UNA GIUSTA CONCLUSIONE

Scritto nel novembre del 2024

Entro in quella che ormai è solo la squallida ombra di una città.

Le strade sono polverose e deserte e dalle finestre sbarrate delle case in rovina sento sguardi interrogativi posarsi su di me.

Avanzo deciso fino a un saloon. Entro, e le porte a ventola cigolano al mio passaggio.

L’interno del locale è ampio ma scarsamente illuminata. L’arredo è rotto, ammucchiato in un angolo. Dietro il bancone, il proprietario—un uomo piccolo e smagrito—mi osserva, curioso e intimidito.

Due uomini giganteschi, dall’aspetto minaccioso, sono stravaccati su un divanetto sfondato.

“Sto cercando un uomo,” dico. “Porta sette cicatrici sul petto. Mi è stato detto che si trova in questa città.”

“E tu chi saresti?” mi apostrofa uno dei due, sfregiato in viso, con tono ostile. “Perché cerchi l’uomo dalle sette cicatrici?”

“Devo parlargli,” replico freddamente.

In quel momento noto una ragazza lì a terra, seminuda e con i segni delle violenze sul corpo. Il sangue mi ribolle. Mi ricorda mia sorella, ma mi trattengo. La mia missione è tutto e non posso assolutamente farmi distrarre.

“Allora, lo conosci?”

“Potrei”, risponde alzandosi. Il suo compagno – alto e grosso quanto lui – lo imita.

“Ma non vedo perché dovrei dirtelo. Anzi…” prosegue afferrando una grossa ascia, “credo proprio che non lo farò. A meno che tu non mi batta in combattimento. Sei pronto, straniero?”

“Nessun problema,” sorrido. “Ma fate in fretta, perché non ho tempo da perdere.”

“Sbruffone,” ridacchia lui, lanciandosi all’attacco mentre l’altro uomo estrae una pistola  e mi spara contro una raffica di pallottole

Le evito, e in un battito di ciglia sono sull’uomo con l’ascia. Due rapidi movimenti e le sue braccia cadono a terra tranciate di netto.

“Ma cosa…” crolla a terra mentre il suo compagno mi fissa terrorizzato. “Cosa mi hai fatto…?”

“Nulla di che”, rispondo con un’alzata di spalle. “Allora, l’uomo dalle sette cicatrici?”

“Fottiti, maledetto!”

Irritato, mi lancio su entrambi. I miei colpi sono rapidi e letali, e in pochi secondi li faccio a pezzi senza alcuna possibilità di scampo.

“La tua… la tua tecnica è incredibile, straniero…” balbetta colpito il padrone del locale. “Forse tu hai la forza per liberarci dall’uomo dalle sette cicatrici. Il suo quartier generale si trova nella piazza principale della città. È il palazzo più grande.”

“Ti ringrazio.”

Faccio per voltarmi e andarmene, poi i miei occhi incontrano quelli della ragazza. Ha il viso segnato da un livido recente e vengo mosso da un moto di pietà.

“Adesso non devi più avere paura”, le dico. Cerco di sembrare rassicurante, ma di sorridere proprio non mi riesce. Così le giro le spalle e lascio il locale, incamminandomi deciso alla ricerca della piazza principale della città.

A quanto sembra ti ho trovato, uomo dalle sette cicatrici sul petto. E presto… saremo finalmente faccia a faccia.

Trovata la piazza, vedo uomini armati montare la guardia a un grande palazzo. La fontana al centro è mezza distrutta e al suo posto noto un busto, forse di marmo. Uno sconosciuto con sul viso un elmetto dalle forme inquietanti.

“Questo è il quartier generale dell’uomo dalle sette cicatrici?” chiedo avvicinandomi a quello che sembra il capo degli armati.

Lui mi fissa dall’alto in basso. “È il palazzo del signor Kenshiro, successore della Divina Scuola di Hokuto, sì. E tu chi saresti?”

“Uno che lo vuole vedere. Adesso fatevi da parte.”

“Co-cosa?” scoppia a ridermi in faccia. “Ma tu sei un pazzo bastardo per osare parlarmi così! Avanti, uomini, facciamolo a pezzi!”

Mi si scagliano contro. ma con la la mia tecnica Nanto Suichō Ken li anniento tutti in un lampo. Poi mi dirigo deciso al palazzo e, spalancatene le porte, entro. Davanti a me, si erge un’ampia scalinata sulla cui cima un uomo – armato con un fucile a doppia canna – mi fissa con astio.

È enorme, indossa una giacca di pelle nera e sul viso porta lo stesso elmetto della figura riprodotta sul busto nella piazza. Sembra la maschera di un demone; ma è quando gli vedo sul petto le sette cicatrici che m’imbatto in quello che per me è diventato il simbolo del male più assoluto.

