse più infamanti: sobillatore, disturbatore della quiete pubblica e predicatore di libertà che minacciavano le radici stesse del potere romano sulla Galilea.

Livius si voltò un momento a osservare il condannato. Coperto di sputi e percosse, la pelle segnata per sempre da violente frustate. Portava la croce con tale fatica da sembrare sul punto di crollare ad ogni passo che faceva.

Non aveva nulla del profeta che, come si diceva, aveva colpito persino Pilatus. Nulla del ribelle capace di infiammare la Giudea predicando soltanto di un futuro di pace e libertà.

Arrivati in cima al monte, spoglio di alberi e di qualsiasi traccia di vegetazione, i legionari fissarono le croci al terreno per poi issarvi i condannati.

I due ladroni portati lì con Gesù urlavano, contorcendosi animatamente man mano che i chiodi penetravano nelle loro carni. Gesù no. Nessun lamento, nemmeno un sussurro sebbene il dolore dovesse essere atroce.

Deve avere una resistenza fuori dal comune, pensò Livius, ricordando che nemmeno durante le torture nel Tempio quell’uomo aveva emesso un grido. Nessun mortale sopportava il dolore in quel modo. A meno che la follia non gli avesse offuscato la mente. Che fosse stato toccato da qualche divinità era da escluderlo dato che – il centurione ne era fermamente convinto – il Dio degli Ebrei non era altro che un cumulo di vuote e sciocche superstizioni.

Gesù in realtà era altrove. Il dolore fisico era nulla, per lui, rispetto al tormento che gli lacerava l’anima. Si sentiva deluso. Ferito. Tradito, proprio da coloro che più avrebbero dovuto essergli leali.

Aveva dato tutto, nella sua breve vita mortale. Dispensato miracoli, parole d’amore, fatto del bene ad amici e nemici. E adesso… adesso lo odiavano, molto di più di quanto detestavano i veri criminali che stavano venendo crocifissi insieme a lui.

Anche alcuni dei suoi discepoli l’avevano deluso. Giuda lo aveva venduto. Pietro, interrogato, aveva negato persino di conoscerlo.

Non tutti lo avevano abbandonato, però. 

Maria, sua madre, era lì. Bella, dignitosa, sorretta dal braccio forte di Giovanni. Il più giovane e il più fedele dei suoi discepoli, per lui quasi un fratello minore.

Gesù lo amava. Se solo ci fosse stato più tempo, avrebbe scelto lui come successore. Non Pietro, quel pusillanime che l’aveva persino rinnegato.

Maria Maddalena stava al fianco di Maria. La donna che Gesù aveva amato, dopo averla salvata dalla lapidazione anni prima. Adesso piangeva, inconsolabile, il volto e i bellissimi capelli rossi nascosti da un velo scuro.

Gesù avrebbe desiderato vedere un’ultima volta anche Lazzaro, colui che aveva strappato alla morte ridonando il soffio della vita a un cadavere ormai gelido. Adesso vagava per il mondo, combattendo le ingiustizie e aiutando i deboli e i bisognosi… lui sì che si era rivelato degno del suo amore.

Nemmeno Lazzaro, comunque, avrebbe potuto salvarlo ormai. Soltanto Dio, suo padre, avrebbe potuto. E invece da lui non aveva ottenuto altro che silenzio. Un silenzio che adesso gli sembrava più che mai un totale abbandono.

Padre, pensò, alzando gli occhi al cielo sferzato dal temporale. Padre perché… mi hai abbandonato?




Nel regno dei dannati, nel frattempo, Lucifero osservava. Seduto sul suo trono d’ombra, seguiva gli eventi con sguardo attento.

Il principe dei Cieli, il figlio del suo nemico, colui che un tempo l’aveva sconfitto in battaglia gettandolo nelle oscure profondità degli Inferi, stava morendo. Crocifisso come un comune criminale, su un monte simile a un nudo teschio. Eppure… non provava gioia.

Aveva odiato quel giovane. Gli aveva offerto alleanza ed era stato respinto, con sdegno e repellenza.

Avrebbe dovuto essere felice di vederlo in rovina, e invece… invece qualcosa lo turbava.

Si alzò di scatto, mosso da un’improvvisa decisione.




Sul Golgota, la folla si stava ormai disperdendo. Solo i legionari e pochi altri restavano fermi al loro posto, ciascuno mosso da una ferma determinazione.

Gesù, sulla croce, arso dalla sete e dal dolore, stava perdendo i sensi. Poi, all’improvviso… lo vide.

Il volto del Maligno davanti a sé.

“Che… che vuoi…?” riuscì appena a mormorare, la voce spezzata dalla sete.

Lucifero sorrise. Un sorriso lento, affilato, quasi divertito. Gli occhi erano due pozze nere, ma all’improvviso in essi brillò una luce innaturale, come una fiamma che divorava senza scaldare.

Ciò che ho sempre voluto.

La voce gli arrivò nella mente, insinuante e morbida come seta bagnata. La tua amicizia. E il tuo amore.

Gesù avrebbe voluto parlare, ma la gola era un deserto. Pensò soltanto: Che ne sai tu dell’amore?

