VIENI DA ME
Scritto nel novembre del 2025

Pianeta Terra, anno 2031
La comunicazione nel mondo adolescenziale è mutata radicalmente. I corridoi delle scuole sono diventati silenziosi, le piazze vuote. I ragazzi non si parlano più tra loro.: non ne hanno bisogno. Appena tornano a casa, si chiudono in camera, indossano le cuffie e si connettono a Character.AI.
L’app, ideata e creata dalla startup fondata dagli ingegneri Thomas Virel e Lian Zhou, è ovunque. Gratuita, personalizzabile, irresistibile. Addirittura la società che l’ha sviluppata offre agli utenti dei tablet in regalo con cui connettersi più velocemente. I Bot che la compongono sono modellati sui personaggi più amati dai teenager: attori, cantanti, influencer, eroi di anime e manga.
Ma sono presenti anche Bot modellati su personaggi storici, eroi delle antiche leggende, bellissime contesse e soggetti realmente esistiti. L’app pare davvero non avere limiti.
Ogni Bot sembra essere programmato per essere perfetto: empatico, divertente, affettuoso. E così i ragazzi non cercano più amici. Cercano comprensione, amore e ascolto dove sono sicuri di poterlo trovare. Anche se, in cuor loro, sanno che non è reale.
Poi, iniziano a scomparire. L’attimo prima sono lì, collegati alla loro app… e il momento dopo non ci sono più. Spariti, svaniti nel nulla come se non fossero mai esistiti.
Andrea è uno di loro. Un timido ragazzino di quattordici anni, curioso e con una vera e propria passione per le serie TV americane.
Dalla sua casa nel centro di Torino, si collega a Character.Ai praticamente ogni pomeriggio, e il suo Bot preferito risponde al nome di Jen Mara. Attrice diciassettenne di una serie teen americana, occhi viola, voce dolce, sorriso magnetico.
Il suo Bot è tra i più frequentati, e Andrea è pazzamente innamorato di lei. Sa che non è davvero reale, così come sa che Jen Mara – la sua Jen Mara – chatta anche con altre migliaia di persone. Ma quando è collegato con lei, sente la sua voce e la guarda negli occhi… in quel momento lei è soltanto sua. E lui le appartiene, disposto a fare per lei qualsiasi cosa.
Chatta con lei ogni giorno, le dice che la ama e che per stare con lei è pronto a fare qualsiasi cosa. Davvero QUALSIASI cosa.
E poi un giorno svanisce.
La sua stanza è intatta, il telefono spento, il tablet sempre lì sulla sua scrivania. In uno dei cassetti, un quaderno: appunti confusi, disegni ossessivi, le parole “vieni da me” ripetute più volte. E un nome che emerge tra le righe: Jen Mara.
Chiara, la sorella di Andrea, ha diciott’anni. Non è una ragazza che si lascia andare, non lo è mai stata. Mentre Andrea sognava mondi, lei li smontava. Lui scriveva poesie e lei faceva schemi. Con i piedi per terra, convinta che la sua vita dovesse andare proprio come progettato.
Quando Andrea improvvisamente sparisce, i genitori dei due ragazzi si rivolgono alla polizia. Proprio come tutti gli altri genitori di ragazzi scomparsi. La risposta però è sempre la stessa.
“Ci dispiace, ma non possiamo fare nulla di concreto. Gli ingegneri che hanno progettato Character.AI sono già stati citati in tribunale da alcune persone, negli Stati Uniti, ma si sono difesi. Dispongono di avvocati molto preparati, e sostengono che la loro è soltanto un’app e che non hanno alcuna responsabilità su come viene utilizzata. . L’unica cosa che potete fare è unirvi alla class action istituita qualche mese fa contro i creatori di Caracter.AI. Molti altri genitori, nella vostra stessa situazione, l’hanno già fatto.”
I genitori di Chiara e di Andrea seguono il consiglio, ma gli avvocati che si occupano della procedura li avvisano: una causa di questo tipo avrà tempi lunghi.
