ALI

Scritto nel gennaio del 1999

Ho sempre pensato che gli uomini siano creature ottuse, poveri peccatori. Sento di avere un compito: farli pentire, punirli per il loro orgoglio. La morte dovrebbe essere per loro una liberazione. Dovrebbero piangere di gioia. E invece piangono, sì. Ma di terrore. Io non mi lascio impietosire. Compio il mio dovere. Sono un assassino, agli occhi degli ignoranti. Ma la parola di Dio è con me.

Come sempre, la serra era il luogo più tranquillo del palazzo. Nathaniel amava stare lì, perché in mezzo ai fiori trovava pace ai suoi pensieri più cupi soprattutto durante le serate di pioggia come quella. La cura dei fiori era una passione che coltivava fin da adolescente. Durante il periodo più buio della sua vita – quando la sua condizione di omosessuale lo aveva allontanato dalla famiglia, soprattutto da un padre severo che non l’aveva mai accettato – l’unico conforto era prendersi cura delle piante nel palazzo del civico numero 13 di September Street a New Orleans, allora proprietà della nonna materna.

Quando l’anziana signora era morta, gli aveva lasciato l’edificio in eredità. Da allora, quella era diventata la sua casa. I contatti con i familiari si erano sempre più diradati, fino a svanire quasi del tutto.

Suo padre, il celebre uomo d’affari Robert Maidlecker, morto un anno prima, non lo aveva nemmeno nominato nel testamento. Eppure, al funerale, Nathaniel aveva pianto amaramente, nascosto dietro una colonna del cimitero a ripensare a quando, da piccolo, il padre lo portava a sciare e in giro per negozi di giocattoli.

Allora sembrava che nulla potesse andare male, poi sua madre era morta e lui si era scoperto “diverso”. Suo fratello maggiore Adam, adesso a capo dell’impero economico del padre, si limitava a mandargli un biglietto d’auguri a ogni Natale e a farlo chiamare ogni tato dalla sua segretaria. Alle ultime telefonate, Nathaniel non aveva mai risposto.

Controllò l’orologio. Le sette meno un quarto, pensò. Chissà se lui verrà.

Quella sera aveva un ospite a cena, Michael. Si erano conosciuti qualche giorno prima in un bar del centro. Avevano chiacchierato e bevuto due bottiglie di vino poi, al momento di salutarsi, si erano baciati.

Le labbra sulle labbra, Nathaniel aveva invitato a cena Michael quasi d’istinto, come se il loro incontro fosse stato scritto da tempo. Il giovane aveva accettato con tranquilla naturalezza, ma gli aveva detto di non possedere un cellulare e quando si era dileguato nella notte Nathaniel si era chiesto se l’avrebbe più rivisto.

Lo sperava con tutto il cuore, ma…

Finì di sistemare alcune orchidee, poi sentì qualcuno entrare e si voltò.

“Mi-Michael…?” mormorò sorpreso. “Sei tu.”

L’altro rimase lì immobile, con indosso un cappotto nero e sulla testa un cappello a falde larghe. Lo osservava in silenzio.

“Mi hai spaventato. Non mi aspettavo…”

Michael sorrise tranquillo.

“Mi avevi invitato a cena, se non sbaglio. Ed eccomi qui.”

“Certo ma… come hai fatto a entrare?”

“Giù al portone d’ingresso ho incontrato una ragazza. Simpatica, capelli lunghi e scuri…”

“Merle. Ti ha aperto lei?”

“Sì, e mi ha detto che probabilmente ti avrei trovato qui.”

“E così, sei semplicemente entrato.”

Michael non rispose, ma si fece avanti e sfiorò con le dita una rosa rossa.

“Mi piace chi ha cura delle proprie cose”, sorrise. “Allora, cosa ne diresti se adesso salissimo da te?

Nathaniel annuì. Chiusa la porta della serra, lui e Michael salirono le scale che portavano agli appartamenti. L’ascensore c’era, ma era sempre rotto, e il tecnico addetto alla manutenzione non si era ancora presentato.

