IL VARCO
Scritto nel giugno del 2025

Leonardo si fermò davanti alla porta rossa.
Era sempre stata lì, in fondo al corridoio al terzo piano del vecchio palazzo dove abitava da qualche mese. Lo stabile era vecchio, senza ascensore e con i muri grigi e scrostati; ma almeno lì gli affitti erano più bassi che in altre zone della città.
E la porta… non l’aveva mai guardata davvero. Non fino a quella sera, quando rientrato dal lavoro gli era sembrata in qualche modo diversa dal solito.
La luce della lampada tremolante le conferiva un’aria innaturale, come se il legno assorbisse il chiarore esterno invece di rifletterlo.
Tutti gli inquilini del palazzo — compresa Andrea, la ragazza che gli piaceva e che abitava nell’appartamento accanto al suo — gli avevano ripetuto che non conduceva da nessuna parte, che era sigillata da anni.
Adesso però era lì e quando, posata la mano sulla maniglia, la porta si aprì, un’ondata di aria calda lo investì. Davanti a lui si estendeva un corridoio lungo e stretto. A un primo sguardo sembrava identico a quello in cui si trovava… eppure era diverso: la luce era più fioca, le pareti più strette e l’aria più pesante come se sapesse di chiuso.
Trattenendo il fiato, Leonardo attraversò la soglia chiedendosi dove fosse finito. In un passaggio di servizio? Oppure dentro un vecchio tunnel sconosciuto agli altri inquilini?
Decise di tornare sui suoi passi, ma quando si voltò il cuore gli mancò di un battito: il corridoio alle sue spalle era sparito. Al suo posto, al di là della porta aperta, solo una distesa di nebbia, densa e immobile.
Un brivido gli corse lungo la schiena. Ma cosa stava succedendo?
“Non dovevi entrare.”
Leonardo si girò di scatto. Nella penombra, una figura avanzava lentamente.
Fece un passo avanti… ma quando l’altro fece lo stesso, si bloccò.
“M‑ma tu…” riuscì appena a mormorare. “Tu sei… me?”
Lo sconosciuto era identico a lui: stessi occhi color nocciola stesso viso leggermente allungato. Eppure qualcosa non andava. Il suo sguardo era spento, come se portasse addosso un peso che Leonardo riuscì appena a percepire.
“Dove sono?” chiese, la voce incrinata.
“Dall’altro lato”, rispose il suo doppio con una calma inquietante. “Nella realtà che avresti vissuto se avessi fatto scelte diverse.”
Leonardo deglutì. “Quindi tu… mi conosci?”
L’altro sorrise appena.
“Sì. Perché, come hai detto tu stesso… io sono te.”
Il sangue gli si gelò nelle vene. Fece un passo indietro, ma il corridoio sembrò allungarsi e all’improvviso la porta alle sue spalle non c’era più.
L’altro Leonardo sorrise, triste. “Vuoi sapere cos’hai perso?”
Le immagini lo travolsero: un amore mai vissuto, un lavoro diverso e una vita – un’intera vita – alternativa che scorreva parallela alla sua. Momenti tristi e felici che non aveva mai conosciuto, ma che in qualche modo esistevano.
Leonardo annaspò. La testa gli girava, e per un istante sentì la realtà – la sua realtà – scivolargli tra le dita. Quello che aveva visto era tutta un’illusione, o stava solo sognando?
“Io… voglio tornare indietro…” sussurrò.
Il suo doppio scosse la testa.
“Questo non è possibile. Non si torna indietro, si può solo andare avanti.”
Leonardo chiuse gli occhi, sperando di stare vivendo solo un brutto sogno. Quando li riaprì, però… tutto era di nuovo cambiato.
Adesso si trovava in una casa che non aveva mai visto: i mobili in legno, le pareti bianche, tutto era semplice e ordinato. Sul tavolo di legno al centro della sala c’era una fotografia, di lui con una donna che non conosceva.
Era lui, sì… ma sul viso aveva una cicatrice rossastra che gli era del tutto sconosciuta. Preso dal panico, cercò uno specchio e quasi gli mancò il fiato. La stessa cicatrice della foto adesso gli solcava il viso.
“No…” ansimò, afferrando il bordo del tavolo per non cadere.
Era entrato in un’altra versione di sé stesso? Anche il Leonardo di quella realtà aveva preso una strada diversa? Ma se anche lì esisteva un altro se stesso, che significato poteva avere la cicatrice comparsagli sul viso?
Sto… impazzendo, pensò, mentre il panico gli serrava la gola. Tutto questo… non ha senso.
Doveva trovare il varco, tornare indietro. Poi però guardò fuori dalla finestra e vide una città del tutto diversa da quella che conosceva. Alti palazzi dai contorni sinistri, il cielo di un colore innaturale che gli diedero la forte impressione che quel mondo non fosse del tutto umano.
Un movimento nello specchio lo fece sobbalzare. Vide che il suo riflesso non si muoveva con lui, ma guardava fuori.
E sorrideva.
FINE
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Questo racconto mi ha fatto tanto riflettere su come sarebbe andata se avessi preso certe decisioni invece di quelle che ho preso. E sull’importanza di prendere le decisioni che fanno più per me. Molto spesso mi sono interrogata sulla possibilità o meno di esistenze parallele. La lettura di questo racconto capita a “fagiolo”. Sono sempre interessanti e ricchi di spunti di riflessione i tuoi racconti. Mi piacciono molto.
Grazie ☺️.
Si io credo che spesso nella vita abbiamo dei “what of” ovvero come sarebbe andata se… chi più chi meno un po’ tutti.
Le realtà parallele secondo me esistono, e infatti come dicevo nell’email a volte ho avuto l’impressione di vivere sprazzi di situazioni “già vissute”, secondo me c’è una correlazione.
Un abbraccio 🤗
Le realtà parallele mi hanno sempre affascinata e secondo me esistono. Credo che spesso nei sogni me possiamo vivere dei frammenti
Si e secondo me non solo nei sogni, ogni tanto a me sembra di vivere sprazzi di situazioni già vissute.
Grazie di essere passata anche di qui 😘❤️