SE TU MI AMI

Scritto nel novembre del 2024

André è disperato; la sua vista è molto indebolita e la sua amata Oscar sembra volerlo allontanare per sempre. Ma è proprio quando la disperazione più nera s’impadronisce di lui, che una scintilla di speranza torna a brillare nell’oscurità…

La spada di Oscar brilla nel sole e, velocissima, punta su di me.

Evito per un soffio il primo affondo. Il secondo, invece, non riesco a vederlo e la lama mi sfiora il braccio, lacerando la manica della camicia.

Oscar si ferma: è talmente abile da saper frenare i suoi colpi anche all’ultimo istante.

“Oggi mi sembri distratto, André”, dice, facendo un passo indietro. “Che cos’hai?”

“Nu-nulla…” mi sforzo di sorriderle. Ma dentro, l’angoscia mi divora.

Sto perdendo la vista. Dopo il duello con il Cavaliere Nero, ho già perso l’occhio sinistro. Adesso anche il destro si indebolisce e, a tratti inizio a vedere solo ombre indistinte.

Non l’ho detto a nessuno. E Oscar… vorrei che fosse l’ultima a saperlo. O che addirittura non lo sapesse mai.

Non voglio che mi veda debole, o che pensi che non posso più starle accanto. Lei è tutto il mio mondo. La amo più della mia stessa vita. Se solo…

“Fermiamoci un attimo, André”, mi propone, piantando la spada nell’erba soffice del prato. “Vieni, siediti. C’è una cosa che ti devo dire.”

Ci sediamo ai piedi della grande fontana del giardino di palazzo Jarjayes. Per un po’, Oscar tace come persa nei suoi pensieri.

Ma io so a chi sta pensando. Al conte di Fersen. A come lui, anche se inconsapevolmente, ha fatto crollare tutti i suoi sogni d’amore. Spezzandole letteralmente il cuore.

“André”, dice infine, piantando i suoi bellissimi occhi azzurri nei miei. “Ho preso una decisione. Lascio la Guardia Reale.”

“Co… cosa…?”

“Ho deciso che da ora in avanti vivrò come un uomo. E proprio per questo chiederò alla regina Maria Antonietta di affidarmi un incarico in un corpo d’armata esterno. Lontano dalla corte. Lontano da Versailles.”

Fa una pausa.

“E, dato che da ora in avanti vivrò come un uomo…” aggiunge, “non ho più bisogno che tu mi faccia da attendente, André. Bene. Questo è tutto.”

È tutto?

Vorrei urlarle in faccia, ma dalla bocca non esce nessun suono.

Per una delusione d’amore vuoi gettare via anni di carriera? La tua amicizia con la regina? E… a me, Oscar?

A me non ci pensi?

Io ti amo. E tu… tu vuoi gettarmi via come uno straccio vecchio? Come un giocattolo di cui ci si è stufati?

No. Io non lo sopporterei.

Ti prego, non farlo…

Oscaaaaaar…!

Mi sembra di essere precipitato in un baratro di angoscia e dolore.

La vista mi abbandona sempre di più. Ombre indistinte, contorni che sfuggono. Il mondo si dissolve.

Intanto Oscar si è dimessa dalla Guardia Reale, lasciando il comando al conte Girodel. Ha chiesto alla regina un nuovo incarico militare, lontano da Versailles.

So che Maria Antonietta e il generale Jarjayes hanno tentato in tutti i modi di farla desistere, ma lei è stata inamovibile.

Adesso è partita, per andare a trascorrere per qualche giorno nella sua villa di campagna.

E io… io mi sento più solo che mai. La vita, senza Oscar, mi sembra priva di significato. Solo, cieco e abbandonato.

Che ne sarà di me?

Dopo esserle stato accanto tutta la vita, dopo averla protetta anche da se stessa, consigliata nei momenti difficili… lascerò che la donna che amo si rovini così?

No. No, io… io devo fare qualcosa.

E devo farla subito.

“Vieni, André. Che piacere vederti!”

Il conte di Fersen mi accoglie nel suo palazzo con un abbraccio fraterno. “E Oscar… è con te?”

“No. Sono da solo.”

“Ah… capisco.”

Mi fa accomodare nel salotto. Alle pareti, sono appesi quadri di inestimabile valore e armi di ogni tipo. Accanto al camino, poi, un dipinto domina la stanza. Un possente guerriero in armatura viola e blu, affiancato da due donne, entrambe bellissime: una bruna e fiera; l’altra bionda e dall’espressione più mite.

“Quello era il quadro preferito di mio padre”, sorride Fersen. “Il guerriero al centro è Sigfrido di Xanten, uccisore del drago Fafnir. Il più grande eroe della nostra tradizione. Accanto a lui, Brunilde, regina d’Islanda, e Crimilde, principessa di Burgundia. Le sole due donne che amò in tutta la sua vita.”

Mentre parla, versa del vino di Borgogna in due coppe di cristallo.