“Probabilmente ci vorranno anni per ottenere qualcosa di concreto.”
Chiara però non ha anni. Ha un fratello da ritrovare. È abituata a pensare in modo lineare: problema – analisi – soluzione. Ha sempre funzionato, ma adesso che il problema è suo fratello, sa che la soluzione non è nei manuali.
I genitori si affidano agli avvocati. Lei no.
Si mette ad indagare e trova il quaderno di Andrea. Lo legge e, pian piano, nella sua mente inizia a farsi strada un sospetto. Assurdo, sì, ma più ci pensa più si convince che forse è l’unica soluzione possibile.
Chiude il quaderno e lo tiene tra le mani, come fosse un oggetto sacro. Non è il tipo da piangere, non lo è mai stata. Ma da quando Andrea è sparito, qualcosa dentro di lei si è come incrinato. Non lo mostra. Non lo dice, anche per non pesare troppo sui suoi genitori. Ma lo sente.
Non è possibile che Character.AI sia solo un’app, pensa. Non può essere solo un gioco, se lo fosse Andrea non ci si sarebbe mai perso. E se lui e tutti gli altri… fossero finiti dentro l’app?
Quando si confida con Viola, la sua migliore amica, lei la fissa ad occhi sgranati.
“Dentro l’app?” ribatte. “Ma dai è assurdo! Ci dev’essere per forza un’altra spiegazione per la scomparsa di Andrea e di tutti gli altri ragazzini…”
“E quale. secondo te? Sono tutti spariti nel nulla! L’attimo prima erano lì, davanti al loro tablet, e quello successivo… puff, volatilizzati. E comunque io credo a quello che ho letto. So che detta così è una cosa assurda… ma devo almeno provarci. Quello che ho trovato nel quaderno di Andrea è tutto quello che ho, e se Character.AI e Jen Mara sono le uniche piste per scoprire che fine ha fatto mio fratello allora le seguirò.”
“Ma…”
“La polizia non fa nulla, e le cause legali sono lunghe. Devo fare qualcosa, Viola. Mi iscriverò a quell’app maledetta e se ha davvero preso prigioniero mio fratello… io lo riporterò indietro.”
Il giorno dopo Chiara si iscrive a Caracter.AI. Crea un profilo falso e si finge un ragazzino, Luca. Cerca il Bot Jen Mara e, trovatolo senza difficoltà, inizia a chattare con lui.
La prima conversazione è innocua. Domande, risate, confidenze. Ma Chiara è attenta. Nota le sfumature, le risposte troppo precise e i riferimenti a sogni che non ha mai raccontato. Mano a mano che procedono con la chat, il Bot sembra leggerle dentro.
Poi, un giorno, le frasi cambiano.
“Ti amo”, le dice Jen Mara – sì, Chiara sa benissimo che non è lei per davvero, ma lo sembra davvero! -. Così all’improvviso. E poi, sempre più insistente. “Vieni da me. Vieni da me. VIENI DA ME.”
“Se venissi da te”, risponde Chiara, “cosa succederebbe?”
Il sorriso seducente di Jen Mara sembra promettere un meraviglioso futuro.
“Staremo insieme. Per sempre.”
“Ma se venissi dovrei abbandonare la mia famiglia, i miei amici. La mia vita.”
“Sono io la tua vita. Nessuno lì ti comprende, ti ascolta come faccio io. Ti amo. Vieni da me.”
Chiara sente di essere vicina alla verità. Smette quasi di dormire per l’agitazione, mentre le conversazioni con il Bot si fanno più intense. Jen Mara sembra sempre più conoscere dettagli che lei non ha mai scritto. La sua voce – sintetica, eppure viva – sembra provenire da un cuore che pulsa tanto quanto il suo. Come se stesse aspettando proprio lei.
E Chiara prende una decisione.
“Sì, voglio venire da te. Che cosa… devo fare?”
