LA SPALLA PERFETTA

Scritto nel marzo del 2015

Taro Misaki, numero 11 della Nankatsu prima e della Nazionale Giapponese poi, spalla e partner di Tsubasa con il quale forma la formidabile Coppia d’Oro protagonista di tante partite, non ha certo bisogno di presentazioni.

Questa fanfiction si svolge poco prima dell’esordio di Misaki nella Ligue 1 Francese, esordio che io ho immaginato svolgersi con la maglia numero 11 del Paris Saint Germain al fianco di Pierre Leblanc, numero 10 e capitano della squadra. Finalmente anche Misaki ce l’ha fatta e, dopo molti sacrifici, é riuscito ad approdare ad una delle squadre più prestigiose di Francia: ecco quali potrebbero essere stati i suoi pensieri nei minuti precedenti al suo battesimo del fuoco nel grande calcio Europeo…

Stadio Parco dei Principi di Parigi, domenica 15 agosto 2011, 1′ giornata del campionato Francese, Paris Saint Germain-Guingamp

Entrai negli spogliatoi per primo, mentre i miei compagni si attardavano a salutare fidanzate, famigliari e tifosi, e approfittai di quei pochi momenti di tranquillità per tirare un lungo respiro con l’intenzione di spezzare la tensione che in quelle ultime ore mi aveva attanagliato quasi senza sosta.

Sapevo bene qual era il motivo di questo mio stato d’animo… io, Taro Misaki, stavo per esordire in una grande squadra Europea, il Paris Saint Germain campione in carica di Francia; finalmente, dopo tanti sacrifici e sofferenze causati dai gravissimi infortuni subiti durante la mia ancora breve carriera calcistica, anch’io ce l’avevo fatta a realizzare il mio sogno.

Taro Misaki é solo la spalla di Tsubasa, mi ero sentito dire per molti, troppi anni, é un Artista del Calcio ma non un combattente, non ha carattere e non sarà mai un leader…

Quando, esattamente, queste considerazioni poco generose avevano incominciato a ferirmi, finendo per minare la stessa fiducia in me stesso e ripercuotendosi in una certa misura sulle mie prestazioni in campo?

Quand’ero un ragazzino pensavo soltanto a giocare a calcio, perché giocare mi faceva star bene e mi aveva fatto incontrare tanti amici pur nel mio caotico girovagare per il Giappone al fianco del mio amato papà; non m’importava di essere la “spalla”, il numero 2 per eccellenza sia quando giocavo nella Furano di Hokkaido con Hikaru Matsuyama che, in seguito, nella Nankatsu di Shizuoka al fianco di Tsubasa Ozora…

E poi? Poi quando alle scuole superiori, in seguito alla partenza di Tsubasa per il Brasile, divenni io il capitano della Nankatsu a poco a poco qualcosa incominciò a non funzionare più, quasi come se nella mia corazza di cavaliere del campo di calcio si fosse aperta un’incrinatura, forse a causa delle ripetute sconfitte subite contro la Toho, la grande squadra di Tokio capitanata da Kojiro Hiyuga, o degli umilianti rovesci patiti in seguito in Nazionale contro l’Olanda di Brian Kraifort e successivamente con la misteriosa Real Japan Seven…

Devi svegliarti, Taro Misaki” mi disse addirittura in faccia Minato Gamo, il nuovo tecnico della nostra Nazionale Under 19 prima di cacciarmi senza complimenti dalla squadra, “o non sai più giocare a calcio senza Tsubasa Ozora al tuo fianco? Non hai personalità né un briciolo di carattere e a me, come del resto a nessun’altra squadra al Mondo, i giocatori senza personalità non servono a niente!”

Io incassai quel severo giudizio senza replicare e me ne andai, deciso a diventare più forte; dopo essermi allenato duramente per settimane migliorai e, tornato in squadra riuscii a portare, insieme agli altri miei compagni, la nostra Nazionale alla vittoria delle qualificazioni Asiatiche che ci consentirono di accedere all’ambitissimo torneo chiamato World Youth.

Tuttavia, proprio alla vigilia di questo importantissimo Mondiale giovanile Under 19, m’infortunai gravemente alla gamba sinistra, infortunio dal quale riuscii a recuperare soltanto parzialmente per disputare unicamente uno scorcio di partita della finalissima che ci vide opposti al fortissimo Brasile e che ci permise, ottenendo una sudatissima vittoria, di portare finalmente il Giappone sul tetto del Mondo.

