RIVELAZIONI

Tokyo, Tokyo Stadium
La scomparsa di Tsubasa aveva gettato tutti nel caos. Il suo cellulare risultava irraggiungibile mentre le immagini del capitano comparivano ovunque: telegiornali, social e persino piccoli chioschi locali.
Sua madre, preoccupatissima e immediatamente avvertita, era partita immediatamente per raggiungere Tokio.
Anche la nazionale era nel panico, ma Wakabayashi, rientrato in squadra per l’imminente partita con la Francia, spronò i compagni a dare comunque il massimo.
“Tsubasa vorrebbe che combattessimo”, disse infilandosi i guanti. “E poi non vorrete fare un’altra brutta figura come quelle con il Brasile e la Germania, vero?”
“Wakabayashi ha ragione”, intervenne Misaki. “Dobbiamo dare il massimo anche per Tsubasa. Sono sicuro che non gli è capitato niente di brutto e che presto sarà di nuovo con noi. Allora ragazzi, siete pronti?”
Gli rispose un coro di voci decise e battagliere. La nazionale giapponese era pronta a scendere in campo. E questa volta avrebbe dato il tutto per tutto.
Tokyo, Katagiri Korozon
“Munemasa…” mormorò Tsubasa, turbato e confuso di vedere il suo amico li davanti a lui. “Che cosa… significa tutto questo?”
“Credimi Tsubasa, non avrei mai voluto che arrivassimo a questo. Ma non ho altra scelta.”
“Che cos’è questo posto?”
“Un laboratorio. Ma anche un archivio, o un santuario se preferisci. Il mio campo di battaglia.”
Tsubasa cercò di alzarsi, ma le gambe gli tremavano.
“Perché mi hai portato qui?”
Katagiri sospirò, e a Tsubasa sembrò che il suo volto, al di là del vetro blindato della teca dietro il quale era prigioniero, fosse segnato da anni di ossessioni e dolore.
“Ho una malattia genetica ereditaria. Una degenerazione rara, incurabile. Mio padre è morto a quarant’anni. Mio fratello a trentadue e io… sto finendo il tempo.”
Fece una pausa, poi si alzò e iniziò a camminare su e giù per la stanza. “Ho passato vent’anni a cercare una soluzione. Ho studiato ogni anomalia genetica, ogni mutazione, ogni individuo con capacità fuori dal comune. Atleti, sensitivi, bambini prodigio. Volevo capire se da loro potevo… prendere qualcosa. Un enzima, un frammento di DNA, forse la chiave per guarire dal mio male. È diventata la mia ossessione, Tsubasa, la mia… unica ragione di vita.”
“Munemasa, mi dispiace credimi. Ma io…”
“Ti tengo d’occhio fin da quando avevi dodici anni. Quando ti vidi per la prima volta al torneo di Yomiuri Land, intuii che anche in te c’era qualcosa di speciale. Forse più che in tutti gli altri. E quando t’infortunasti alla spalla destra durante il campionato delle medie feci in modo di farti operare qui. Ricordi?”
“Sì. Mi dicesti che così avrei recuperato in tempo per giocare in Europa…”
“E così fu. Ti rimisi in piedi in tempo record… ma non era solo chirurgia.”
Si avvicinò lentamente. “Ti feci impiantare un chip sottocutaneo. Nella spalla. Un microdispositivo che mi permise fin da allora di monitorare ogni tua reazione, ogni picco di energia, ogni anomalia. E ogni tuo minimo spostamento.”
Tsubasa si alzò a sedere di scatto, e le cinghie che gli stringevano i polsi gli sferzarono la pelle.
“M-mi hai usato…”
“Sì, e alla fine ho scoperto il tuo segreto. Dici di essere mio amico, ma non ti sei mai fidato di me. Non completamente, almeno. Dimmi, ti saresti mai confidato con me spontaneamente?”
Invece di rispondere, Tsubasa si voltò verso le altre povere cavie da laboratorio.
“Loro… sono come me?”
“Sensibili all’acqua come fossero fatte di terracotta? Sì. Ma fino ad ora non mi sono stati molto utili. Forse con te”, proseguì Katagiri, e nel suo folle sorriso a Tsubasa non sembrò più di riconoscere l’amico di un tempo, “sarò più fortunato.”
Il silenzio calò come una lama, poi Katagiri sospirò.
“Se non trovo una soluzione, morirò. E forse tu… sei la mia ultima possibilità.”
Tokyo, Tokyo Stadium
“Siamo quasi alla fine della partita!”