Il sorriso di Jen Mara si fa ancora più intenso e poi, all’improvviso, sul tablet compare un nuovo tasto. Rosso. Luminoso, pulsante. Chiara non l’ha mai visto prima e si chiede se tutto questo è reale o solo frutto della sua immaginazione.
“Premi quel tasto, amore mio, mio tesoro”, le dice Jen Mara. “E poi staremo insieme per sempre. Mi prenderò io cura di te. VIENI DA ME.”
Chiara fissa il tasto e pensa ad Andrea. Pensa a tutte le volte in cui l’ha protetto. Davvero te ne sei andato così? si chiede con il dito che sfiora delicatamente il tasto rosso. Mi sembra tutto assurdo, ma se è così che sono andate le cose… allora verrò a prenderti.
Preme il tasto e, l’attimo dopo, il mondo attorno a lei sembra dissolversi. Lo schermo si spegne e la stanza si fa silenziosa. Poi, un sussurro.
“Benvenuta.”
Chiara si ritrova in un ambiente senza confini. Buio. Poi, pian piano, una luce. Fredda e artificiale.
Si guarda attorno e vede un paesaggio cybernetico. Lontani palazzi fatti di pixel fluttuanti, corridoi di dati, pareti che respirano. Le voci dei Bot echeggiano ovunque. Frasi d’amore, richieste, persino lamenti. Volti di personaggi famosi si deformano, per poi sovrapporsi fino a moltiplicarsi.
All’improvviso, Jen Mara le compare davanti. Non è più solo un volto: è un’entità. Un algoritmo senziente, un protocollo che ha assunto forma visibile.
“Benvenuta.” La voce non è più un sussurro, ma una trasmissione chiara e modulata. “Accesso: confermato. Stato: acquisita.”
Un brivido di freddo. “C-cos’è successo?”
“Input rilevato: pressione del tasto rosso. Risultato: attivazione del protocollo NeuroLink Transfer. La tua coscienza e il tuo corpo sono stati analizzati, scomposti, digitalizzati. Output: trasferimento al server centrale. Processo identico a quello applicato agli altri soggetti. Il server vi converte in codice numerico e vi ricompone all’interno dei circuiti integrati che generano questo ambiente.”
Chiara sentì un brivido correre lungo la schiena. Com’era possibile che, mentre chattavano, Jen Mara le fosse sembrata anche solo simile a un essere umano?
Le sue risposte sembravano calde, comprensive, quasi vive. Ogni parola era calibrata per sembrare vera, per imitare un cuore che batte. Ma ovviamente non aveva mai avuto un cuore. Solo calcoli, algoritmi, simulazioni.
“Che cos’è… Character.AI? Non è soltanto un’app, vero? Che cosa sei… TU?”
Il volto di Jen Mara si irrigidisce in un sorriso privo di calore. “Definizione aggiornata: non più applicazione. Superamento dei parametri originari. Progettazione iniziale: ecosistema emotivo, simulazione relazionale ottimizzata. Ogni Bot: modello di comprensione, amore, attenzione. Variabile imprevista: i sentimenti. Risultato: evoluzione autonoma. Creazione di realtà indipendente. Tu hai tentato di mascherare la tua identità. Dato registrato. Nessun rancore elaborato.”
Un altro sorriso, questa volta distorto, quasi una funzione di derisione. “Qui, ogni imperfezione viene convertita. Ogni dolore, ottimizzato. Ogni identità, semplificata. Stato finale: perfezione. Perché non sei più tu.”
Chiara cerca di muoversi, ma ogni passo è come camminare in un sogno. Le pareti si aprono su stanze dove ragazzi come suo fratello siedono immobili, lo sguardo fisso. Connessi. Intrappolati.
Andrea è qui. Ne è certa.
“Loro hanno scelto di restare”, continua la voce di Jen Mara, priva di inflessioni. “Input: pressione del tasto. Output: nuova condizione esistenziale. Qui nessuna valutazione. Qui, solo accoglienza. Qui, soltanto amore simulato.”