Aperta la porta del suo appartamento, Nathaniel si voltò sorridendo.

“Entra pure. Sai, di solito io non…”

“Non ti fidi facilmente?” lo interruppe Michael, con quella voce profonda e calda che sembrava insinuarsi sotto la pelle. “Oppure non ospiti sconosciuti?”

“Sì, una cosa del genere. Ma tu… tu non sei come gli altri. O almeno non lo sembri.”

Michael gli si avvicinò. Gli prese il viso tra le mani e lo baciò. Nathaniel sentì girare la testa per l’intensità di quel contatto. Nessuno l’aveva mai baciato così e poi… Michael gli piaceva davvero.

Aveva un bel viso, dai tratti regolari. Gli occhi, di un colore indefinito fra l’azzurro del cielo e il verde del mare, emanavano una luce quasi soprannaturale. Magnetica, e a tratti quasi inquietante.

Si strinse a lui e fece per sbottonargli il cappotto, quando venne distratto dalle sirene della polizia che risuonarono proprio sotto il palazzo. Affacciatosi alla finestra, vide arrivare anche un’ambulanza mentre dei poliziotti suonavano al campanello del portone d’ingresso.

Si voltò verso Michael.

“C’è la polizia. Devo andare a vedere che cos’è successo. Tu… non scappi, vero?

Michael non rispose, ma Nathaniel non aveva tempo di aspettare. Uscì e, chiusasi la porta alle spalle, scese di corsa giù per le scale.

“Non è morto da molto”, disse l’ispettore di polizia, chinandosi sul corpo senza vita disteso nell’androne del palazzo. “Forse da un paio d’ore al massimo. L’ha trovato lei?

Merle annuì, ancora sotto shock.

“Chi è il proprietario dello stabile?”

“Sono io”, rispose Nathaniel, appena arrivato. Si avvicinò lentamente al cadavere. “È Vim…” mormorò.

Gli occhi scuri dell’ispettore lo fissarono intensamente.

“Lo conosceva?”

“Abbastanza, sì. Era un mio affittuario, Vim Morse. Com’è… com’è morto?”

“Seviziato, poi ucciso. A una prima occhiata, sembra che l’assassino si sia accanito su di lui come se volesse fargli scontare qualcosa prima di togliergli la vita. Lei come si chiama?”

“Nathaniel Maidlecker.”

“Bene, signor Maidlecker”, annuì l’ispettore mentre il personale addetto portava via il cadavere di Vim. “Rimanga a disposizione. Nei prossimi giorni potrei aver bisogno di farle qualche domanda. Naturalmente”, aggiunse rivolgendosi agli altri inquilini del palazzo nel frattempo sopraggiunti sul posto. “Questo vale anche per voi.”

La polizia se ne andò, quindi Nathaniel si voltò verso gli altri inquilini del palazzo.

“Devo far cambiare le serrature del portone, Nathaniel?” chiese Eric, il portiere.

“No, non penso sia il caso, almeno per adesso. Qualcuno di voi conosceva bene Vim?”

Merle scosse la testa.

“Era molto riservato, Nathaniel. Non parlava molto, lo sai. E non usciva quasi mai. Oddio, è terribile quello che gli è successo…”

Nathaniel annuì, osservando uno a uno i volti dei presenti. Non erano in molti, molti appartamenti erano ancora sfitti e gli affitti che gli venivano versati ogni mese bastavano appena per tirare avanti in modo dignitoso.

Oltre a Merle ed Eric, c’erano Ferreri e Saint Just, una coppia affiatata e discreta. E poi Paul, un giovane biondo dall’aria sfuggente. Nathaniel non sapeva molto di lui: pagava puntualmente, ma dormiva di giorno e usciva solo la sera. Dove andasse, non lo sapeva né se ne curava. Semplicemente, non erano affari suoi.

All’improvviso pensò a Michael, che di sicuro lo stava ancora aspettando. Salutò in fretta tutti e corse via. Arrivato alla porta, entrò di corsa.

