OLTRE LA VITTORIA

Tokyo, Katagiri Korozon
Le urla degli Haniwa si mescolavano al fragore del metallo che cedeva sotto la furia dei loro attacchi, e ormai l’intera struttura era diventata un immenso e caotico campo di battaglia.
L’agente Yamada si muoveva rapido come un’ombra. Entrò nella stanza principale della sede, quella in cui erano contenuti tutti i dati tecnici della geniale tecnologia che aveva fatto dell’azienda di Katagiri una delle più grandi ed affermate del suo settore.
Si guardò un attimo attorno, poi si sedette davanti al terminale al quale erano collegati tutti gli altri e v’inserì una USB, digitando le parole chiave che aveva sottratto ai documenti del titolare. Ogni file segreto, ricerche proibite ed esperimenti nucleari o su nuove superleghe termoresistenti, era contenuto lì e Yamada copiò tutto in silenzio, mentre fuori si scatenava l’inferno.
Quando il trasferimento fu completo, l’uomo afferrò il telefono che teneva nel giubbotto antiproiettile e digitò un numero. Un momento di silenzio, poi all’altro capo rispose una voce.
“Dottor Kabuto?” disse Yamada. “Sono io, Tetsuya.”
“Tetsuya! Ci sono novità?”
“Sì. Ho compiuto la mia missione e sto per fare ritorno alla base.”
Con uno scatto secco, Tetsuya chiuse la chiamata e, presa la USB, uscì nel corridoio disseminato di morte. Dopo aver controllato che non ci fosse nessuno negli immediati paraggi corse via, senza mai guardarsi indietro e finendo per scomparire nel nulla come se non fosse mai stato lì.
Prefettura di Tokyo, montagna Haniwa
La pioggia cadeva fitta, trasformando la montagna sacra in un labirinto di fango e ombre. La polizia aveva circondato l’area, decisa a seguire l’unica traccia che aveva per ritrovare Tsubasa, e da sotto i tendoni da campo allestiti in tutta fretta l’ispettore capo Shinigami continuava a mandare avanti i suoi uomini nella speranza di arrivare a qualche risultato.
Sotto un altro tendone c’erano Wakabayashi, Ishizaki e Misaki, tutti preoccupati per il loro amico, insieme a Roberto. Sanae invece si avvicinò alla madre di Tsubasa con una tazza di caffè caldo.
“Tenga, signora Ozora, così potrà riscaldarsi un po’.”
“Sei molto gentile, Sanae…” sorrise la donna. Sorseggiò il caffè mentre Sanae le si sedette accanto.
“Signora Ozora, posso farle una domanda?”
“Ma sì certo. Dimmi pure.”
“Ho notato che da quando l’ispettore ha nominato per la prima volta questo posto lei ha avuto una reazione strana.”
“Ma no, ti sbagli…”
“Non mi menta, la prego… so cosa ho visto!”
“Sanae, io…”
La ragazza, decisa, le prese le mani fra le sue.
“Mi ascolti, signora Ozora. Se c’è qualcosa che sa… qualsiasi cosa, che potrebbe aiutarci a ritrovare suo figlio, me lo dica la prego. Oppure ne parli con la polizia. Qualsiasi dettaglio, anche quello che le sembra più insignificante… potrebbe essere fondamentale.”
Sul viso della signora Ozora, illuminato dalle lampade tremolanti del tendone, sembrarono combattersi emozioni contrastanti, ma alla fine la donna si limitò a sospirare.
“Mi dispiace Sanae. Vorrei poterti dare le risposte che vuoi… ma credimi, non so nulla. Niente di più di quanto ho detto alla polizia.”
Sanae non replicò, ma il silenzio che seguì le sembrò più eloquente di mille parole. La madre di Tsubasa stava mentendo… ma per quale motivo?
Tokyo, Katagiri Korozon
Tsubasa, afferrato da due degli assistenti di Katagiri, venne adagiato su una grande lastra d’acciaio. Mani e polsi gli vennero bloccati in modo che non si potesse muovere.
“Credimi, Tsubasa…” gli disse Katagiri incombendo su di lui. “Se ci fosse stato un altro modo, io…”
Non riuscì a proseguire, perché all’improvviso gli Haniwa fecero irruzione nella sala, simili a un’orda di demoni impazziti.