Più di quanto immagini. La voce di Lucifero si avvolse come un serpente. L’amore è un’arma. E io so usarla meglio di chiunque altro.

Menti…

Il pensiero gli tremò nella mente, spezzato dal dolore.

No. La risposta fu immediata, tagliente. Chi ti ha mentito è tuo padre. Ti ha lasciato qui a morire. Io, invece, ti ho sempre offerto aiuto.

Gesù tentò di sollevare il capo, ma un’ondata di dolore lo travolse. “V-vattene…” riuscì a sussurrare. “Sto… compiendo la mia missione…”

La risata di Lucifero non fu un suono: fu un brivido nella sua mente. Missione? Guarda cosa ha prodotto la tua obbedienza.

Le immagini esplosero nella mente di Gesù come colpi di martello. Maria arrestata. Giovanni mutilato. Lazzaro accecato. Maddalena trascinata via, urlante.

No… basta… ti prego… Ogni pensiero era doloroso, un singolo respiro un incendio nei polmoni.

Senza di te, coloro che ami saranno perduti. Lucifero sembrò sfiorargli il viso con una carezza leggera… o aveva le allucinazioni? E chi ti ha rinnegato prospererà.

Gesù vide Pietro con gli occhi della mente. Vide la folla. Vide la Chiesa da lui fondata crescere, espandersi in ricchezza e potere fino a corrompersi e divorare se stessa. Un edificio di potere costruito sulle sue parole… e alla fine rivoltatosi contro di esse.

Il suo capo cadde in avanti. Il mondo oscillava sull’orlo delle tenebre.

Sono… Il pensiero era un filo che stava per spezzarsi. Sono stato ingannato?

Sì.

E se tu… mi stessi mentendo? Ancora?

Potrei. La voce era un sussurro di velluto e veleno. O potrei non farlo. È questo il punto. Io non ti chiedo fede… ti chiedo di ascoltare ciò che già senti dentro. Il dolore. La solitudine. L’abbandono.

Gesù tacque. Il dolore era ovunque. Il sangue gli colava dagli avambracci, caldo e lento. Ogni respiro era una pugnalata.

Che cosa vuoi da me… davvero…?

Passa dalla mia parte. La voce ora era dolce, quasi tenera. Ti salverai. E salverai coloro che ami. Nessuno morirà o dovrà ancora soffrire per te. E tu… non dovrai più essere il sacrificio di nessuno.

Gesù sollevò gli occhi al cielo. La vista gli si offuscava, il cielo un caos sopra di lui.

Cercava un segno. Un soffio, una parola… qualsiasi cosa.

Padre…

Il pensiero era un lamento. Un’ultima richiesta, un’ultima speranza. E proprio in quell’istante, nel punto più profondo della sua disperazione, qualcosa in lui si incrinò. Una scintilla che gli vibrò nel corpo martoriato, e in quel silenzio sentì nascere dentro di sé un rifiuto feroce, un impulso istintivo a non piegarsi a quel destino imposto. dall’alto. La rabbia gli ribollì in corpo e strinse i pugni, ignorando il dolore dei ferri incisi nella carne.

«È morto,» disse Maria. «Non respira.»

“È morto…” mormorò Maria. “Non… non respira più…”

A un ordine del loro centurione i legionari si mossero. Le picche vennero scagliate e i due ladroni, già morti, trafitti al petto secondo l’usanza. Poi Livius sollevò la lancia.

La scagliò verso il petto di Gesù, un lancio perfetto, potente e preciso.

Ma Gesù… Gesù staccò un braccio dalla croce e fermò l’asta a mezz’aria. La rilanciò e, nello spazio di un battito di ciglia, Livius, colpito al cuore, cadde a terra morto.

Lentamente Gesù scese dalla croce. Sanguinante, ma sorprendentemente vivo.

I legionari, pur sconvolti dalla morte del loro comandante, lo attaccarono. Vennero tutti abbattuti e il loro sangue si mischiò, a terra, con la pioggia battente che non aveva mai smesso di cadere.

Gesù li guardò appena, poi si avvicinò a Maria e Giovanni. Maria Maddalena rimase un passo indietro, fissandolo in silenzio.

“Sei… sei vivo…” mormorò Maria. “Ma come…”

“Sta’ tranquilla, madre. Tutto ciò che conta è che siamo di nuovo insieme.”

Gesù sorrise, ma il suo non era il solito sorriso. C’era qualcosa di strano. Le orribili ferite sul suo corpo si stavano velocemente rimarginando, e un paio di ali gli spuntarono sulle spalle. Non ali d’angelo, ma simili a quelle di un pipistrello. Nere come un’ombra che non sembrava appartenere al mondo degli umani.

Fissandolo sbalordito, Giovanni si accorse che gli occhi del suo amato maestro erano rossi.

“Rabbi, maestro ma cosa… cosa sei diventato?”

Gesù mosse le labbra per rispondere, ma in quel momento il rombo di un tuono violentissimo squarciò il cielo.

Il vento si alzò, mentre il figlio di Dio guardò coloro che gli erano rimasti accanto fino alla fine. Al suo nuovo inizio.