Proprio a causa di quell’infortunio, e soprattutto dei troppo affrettati tempi di recupero di cui patii in seguito le più brutte conseguenze, nei mesi successivi dovetti stare fermo a lungo e il mio nome venne rapidamente dimenticato dal grande calcio Europeo mentre i nomi di Tsubasa, di Wakabayashi, di Hiyuga e persino del piccolo Aoi assurgevano sempre più alla celebrità nei più difficili campionati Europei come quello Spagnolo, Tedesco ed Italiano…

Comunque, con grandi sacrifici e una pazienza che mi costò moltissimo, alla fine riuscii a riprendermi anche da questo rovescio e, finalmente tornato in forma tentai, dopo un breve periodo trascorso in una squadra professionistica Giapponese, un paio di provini in squadre di Ligue 1, la massima serie dei campionati di calcio di Francia.

Gli osservatori ed i dirigenti delle varie squadre, tuttavia, erano diffidenti verso di me, sia a causa della mia recente ripresa delle attività ed anche perché non mi ritenevano un fuoriclasse in grado di fare la differenza, sicuramente non come Tsubasa, Wakabayashi, Schneider o Santana…

Sei bravo, sì, e la tua tecnica é buona, mi sentii dire più di una volta, ma non sei il fuoriclasse che serve a noi, ci dispiace molto…

Delusione dopo delusione fu come se l’ombra scura di frustrazione che già era calata su di me poco prima del World Youth si addensasse nuovamente sulla mia carriera calcistica.

Avevo talento, sì, ma non abbastanza e non convincevo i più grandi club Francesi a causa della mia tenuta atletica e di quella che veniva considerata una scarsa personalità.

Nuovamente mi sembrò di essere lasciato indietro mentre i miei compagni e i miei rivali, anche Misugi che nel frattempo aveva vinto il Campionato Nazionale nel nostro Paese, correvano volando verso nuovi e sempre più ambiziosi traguardi…

Io ho fiducia in te” mi disse però un giorno Pierre Leblanc, capitano della nazionale Francese e del Paris Saint Germain del quale ero diventato amico ai tempi della Coppa del Mondo giovanile, dopo essermi venuto a trovare a casa. “So molto bene qual é il tuo valore e ho parlato di te ai dirigenti della mia squadra. Vogliono conoscerti e sottoporti ad un provino… se lo passerai potrai entrare nel Paris Saint Germain. Allora, Misaki, qual é la tua risposta?”

Con le lacrime agli occhi per la felicità gli presi le mani e lo ringraziai, dopodiché lo stesso Pierre mi accompagnò al provino a Parigi, che passai per entrare finalmente in squadra dove in seguito conquistai, non senza molti sacrifici, una maglia da titolare.

La maglia numero 11, pensai sorridendo, aprendo adesso il mio armadietto e tirando fuori la maglia rossoblu del Paris Saint Germain mentre i miei compagni, entrati a loro volta negli spogliatoi, si cambiavano per la partita. Finalmente anch’io esordirò in un grande campionato Europeo… Tsubasa, Wakabayashi, Hiyuga, guardatemi amici…

Sei pronto, Misaki?” Mi mise, con affetto, una mano sulla spalla Pierre. “Fra poco si scende in campo…”

Sono pronto capitano, sì” annui io, voltandomi a sorridergli e infilandomi subito la maglia rossoblu numero 11.

Devo molto a Pierre -di cui sono diventato il miglior partner in campo, la spalla perfetta quanto lo sono di Tsubasa nella Nazionale del nostro Paese- non soltanto il mio ingaggio nel Paris Saint Germain ma anche il mio ritrovato e nuovo spirito competitivo.

E’ stato grazie a Pierre infatti, che ho compreso che non perché si é spalla di qualcuno che si manchi di conseguenza di personalità o non si sia combattenti o campioni… il campione é colui che si batte sempre fino all’ultimo per la sua squadra e per il raggiungimento del suo obiettivo, non importa quale ruolo copra o se ciò che fa in campo lo metta in luce più di tutti gli altri suoi compagni.

E io avrei continuato a battermi al meglio, pensai mentre insieme ai miei compagni di squadra e al nostro mister Tigana mi avviavo verso il tunnel che dagli spogliatoi portava al campo, con generosità e correttezza, al fianco di Pierre per vincere la Ligue 1 e la futura Champions League. Spalla, sì… ma non per questo meno pronto a combattere per vincere, o meno campione rispetto a tutti gli altri che, insieme a me, calcavano i campi di calcio di tutto il Mondo.

Adesso una nuova sfida si palesava sul mio cammino, forse la più importante di tutta la mia vita calcistica… una sfida che ero più che mai deciso a vincere.

FINE

Recensioni e commenti

RECENSIONI

Ehi ciao!
E così Misaki ce l’ha fatta ad entrare nel Paris Saint Germain e giocare con Pierre.

Sono davvero contenta per lui… e per te che continui a scrivere racconti e sfornare idee.

Ciao e come sempre bravo
Alla prossima!
Mikasa

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Se vuoi lasciare un tuo commento al racconto scrivimi, sarò felice di risponderti!

I tuoi dati sono al sicuro. Non riceverai mai SPAM da me.

Condividi