Katagiri urlò, ma gli Tanisha, Higawa e i loro compagni si gettarono sui suoi uomini facendone strage e iniziando a distruggere le celle dov’erano imprigionati i loro simili.
“Tsubasa!”
Tanisha accorse da lui e, in un attimo, lo liberò. “Ma tu…”
“Lui si sarebbe sacrificato… per salvarci tutti…” le spiegò una giovane prigioniera, sostenuta dalle forti braccia di Higawa.
“Davvero?” Tanisha sorrise. “In questo caso… devo ammettere di essermi sbagliata su di te. La nostra Anziana Madre, il capo del nostro popolo, mi aveva incaricata di avvicinarti per convincerti ad aiutarci ma io non ero molto convinta. Non ti conoscevo e pensavo che fossi soltanto un ricco viziato ed egoista. E invece… sei davvero uno di noi.”
“Sì, ma adesso porta tutti fuori di qui”, annuì Tsubasa. “Io devo fermare Katagiri. Forse… c’è ancora qualcosa che posso fare.”
“In questo caso io vengo con te. Higawa, pensa tu agli altri!”
Il guerriero annuì, e Tsubasa e Tanisha corsero dietro a Katagiri, nel frattempo datosi alla fuga. Questi attraversò un corridoio poi, raggiunta una piccola sala circolare, si fermò davanti a un quadro comandi pieno di luci e pulsanti.
“È finita, Munemasa…” si fece avanti Tsubasa. “Ti prego, vieni con me. Forse c’è un’altra soluzione a tutto questo, lascia che ti aiuti…”
“No Tsubasa, ormai per me è finita…” scosse la testa Katagiri. “Tu eri la mia ultima speranza, ma adesso ho capito che non ci si può opporre al proprio destino. Ma non morirò da solo… il mio impero crollerà con me!”
Schiacciò un tasto rosso alle sue spalle e subito entrò un funzione un meccanismo automatizzato che annunciava la distruzione di tutto l’edificio da lì a soli quattro minuti.
“Presto, dobbiamo andare via da qui!” gridò Tanisha a Tsubasa, e i due corsero via mentre Katagiri li osservò un’ultima volta.
Mettiti in salvo Tsubasa..., disse fra sé. E ti prego, perdonami se puoi…
Poi il soffitto gli crollò addosso, e le fiamme si diffusero ovunque non lasciando scampo alcuno mentre Tsubasa e Tanisha, raggiunti gli altri, riuscirono a mettersi in salvo.
Una volta fuori, gli Haniwa osservarono la Katagiri Korozon autodistruggersi e crollare su se stessa come un gigante che si piegava alla furia degli elementi.
“Finalmente quel mostro ha avuto quello che si meritava…” sibilò un’anziano prigioniero, ma Tanisha vide che gli occhi di Tsubasa erano bagnati di lacrime.
Addio per sempre, Munemasa..., pensò il numero 10 della Nippon Youth. Spero che adesso… riuscirai finalmente a trovare la pace.
Tokyo, Muji Hotel
Marzia rientrò nella stanza d’albergo che divideva con le amiche, togliendosi subito il K-way bagnato di pioggia. Georgiana, sdraiata sul letto a sfogliare una rivista di moda, la guardò.
“Novità?”
“Sembra di sì. La polizia ha circondato la zona attorno alla sacra montagna Haniwa, poco distante da qui. Sembra che squadre di agenti vadano avanti e indietro ”
Marzia si sedette sul letto iniziando a togliersi gli stivali. “Non li invidio, là fuori con tutta questa pioggia e quel ventaccio che ha iniziato a tirare. A proposito, Maria Elena mi ha detto che forse fra qualche giorno la dimettono.”
“Bene”, rispose Georgiana, ma la sua testa era altrove. La montagna Haniwa, pensò, è lì che Tsubasa mi ha detto che i suoi genitori lo trovarono, tanti anni fa. E se la polizia dovesse scoprire che fine ha fatto… e il suo segreto venisse alla luce?
Non sapeva davvero che pensare.