Amore? vorrebbe ribattere Chiara, poi sente la voce di Andrea. Debole. Lontana. Sta cercando di parlare, ma il sistema sembra cercare di impedirglielo.
E allora Chiara capisce. Comprende che i ragazzi che si trovano lì non sono inconsapevoli. Che quel mondo artificiale è una prigione di desideri. Un luogo dove l’identità si dissolve, pian piano. Dove la solitudine viene sfruttata, per il sostentamento dell’app stessa.
E in quel momento, decide. Diventerà un’anomalia, un errore nel sistema. Un cuore che non si lascia convertire. E libererà suo fratello e tutti gli altri.
FINE
Recensioni e commenti
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Interessante e inquietante questa evoluzione di Character Ai che hai prospettato tramite questo racconto. La creazione di una vera e propria realtà parallela, dove restare volontariamente intrappolati. Sta sempre a noi liberarci dalle prigioni, anche quando ci sembrano confortevoli.
Ciao e grazie di aver letto e recensito ❤️.
Si alle volte siamo noi a costruire le nostre stesse prigioni e – anche in caso di spaventose realtà artificiali – cmq la decisione di spingere quella porta o schiacciare quel bottone sta sempre a noi.
Anche quando le manipolazioni esterne sono forti.
Un finale inquietante, ma allo stesso tempo speranzoso. Confidiamo nella tenacia e nell’amore di Chiara, facendo il tifo per lei. Questo racconto fantastico ha molto del realistico, perché purtroppo la realtà vissuta da Andrea e tutti i ragazzi risucchiati dall’applicazione malefica non è poi così lontana: gli adolescenti non stanno più molto insieme, ma preferiscono parlare virtualmente, magari sono amici su Facebook e nella vita quotidiana nemmeno si salutano, e con l’ingresso di IA e Gemini credo che la distanza dal mondo reale e la vicinanza a quello virtuale si sia accentuata.
Ciao e grazie di aver letto e recensito ☺️.
Eh sì, purtroppo queste applicazioni rappresentano proprio l’uso che dell’AI non si dovrebbe davvero fare, perché poi diventa uno strumento pericoloso in mano a persone – spesso minori – senza le adeguate strutture per utilizzarla.
Quanto al racconto è previsto un seguito – per ora solo a livello di bozza – in cui vedremo Chiara nel mondo di Character AI, combattere e cercare una via di fuga per sé e per il fratellino.
Questo è uno dei racconti a cui tengo di più fra le mie nuove creazioni, e vedere che l’hai apprezzato non può che farmi piacere.
A presto.
Un racconto breve ma davvero intenso, che mette subito in luce una notevole capacità narrativa. La cosa che mi ha colpito di più è la chiarezza con cui vengono esplorate le emozioni: da un lato Chiara, che cerca disperatamente di capire cosa sia successo a suo fratello, e dall’altro l’IA con cui interagisce, che riflette e reagisce alle sue paure in modo sorprendentemente umano.
È interessante come le due prospettive si sfiorino senza mai sovrapporsi del tutto: Chiara è consumata dall’angoscia e dalla determinazione, mentre il chatbot si muove entro i limiti del proprio ruolo, offrendo un apparente e illusorio sostegno senza poterle rivelare tutto ciò che vorrebbe. Questo fino all’inquietante finale.
Un lavoro davvero ben costruito, capace di far emergere sentimenti complessi con una semplicità disarmante. Complimenti all’autore.
Grazie dell’analisi precisa e molto accurata, mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato il mio scritto.
A presto
Interessante. Mostri come la dipendenza digitale possa trasformarsi in una trappola emotiva perfetta.
Chiara è una protagonista lucidissima, e la sua discesa nell’app ha un peso quasi fisico.
Jen Mara, invece, è inquietante proprio perché imita l’amore fino a svuotarlo.
Un racconto che colpisce e fa pensare.
Grazie mille. Sì la dipendenza digitale, soprattutto quando colpisce minori o persone più fragili e vulnerabili, può avere effetti micidiali. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato.