REQUIEM

Scritto nel febbraio del 2014

Sorrento di Siren, il Marine custode della sacra Colonna dell’Oceano Atlantico del Sud e Mime, God Warrior e figura tragica della saga di Asgard. Per quanto fra i due personaggi non vi sia alcun legame – essendo la saga di Asgard un filler non presente nel manga – qui ho voluto immaginare che (come nell’anime si accenna, forse per frutto di un errore di doppiaggio), Sorrento e Mime siano invece stati maestro e allievo…

Le nevi e i ghiacci del Nord, che nel cuore del rigido inverno ammantano non solo la città di Asgard ma anche i territori circostanti, non risparmiano neppure questo luogo. Lo vedo chiaramente mentre mi aggiro tra le rovine di quello che, un tempo, doveva essere stato un borgo fiorente.

Un luogo che ho raggiunto abbandonando, per un poco, gli abissi marini e la sacra Colonna dell’Oceano Atlantico del Sud – di cui sono custode – che ho imparato a chiamare casa.

Sotto un bianco mantello, indosso il mio Scale dorato. È l’armatura dei guerrieri Marine, Generali degli Abissi consacrati al Dio dei Mari, Poseidone. Avanzo a passi lenti, quasi come se non volessi davvero raggiungere la mia meta.

Tuttavia, ad un tratto mi fermo. Abbasso lo sguardo… e ti vedo.

Disteso. Privo di vita e senza la tua God Rob, la rossa armatura del Nord – i cui pezzi sono dispersi tutt’attorno – fra le candide nevi che ancora non hanno ricoperto il tuo corpo.

Non c’è traccia del tuo avversario. Il Saint di Atena, il cui cosmo di fiamme ho avvertito bruciare poco fa, dev’essersi dileguato. Forse si è diretto ad Asgard o forse all’Inferno. Non mi importa.

In questo momento, il mio pensiero è solo per te. Tu che giaci qui disteso e solo, così come solo hai vissuto l’intera tua breve vita.

È stata una vita triste, la tua. Non è vero, Mime?

Ho gli occhi lucidi mentre, commosso, ricordo la prima volta che ti vidi. A quel tempo eri solo un bimbetto spaurito, che mi osservava da lontano credendosi nascosto dietro un grande albero. Io, seduto su una roccia poco distante, suonavo il flauto creando con esso nuove e bellissime melodie. 

“Vieni avanti, bambino…” ti dissi, dopo aver percepito chiaramente la tua presenza. “Vieni qui, su. Non aver paura, non ho certo intenzione di farti del male.”

Tu esitasti a lungo, poi uscisti dal tuo nascondiglio e ti avvicinasti. E quando posai lo sguardo sui tuoi folti capelli biondi, sul viso illuminato da quegli occhi grandi e tristi – di un rosso, vivo e insolito – percepii subito il tuo dolore e la solitudine che celavi nel cuore.

“Come ti chiami, bambino?” ti domandai sorridendo.

“Mi… Mime, signore. Figlio del nobile Folken.”

“E sei triste, non è così, Mime?”

La mia voce era gentile. Ma tu arretrasti, come colpito da uno schiaffo.

“I… io non…”

“Perdonami”, ti rivolsi allora un sorriso rassicurante. Ero quasi pentito di quelle parole sfuggite dalle mie labbra. “Non volevo metterti a disagio. Il mio nome è Sorrento, e sono un musico girovago. Tuo padre è un nobile della grande città che domina questi luoghi, Asgard?”

Annuisti poi, probabilmente tranquillizzato dal mio tono benevolo, ti sedesti accanto a me sull’erba appena ammantata – anche in quel periodo di fine estate – da un sottile strato di nevischio.

“Vi prego, signore…” mormorasti, dopo un breve silenzio. “Suonate ancora.”

Suonai, mentre tu ascoltavi con gli occhi fissi su di me.

Il nostro primo incontro si concluse così. Ma ne seguirono molti altri, nei quali iniziai a insegnarti i rudimenti della musica. Arte nel quale, al pari mio, ti dimostrasti molto portato.