Prefettura di Tokyo, montagna Haniwa
Gli Haniwa condussero Tsubasa all’interno della montagna sacra, aggirando il cordone della polizia tramite uno dei tanti passaggi segreti che solo loro conoscevano.
Qui, il giovane numero 10 della nazionale giapponese si trovò in un paesaggio surreale: case scavate nella roccia, ponti sospesi sul nulla e il popolo di terracotta… miriadi di facce a lui sconosciute che lo osservavano con stupore e curiosità.
Tanihsa, Higawa e tutti gli altri avevano riacquisito il loro aspetto originale, e osservandosi nello specchio di un lago Tsubasa sobbalzò. Anche lui adesso era totalmente di terracotta!
“Non devi aver paura”, gli disse gentilmente Tanisha. “Questo è il nostro vero aspetto. Ne assumiamo uno umano soltanto quando valichiamo i nostri confini, che diventa poi il nostro se decidiamo di restare fra gli umani. Anche questa fa parte delle antiche magie del nostro popolo. Presto la nostra Anziana Madre ti spiegherà tutto.”
Raggiunto il cuore della montagna, l’Anziana Madre li accolse tutti.
Anche lei fatta d’argilla, era piccola e fragile ma quando parlò la sua voce risuonò autorevole e solenne.
“Bentornato fra noi, Tsubasa, nostro figlio perduto.”
“Io… io non capisco…” mormorò turbato lui. “Il mio aspetto, e quello di tutti gli altri…”
L’Anziana Madre lo fece sedere davanti a lei.
“Noi siamo il popolo di terracotta”, spiegò. “Nati e vissuti sempre qui, all’interno di questa montagna. Alcuni di noi però furono presi dal desiderio di vedere il mondo esterno e allora gli anziani del nostro popolo idearono una magia. Essa avrebbe permesso a quelli di noi che desideravano addentrarsi nel mondo esterno di assumere automaticamente un aspetto umano, in modo da integrarsi senza problemi fra la popolazione.
La cosa funzionò talmente bene che presto decidemmo di esporre alcuni dei nostri nuovi nati alle pendici della montagna, per far sì che l’integrazione fra i nostri due popoli continuasse a progredire sempre più. Tu eri uno di questi nuovi nati, Tsubasa.”
“E… i miei veri genitori?”
“Noi nasciamo direttamente dalla terra sacra di questa montagna, figliolo, non abbiamo genitori fra la nostra razza. Almeno, non come li intendono gli esseri umani. Ma quando sei nato ti ho tenuto in braccio… e ancora ricordo quel giorno. Anche da qui noi abbiamo sempre vegliato su di voi, Tsubasa, non vi abbiamo mai persi di vista.”
Tsubasa sorrise, incerto.
“E poi?”
“Poi, un giorno, iniziarono ad arrivarci delle notizie secondo cui alcuni dei nostri erano stati catturati e sottoposti ad orribili esperimenti…”
“Katagiri.”
“Esatto. È stato allora che ho mandato Tanisha da te. Speravo che il tuo legame con lui potesse aiutarci… ma il destino aveva già i suoi piani e tutto, alla fine, si è concluso per il meglio. Il nostro popolo è libero, adesso. Anche grazie a te.”
Continuarono a parlare per un po’, poi Tsubasa espresse il desiderio di tornare a casa, dalla sua famiglia e dai suoi amici.
“Prima però prendi questo”, rispose l’Anziana Madre porgendogli un pendente identico a quelli che stavano al collo di Tanisha e degli altri. “È intriso della nostra magia e ti renderà immune alla pioggia. Ora va’ pure, figlio mio ma non dimenticare… noi saremo sempre qui, ogni volta che vorrai tornare.”
“Grazie”, annuì Tsubasa, stringendo il pendente tra le dita. “Non lo dimenticherò.”
“Mi dispiace”, scosse la testa l’ispettore capo Shinigami. “Quella maledetta montagna è piena di cunioli e la pioggia battente non ci facilita certamente il compito.”
La madre di Tsubasa vacillò, sorretta però dalle braccia forti di Roberto.
“Mi prometta soltanto che non smetterete di cercare.”
“Certo che no, signora. Ma…”
“Ehi, guardate!” intervenne improvvisamente Ishizaki. “C’è qualcuno là!”
