L’INFELICITA’ DI JULIA

La sala del trono del palazzo reale di Croce del Sud era avvolta in un silenzio pesante, spezzato soltanto dal lento crepitare delle torce sulle pareti di marmo bianco.

Julia sedeva immobile, il volto riflesso nel bagliore dorato del pavimento lucido, le mani intrecciate sulle ginocchia in un gesto di rassegnazione. Il vestito bianco, impeccabile ma spento, sembrava una prigione cucita sulla sua pelle.

La pesante porta si spalancò con un rumore secco e Shin avanzò deciso nella sala, un bagliore febbrile negli occhi.

Bellissimo, biondo e interamente vestito di bianco, sembrava un angelo ma Julia, anche da lì, poteva sentire l’odore del sangue sui suoi abiti.

Fra le mani lui reggeva gioielli scintillanti – diamanti, rubini, pietre rare catturate dai resti di civiltà sepolte sotto la polvere della guerra. La sua espressione era di trepidante speranza, come se quegli oggetti potessero finalmente colmare il vuoto tra loro.

Guarda, amore mio…” disse, la voce vibrante di eccitazione. “Guarda questi gioielli… non li trovi bellissimi?”

Julia sollevò lo sguardo, osservando per un istante il luccichio crudele delle pietre. Il loro splendore le parve una beffa. Macchiate di sangue. Sporche di dolore. La loro bellezza era contaminata dalla violenza che Shin aveva inflitto per ottenerle.

Mi dispiace, Shin…” mormorò, il tono così delicato che sembrò fendere l’aria. “Ma quando guardo quei gioielli, vedo il sangue di coloro ai quali li hai sottratti con la forza. La forza dei tuoi pugni. La forza del tuo esercito.”

Uno spasmo attraversò il volto di Shin. Le sue dita si strinsero attorno alle gemme con un fremito di rabbia prima di scagliarle a terra. I gioielli rotolarono sul pavimento con un suono crudele, metallico.

Dannazione, Julia!” sbottò, il tono quasi disperato. “Cos’altro devo fare per farmi amare da te? Ho costruito un regno, creato un esercito, conquistato terre per te! Ho fatto di questa città la capitale del nostro futuro, e ti ho donato la parte migliore del mio cuore! Che altro vuoi?”

Lei lo fissò con occhi offuscati da un tormento che Shin non avrebbe mai potuto comprendere. La guerra aveva consumato ogni angolo del mondo, aveva divorato speranza e sogni, e lei… lei voleva solo pace.

Io… io vorrei soltanto vivere felice e serena, Shin…” sussurrò abbassando lo sguardo. “Non voglio più dover assistere a violenze, guerre, uccisioni… Questo mondo gronda sangue, e le persone stanno perdendo la speranza.”

Shin la guardò come se le sue parole lo avessero trafitto. Si inginocchiò davanti a lei, il respiro pesante, afferrandole le mani con delicatezza quasi dolorosa.

Julia, ascoltami…” disse, la voce incrinata da un’inquietudine sotterranea. “Il mondo che sogni non può più esistere. La guerra nucleare ha distrutto tutto e il mondo non tornerà mai più come lo conoscevamo. Solo i forti possono sopravvivere, ora. Lo capisci?”

Julia chiuse gli occhi. Sapeva che Shin credeva alle sue parole. Ma lei non poteva accettarle.

Nel suo cuore, c’era ancora Ken.

Quando li riaprì, lui la stava già scrutando, gli occhi azzurri ridotti a una lama tagliente.

Tu stai ancora pensando a Kenshiro…” sospirò. “Ma Kenshiro ormai è morto, così come lo è il nostro passato. Eppure io ti amo, ti ho sempre amata… Non puoi concederci una possibilità?”

Julia non rispose. Un velo di lacrime le sfocò la vista. Shin, vedendole, si sporse, cercando un bacio che lei non gli avrebbe mai dato.

Ancora una volta, Julia l’aveva rifiutato.

Più tardi, nel cortile dabbasso, Shin osservò nell’aria carica di tensione le sue truppe di élite, l’Armata di Dio, fare rientro dopo aver rastrellato nuovi schiavi.

L’uomo chiamato il Colonnello, che era il suo secondo in comando, gli si avvicinò con passo rigido.

Come mai così pochi schiavi, oggi?” lo apostrofò Shin. “C’è stato qualche problema?”

Purtroppo sì, vostra maestà. Da est, un guerriero sta distruggendo i nostri avamposti uno dopo l’altro. E porta sul petto le Sette Stelle…”

Shin s’irrigidì aggrottando la fronte. “Le Sette Stelle?”

Sì, e utilizza le tecniche della Divina Scuola di Hokuto.”

La Divina Scuola di Hokuto…

C’è altro?”

Sì vostra maestà, purtroppo c’è”, rispose il militare. “Da ovest un’armata sterminata ha invaso i nostri territori e punta con decisione su questa città, dopo aver distrutto le bande armate di Picche, Fiori e Quadri… informazioni certe dicono che alla testa di questo esercito vi sia un uomo che si fa chiamare Re di Hokuto, o Dominatore di fine secolo.”