Divenisti così mio allievo, Mime. E mentre gli anni scorrevano veloci, tuo padre – o meglio, l’uomo che credevi tale – Folken, ti impose un durissimo addestramento per farti diventare God Warrior, uno dei cavalieri che formavano l’élite dei guerrieri difensori delle genti del Nord.

Io, dal canto mio, mi assentavo per periodi medio-brevi, tornando nel regno sottomarino del mio Signore Poseidone.

Un giorno, nella grande sala delle udienze del palazzo del Dio dei Mari, Dragone del Mare – primo generale del nostro esercito – mi parlò.

“Poseidone, il nostro sovrano, ha deciso di annientare Atena e l’intera potenza del Grande Tempio. Per farlo, intende prima distrarre i nostri avversari con un’esca, un falso nemico che li impegnerà duramente, indebolendoli per permetterci poi di attaccarli e distruggerli con facilità.”

“Un falso nemico?”

“Esatto. A questo scopo il sommo Poseidone intende servirsi di Hilda di Polaris, regina di Asgard, e dei suoi sette cavalieri: i God Warriors.”

I God Warriors. Il pensiero corse subito a te, Mime. Tu che stavi per entrare in quella schiera…

“Quale sarà il loro scopo?”

“Semplici esche”, rispose freddamente Dragone del Mare. Sulle labbra di Kaysa di Lymnades, maestro d’illusioni e custode della Colonna dell’Oceano Antartico, lì appoggiato a una colonna, affiorò un sorriso crudele.

“Dovranno solo stancare il nemico. La loro forza, e quella dell’intero esercito di Asgard, non può infatti prevalere sulle armate di Atena, soprattutto sulla straordinaria forza dei Gold Saints del Grande Tempio. Poseidone sfrutterà il Sonno di Odino, che rende il Dio del Nord momentaneamente inattivo, per rendere Hilda sua schiava e farle condurre una guerra contro Atena. Alla fine, le acque sommergeranno l’intero Nord e i God Warriors – sempre se alcuni di loro sopravviveranno alla lotta – e i Saints superstiti saranno spazzati via. Solo noi, armate dei Sette Mari, trionferemo. E ai trionfatori, come ben sai”, concluse il custode dell’Oceano Atlantico del Nord, “non servono né pedine né avversari.”

Se i God Warriors dovranno essere sacrificati Mime, allora… anche il tuo destino è segnato.

Trascorsi lunghi mesi tormentato su come agire. Nel frattempo tu completasti l’addestramento, conquistando la God Rob di Benetnasch e diventando God Warrior.

Ma io non potei condividere la tua gioia. Poseidone, infatti, convocandomi nella sua sala del trono, mi impose di troncare ogni rapporto con te. Tu, mi disse in tono che non ammetteva repliche, non eri più che un ingranaggio in una ruota già in moto.

Non potevo oppormi al suo volere. Scrutandomi dall’alto del suo seggio, gli occhi azzurri di Julian Solo – l’uomo del cui corpo il Dio dei Mari si era momentaneamente impossessato – brillavano della luce di una divinità.

Non potendo dirti la verità, e non avendo il coraggio di dirti addio, lasciai Asgard per sempre e feci ritorno negli abissi. Tu però, ignaro di tutto, visitasti più volte i luoghi dove avevamo trascorso tanto tempo insieme.

Ma un giorno, il senso di colpa fu troppo e risalii dagli abissi. Stavo sfidando l’autorità del sommo Poseidone, ne ero perfettamente consapevole… ma non mi importava.

Raggiunsi il luogo del nostro primo incontro e ti vidi lì, in piedi come in attesa. Stavo per rivelarmi, quando la tua voce ruppe il silenzio e il tuo grido di dolore sembrò squarciare persino il cielo.

“Non sono chi credevo di essere! La mia vita è un grottesco cumulo di menzogne! Folken, colui che si diceva mio padre… era l’assassino dei miei veri genitori! L’ho ucciso, senza pietà e da ora in avanti ucciderò chiunque mi ostacoli. Amore e sentimenti sono sciocchezze, la forza in battaglia è tutto ciò che conta! Chi diceva di amarmi mi ha ingannato. Anche tu, Sorrento! Credevo mi volessi bene, invece sei sparito come un vigliacco, nel buio… come il peggiore dei ladri! Ebbene, maestro…” proseguisti, e quell’ultima parola suonava come un insulto, “dimmi, sei lì ad ascoltarmi? No, come al solito mi sto solo illudendo… ma ovunque tu sia, sappi questo: io ti rinnego! Rinnego tutto ciò che eravamo e non ti riconoscerò mai più come maestro. Tu per me non sei più niente. Mi hai sentito, Sorrentoooooooooooo?”

Piangevi di rabbia e disperazione. Sferzato dalle tue parole, chiusi gli occhi e li sentii subito umidi di lacrime.

Avevi ragione ad odiarmi. Ero un vigliacco, non degno di essere il tuo maestro. Dentro di me ti chiesi perdono, per tutto quanto. Ma non trovai il coraggio di rivelarmi.

Tornato nel regno sottomarino, la guerra travolse Asgard come una tempesta di neve. I Bronze Saint di Atene la invasero e i God Warriors caddero, uno dopo l’altro, nel corso di feroci combattimenti. E inevitabilmente, al termine una durissima battaglia che combattesti dando fondo a tutte le tue capacità, anche il tuo destino si compì.

Saputa della mia trasgressione, sorprendentemente Poseidone non mi punì.

“Va’ pure da lui, se lo desideri”, mi concesse mentre Dragone del Mare, al suo fianco, era l’emblema della freddezza e dell’alterigia. “Dopotutto, quel giovane God Warrior era un tuo allievo. Ti concedo di dargli un’adeguata sepoltura.”

E così adesso eccomi qui. Accanto a te, anche se tu non puoi più sentirmi. Sei morto senza sapere che il tuo maestro ti ha amato. Profondamente. E che non si perdonerà mai per averti abbandonato.

Mi inginocchio nella neve e ti accarezzo i capelli, senza riuscire a trattenere le lacrime.

“Perdonami, Mime. Perdonami se non ti ho protetto e non ti ho difeso dall’oscuro destino che sapevo incombere su di te. Spero almeno che adesso tu possa riposare in pace e che il tuo spirito tormentato trovi finalmente requie…”

Piango a lungo, finché non sento più il confine tra il mio respiro e il mio dolore.
Quando mi riscuoto, ho gli occhi gonfi e il cuore svuotato, come se me ne fosse strappata una parte che so non tornerà più.

Scaglio un colpo d’energia nel terreno innevato, aprendovi una profonda voragine poi, sollevato fra le braccia il tuo fragile corpo, lo depongo con delicatezza nella tomba.

Ti ricopro delicatamente di neve, che ti sarà riparo e protezione per l’eternità.

Con mani tremanti , porto il flauto alle labbra. Arma mortale, ma oggi solo strumento di melodia.

Intono un requiem. Una triste melodia che io, Sorrento di Siren, Generale degli Abissi, custode della Colonna dell’Oceano Atlantico del Sud, dedico a colui che, unico al mondo, ha saputo toccare le corde del mio cuore di guerriero.

Addio, Mime. Mio amato allievo. Addio per sempre.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Ormai sono diventata una tua assidua lettrice 🙂

Qui mi hai fatta commuovere, il rapporto fra Sorrento e Mime è descritto benissimo, così come con maestria hai saputo tratteggiare il dolore e i sensi di colpa del maestro per aver dovuto abbandonare l’allievo prediletto. Poseidone che te possino!

Solo alla fine Sorrento ha potuto dare al povero Mime un estremo saluto.

Bravo, complimenti!

Violet

4 commenti
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Non pensavo che questa storia mi avrebbe presa così tanto, e invece mi sono ritrovata completamente immerso fino all’ultima riga. La tua scrittura è fluida, sincera, e le parti emotive colpiscono davvero. I personaggi sono costruiti in modo splendido. Ho adorato ogni momento della lettura

    Rispondi

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