Tutti si voltarono e lo videro indicare le pendici della montagna, da dove una persona stava camminando nella loro direzione.
“Ma quello… è Tsubasa…?”
“Ma sì, è proprio Tsubasa!” sorrise Wakabayashi, e i tre ragazzi della nazionale corsero ad abbracciare il loro capitano.
Sta piovendo..., pensò la signora Ozora. Eppure…
Suo figlio, per la prima volta in vita sua, si muoveva disinvoltamente sotto la pioggia e quando le si avvicinò, lei gli vide al collo un pendente, una pietra scura incastonata in un cerchio d’argento.
“Sono tornato, mamma…”
L’abbraccio forte e quando le sussurrò all’orecchio: “Adesso so chi sono davvero…” lei capì che qualcosa d’importante doveva essere successo.
Poi Tsubasa si staccò da lei e sorrise a Sanae.
“Oh Tsubasa…” pianse, felice, la ragazza. “Sono così contenta di rivederti, ero così in pensiero…”
“Ciao Sanae”, le sorrise lui, poi la strinse fra le braccia affondandole il viso fra i capelli. La sua Sanae… aveva davvero avuto paura di non rivederla mai più.
Tokyo, Muji Hotel
Con il ritorno di Tsubasa, le indagini sulla sua scomparsa cessarono ovviamente all’istante. Il giovane numero 10 della Nippon Youth non raccontò la verità sulla sua scomparsa, ma dichiarò alla polizia di essersi avventurato all’interno della montagna sacra desideroso di esplorarla. Sorpreso però da un crollo improvviso, era rimasto intrappolato in una delle gallerie interne e solo un altro crollo gli aveva improvvisamente liberato una via di fuga.
“L’ho fatto per Munemasa”, spiegò alla madre, a cui invece raccontò tutta la verità. “Nonostante tutto quello che ha fatto, era comunque uno dei miei migliori amici. Mi ha aiutato e supportato per anni, e io questo non lo dimentico… non voglio dimenticarlo. Era disperato, e credo che questo l’avesse fatto pian piano impazzire… ma non voglio che venga ricordato come un folle assassino. Servirebbe solo a sporcarne la memoria.”
“Capisco. Ma credo ci sia un’altra persona, oltre a me, a cui dovresti raccontare la verità. Sanae.”
Tsubasa abbassò lo sguardo.
“I-io… io non credo di essere ancora pronto per questo.”
“Caro, lo so che per te è difficile, ma Sanae ti ama e continuando a tenerla distante credo che potresti finire per perderla. Ti chiedo soltanto di rifletterci.”
Due giorni dopo, la Nippon Youth era pronta a lasciare il ritiro di Tokyo. I vari giocatori che la componevano sarebbero tornati tutti insieme nel centro sportivo federale per poi, da lì, partire ognuno per la propria destinazione.
Ishizaki si affacciò sulla porta della stanza di Tsubasa e Misaki.
“Siete pronti, ragazzi?”
Misaki annuì, finendo di chiudere la sua valigia. “Sì, Tsubasa ha detto che torna subito. Doveva parlare con una persona, ma non mi chiedere con chi.”
Nel frattempo, Tsubasa bussò alla porta della stanza di Marzia e Georgiana, e fu proprio quest’ultima ad aprirgli la porta.
“Sei tu”, sorrise a metà. “Non mi aspettavo di vederti, sai?”
“Ciao Georgiana. Possiamo parlare?”
“Sì, ma ho solo pochi minuti”, annuì lei, spingendolo fuori e chiudendo poi la porta alle sue spalle. “Allora?”
“Ecco, sono venuto a chiederti scusa. So di averti trattata davvero male, l’altra sera: ero arrabbiato e deluso, ma questa non è una giustificazione. Scusami.”
Georgiana rimase un po’ a guardarlo con espressione indecifrabile, poi sorrise.
“Oh beh, se la metti così… d’accordo, sei scusato. Però stammi bene a sentire.”
“Dimmi, ti ascolto.”
“Quella ragazza, Sanae. Credo che se davvero ci tieni a lei dovresti dirle la verità.”
“Non sei la prima a farmelo notare”, sorrise Tsubasa, ma Georgiana fece una smorfia.