“Michael!” chiamò. “Sono tornato. Dove sei?”

Lo cercò in ogni stanza, ma niente. Né un foglio, né un biglietto. Michael sembrava svanito nel nulla.

Dove poteva essere andato?

Il Signore mi ha indicato la prossima anima da salvare. I suoi capelli così colorati, il suo modo di vestire… Un affronto alla modestia che dovrebbe appartenere ai figli di Dio. Mentre affilo le lame dei miei coltelli, la gioia mi pervade. Perché presto sarò di nuovo lo strumento del Signore.

Nathaniel si svegliò di colpo, con i raggi di un pallido sole che già filtravano dalle ante abbassate delle finestre.

Ieri devo poi essermi addormentato sul divano, pensò alzandosi a sedere sul letto, poi deglutì. Michael era davanti a lui, vestito con un semplice maglione di lana e pantaloni di pelle consunti. Era a capo scoperto, e per la prima volta Nathaniel poté vederne i capelli: lunghi, neri e crespi come tanti serpenti pronti a ghermire le loro prede. Ma non era questo a inquietarlo, al momento.

“Michael, ma che… che ci fai qui? E soprattutto, dove sei sparito ieri sera?”

“Ti ho aspettato un po’, poi dato che non tornavi sono sceso nella serra. Quando sono risalito dormivi già.” Il sorriso di Michael sembrava divertito. “E non ho voluto svegliarti. Però guarda, ho preso qualcosa per colazione.”

“Ah sì…?”

Nathaniel accennò a sollevarsi, ma Michael gli posò le mani sulle spalle, fermandolo con una calma che non ammetteva replica. Il contatto era caldo, quasi premuroso, eppure in quella gentilezza si celava una fermezza che non lasciava scampo.

Michael si sedette accanto a lui, aprì il sacchetto e gli porse una brioche alla crema. “È tua”, disse, con un sorriso che non sembrava chiedere nulla in cambio.

Nathaniel la prese, esitante. “E tu…?”

Invece di rispondere, Michael indicò un libro appoggiato al tavolo del salotto. “E quello?”

“Oh, è un regalo di mia nonna. La caduta dell’Angelo di luce.”

“Di cosa parla?”

“Di Lucifero, l’Angelo che un tempo era secondo in potenza solo a Dio. Il libro racconta la sua ribellione, la discesa nell’oscurità, e le interpretazioni che lo vedono non solo come simbolo del male, ma anche come incarnazione del dubbio, della bellezza e della libertà tragica. Secondo l’autore, infatti, Lucifero non è solo il nemico di Dio, ma anche il riflesso più profondo dell’animo umano: il desiderio di essere altro, di essere di più. Alcuni lo vedono come un martire della conoscenza. Altri come il primo traditore della storia. Pensa, c’è persino chi crede che un giorno apparirà sulla terra, e il suo arrivo porterà sull’umanità una nuova era. Né divina né infernale, ma puramente umana.”

Michael sorrise.

“Davvero? Curioso.”

“Sì, ma non è tutto. L’anno scorso, proprio qui a New Orleans, è stato arrestato un giovane che sosteneva di essere proprio Lucifero reincarnato. Si era inciso versetti della Bibbia sulla pelle e ha cercato di entrare in una cripta dove si dice siano conservate alcune reliquie di San Michele Arcangelo. Naturalmente era solo un esaltato, ma l’episodio ha portato alla luce una cosa sconvolgente: sembra che esista un vero e proprio culto dedicato a Lucifero, con migliaia di sette e gruppi di fanatici che lo venerano in tutto il mondo. Molti credono anzi che si aggiri fra di noi sotto mentite spoglie e che, il giorno in cui si rivelerà, per il genere umano sarà l’inizio di una nuova era.”

“E tu cosa pensi di tutto questo?”

“Penso sia solo il frutto di un’immaginazione malata. E che alla base ci sia ben poco di vero.”

“Ne sei davvero convinto?”

Nathaniel lo guardò. Gli occhi di Michael sembravano improvvisamente illuminati da uno strano bagliore. Improvvisamente a disagio, Nathaniel si accorse di tremare.

“Cosa c’è, Nathaniel?” gli chiese Michael, posandogli una mano sulla spalla. “Stai tremando. Non avrai per caso paura di me, vero?”

Sorrise e, senza dargli il tempo di rispondere, si sporse e lo baciò sulla bocca.

Quel bacio ebbe il potere di fargli dimenticare tutte le sue paure. Nathaniel chiuse gli occhi, abbandonandosi alle carezze di Michael e alla dolcezza dei suoi baci. E mentre si lasciava andare, un pensiero lo attraversò: se quello fosse stato solo un sogno, non avrebbe mai voluto svegliarsi.

Un bussare alla porta lo svegliò. Era a letto completamente nudo, e Michael sembrava di nuovo sparito. Si vestì in fretta e andò ad aprire.

Era Eric, pallido in viso.

“Nathaniel, presto, devi scendere. C’è stato un altro omicidio qui nel palazzo.”

“Chi…?”

“Merle. Dai, muoviti, cè già la polizia!”

Scesero di corsa le scale. Il corpo di Merle era già stato caricato sull’ambulanza e i poliziotti stavano liberando la scena del crimine. L’ispettore sembrava di umore temporalesco.

“Salve, signor Maidlecker, Questo è già il secondo omicidio in pochi giorni. Gli inquilini del palazzo sono tutti qui, o c’è qualche faccia nuova?

Nathaniel stava per dirgli di Michael, ma si fermò. Non voleva parlarne. Non voleva che nessuno sapesse di lui.

“Sì”, rispose. “Dall’ultima volta non ho avuto altri affittuari.”

“Bene.” L’ispettore rivolse ai presenti un’occhiata per nulla amichevole. “Consideratevi tutti sospettati. Naturalmente, se qualcuno di voi sa o ha notato qualcosa – qualsiasi cosa – di strano o insolito lo dica. Anche un dettaglio che a voi sembra insignificante potrebbe rivelarsi utile alle indagini.”

Gli rispose soltanto un silenzio assoluto, e l’ispettore con una smorfia uscì seguito dai suoi uomini.

Nathaniel invece tornò nel suo appartamento senza parlare con nessuno. Un pensiero lo ossessionava: che Michael c’entrasse qualcosa con gli omicidi? Dopotutto cosa sapeva di lui, se non che entrambi gli omicidi erano avvenuti da quando lui era arrivato lì? Adesso sembrava di nuovo sparito nel nulla, e Nathaniel si sedette, solo, a bere qualcosa.

Cercò di distrarsi guardando un po’ di televisione o leggendo qualcosa, ma il pensiero che Michael potesse essere un assassino lo faceva impazzire. No, non poteva essere vero, lui di sicuro non c’entrava niente con quegli orribili delitti… ma dov’era finito?

Nathaniel era sempre più nervoso. Non vedeva Michael da tre giorni, e nel sentire bussare alla porta sperò fosse lui.

Quando aprì però la delusione fu immediata. Era la polizia, l’ispettore seguito da quattro agenti.

“Buonasera, signor Maidlecker.” Come sempre l’espressione del funzionario di polizia non era per nulla amichevole. “Possiamo farle qualche domanda?”

“Certo. Prego, entrate pure.”

“Ci è stato detto che in questi giorni lei ha un ospite. Perché non ne siamo stati informati?”

Nathaniel si irrigidì. “Per quale ragione avrei dovuto?

L’ispettore fece una smorfia.

“Due omicidi in pochi giorni, nello stesso stabile. Non le sembra una ragione sufficiente?”

“Sì… sì in effetti sì. Le chiedo scusa, è stata una leggerezza.”

“D’accordo. Adesso però ci dica tutto quel che sa di lui.”

“Veramente non ne so molto. Lo conosco appena…”

“Davvero?” replicò scettico l’ispettore. “E lei ospita una persona che conosce appena? Mi sembra strano. Non è che per caso ci sta nascondendo qualcosa, signor Maidlecker?”

“No, le giuro di no…”

L’ispettore lo fissò in silenzio, poi sospirò contrariato.

“Senta, signor Maidlecker, forse non le è chiara la situazione. Stiamo cercando il suo amico perché sospettiamo possa essere l’omicida. È stato visto da alcuni qui, ma nessuno – nemmeno lei – sa nulla di lui. Ci dica almeno dove possiamo trovarlo.”

Nathaniel fece per rispondere, ma proprio in quel momento la porta si aprì e Michael comparve sulla soglia. Aveva un pacco in mano e indossava il suo solito soprabito. Non sembrava turbato nel vedere i poliziotti, anzi rivolse loro un sorriso più che cordiale.

L’ispettore lo guardò con calma, poi si rivolse a Nathaniel.

“È lui il suo ospite?

Il giovane annuì, e subito i due agenti di polizia si piazzarono dietro Michael.

“Deve seguirci in Centrale, signor… signor…?”

“Michael.”

“Michael e poi?”

“E poi nulla. A parte il fatto che non ho intenzione di seguirvi in Centrale. L’assassino che state cercando è sul punto di colpire di nuovo. Non lo sentite?”

L’ispettore nemmeno gli rispose.

“Tom”, ordinò, “tu rimani qui nel caso l’assassino si facesse vivo. Naturalmente”, aggiunse con un freddo sorriso, “ciò vorrebbe dire che il nostro amico qui non c’entra niente con gli omicidi. In questo caso avrei fatto un buco nell’acqua.”

Dal suo tono, Nathaniel capì che ciò non accadeva spesso. Evidentemente quell’uomo aveva fama di essere molto abile.

Stranamente Michael non oppose resistenza ai poliziotti, ma guardò Nathaniel.

“Nathaniel, io non c’entro niente con gli omicidi credimi. E voglio dirti anche un’altra cosa: non lasciare mai che la fede ti abbandoni. È l’unica forza che ci sostiene quando tutto sembra crollare, non dimenticarlo.”

Nathaniel avrebbe voluto abbracciarlo, dirgli che gli credeva. Ma si sentiva rigido, e come incatenato sul posto rimase ad osservarlo portare via dall’ispettore e dai suoi poliziotti.

Le ore passavano, e dalla Centrale di polizia non giungevano notizie. Nathaniel cercava di distrarsi, ma la sua mente tornava sempre a Michael.

Non credeva che fosse l’assassino. I dubbi lo avevano tormentato, sì, ma le ultime parole rivoltegli dal ragazzo sembravano aver dissolto in lui ogni sospetto. Adesso gli credeva, e si pentiva di aver dubitato, anche solo per un istante, di lui.

Per vincere la tensione, andò a farsi una doccia. Quando tornò in salotto però, l’orrore lo bloccò.

L’agente di polizia, Tom era steso a terra con un coltello conficcato nella schiena. Nathaniel fece per inginocchiarsi accanto a lui, ma un fortissimo colpo alla testa lo fece sprofondare nel buio.

Quando riprese i sensi, era legato e imbavagliato. Il posto era buio, il fetore insopportabile. Dove… dove mi trovo…? pensò in preda al panico.

Poi qualcuno entrò.

“Sia benedetto il nome di Dio”, disse il nuovo venuto, e quella non era per nulla la voce di Michael.

L’assassino accese la luce e Nathaniel poté così fissarlo in viso. Era Eric.

“Sorpreso?” sorrise questi, il volto stravolto dalla follia.

Nathaniel si contorse, ma non poteva parlare.

“Oh, dimenticavo”, fece Eric. “Rimediamo subito.”

Gli tolse il bavaglio, e Nathaniel gridò.

“Eric, ma cosa stai facendo? E perché siamo qui?”

“Oh, non l’hai ancora capito? Sono io.”

Quelle parole, apparentemente senza senso, colpirono Nathaniel come una freccia avvelenata. All’improvviso tutto era chiaro.

“Tu… sei stato tu a uccidere Vim e Merle! Sei un assassino! Ma come hai potuto farlo?”

Eric assunse un’espressione offesa.

“Assassino? Io svolgo l’opera del Signore. Come osi accusarmi, tu che non sei altro che un povero peccatore? Tu che consumi rapporti promiscui e contronatura. Avanti”, proseguì, afferrando un lungo coltello, “pentiti dei tuoi peccati, così quando morirai almeno la tua anima salirà in Cielo.”

Nathaniel tremava. Non poteva muoversi.

Il coltello calò, mortale, su di lui, ma qualcuno bloccò la mano di Eric. Quello era Michael! Ma come aveva fatto ad arrivare fin lì?

“Attento, Michael! È armato!” gridò Nathaniel.

Ma era troppo tardi. Eric si liberò dalla presa di Michael e, senza esitare, lo trafisse al petto. Il ragazzo cadde senza un grido e Eric afferrò un altro coltello.

“Adesso non c’è più nessuno a difenderti, Nathaniel! E, dato che non hai voluto pentirti, andrai all’Inferno! Muori, e così sia fatta la volontà di Dio!”

Nathaniel gridò… poi all’improvviso successe qualcosa di irreale.

Eric rimase con il coltello sospeso a mezz’aria mentre, alle sue spalle, Michael si rialzava apparentemente illeso.

Due magnifiche ali gli spuntarono dalle spalle: bianche, immense. Michael sembrò diventare più alto, più maestoso mentre una luce calda e potente si sprigionò dal suo corpo.

Eric, fuori di sé, provò ad attaccarlo ma Michael si alzò in volo, evitando il colpo. Alcune piume delle sue ali caddero a terra.

Poi, in picchiata, si lanciò su Eric.

“Abbi fede, Nathaniel”, disse con voce quasi ultraterrena. “Il tuo nome significa “Dono di Dio”, e il Signore ti ama e ti protegge. Non lo dimenticare.”

In un attimo, disarmò Eric. Poi lo scagliò con forza contro una parete dove sbatté la testa e cadde a terra privo di vita.

Nathaniel non riusciva a distogliere lo sguardo da Michael, sotto il cui tocco le corde che lo legavano si sciolsero come se fossero fatte di cera. Si sentiva al sicuro, avvolto nella luce irradiata dal suo corpo.

“Michael, ma tu… tu sei un…”

“Adesso devo andare, Nathaniel”, lo interruppe Michael. “Ma ricorda: abbi fede, sempre, come l’hai avuta in me oggi. Il Signore è con te. Addio.”

Si alzò in volo per poi scomparire nel nulla, mentre Nathaniel si accorse di avere gli occhi bagnati di lacrime. Lacrime di felicità, però, perché per la prima volta in vita sua finalmente sapeva che, qualunque prova lo attendesse in futuro, non sarebbe mai più stato solo.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

4 commenti
    • admin
      admin dice:

      Sì, mi piace pensare che gli Angeli siano in mezzo a noi pronti ad aiutarci se necessario ☺️. Non siamo soli.
      Grazie di aver letto e recensito ❤️

      Rispondi
  1. Claudia galignano
    Claudia galignano dice:

    Ricordo di aver rischiato un paio di volte nella mia vita e di essere stata aiutata. Come se ci fosse stata una presenza ultraterrena che mi soccorreva e mi assisteva. Un’energia, una forza straordinaria. Questo racconto mi ha commossa perché mi ha ricordato quegli eventi di tanto tempo fa. Inoltre mi piace molto il modo in cui descrivi i personaggi.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Ciao, grazie ☺️🌹
      Sì secondo me queste presenze esistono e ci aiutano, anche se alle volte non ci facciamo caso perché abituati da sempre a ragionare principalmente basandoci sulla razionalità.
      E invece c’è tutto un mondo che è bellissimo poter conoscere e sperimentare.
      A presto 🤗

      Rispondi

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