La voce del telecronista sembrava quasi sfondare il microfono, mentre le tribune dello stadio erano un boato di urla e incitamenti.
“La Francia ancora in attacco, mentre il Giappone si serra in difesa per portare a casa il primo risultato utile del torneo! Palla a Pogba, gli si fa incontro Misaki… ma il centrocampista francese passa al centro per il capitano Leblanc! Prende palla il numero 10 francese e avanza verso l’area di rigore avversaria! Ishizaki e Matsuyama tentano ei contrastarlo, ma Leblanc li dribbla in un istante ed entra in area…!”
Vieni, lo fissò Wakabayashi, che per tutta la partita aveva difeso la sua porta dagli attacchi avversari. Ti fermerò!
“Tiro di Leblanc, è il suo famoso Slider Shot che parte in staffilata verso la porta giapponese! Wakabayashi si tuffa ma la palla si abbassa proprio di fronte a lui e sta per superarlo… aaah, ma non passa! Abbassandosi su una mano, Wakabayashi respinge lo Slider Shot di Leblanc!
La palla ritorna in gioco ed è Soda ad impossessarsene! Disimpegno verso Masao Tachibana, ma interviene Napoleon che anticipa l’avversario! Napoleon si prepara a tirare…”
“Prendete questo! Cannon Shot!”
“Ecco il bolide rotante di Napoleon, che supera i difensori giapponesi pronto ad entrare in rete… parata! Parata stupenda di Wakabayashi, che blocca la palla proprio mentre l’arbitro fischia la fine della partita!
Giappone-Francia termina sul risultato di zero a zero, e la nazionale di casa porta a casa, con una prestazione finalmente dignitosa, il primo risultato utile del torneo!”
Tokyo, Katagiri Korozon
Tsubasa rimase immobile, il respiro corto, mentre il silenzio della stanza si faceva più pesante di qualsiasi catena. Le parole di Katagiri gli rimbombavano nella mente: Se accetti di autarmi, gli altri saranno liberi.
Per tutta la vita aveva pensato solo a proteggere il suo segreto, a difendere la sua carriera, a inseguire il sogno di diventare il più grande calciatore del mondo. Ma adesso quel sogno sembrava svanito, dissolto come nebbia al sole. Era prigioniero, senza possibilità di fuga, la sua carriera compromessa e Sanae… forse non avrebbe mai potuto dirle ciò che provava davvero per lei.
Davanti a lui, oltre i vetri delle teche, gli altri prigionieri lo fissavano. Occhi vuoti, ma pieni di una supplica silenziosa. Era come se gridassero senza voce: Aiutaci.
Tanisha gli aveva detto che era un Haniwa. Un figlio di un popolo dimenticato, fragile come terracotta sotto l’acqua nonostante le sue capacità sovrumane. Se fosse vero, allora forse il suo destino non era solo quello di giocare e vincere, per poi tornare a nascondersi nell’ombra. Forse era quello di proteggere i suoi simili, e adesso gli veniva offerta la possibilità di farlo.
Un brivido gli attraversò la schiena. Accettare significava rischiare tutto, consegnarsi nelle mani di un uomo divorato dalla follia. Munemasa avrebbe potuto ucciderlo durante i suoi esperimenti ma rifiutare significava condannare quelli come lui a un destino di prigionia e dolore.
Per la prima volta, Tsubasa si chiese se la sua vita potesse valere più della sua libertà. Se il sacrificio fosse l’unico modo per diventare davvero ciò che aveva sempre temuto di essere: diverso sì, ma necessario.
E mentre gli sguardi degli altri prigionieri continuavano a perforarlo, comprese che non poteva più voltarsi dall’altra parte.
Tokyo, Tokyo Stadium
La Germania e il Brasile diedero vita a un confronto serrato e a viso aperto. La nazionale tedesca si portò rapidamente in vantaggio con Schneider, ma il Brasile prima pareggiò con Santana e poi siglò il due a uno con un gran gol da fuori area di Coimbra. A inizio della ripresa una doppietta di Schneider ribaltò ancora il risultato poi la nazionale teutonica si chiuse in difesa.
“Brasile ancora in attacco con Leo, mentre alla fine della partita mancano meno di cinque minuti! Leo supera in dribbling un paio di avversari poi lancia al centro per Santana, contro il quale però avanza Schneider! Scontro durissimo fra i due numeri 11 e la palla vola altissima!”
“Santana Turn!” gridò il fuoriclasse verdeoro, saltando altissimo per colpire la palla in rovesciata. Schneider però fece lo stesso e la palla, colpita fortissima, schizzò a lato come impazzita.