“Sei tu”, lo apostrofo, “l’uomo che ha assalito il villaggio dei miei genitori e rapito mia sorella Aily?”

“Sono Kenshiro, successore della Divina Scuola di Hokuto,” annuisce. “E tu chi sei?”

“Mi chiamo Rei e appartengo alla Sacra Scuola dell’Uccello d’Acqua di Nanto.”

Mi risponde sghignazzando.

“Sei uno dei sei Sacri Pugni di Nanto, eh? Beh, mi spiace per te ma hai fatto un viaggio a vuoto. Sì, ho rapito tua sorella, ma la dolce Aily è diventata il mio giocattolo preferito. Non ho nessuna intenzione di liberarla”, prosegue scoppiando in una sadica risata. “Anzi, da quando è con me… non sai le cose che le ho fatto.”

Furioso, faccio per lanciarmi su di lui quando un colpo alle spalle mi costringe a voltarmi. Taglio in due l’uomo con un solo movimento della mano, ma Kenshiro ne approfitta per balzarmi contro.

Per evitarlo, salto agilmente all’indietro.

“La tua tecnica è davvero una delle sei principali di Nanto,” dice, puntandomi addosso la sua doppietta. “E sono certo che se anche ti sparassi addosso riusciresti ad evitare tutti i colpi.” Di scatto getta via l’arma e mi fissa negli occhi. “Ma io sono il successore della Divina Scuola di Hokuto e non mi servono armi per batterti. Adesso te lo dimostrerò… Mille Mani di Hokuto!”

Si scaglia contro di me, ma quando lo evito ferendolo al braccio i suoi occhi si iniettano di sangue.

“Maledetto…” sibila. “Adesso me la pagherai!”

Mi attacca ancora ma schivo tutto, persino una scarica di aghi che mi sputa addosso.

Uno mi ferisce di striscio alla guancia e, irritato per quella spregevole scorrettezza, contrattacco deciso procurandogli un profondo taglio al fianco sinistro.

“Sei troppo lento per me”, lo derido. “E tu, con questi trucchetti, saresti il successore di Hokuto? Non riesco a crederci.”

“Non mi sottovalutare, Rei. Ho molti assi nella manica… sta’ a vedere!”

Cambia tecnica, e quando fingendo di scartare sulla destra mi colpisce invece al petto riconosco il colpo.

“Questa… è la tecnica dell’Aquila Solitaria di Nanto! La tecnica di Shin…”

“Esatto. Noi maestri di Hokuto possiamo replicare tutte le tecniche avversarie dopo averle viste anche solo una volta. Questa nostra prerogativa ha nome Ombra Riflessa.”

“Ombra Riflessa…”

“Rassegnati, Rei. Contro di me non hai speranze. Muori!

Attacca di nuovo, ma questa volta sono pronto. Lo evito e quando contrattacco lo ferisco di nuovo una, due, tre volte mentre lui indietreggia non riuscendo a parare i miei colpi.

Urlando di rabbia afferra la sua doppietta. Con un calcio però gliela faccio volare via e con un altro lo sbatto contro la scalinata.

“È finita, Kenshiro. Adesso lascia libera mia sorella.”

“Uomini!” grida, e subito un manipolo di suoi sgherri compare da una porta laterale. “Portate qui la Aily!”

Obbediscono, e quando tornano tenendola per le braccia il cuore mi si stringe come in una morsa. Aily è smagrita e ha dei lividi sul corpo. I suoi bei capelli biondi sono spenti e tiene gli occhi chiusi.

“A… Aily. Sorellina, sono io. Rei…”

“R-Rei…?”

La sua voce è un sussurro nel vento. “Sei davvero tu… fratello mio? Oh, quanto vorrei vedere il tuo viso…”

“Aily, ma tu… tu non…”

“Tua sorella è cieca”, interviene Kenshiro. “Si è tolta la vista da sola mesi fa. Mi è dispiaciuto, sai? Aveva occhi così belli…”

Ride mentre io fisso Aily, incredulo.

“Non sopportavo più gli orrori di questo nostro mondo, Rei…” piange lei. “L’uccisione dei nostri genitori, del mio futuro sposo, la strage degli abitanti del villaggio… e il volto di quest’uomo dopo tutto il male che mi ha fatto. Avevo perso le speranze e non credevo che ti avrei mai più rivisto…”

“Aily, ora ci sono io qui con te”, cerco di rassicurarla. Mi volto verso Kenshiro furente di rabbia. “Pagherai per tutto questo, maledetto demonio. Ti farò a pezzi!”

“No, io non credo. A meno che tu non voglia che a tua sorella venga tagliata la gola… non alzerai più un dito su di me.”