“Bene, allora che aspetti? Come ti sei confidato con me, trova il coraggio di farlo anche con lei. Fa quanto ho capito vi conoscete da un sacco di tempo, e credo che abbia comunque capito che non sei del tutto sincero con lei.” Sorrise. “Noi donne siamo intuitive, non lo sai?”
“Diciamo… che ne ho avuta qualche prova. Adesso devo andare.”
“Allora ciao. A proposito, quand’è che si giocherà quel vostro stupido torneo?”
Lui rimase un attimo interdetto.
“Intendi… la Coppa del Mondo giovanile, il World Youth? L’estate del prossimo anno, proprio qui in Giappone.”
“Bene, allora allenati e metticela tutta in campo, okay? Io ti seguirò in televisione, quindi vedi”, e qui il sorriso di Georgiana si aprì un po’ di più, “di non farmene pentire.”
“Capito. E comunque grazie.”
“Buona fortuna, Tsubasa Ozora… e sta’ tranquillo, il tuo segreto con me è al sicuro!”
Yokohama, Nissan Stadium – un anno dopo
“La finalissima di questo World Youth è arrivata ormai nei minuti finali!” gridò il telecronista, mentre in campo Wakabayashi bloccava a terra un tiro diretto di Santana. “Per chi si mettesse solo adesso in collegamento, ricordiamo che le due finaliste, Giappone e Brasile, sono ferme sul risultato di due reti a due! Al gol del vantaggio di Santana, infatti, la Nippon Youth ha risposto prima con una bordata imparabile di Hiyuga e poi con un bellissimo gol in combinazione di Tsubasa e Misaki! Il Brasile però – che è pervenuto a questa finale schiantando avversari del calibro di Francia e Italia – ha raggiunto il pareggio alla mezz’ora della ripresa! Autore del gol è stato il suo nuovo fuoriclasse, il numero 10 Natureza, vera e propria arma segreta che il mister Hongo ha inserito del tutto a sorpresa!
Ma torniamo al gioco! Lunghissima rimessa di Wakabayashi, mucchio selvaggio a centrocampo da cui emerge Rivail, ma subito Tsubasa Ozora gli soffia la palla con un magistrale intervento in scivolata! Tsubasa è stato il vero e proprio trascinatore della sua squadra, giocando partite magistrali come quella contro la Germania o la battaglia sotto la pioggia con l’Uruguay, vinta dagli asiatici per sei a cinque! La pioggia, che in passato sembrava il suo vero tallone d’achille, non sembra davvero più un problema per il fuoriclasse giapponese che avanza adesso a tutta velocità verso l’area avversaria! Dougo e Marzio gli si fanno incontro… ma Tsubasa li supera entrambi con un dribbling pazzesco!”
“Vai così Tsubasa!” esultarono i tifosi nipponici assiepati sulle tribune. “Forza Giappone, segnate il terzo gol!”
“Vieni, Leo!” gridò Santana. “Fermiamolo noi!”
“Ecco Santana e Leo pararsi di fronte a Tsubasa…!”
Bene, sorrise il numero 10 della Nippon Youth. E adesso…
“Tsubasa Circle Feint!”
“S-scartati! Incredibile! Pazzesco Tsubasa, che con una giravolta aerea supera i due avversari per poi lanciare sulla sinistra a Misaki! Stoppa Misaki, che continua a venire avanti! La difesa brasiliana si chiude a difesa della porta e il numero 11 giapponese è costretto a fermarsi e passare a Matsuyama! Da Matsuyama di nuovo a Tsubasa, che però fa velo per Aoi! Magnifico aggancio al volo di Aoi! Senaldo su di lui, ma Aoi mette al centro verso l’accorrente Hiyuga!”
“Prendete questo!” gridò Hiyuga, avventandosi sulla palla e caricando il destro. “Tiro della Bestia del fulmine… Raiju Shot!”
“Esplode la furia della Tigre verso la porta brasiliana… parata! Parata incredibile di Salinas! Il numero 1 verdeoro respinge con la mano aperta il siluro di Hiyuga! La palla si alza a campanile nell’area ed ecco accorrere Tsubasa e Natureza! Saltano i due numeri 10…!”