“Ancora senza vincitori lo scontro fra i due fuoriclasse, e la palla viene raccolta da Marzio che velocissimo s’invola verso l’area tedesca! Gli si fa incontro Bartz, ma Marzio lo scarta e arriva come una freccia fino a fondocampo! Cross di Marzio, saltano due difensori tedeschi e respingono la palla ma ecco C0imbra! Cannonata di C0imbra dritta verso la porta, ma Muller vola a respingere di pugno in calcio d’angolo!
Da Souza batte subito, mischia furiosa in area di rigore dalla quale spunta Leo che tira in porta, ma Kaltz, arretrato in difesa, respinge di testa! Ancora gli avanti brasiliani sulla palla, mentre l’arbitro sta per fischiare la fine della partita! Da Marzio a Dougo, Dougo calcia verso Coimbra ma davanti a lui si para la serrata difesa tedesca!”
Perfetto, sorrise Schneider. Ormai abbiamo vinto la partita…!
“Coimbra sembra deciso a tirare ugualmente in porta, ma all’ultimo momento si gira e spara una cannonata all’indietro… dove però ecco accorrere Santana! Santana in corsa carica il tiro in ribattuta… tiro! Cannonata incredibile che vola verso la porta avversaria simile a un drago di luce! Muller si tuffa ma non riesce a intercettare la palla, che s’insacca in rete e la sfonda con incredibile potenza! Rete! Rete incredibile di Santana! Il Brasile raggiunge il pareggio proprio sul finale di partita! Ed ecco il fischio dell’arbitro, che mette fine alla gara! Brasile e Germania pareggiano per tre reti a tre e i verdeoro si aggiudicano, per differenza reti, la vittoria del torneo!”
Mentre i tifosi sugli spalti si alzavano in piedi applaudendo ed inneggiando ad entrambe le squadre, Santana e Schneider si strinsero sorridendo la mano.
Il quadrangolare fra nazionali si concluse così, mentre di Tsubasa non si avevano ancora notizie. La polizia del distretto di Tokyo, allora, iniziò ad interrogare tutti coloro che potevano avere avuto contatti recenti con lo scomparso numero 10 della nazionale.
Tokyo, Muji Hotel
«Che stress!» sbuffò Georgiana, lasciando la hall insieme a Marzia. La polizia aveva trasformato l’albergo in un quartier generale, motivata dal fatto che quello fosse l’ultimo posto in cui Tsubasa era stato visto.
“Dai, non ti hanno trattenuta poi molto,» cercò di minimizzare Marzia. “E comunque, se Tsubasa è scomparso…”
“Non me ne importa niente!” la interruppe Georgiana in tono tagliente. «Siamo venute qui in vacanza, non per essere interrogate. Dovrei chiamare mio padre e farmi mandare l’avvocato dall’Italia. E, tanto per la cronaca, Tsubasa Ozora può anche sparire per sempre!”
Marzia la fissò con un mezzo sorriso ironico.
“Eppure sembrava ti piacesse. Cos’è successo?”
Georgiana stava per ribattere che il grande campione non era altro che uno stronzo, ma si morse le labbra. Tsubasa l’aveva trattata male, sì, ma era davvero abbastanza per augurargli il peggio? Un brivido di colpa le attraversò la schiena, e sperò che non gli fosse accaduto nulla. “Forse”, disse con un’alzata di spalle, “si è solo allontanato per smaltire la delusione della sconfitta.”
“Chissà.»
In un’altra ala dell’hotel, Sanae accolse la madre di Tsubasa, giunta da Fujisawa.
“Grazie di essere rimasta, Sanae”, la salutò la donna stringendola in un abbraccio. “Lo apprezzo davvero.”
“Non sono sola. Ci sono anche Wakabayashi, Misaki e tutti gli altri. Anche il signor Hongo è qui. In questo momento lo stanno interrogando.”
“Roberto?”
“Sì. È preoccupato quanto noi. Vorrei solo sapere cosa sia successo…”
La signora Ozora le prese le mani, fissandola negli occhi. “Tu tieni molto a mio figlio, vero?”
“S-sì…” arrossì imbarazzata Sanae. “Io…”
Non ebbe tempo di continuare: Roberto infatti le raggiunse e l’attimo dopo alcuni agenti entrarono in tutta fretta in albergo. Con loro c’era un uomo, sui quarant’anni e dall’aspetto dimesso.
Poco dopo l’ispettore capo, un uomo alto e massiccio dall’aria severa, si avvicinò.
“Lei è la madre di Tsubasa Ozora? Io sono l’ispettore capo Shinigami.”