Uno dei suoi uomini punta un pugnale alla gola di Aily e nello stesso istante Kenshiro mi attacca.

Urlando come un pazzo.

Per la prima volta in vita mia, sono costretto a sostenere un combattimento senza poter contrattaccare.

Kenshiro mi assale con i suoi colpi migliori mentre io indietreggio, lo sguardo fisso su Aily e sul pugnale che le preme alla gola.

“Allora, uomo di Nanto, dov’è finita tutta la tua forza?” mi deride il mio nemico. “Non dicevi che non sono un avversario degno di te?”

“Tu…” sibilo, fissandolo negli occhi. “Tu sei solo un codardo spregevole. Battiti lealmente se ne sei capace!”

Scoppia a ridermi in faccia.

“Parole ardite per chi sta solo incassando.”

Mi distraggo, notando un filo di sangue colare dalla lama alla gola di Aily. Così non vedo arrivare il pugno che mi colpisce in pieno viso.

Barcollo all’indietro mentre Kenshiro continua ad attaccare, replicando le tecniche di Shin con una goffaggine di cui normalmente riderei. Distratto da Aily, invece, non riesco a combattere al meglio. Un colpo mi sfiora il fianco destro.

“Hai visto, Rei?” mi sbeffeggia Kenshiro. “Io sono padrone della Nanto Koshū Ken almeno quanto Shin! Ora ti ucciderò!”

Fa per attaccare ancora, quando all’improvviso i suoi uomini iniziano letteralmente a esplodere. Uno dopo l’altro i loro corpi si distruggono dall’interno. Anche quello che tiene Aily va in pezzi, mentre ancora le punta il coltello alla gola.

Mia sorella, coperta di sangue e brandelli di carne, si libera. Cieca com’è, inciampa ma io, con un balzo, le sono subito accanto e la stringo tra le braccia.

“Rei…”

“Sono qui, sorellina”, le bacio i capelli. “E stavolta non ti lascerò più. Staremo sempre insieme.”

Lei annuisce mentre Kenshiro indietreggia terrorizzato.

Lascio Aily e  mi rialzo, mentre la mia aura combattiva inizia a bruciarmi tutt’attorno.

“Adesso possiamo combattere alla pari, maledetto!” grido a Kenshiro. “E finalmente sconterai tutte le tue malefatte!”

“N… no…” balbetta lui.

Fa un passo indietro, ma io gli sono già addosso.

I miei colpi sono rapidi, furiosi. In pochi istanti, il corpo del mio nemico è ridotto a brandelli.

È finita.

Mi volto per riabbracciare Aily ma in quel momento noto un uomo. 

È giovane, suppergiù della mia età. Veste di scuro. Ha i capelli castani e lo sguardo severo e mentre avanza fra i resti sparsi a terra degli uomini di Kenshiro capisco che è stato lui a farli esplodere. Anche lui quindi… padroneggia la tecnica di Hokuto?

“Chi sei?” gli domando.

Mi guarda, e vedo che nei suoi occhi castani non c’è alcuna malvagità.

“Il mio nome è Kenshiro”, risponde. “E sono il legittimo e unico successore della Divina Scuola di Hokuto. L’uomo che hai appena ucciso, invece, si chiamava Jagger. Da mesi spacciava per me, attribuendomi le sue peggiori malefatte.”

“Jagger?”

“Sì. Abbiamo appreso le sacre tecniche marzialistiche della Divina Scuola di Hokuto assieme. E io un tempo… lo chiamavo fratello.”

Lo fisso mentre stringo Aily a me.

“Allora… il vero Kenshiro sei tu. In questo caso, ti chiedo perdono. Ho usurpato il tuo dovere di legittimo successore della Divina Scuola.”

Lui però scuote la testa.

“Non ce n’è bisogno. Hai semplicemente fatto… quello che avrei dovuto fare io. Tanto tempo fa.”

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

4 commenti
  1. Rosa
    Rosa dice:

    Scrittura molto fluida, senza fronzoli, paroloni o ripetizioni inutili. Ben strutturato, padronanza del linguaggio con la capacità di dare al lettore la possibilità di immaginarsi la scena durante la lettura. Non ci sono errori di sintassi, rivelando nonostante la forza bruta il gran cuore del protagonista…..direi proprio un buon pezzo, complimenti, chapeau!!!!!🎩🎩🎩

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    • admin
      admin dice:

      Eh, probabilmente non ha avuto tempo di pensarci tra che si sentiva già sicuro di vincere con l’ostaggio a che poi è stato preso in contropiede dall’arrivo inaspettato 😁.
      Grazie di aver letto e recensito, mi ha fatto molto molto piacere ☺️

      Rispondi

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