IL CIGNO E LA GRU
Scritto nel novembre del 2024

Yuda, maestro dello stile della Gru Rossa di Nanto è un uomo tormentato che cela le sue insicurezze dietro una sfacciata ostentazione del potere de un culto edonostico di sé…
Ma perché Yuda è così tanto ossessionato da Rei?
In questo What if mi è piaciuto immaginare una sorta di spiegazione alternativa…
Dagli spalti di un alto castello, le cui mura si affacciavano su uno splendido lago pieno di cigni, un bambino osservava in silenzio il panorama tranquillo.
Si sentiva triste e solo. La sua famiglia era ricca e non gli mancava nulla, tranne un amico. Qualcuno con cui giocare, ridere, raccontarsi i pensieri. Ma il castello sorgeva isolato, lontano dalla città e dai villaggi. E non c’erano altri bambini come lui, con cui fare amicizia.
Il bambino invidiava i cigni. Nuotavano insieme, bianchi e leggeri tra le acque calme del lago e sembravano felici. Spensierati. A volte avrebbe voluto tuffarsi con loro, diventare uno di loro.
“Yuda!”
Si voltò. Sua madre gli sorrideva, avvicinandosi con passo lieve.
“Ti ho cercato dappertutto. Perché non mi rispondevi?”
“Scusami mamma. Stavo osservando i cigni.”
Lei, rossa di capelli come lui, si chinò a dargli un bacio sulla fronte.
“Vieni, su… fra poco arriverà tua zia Rossane. Dobbiamo prepararci ad accoglierla.”
“La zia… è una strega, vero?”
A quella domanda, vide sua madre distogliere lo sguardo. Anche lei – come suo padre, che pure era il Signore del luogo, temuto e potente – aveva paura della strega. Una parente lontana, che ogni tanto veniva in visita al castello.
Yuda l’aveva vista solo una volta. Non la ricordava bene, ma un brivido gli corse lungo la schiena al pensiero di rivederla.
Spero non mi faccia del male, pensò.
Poi diede un ultimo sguardo ai cigni, che si stringevano sulle rive del lago, e seguì sua madre all’interno.
“Yuda, caro nipote…” sorrise Rossane, chinandosi a dargli un bacio sulla fronte. Era arrivata da poche ore, accolta con tutti gli onori nella sala principale del castello. “Ma come sei cresciuto!”
“Buongiorno, zia…” mormorò timidamente lui.
La strega – anche lei rossa di capelli, gli occhi truccati di scuro e le labbra rosse e voluttuose—gli sembrava bellissima. E allo stesso tempo terribile.
“Tuo figlio cresce bene, Zemura”, osservò nel frattempo lei disse Rossane, sfiorando con un un gesto lento la guancia del bambino. Le sue lunghe unghie smaltate di rosso gli pizzicarono la pelle. “Devi essere molto orgoglioso di lui.”
“Ovviamente,” rispose il padre di Yuda, rigido. Non aveva mai avuto molte attenzioni per il figlio, preso com’era dal governo del feudo e dagli impegni ufficiali. “Sono lieto di averti ospite nel mio castello, Rossane.”
Lei sorrise, poi lanciò a Yuda uno sguardo fugace e tagliente come una lama. Il bambino istintivamente fece un passo indietro e rabbrividì, come se in quel momento la strega avesse lanciato su di lui uno dei suoi incantesimi più oscuri.
Terminata la cena, Rossane si ritirò nelle stanze che le erano state assegnate. Quando Yuda, diretto verso la sua camera, passò davanti alla porta di quelle della zia, uno strano impulso lo fece fermare.
“Entra pure”, lo invitò dall’interno la voce della strega. “Su, non aver paura. Non intendo certo mangiarti!”
Yuda obbedì e entrò.
Rossane si era cambiata. Posati gli abiti da viaggio accanto al camino, adesso indossava ora un lungo abito viola, lucente come la notte.
“Eccoti qui”, sorrise.
Il bambino rimase rigido, senza sapere cosa dire.
“Tu mi ricordi me alla tua età, sai? Vivi negli agi, dovresti essere felice… ma ti manca qualcosa, non è così?”
“Ecco, io…”
“Su, a me puoi dirlo.” Avvicinatasi, si chinò e gli prese il viso fra le mani. “Allora?”
“Vorrei tanto un amico”, confessò Yuda. “Mi sento così solo. Invidio persino i cigni che vivono nel lago qui sotto…”
“E pensi che siano più felici di te. Vorresti che uno di loro diventasse tuo amico?”
“S-sarebbe possibile mia signora?”
“Per chi come me possiede grandi poteri, nulla è impossibile”, rise dolcemente Rossane. “Su, vieni con me.”
Usciti dal castello, raggiunsero in fretta le rive del lago. Qui un giovane cigno nuotava alla luce della luna, un po’ discosto dagli altri.
“Sta’ a vedere, adesso.”
Rossane tese una mano e il cigno, come incantato, iniziò a nuotare verso di loro.
Quando fu a un palmo di distanza, la strega si chinò e gli accarezzò piano la testa.
“Questo cigno diventerà tuo amico, Yuda. Ma prima dimmi: è davvero questo ciò che desideri?”
“Sì. Non c’è niente che desideri di più!”
“Bene. E allora… così sia.”
Tracciò nell’aria strani segni, e un’aura azzurra avvolse il cigno. Un attimo dopo, davanti a uno stupefatto e incredulo Yuda, apparve un bambino della sua età con i capelli di un azzurro pallido.
Yuda, al colmo della felicità, lo abbracciò.
“Lui è il tuo nuovo amico”, disse allegramente Rossane. “Ragazzino, lui è Yuda.”
“Yu… Yuda,” ripeté il cigno, ora bambino, con voce leggera ma sicura.
“Sì, e da oggi sarò il tuo migliore amico.” Al colmo della felicità, Yuda lo abbracciò di nuovo, poi si voltò verso Rossane.
“Vi ringrazio dal profondo del cuore, zia…”
“Anche le streghe hanno un animo gentile… a volte”, gli sorrise maliziosamente lei. “Ma adesso dobbiamo trovare un nome per il tuo nuovo amico. Che ne dici di… vediamo un po’… Rei?”
“Rei”, annuì entusiasticamente Yuda. “Sì, mi sembra… mi sembra un bellissimo nome.”
Per intercessione di Rossane, Rei venne adottato dalla famiglia di Yuda, e da quel giorno i due bambini condivisero ogni cosa: giochi, sogni, segreti. Crescevano inseparabili, e la loro amicizia fraterna si rafforzava ogni giorno di più.
Ma il padre di Yuda non vedeva di buon occhio quel legame. Un giorno, ignorando le proteste accorate del figlio, decise di mandare via Rei, affidandolo a una famiglia di contadini in un villaggio vicino.
“Non ti preoccupare, Yuda. Io starò bene,” disse sorridendo Rei, mentre preparava le sue cose per l’imminente partenza. “E verrò a trovarti ogni volta che potrò.”
Yuda ricacciò indietro le lacrime.
“Anch’io verrò da te. Rei, mio padre è crudele ed egoista. Non avrebbe dovuto separarci…”
“Non lo odiare. Sono sicuro che agisce così per il tuo bene.”
Yuda non trattenne una smorfia di disappunto.
“Tu sei sempre così buono e gentile… ma come fai?”
“Credo sia la mia natura. Adesso però dobbiamo salutarci.”
I due amici si abbracciarono forte, giurandosi di rivedersi presto. Poi Rei raccolse la sua sacca, consumata ma piena di ricordi, e si allontanò senza voltarsi lungo il sentiero che portava al villaggio.
Rei si adattò bene alla sua nuova vita. Nel villaggio si fece presto benvolere per il suo buon carattere, e strinse un legame profondo con Aily, la figlia dei suoi genitori adottivi. Era una bambina fragile e dolce, e Rei le faceva volentieri da fratello maggiore, proteggendola e difendendola ogni volta che era necessario.
Intanto, nel castello, il rancore di Yuda cresceva giorno dopo giorno.
Ce l’aveva con suo padre, che l’aveva separato dal suo unico amico. Con la madre, che non aveva fatto nulla per impedirlo. E in un certo senso anche con Rei, perché l’amico, a differenza sua, sembrava capace di legarsi agli altri con naturalezza.
Per stare insieme, i due iniziarono a frequentare un piccolo dojo vicino al castello. Il maestro si presentò come un praticante minore della Sacra Scuola di Nanto – un’arte marziale letale, capace di distruggere i corpi dall’esterno con il solo tocco delle mani.
Rei si appassionò subito e in breve tempo divenne uno dei migliori allievi del dojo. Yuda invece, sebbene altrettanto dotato, non condivideva lo stesso entusiasmo.
Passarono nel frattempo due anni, e l’insofferenza di Yuda cresceva di giorno in giorno trasformandosi in un vero e proprio odio per la sua vita e per i genitori che, a suo dire, lo opprimevano sempre di più.
Un giorno diede fuoco all’ala del castello dove alloggiavano, uccidendoli insieme ad alcuni servitori. Non provò rimorso per quell’orribile azione, e pensò soltanto che adesso era il nuovo Signore del castello e poteva disporre della sua vita come più preferiva.
La sua prima decisione fu ovviamente di tornare al villaggio di Rei.
“Yuda!” esclamò l’amico abbracciandolo. “Ho saputo dei tuoi genitori. Mi dispiace così tanto…”
“Ti ringrazio.”
Yuda fece un sorriso di circostanza, poi notò una bambina minuta alle spalle dell’amico.
“Lei è Aily?”
“Sì.”
Aily s’inchinò per salutarlo, ma lui le dedicò appena un’occhiata distratta.
“Adesso sono io il nuovo signore di questi luoghi, Rei. Posso decidere ogni cosa, e voglio che torni a vivere con me al castello.”
“Volentieri. Lasciami solo prendere le mie cose.”
A Yuda sembrò di cogliere una lieve esitazione nella voce dell’amico, ma decise di ignorarla. Finalmente lui e Rei erano di nuovo insieme. E più niente e nessuno li avrebbe separati.
Passarono gli anni, e l’amicizia tra Rei e Yuda si fece sempre più intensa. Ma mentre Yuda aveva occhi solo per l’amico, Rei – divenuto un prodigio dell’arte di Nanto – dedicava attenzioni anche ad Aily e ai suoi genitori adottivi.
Sono solo inutili contadini, eppure lui sembra tenere più a loro che a me, pensava Yuda, roso dalla gelosia. E Aily… quella piccola schifosa che gli fa gli occhi dolci… se potessi, la strozzerei con le mie mani…
Una sera, mentre cenavano insieme al castello, Rei sorrise.
“Sai, Yuda… l’anziano maestro Kojin mi ha detto che ormai non ha più nulla da insegnarmi.”
“Davvero?”
Yuda alzò lo sguardo, afferrando un pezzo di carne con la forchetta. Sperava che Rei stesse per dirgli che avrebbe lasciato il dojo.
“Sì. Mi ha detto che potrei entrare nella Sacra Scuola dell’Uccello d’Acqua di Nanto. Lì apprenderei le tecniche del Nanto Suichō Ken, uno dei sei stili principali tra le 108 discipline della scuola. Non sarebbe fantastico?”
“La scuola dell’Uccello d’Acqua di Nanto?”
“Sì. Il dojo si trova a Fujisawa e dopo sei mesi di addestramento di base, c’è la possibilità di essere scelti dal sommo maestro Rofu. E poi, sotto la sua guida… concorrere addirittura per il titolo di maestro. Ci pensi, Yuda? Io… un maestro di Nanto!”
“Avresti intenzione di andare… a Fujisawa, Rei?” lo interruppe freddamente Yuda, non condividendo per nulla il suo entusiasmo. “Ma è lontanissimo da qui…”
“Sì. Ma vorrei andarci lo stesso. Le arti marziali mi appassionano moltissimo, lo sai… e poter approfondire le mie conoscenze sarebbe…”
“D’accordo, d’accordo, mi hai convinto. Molto bene. Verrò con te a Fujisawa.”
“Tu…?” Rei sgranò gli occhi. “Ma Yuda… e il castello?”
“Lo affiderò a uno dei miei consiglieri per qualche tempo. Non c’è nessun problema. Allora… quando partiamo?”
Rei e Yuda partirono per Fujisawa, non prima però – con grande fastidio di Yuda – di fermarsi a salutare Aily e i suoi genitori.
Arrivati al dojo della Scuola dell’Uccello d’Acqua di Nanto, iniziarono subito l’addestramento. Mesi dopo, durante un’esibizione alla presenza di maestri di altri stili della Sacra Scuola, il maestro Rofu prese Rei da parte.
“Rei, tu verrai con me. Ti porterò in un luogo sacro tra le montagne. Lì, insieme ad altri sei allievi scelti, affronterai l’ultima fase dell’addestramento per diventare maestro.”
“E Yuda?” chiese subito Rei.
Rofu lo fissò.
“Lui non è abbastanza dotato. Lo stile dell’Uccello d’Acqua di Nanto richiede forza, eleganza, e apertura mentale. Yuda non possiede queste qualità. Questo è tutto. Preparati, partiremo all’alba.”
Quando il maestro si allontanò, Yuda posò una mano sulla spalla dell’amico.
“Quello non capisce niente. Dai, torniamocene al castello. Ho abbastanza di questo posto e delle sue regole.”
Rei esitò, cercando le parole giuste.
“Yuda, io… io voglio andare.”
“Tu vuoi…?” Yuda lo fissò, incredulo. “Rei, se vai ci separeremo. Per chissà quanto tempo!”
“Lo so. Ma ti prometto che, quando sarò diventato maestro, tornerò da te. Hai la mia parola.”
“QUANDO?” esplose Yuda. “Potrebbero passare anni! E io, nel frattempo, cosa farò? Senza la nostra amicizia, per cui mi sono battuto così tanto! Ho eliminato tutti gli ostacoli… anche i miei genitori…”
Si fermò. Aveva detto troppo.
Rei lo guardò, sconvolto. “Yuda che… che cosa hai fatto?”
“Quello che dovevo. Per noi. Tutto per noi.”
Gli posò le mani sulle spalle, ma Rei si sottrasse alla sua stretta.
“No. Non se devono rimetterci altre persone. Ti voglio bene, Yuda, e te ne vorrò sempre. Ma quello che hai fatto… è orribile.”
“Mi vedi come un mostro adesso?” gridò Yuda, pieno di rabbia. “È così, Rei? Bene se è così… allora vattene! E non farti vedere mai più!”
“Yuda…”
“Via!” urlò, spingendolo. “Va’ pure dietro a Rofu, quel vecchio pazzo. Ma non aspettarti più niente da me. La nostra amicizia è finita. Per sempre!”
Rei lo fissò con gli occhi pieni di lacrime. Aspettò a lungo che l’amico cambiasse idea, ma alla fine si arrese.
“A-allora…” mormorò. “Allora addio, Yuda. Sappi però che…”
“VA’ VIA!”
Rei ammutolì. E, senza più dire una parola, se ne andò.
Pentito per come l’aveva trattato, e desideroso di scusarsi con l’amico, Yuda lo cercò il giorno dopo. Ma Rei era già partito.
Furioso e deluso, si recò in palestra sfogando la sua rabbia in una serie di combattimenti contro altri allievi scartati da Rofu. Li atterrò tutti, con colpi precisi e violenti al limite del regolamento.
L’ultimo avversario cadde sotto un calcio che, per un soffio, non gli spezzò una gamba.
Allontanatosi, Yuda venne raggiunto da un uomo alto e magro, vestito con una lunga tunica scura bordata di rosso.
“La forza non ti manca, ragazzino”, disse lo sconosciuto con un gelido sorriso. “Hai solo bisogno di qualcuno che la indirizzi verso lo scopo giusto.”
“Voi siete…?”
“Ryukai. Maestro del Nanto Kōkaku Ken, lo stile della Gru Rossa di Nanto. Lo stile che pratico e insegno richiede forza e spietatezza. Non è un balletto per signorine, ma una danza di morte. Sei pronto a farla tua, ragazzino?”
Yuda annuì, e la sera stessa seguì Ryukai al suo dojo. L’addestramento fu durissimo, ma Yuda dimostrò una spietatezza e un talento per l’inganno superiori persino alla sua abilità marziale. Alla fine riuscì a padroneggiare tutte le tecniche del Nanto Kōkaku Ken e, sconfiggendo il suo rivale più pericoloso, ottenne il titolo di maestro.
Quando seppe che Rei era diventato maestro dello stile dell’Uccello d’Acqua, lo convocò al castello. Sperava di parlargli da pari a pari e forse di poter chiarire con lui, dopo tanto tempo.
Ma Rei non si presentò.
Di lì a poco poi scoppiò il conflitto nucleare… il mondo precipitò nel caos e le scuole di Nanto si divisero
Yuda tornò al castello di famiglia. Lo fece ricostruire dai danni subiti durante il conflitto e vi si stabilì, radunando sotto di sé un piccolo esercito e creando un vero e proprio regno del terrore.
Ma con gli anni, la sua gelosia e il rancore crebbero. Nemmeno il potere colmava il vuoto che aveva nel cuore. Fece rapire Aily da un mercenario di nome Jagger ordinando ai suoi uomini di sterminare gli abitanti del villaggio.
Forse adesso Rei cercherà il mio aiuto, pensò. Il mio conforto.
Rei però non arrivò e non lo cercò- Sembrava essersi completamente dimenticato di lui.
Yuda andò su tutte le furie. Distrusse uno specchio del palazzo con un pugno. Poi, con il sangue che gli colava dalla mano, si dipinse le labbra.
“Io ti volevo bene, Rei…” mormorò, ricacciando indietro le lacrime. “Ti volevo bene. La nostra amicizia era tutto per me. Ma tu hai rinnegato ciò che c’era tra noi. Da oggi… ti considererò il mio peggior nemico.”
Si guardò nello specchio infranto.
“E la vita che io stesso ti ho donato… farò di tutto per strappartela. Lo giuro!”
ALCUNI ANNI DOPO, VILLAGGIO DI MAMIYA
“Adesso sei in mio potere, Rei”, sorrise Yuda.
L’avversario, intrappolato tra le sabbie mobili a pochi passi da lui, sanguinava copiosamente. I colpi della Gru Rossa di Nanto avevano lasciato il segno.
“Non puoi più muoverti. Sei come un uccello senza ali…”
“Yuda, io…” mormorò Rei.
Toki, Aily, Mamiya, Burt e la piccola Lynn lo fissavano, i loro cuori stretti dall’angoscia.
“Io non mi arrenderò mai a te. Continuerò a combattere finché avrò fiato in corpo e forza nei muscoli.”
Yuda lo guardò. Dentro di sé, ricacciava i ricordi. L’infanzia. L’amicizia. Il dolore.
“Allora morirai”, disse, la voce spezzata. “Perché il tuo destino è legato al mio. Io ti ho donato la vita che hai vissuto… e adesso te la toglierò.”
Si alzò in tutta la sua potenza, gli occhi che gli brillavano di rabbia e rimpianto.
“Sta’ pronto, Rei. Questo è il Becco Truccato di Sangue… il mio colpo segreto più potente!”
Sollevò la mano, e l’aria intorno a lui sembrò tremare.
“NANTO UGUALE… MORTE!”
FINE
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