“Avete notizie di mio figlio?”
“Abbiamo una testimonianza. L’uomo che probabilmente avete visto entrare poco fa si è presentato spontaneamente: ci ha riferito di aver visto suo figlio, ieri sera tardi, dirigersi verso la montagna Haniwa. E a quanto sembra non era solo.”
Sanae trattenne il respiro. Non era solo. Spostò lo sguardo sulla madre di Tsubasa: al solo nominare la sacra montagna, la donna era impallidita. Quale poteva essere il motivo?
Tokyo, Katagiri Korozon
Le torri della Katagiri Korozon si stagliavano contro il cielo di Tokyo, illuminate nella notte da bagliori artificiali. Ogni finestra sembrava un occhio vigile, ogni muro un ostacolo invalicabile.
Ma a Tanisha e al piccolo esercito di guerrieri Haniwa arrivati lì con lei, quella barriera sembrava soltanto un’onda pronta ad infrangersi al loro prossimo attacco. Si erano mossi silenziosi e compatti, sentendo che la forza della montagna sacra era con loro.
“Siamo arrivati…” mormorò Higawa, un guerriero alto e forte, portandosi al fianco di Tanisha. “I nostri compagni sono lì, dobbiamo liberarli.”
Lei annuì.
“Tsubasa Ozora, il nostro figlio perduto, era la chiave per liberare i nostri compagni prigionieri”, le aveva detto l’Anziana Madre, la figura più autorevole a capo del loro popolo, quand’era tornata indietro a riferirle il fallimento della sua missione. “Lui avrebbe dovuto parlare con Munemasa Katagiri e convincerlo a lasciarli andare. Ma adesso che è stato catturato…”
“Mi dai il permesso di usare la forza, Anziana Madre?”
“Avrei voluto evitarlo, ma al punto in cui siamo non ci resta altra scelta. Va’, figlia mia, e ricorda: adesso la tua missione non sarà soltanto liberare Tsubasa e gli altri prigionieri, ma anche sconfiggere una volta per tutte l’ossessione di Katagiri e riportare giustizia al nostro popolo. Va’, Tanisha, e non fallire.”
“Non fallirò, “aveva promesso lei. E adesso era lì, pronta a mantenere la sua promessa.
“È il momento…” mormorò, poi con un gesto deciso diede l’ordine di assalto. Non c’era più spazio per esitazioni. Dovevano tentare il tutto per tutto.
Tokyo, Katagiri Korozon
“Allora, Tsubasa…”
La voce di Katagiri era un filo di ghiaccio, accompagnata da un sorriso che non sembrava avere più nulla di umano. “Hai riflettuto sulla mia richiesta?”
Tsubasa esitò. Lo sguardo correva da Katagiri ai suoi collaboratori, figure immobili come ombre, e infine all’agente Yamada, il cui sorriso gelido sembrava tagliare l’aria.
“D’accordo.”
Un gesto secco di Katagiri, e una delle teche laterali si illuminò. Un getto d’acqua violentissimo esplose, travolgendo la giovane Haniwa all’interno: l’urlo della povera sventurata squarciò la sala, mentre la pelle le si lacerava sotto la furia del flusso.
“Basta!” gridò Tsubasa, il cuore che martellava nel petto. “Katagiri, per favore… fermati!”
L’uomo lo fissò, impassibile, come se il dolore della ragazza fosse solo un dettaglio irrilevante. “La scelta è tua, Tsubasa. Sai cosa voglio.”
Il respiro di Tsubasa si spezzò. Le sue mani tremavano, le braccia sul punto di spezzare le cinghie che le tenevano ferme. “V-va bene! Ti aiuterò! Ma lasciala stare… ti prego.”
Il getto si interruppe di colpo. La sala tornò nel silenzio, rotto solo dai singhiozzi della ragazza.
Katagiri si rilassò, soddisfatto. “Sapevo di poter contare su di te.”
Alzò la mano per ordinare di prelevare Tsubasa, ma in quell’istante un suono metallico squarciò l’aria: la sirena dell’allarme si mise a ululare in tutto lo stabilimento.
Katagiri si irrigidì. Dannazione.
“Agente Yamada!” ringhiò. “Scopra subito cos’è successo. E voi…” il suo sguardo si fece tagliente, “prelevate il prigioniero. L’esperimento inizia ora.”
Tokyo, Katagiri Korozon
Le ombre si mossero tra le pareti. Gli Haniwa erano arrivati.
Guidati da Tanisha, irruppero con furia, le porte che esplodevano in schegge sotto la loro forza.