Conosco una sola persona che potrebbe avere avuto l’arroganza di scegliere per sé questi titoli altisonanti”, rispose sorridendo Shin, mentre i gelidi occhi azzurri gli brillavano di una luce di sfida. “La conosco molto bene… raduna immediatamente l’armata, Colonnello, io vi raggiungerò fra poco. È assolutamente necessario respingere entrambi i nostri nemici… Croce del Sud dovrà restare inviolata!”

Kenshiro, Raoul…, pensò stringendo gli occhi. Ancora quella maledetta Divina Scuola di Hokuto. Ma se pensano che rinuncerò a Julia e al regno che ho costruito con così tanta fatica sono degli illusi!

Il vento soffiava tra le alte torri del castello di Shin, portando con sé cupi presagi di guerra. Il cielo, macchiato di nubi scure, sembrava riflettere l’inquietudine che serpeggiava nei cuori degli uomini. La sala del trono risplendeva sinistramente sotto la luce delle torce. Julia sedeva accanto a Shin, il volto pallido e segnato da un dolore che non trovava voce.

Le Cinque Forze di Nanto erano arrivate. Dharma, il tutore di Julia, aveva inviato i suoi guerrieri per riportarla al suo castello. Shin, però, non era uomo da cedere ciò che aveva strappato con la forza.

Non avete l’autorità per impormi alcunché”, disse fissando negli occhi Ryaku, il comandante delle Cinque Forze. “Dallo scoppio della guerra anche le regole che un tempo governavano la nostra scuola non esistono più.”

Sei un testardo, Shin” replicò duro Ryaku. Era un uomo anziano ma ancora in forma, un condottiero esperto e leale in grado di tenere a freno i suoi – soprattutto Shuren delle Fiamme – che avrebbero voluto sfidare l’Aquila Solitaria lì nella sua sala del trono. “Ma vedremo quanto lo sarai ancora quando Raoul o Kenshiro di Hokuto saranno qui per sfidarti.”

Si ritirarono senza aggiungerei altro e Shin li guardò andar via con un sorriso sprezzante.

Dentro di sé sapeva che la tempesta si stava avvicinando. L’armata di Raoul avanzava, schiacciando chiunque si opponesse alla sua marcia inesorabile e Kenshiro non era da meno.

Ma, anche se il suo castello fosse diventato una prigione dorata, o una fortezza destinata alla rovina, lui non avrebbe ceduto. Proprio come un’aquila si sarebbe battuto con tutte le sue forze, affondando i suoi artigli nelle carni dei nemici.

Qualche giorno dopo, in procinto di fare un discorso alle sue truppe, Shin si fermò un momento ad osservare Julia seduta davanti allo specchio della sua stanza.

Julia… la donna che aveva creduto di poter fare sua. La follia che lo aveva dominato quando l’aveva rapita si era consumata lentamente, dissolvendosi in una consapevolezza atroce: aveva ottenuto il corpo di una donna che non avrebbe mai amato il suo cuore.

Aveva tentato di conquistarla in ogni modo. Aveva combattuto guerre per lei, donandole la gloria e la ricchezza, le aveva regalato i più preziosi gioielli, le aveva persino chiesto di sposarlo. Ma niente di tutto questo aveva scalfito la distanza tra loro. Davvero Julia non lo avrebbe mai guardato come aveva guardato Kenshiro?

Entrò, il mantello bianco fluttuando dietro di lui come le ali di un predatore. “A quanto pare, dovrò combattere ancora, mia cara…” le disse, la voce priva di esitazione. “E il mio avversario sarà nuovamente la Divina Scuola di Hokuto.”

Julia sollevò il viso, i suoi occhi scintillanti di dolore. “Ti auguro buona fortuna, Shin…” sussurrò. “Che Dio ti protegga.”

Lui inclinò la testa, studiandola come un enigma che mai avrebbe risolto. “Non hai altro da dirmi?”

La sua voce tradiva un’ombra di qualcosa di più profondo – una speranza che lui stesso non voleva ammettere.

Ma Julia rimase in silenzio.

La rabbia esplose dentro di lui, un fuoco che si fece tempesta. “Tu speri che io muoia combattendo contro Kenshiro, che sembra risorto dall’Inferno, non è così?!”

Il suo tono era velenoso, carico di sfida. “Ma io non morirò, Julia! Non importa che il mio avversario si chiami Uomo dalle Sette Stelle o Re di Hokuto… La Sacra Scuola di Nanto dell’Aquila Solitaria è comunque superiore! E te lo dimostrerò!”

Si voltò, lasciandola con le sue lacrime mute, e si allontanò con passi pesanti, il mantello ondeggiante come il presagio di un destino crudele.

Non appena le sue impronte svanirono oltre la soglia, Julia lasciò che le lacrime le rigassero senza più freni il viso. Per la prima volta, il suo cuore batteva di speranza. Kenshiro era vivo e forse… presto avrebbe potuto riabbracciarlo.

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