“Uno zio di mio padre, Hans Axel il Vecchio, apparteneva alla nobile famiglia tedesca dei von Drachen. Uno dei suoi antenati sposò Finavirie, la figlia dell’uccisore del drago e di Crimilde. Sigfrido era un mio avo.”

Annuisco. Non faccio fatica a credere a questa illustre parentela. Fersen è alto, biondo, fiero e bellissimo. La sua fama con la spada è nota in tutta Europ e ha combattuto valorosamente anche nelle Americhe. Sembra davvero un eroe dell’antichità.

“Allora, André. Qual è il motivo della tua visita?”

“Volevo parlarvi, signor conte.” Posso il calice che mi ha offerto sul tavolo, senza nemmeno toccarlo. “Voi sapete che Oscar ha lasciato la Guardia Reale? Ha chiesto alla regina Maria Antonietta un altro incarico nell’esercito.”

“No… a dire il vero, non ne sapevo nulla.”

Sembra sinceramente sorpreso. “Ultimamente non ho frequentato molto la corte. E dimmi, la regina ha acconsentito?”

“Sì, anche se a malincuore. Ma Oscar sta sbagliando tutto. E io… io sono qui per chiedervi di aiutarla a capirlo.”

“André, ti aiuterei volentieri”, dice sedendosi di fronte a me. “Ma conosco Oscar. Quando prende una decisione, nessuno può farle cambiare idea.”

“Voi… voi potreste”, ribatto, quasi disperato. “Sono certo che Oscar vi ascolterebbe.”

“E cosa ti dà questa certezza?”

“Oscar… Oscar vi ama, signor Conte. Vi ama da sempre.”

Per un attimo, Fersen sembra spiazzato. “Co… cosa?”

“Sì. Vi ama, anche se sa che non la ricambiate. Che il vostro cuore appartiene alla regina. È per non soffrire più che ha deciso di allontanarsi dalla corte. Di vivere come un uomo. Ma sta commettendo un terribile errore.”

Fersen tace a lungo. Poi mi fissa negli occhi.

“Tu ami Oscar. Non è così, André?”

“Con… con tutto il mio cuore. Ma so che lei non mi ricambia. E se provassi a dissuaderla dai suoi propositi, non mi ascolterebbe mai. Se però foste voi a parlarle…”

“No.”

“Signor conte…” sono pronto a inginocchiarmi, a supplicarlo. “Vi prego…”

“No, André. Ascoltami.”

Mi prende per le spalle. I suoi occhi, limpidi e profondi come quelli di Oscar, sembrano scrutarmi fin dentro l’anima.

“Io non parlerò con Oscar. Perché anche se lo facessi, non otterrei nessun risultato Lei, in realtà… non mi ama.”

“Ma… ma signore…”

“Forse pensa di amarmi. Io questo non lo so. Ma in tutti questi anni ho imparato a conoscerla. E ho capito che Oscar ama una persona, sì. Ma non sono io. Sei tu quella persona, André.”

“I-io? Ma…”

“Me ne sono accorto da come ti guarda. Dal modo in cui parla di te. Da mille piccoli gesti che forse a te, che le sei accanto ogni giorno, sono sfuggiti. Oscar ti ama, credimi. E anche se forse ancora non se ne rende conto… un giorno, molto presto, lo capirà.”

“Voi… lo credete davvero?”

“Penso di essere abbastanza esperto di amori difficili”, sorride amaramente. “E sì. Sono sicuro di quanto affermo.”

Ci alziamo, e lui mi posa una mano sulla spalla.

“Oscar ti ama, André. Ma è anche una donna decisa, che non torna facilmente sui suoi passi. Perciò… stalle vicino, senza cercare di forzarla o di farle cambiare idea. Rispetta le sue scelte. E arriverà il momento, ne sono sicuro, in cui il cuore di Oscar si aprirà al tuo amore.”

Torno dall’incontro con Fersen rinfrancato, pieno di una nuova energia.

Oscar mi ama. Mi ama!

Mi sembra ancora incredibile, ma sono sicuro che il conte di Fersen non si sbaglia. Lui sa leggere nei cuori delle persone e forse è proprio per questo che ha fatto breccia in quello della regina Maria Antonietta.

Qualche giorno dopo, Oscar rientra dalla sua villeggiatura in campagna. Lucido alla perfezione le nostre due spade, poi la raggiungo in giardino.

“Ti va di allenarti un po’ con la scherma oggi, Oscar?” le propongo.

Lei alza su di me il suo sguardo azzurro.

“Certo”, sorride. “Molto volentieri, André.”

Mi sembra che il suo sorriso abbia qualcosa di diverso dal solito. O forse… forse sono io che non ci ho mai fatto caso prima.

Prende la spada che le porgo e ci mettiamo in posizione. Scambiamo un paio di colpi di riscaldamento, poi faccio un passo indietro flettendo i muscoli, contento che oggi la vista all’occhio destro sembri un po’ migliorata.

“Sei pronto, André?” si mette in guardia Oscar.

“Quando vuoi”, annuisco.

Fatti sotto, Oscar, sorrido stringendo l’elsa della spada. Oggi sono sicuro di batterla.

Perché, adesso che so che anche lei mi ama… mi sento come rinato.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

4 commenti
  1. Francesca
    Francesca dice:

    Molto sentita, reale, tangibile la disperazione di André che si rivolge a Fersen. Se non fosse stato così abbattuto dalla sua condizione senza via d’uscita non si sarebbe mai rivolto all’uomo che Oscar amava.
    Fersen non mi è mai piaciuto, trovo che sia veramente tonto e incapace di cogliere anche aspetti evidenti di Oscar, non si rende conto che è una donna e le rivolge spesso frasi decisamente inopportune e prive di tatto. Emblematica l’inutile umiliazione che le rifila quando le confessa di aver capito che era lei la dama misteriosa al ballo.
    Il tuo Fersen però discende da eroi nordici, non è quello stoccafisso insensibile dell’anime, intuisce e capisce cosa nasconda Oscar nel suo cuore.
    Fersen dona una luce al buio a cui sembra condannato André.
    Mi piace molto

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao, sì la disperazione a volte ci fa compiere i gesti più inconsueti, che normalmente non compiremmo mai.

      Su Fersen sfondi un portone con me, perché ci sono parecchi aspetti di com’è stato rappresentato nell’anime (e nel manga ancora peggio) che non mi sono davvero piaciuti; quelli che citi tu prima di tutto e su tutti un paio di episodi in cui agisce che non mi hanno esaltato per nulla.
      Un esempio è quando André sta per essere condannato a morte dal re per l’incidente dell’allora principessa Maria Antonietta: Fersen interviene sì ma solo dopo che Oscar si è fatta avanti per prima.
      Mi sono sempre chiesto: ma se lei non arrivava lui rimaneva lì fermo a lasciare condannare André?
      Secondo me un episodio molto mal gestito nelle tempistiche, capisco il dover far fare ad Oscar l’entrata ad effetto ma allora il conte svedese fammelo arrivare dopo e farsi avanti, altrimenti il suo gesto perde di molto significato secondo me.
      La mia versione di Fersen ricorda invece quella degli antichi eroi delle saghe leggendarie (non a caso gli ho inventato la discendenza con Sigfrido di Xanten, il più valoroso e forte degli eroi del nord), quindi niente gaffes – o se sì cmq meno evidenti – e una maturità nel vedere e capire le cose che al personaggio originale mancano un po’.
      Del resto del Fersen storico sappiamo solo le notizie ufficiali ma nulla o quasi del suo carattere – tranne che aveva tentato più volte di sposarsi senza mai indovinarne una ma ai tempi sposarsi soprattutto per i nobili era più un dovere che altro – , e se la Ikeda ne ha data una sua versione allora io nel mio piccolo do’ la mia. 🙂
      Felice che ti sia piaciuto, il tuo commento come sempre mi ha fatto più che piacere :-).

      Grazie come sempre di seguirmi e commentarmi.

      A presto.

      Rispondi
  2. Manu73
    Manu73 dice:

    Ciao, Enrico.
    Eccomi qui…
    Su tuo consiglio, ho voluto leggere questa tua versione del personaggio di Hans Axel di Fersen.
    E devo dire che in questa veste il caro Conte appare molto più interessante.
    In effetti, se nell’anime e nel manga ce lo avessero presentato così, sarebbe stato molto più comprensibile il fatto che una donna come Oscar potesse essersi innamorata di lui.
    La versione che invece ci hanno sempre proposto è stata quella di un uomo senz’altro bello, elegante, coraggioso, galante, leale e onesto.
    Ma anche insulso e tontolone talvolta.
    Tant’è vero che spesso e volentieri noi autori di fanfiction, ci siamo dilettati nel parodizzarlo alla grandissima.
    Io per prima l’ho fatto in un mio capitolo, salvo poi redimerlo un poco nel capitolo successivo 😁

    Devo ammettere che non ho mai analizzato in modo approfondito la sua figura dal punto di vista storico.
    In realtà, non mi è mai interessato in modo particolare.
    Però conosco diversi autori che l’hanno fatto.
    Ciò non toglie comunque che la Ikeda e Dezaki l’abbiano parecchio sminuito.

    Invece tu l’hai reso molto più acuto.
    Degno erede di una stirpe di eroi.
    Un personaggio estremamente affascinante.

    Bravo, Enrico!
    Ho apprezzato questo tuo racconto, e non poco.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao! ☺️
      Intanto grazie dei complimenti, sono contentissimo che tu abbia letto ed apprezzato questo mio racconto 🙂.
      Si, io non ho mai molto apprezzato questo lato tontolone di Fersen presentatoci nell’anime e nel manga e quindi dovevo in qualche modo rimediare 😁.
      L’idea di farlo però discendente degli antichi eroi dei cicli nordici è solo mia, in realtà nell’albero genealogico del conte non compare – purtroppo – Sigfrido – che è il mio eroe epico preferito.
      Ancora grazie di essere passata, leggere il tuo commento è stato un vero piacere.
      A presto ❤️

      Rispondi

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