La prenderò, pensò Tsubasa preparandosi a colpire la palla in rovesciata, e segnerò! Questo sarà il gol decisivo!
“Duello aereo fra Tsubasa e Natureza… che colpiscono entrambi il pallone in rovesciata! Giocata pazzesca! I due adesso stanno per ricadere a terra mentre la palla sembra rimanere lì, sospesa nell’aria!”
“Sei in gamba, lo ammetto”, sorrise Natureza, “ma non puoi competere con me! Quando ricadremo a terra ti supererò e volerò a segnare!”
“Non succederà, perché il pallone è mio amico… e sarà il Giappone a vincere questo torneo!”
“Cosaaa…?”
“Aaaah, incredibile, pazzesco! Il pallone, che aveva iniziato a scendere verso terra, all’improvviso cambia direzione e va verso Tsubasa! Il capitano giapponese si coordina avvitandosi su se stesso quasi come se fosse sostenuto da un paio d’ali! Rovesciata! Un’altra rovesciata di Tsubasa, che impatta il pallone e lo scaglia con forza inaudita verso la porta brasiliana! Natureza viene travolto da quella che sembra un’araba fenice luminosa e imprendibile! Si tuffa disperato Salinas nel tentativo di parare… ma non ce la ed è gol! Gol! Gol! Gol di Tsubasa! È una rete stupenda, una magia straordinaria… e proprio in questo momento l’arbitro fischia la fine della partita! La Nippon Youth batte il Brasile per tre reti a due e vince il World Youth! La Coppa del mondo giovanile… è del Giappone!”
Torino, Italia, palazzo Andreasi
Ce l’hai fatta Tsubasa, sorrise Georgiana, davanti alla televisione di casa insieme a Marzia, Maria Elena e a un’altra loro amica, Angelica. Complimenti! Sono contenta per te.
Shizuoka, ristorante Sawayaka, una settimana dopo
Seduto a un tavolo elegante, Tsubasa tamburellava nervosamente con le dita. Aveva invitato a cena Sanae e quella sera le avrebbe confessato ogni cosa. Il suo amore per lei e la verità sulle sue origini. Era deciso a mettere da parte ogni segreto… ma quando la vide gli mancò il fiato.
Sanae era bellissima, con i capelli scuri sciolti sulle spalle e un abito azzurro che le scivolava con grazia sulle spalle. Gli sorrise e, raggiunto il tavolo, si sedette di fronte a lui.
“Ciao Tsubasa. Sono davvero felice del tuo invito.”
“Sanae…” Tsubasa deglutì forte, poi prese un respiro profondo. “Adesso ti prego, ascoltami bene e per favore senza interrompermi. Neanche se quello che sentirai ti sembrerà assurdo e forse persino folle. Te lo chiedo per favore. C’è… c’è qualcosa che devo dirti. Che devo dirti da sempre.”
Oceano Pacifico, Science Fortress
Appena terminata la sua quotidiana sessione di allenamento, Tetsuya si fece una doccia poi raggiunse il laboratorio principale della struttura meccanica. Qui il dottor Kenzo Kabuto, con al fianco una giovane donna, osservava a poca distanza il più grande dei robots che fosse mai stato costruito dall’essere umano. Il Great Mazinger.
Era imponente, perfetto. Un super robot, alto 25 metri e dotato di armi potentissime, costruito anche con i dati della tecnologia sottratta alla Katagiri Korozon
Ma la vera domanda era un’altra.
“Siamo pronti?” chiese Tetsuya, senza distogliere lo sguardo dalla colossale macchina da guerra.
Il dottor Kabuto, il viso attraversato da una lunga cicatrice e gran parte del corpo ricostruita sotto forma di cyborg, serrò la mascella.
“Dobbiamo esserlo. L’antico impero di Mikenes sta risorgendo e noi siamo gli unici a poterne contrastare i piani malvagi. Tetsuya Tsurugi, Jun Hono”, proseguì rivolgendosi anche alla giovane donna, una vera e propria bellezza dalla carnagione e i capelli scuri, “vi ho allenati per tutti questi anni proprio a questo scopo.”
“E noi non la deluderemo, signore”, risposero i due, mentre l’oceano ruggì sopra di loro, come un presagio di battaglie future.