“Non ho scelto il male”, disse in tono calmo. “Solo di non morire invano.”

Le sue ali sbatterono violentemente, facendo tremare la terra sotto di sé, poi Gesù si librò nell’aria.

E mentre si allontanava, lasciando sotto di sé solo sangue e silenzio, una domanda rimase sospesa nei cuori di coloro che l’avevano amato e seguito:

Chi è davvero il salvatore, quando il mondo non vuole essere salvato?


FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Gesù pieno di rabbia e rancore mi mancava…
Hai fatto una rilettura originale di quelli che avrebbero potuto essere i sentimenti del figlio di Dio (in quel momento solo
un uomo che soffriva) in punto di morte che mi è piaciuta e mi ha molto colpito!
La parte del confronto col Maligno poi è la più bella, intensa e molto vivida, e il colpo di scena finale è praticamente perfetto.
Bella bella storia, mi è piaciuta molto.

8 commenti
  1. Sabrina
    Sabrina dice:

    Ciao caro amico
    Che bella questa trasformazione di Gesu
    A prescindere da come la vedo io su religioni in generale mi è piaciuta molto
    Più che horror la vedo fantasy
    Mi ha ricordato un po’ un personaggio di una serie che ho che parla di vampiri
    Non so se li hai letti il personaggio in questione si chiama Kalona
    Contesto completamente diverso ma il tormento è molto simile
    Bravo!!!!!

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao ma grazie!! 🙂
      Il tuo commento mi fa ancora più piacere perché tu sei una persona che legge tanto e quindi hai la possibilità di fare diversi raffronti.
      Sì questa versione di Gesù risponde a una domanda che mi sono sempre fatto su cosa sarebbe potuto succedere se lui, anziché riabbracciare alla fine di tutti i tormenti passati sulla terra la sua natura divina si fosse invece incattivito per poi passare al “lato oscuro” (quindi una versione più umana del personaggio, spogliato quasi della sua aura divina.
      Grazie ancora di aver letto e recensito e a presto 🙂

      Rispondi
      • Monica
        Monica dice:

        Un Gesù che si ribella mi mancava. Molto umano, con la sua angoscia, le sue paure, la sua desolazione e poi disperazione per quel destino avverso. Ma… Sorpresa! Un briciolo di umanità e di compassione la si trova anche in Lucifero, il Maligno, per la sorte toccata a quello che doveva essere il suo nemico. Bello il dialogo fra i due. Anche io abbraccio la teoria secondo la quale fra Gesù e Maddalena vi fosse un sentimento che andava oltre il legame fra Maestro e redenta. E si Pietro, e il suo rinnegare il Maestro, la pensiamo tutti allo stesso modo. I tuoi racconti non sono mai scontati, e diversi l’uno dall’altro. Bravissimo.

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        • admin
          admin dice:

          Grazie ☺️.
          Si questo what if secondo me ci sarebbe anche potuto stare.
          Del resto Gesù ha cercato solo di fare del bene ed è stato ricambiato spesso con ingratitudine e tradimenti.
          E da quel suo “padre mio, perché mi hai abbandonato?” è nato lo spunto per questo mio racconto.
          Lucifero qui è più che altro un rivale di Dio, ma non odia Gesù anzi ha cercato di aprirgli gli occhi e alla fine sembra esserci in qualche modo riuscito.
          A presto ☺️

          Rispondi
  2. Claudia
    Claudia dice:

    Questo racconto mi ha fatto venire in mente il fatto che spesso mi sono interrogata sulla figura di Gesù, sulla sua vita e sui suoi sentimenti. Spesso mi sono trovata in disaccordo con quello che dicevano persone che vanno abitualmente in chiesa. E quindi mi sono ritrovata molto nella tua riflessione. Bel racconto, bella rivisitazione. Complimenti

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Grazie, della recensione e dei complimenti 🤗.
      Si la figura di Gesù mi ha sempre affascinato, è una delle figure del passato che avrei voluto conoscere. Parlarci a quattr’occhi e vedere che impressione mi avrebbe fatto.

      Rispondi
  3. Agata
    Agata dice:

    Questo racconto esprime bene il dolore di chi cerca di fare del bene ed è ricambiato con voltafaccia e tradimenti. Credo che capiti a molti esseri umani questa situazione ed è facile trasformarsi da vittime in carnefici. La cosa migliore è non aspettarsi nulla da nessuno e fare il bene perché ci si sente di farlo, senza aspettarsi gratitudine o di essere trattati allo stesso modo. È molto umano questo Gesù del racconto e lo si comprende nella sua scelta.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Si è vero, non aspettarsi nulla è la cosa migliore.
      Bisogna comportarsi come ci si sente e lasciare perdere aspettative e/o gratitudine da parte degli altri.
      Gesù secondo me si è risentito e incazzato molte più volte di come ci è stato tramandato, e deve aver sofferto e patito parecchio per le delusioni e i tradimenti subiti.
      Mi sarebbe piaciuto conoscerlo direttamente, ma questo lo sai già. ☺️.
      Grazie 😘🌹

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