Yamada accorse, seguito dagli uomini della sicurezza.
“Fuoco!” ordinò, e la sala si riempì di lampi e detonazioni. I proiettili fendevano l’aria, ma gli Haniwa si muovevano come spettri: scivolavano tra le raffiche, balzavano sulle pareti e schivavano i colpi con agilità sovrumana.
Tanisha e Higawa combattevano alla loro testa, i movimenti rapidi e letali.
Quando le munizioni finirono, iniziò lo scontro corpo a corpo. Gli Haniwa, più forti e veloci, lo dominarono con pugni devastanti e prese micidiali. La loro prestanza fisica era schiacciante, e ogni agente veniva abbattuto come un burattino spezzato.
La battaglia si trasformò quasi in un massacro a senso unico, ma Yamada non arretrò. Si muoveva con agilità sorprendente, i riflessi affilati come lame. Schivava, contrattaccava, sfruttava ogni spiraglio. Un calcio preciso, un pugno fulmineo, un balzo che lo portava fuori dalla traiettoria del colpo nemico. Sembrava danzare tra gli avversari, tenendo loro testa con una resistenza che nessuno si sarebbe aspettato da un normale essere umano.
Il combattimento raggiunse un culmine: ormai circondato, Yamada – il respiro affannoso ma lo sguardo ancora glaciale – si gettò su Higawa e lo buttò a terra, poi puntò la pistola contro Tanisha.
Sotto tiro, lei serrò i denti pronta a balzargli addosso. Immobili, gli Haniwa fissavano Yamada, poi all’ultimo istante questi sollevò l’arma e sparò in aria.
Il colpo rimbombò nel vuoto come un tuono. Tanisha e Yamada si fissarono, lei sgranando gli occhi per lo stupore e lui con uno strano sorriso. Poi, inaspettatamente, l’uomo si voltò e si dileguò, lasciandosi alle spalle il caos di morti e feriti.
A seguire…
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Ora sono curiosa di come procede la storia 😊 😘 molto movimentato questo capitolo 😄
❤️. Si, nel prossimo capitolo – che secondo i piani dovrebbe essere l’ultimo – molti nodi verranno al pettine.
Calcistici e non 😁
Povero Tsubasa! Sembra non aver scelta. Munemasa è veramente uno psicopatico. Speriamo che Tanisha e Higawa riescano a salvare lui e tutti i prigionieri. Nel frattempo, la Nazionale Giapponese deve fare a meno del proprio capitano, di cui non ha notizie. E ora sappiamo che il vero amore di Tsubasa è Sanae, la manager è ricambiata, con buona pace di Georgiana, che è ancora offesa con il capitano, ma di cui continua ad interessarsi, nonostante tutto, punzecchiata da Marzia, che delle tre amiche italiane è l’unica a non aver ancora interagito con i nostri eroi. Non so se Maria Elena rivedrà Genzo, ma per ora non vedo un interesse da parte dei due, visto che lei non ha pensato a lui e viceversa. Il portiere, in modo particolare, ora ha tutt’altro a cui pensare: la misteriosa sparizione del Capitano, suo amico tra l’altro, e la prossima contro il Brasile, avversario tutt’altro che facile, dato che anche la fortissima Germania, con il suo fuoriclasse Schneider, è stata sconfitta dal campione Santana. Leggendo la cronaca della partita così dettagliata, mi è sembrato di risentire la voce (mitica) di Sergio Matteucci quando guardavo “Holly & Benji”. Alla prossima.
Ciao ☺️ e grazie di aver letto e recensito.
Si Tsubasa ama Sanae, ma spesso e volentieri è più semplice – quando ci si porta dietro un segreto capace di condizionare l’intera nostra vita – è più semplice confidarsi con una sconosciuta che con chi ti è sempre stato vicino. Non corri almeno il rischio che ti possa non più guardare nello stesso modo di sempre.
E in realtà il torneo è concluso con la vittoria del Brasile per differenza reti dopo il pareggio con la Germania.
Il Giappone ha salvato l’onore con la Francia, ma senza Tsubasa si prospettano tempi cupi.
Katagiri è infatti deciso ad andare fino in fondo con i suoi progetti.
L’irruzione degli Haniwa potrebbe però cambiare tutto.
Il prossimo capitolo dovrebbe essere quello conclusivo, e occhio li all’agente Yamada, che cela un’identità segreta.
Per le telecronache ti confesso che m’ispiro da sempre a Sandro Piccinini di Mediaset – per me un vero e proprio punto di riferimento.
Anche Matteucci cmq un grande.
Un abbraccio