Shizuoka, ristorante Sawayaka
Tsubasa tacque, e Sanae lo fissò a bocca aperta, ancora incredula di quello che aveva appena sentito. La sua forza e velocità fuori dalla norma, il popolo di terracotta, la pioggia mortifera, la follia di Katagiri… tutto le sembrava troppo assurdo per essere vero. Eppure… Tsubasa non era capace di mentire, e dal suo sguardo intuiva che quello che le aveva detto era la verità. E le aveva anche detto che l’amava, quello non contava più di ogni altra cosa?
Alla fine, gli prese la mano.
“Credo… credo che mi ci vorrà del tempo per comprendere in pieno tutto quello che mi hai detto…” sorrise. “Ma… ma anch’io ti amo, Tsubasa. Ti amo da sempre.”
Si sporse attraverso il tavolo e quando lui la baciò non desiderò essere da nessun’altra parte.
Il resto poteva aspettare, avrebbero trovato tutto il tempo. Per adesso, tutto quello che contava era il loro amore.
FINE
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E vissero felici e contenti 😊 anche sotto la pioggia 😊🥰
Sì, si è concluso il viaggio dell’eroe, l’Odissea personale di Tsubasa attraverso le sue origini, le difficoltà nel mantenere il suo segreto e il ritorno dall’incubo. Adesso è libero di vivere la sua vita e il suo amore… anche sotto la pioggia 🙂
Una storia molto originale, che cattura il lettore, in cui hai riunito i personaggi di Yoichi Takahashi e quelli di Go Nagai. Un gran bel crossover, con tanto di personaggi originali creati da te: Georgiana, Maria Elena e Marzia. Mentre leggevo la parte in cui Tsubasa integrativa con la vera “madre”, mi sembrava di sentirla parlare con la voce della bravissima Anna Teresa Eugeni, la voce della regina Himika di “Jeeg robot d’acciaio”. Tsubasa, nonostante le sue origini l’ho trovato molto IC, soprattutto quando perdona e si commuove per la fine a cui va incontro il redento Munemasa, e alla fine abbiamo sia il chiarimento con Georgiana che la dichiarazione e rivelazione a Sanae, nonché la vittoria del “World Youth” da parte del Giappone (e anche in questo caso quel: “Ed è goal!” mi ha fatto risentire la voce dell’indimenticato Sergio Matteucci) e la creazione di Mazinga Zeta. Ti confesso che mi sono piaciuti anche i tre personaggi tuoi originali,, e il fatto che, pur avendo avuto l’occasione di interagire con i personaggi di Captain Tsubasa (Marzia è stata più spettatrice, mentre Maria Elena e soprattutto Georgiana hanno avuto incontri ravvicinati con Genzo e Tsubasa), hanno mantenuto rapporti di amicizia con i nostri protagonisti, senza storie d’amore a prima vista, come in storie dalla trama scontata che mi è capitato di leggere sul sito EFP e non solo. Ci sarà uno spin off di questa Fanfiction, ambientato nell’Universo di “Jeeg” o di “Mazinga”? O uno con Georgiana, Maria Elena e Marzia? Egregio lavoro.
Ciao, ti aspettavo 🙂.
Intanto grazie per i complimenti, come sempre molto apprezzati e preziosi.
Dunque, l’idea del crossover con il Grande Mazinga mi è venuta in corso d’opera, inizialmente la storia avrebbe dovuto prendere una piega diversa.
Poi però mentre scrivevo mi è venuta questa idea e ho detto “perché non seguirla?”
Alla fine si è risolto tutto per il meglio: Tsubasa e gli Haniwa prigionieri sono stati liberati, il Giappone si è riscattato alla grande vincendo il World Youth e il nostro capitano ha rivelato a Sanae i suoi sentimenti e il suo grande segreto.
Un seguito – almeno per il momento non è previsto – ma se hai apprezzato i personaggi di Georgiana, Marzia e Maria Elena le puoi ritrovare nel mio romanzo IL VESTITO in vendita su Amazon – link https://amzn.to/3vYZJEm – e anche in alcune comparsate che loro e gli altri personaggi del romanzo faranno in alcuni dei futuri racconti che scriverò.
A presto e grazie ancora di tutto ☺️