OSCAR

Le giornate al Petit Trianon scorrono lente, immerse in un silenzio che a volte mi sembra quasi irreale. L’odore dell’erba bagnata e delle rose del giardino si mescola al fruscio delle gonne della regina, che cammina accanto a me con passo incerto.
“Ditemi, madamigella Oscar…” mormora Maria Antonietta. Il suo viso è bellissimo ma intriso di una malinconica tristezza mentre si ferma a specchiarsi in uno dei laghetti del parco. “Ditemi secondo voi… il conte di Fersen farà mai ritorno qui in Francia?”
“Tornerà presto, mia regina”, cerco di rassicurarla, in piedi accanto a lei stretta nella mia uniforme da parata. Il vento muove appena le piume del mio cappello, portando con sé il dolce profumo di fiori. “Del resto il marchese de La Fayette ha recentemente scritto al generale Bouillé che la guerra d’indipendenza americana è finita con la battaglia di Yorktown… presto le nostre truppe faranno ritorno e anche il conte sarà con loro.”
“Il mio amato Fersen…” mormora la regina, e quando si volta verso di me mi sembra di rivedere la fanciulla che arrivò qui in Francia dodici anni fa, con gli splendidi occhi azzurri sgranati e l’espressione dolcemente imbarazzata. Abbassa lo sguardo, come se temesse che il mondo potesse giudicarla anche in questo momento. “Oh perdonatemi Oscar… ultimamente mi sono sentita così sola e triste, e qui al Petit Trianon le notizie arrivano con grande lentezza. Gli inglesi hanno perso davvero?”
“Sì. Da quanto riferisce il marchese de La Fayette i coloni americani appoggiati dai nostri contingenti militari hanno ottenuto una vittoria completa. Alle milizie di re Giorgio non resterà altra scelta che ritirarsi in Inghilterra lasciando l’America per sempre .”
“E il marchese… non parla del conte di Fersen nella sua lettera?”
“Riferisce semplicemente che dopo la battaglia di Yorktown due dei nostri contingenti si sono diretti a nord per spegnere gli ultimi fuochi del conflitto e uno dei due era comandato dal generale Rochambeau. Non parla del conte ma questo non vuol dire nulla, data la nota antipatia del marchese per lui…”
“Avete ragione. Avevo detto al conte du Mercy di riferirmi ogni dettaglio della guerra”, s’irrita la regina, “ma sono giorni che non lo vedo… lui è l’unico dei nobili, oltre alla contessa di Polignac, che ha libertà d’accesso qui e sa quanto siano fondamentali le notizie che mi porta!”
“Siete stata voi a decidere di trasferirvi a vivere in questa piccola corte privata con i vostri figli, maestà,” le faccio gentilmente notare. Il Petit Trianon è un rifugio, ma sembra diventato anche la sua gabbia dorata. “E la corte non ha gradito.”
“Lo so. Ma non sopportavo più la confusione della corte e tutti i chiacchiericci… i nobili sembrano nutrirsi solo di quello. A volte mi sembrano vampiri soltanto in attesa di un’occasione per succhiare il mio sangue e quello del re.”
Cambio posizione da un piede all’altro. “Il vostro fastidio è stato notato, maestà. Fra i nobili serpeggia il malcontento, e la vostra decisione di ritirarvi qui è stata vista come uno spregio nei loro confronti. E del popolo francese?” aggiungo. “Non v’importa nemmeno di loro?”
“Cosa intendete dire?”
“Il popolo francese è scontento, vostra maestà. Sempre più ridotto in povertà mentre la nobiltà… e anche voi, mia regina, venite visti come approfittatori capaci solo di sprecare le risorse pubbliche mentre la Francia va in rovina.”
Maria Antonietta impallidisce. Per un attimo sembra una bambina rimproverata, non una regina. “Dite… davvero, Oscar?”
“Sì. E posso parlarvi con sincerità?”
“Sapete bene che vi considero una cara amica, madamigella. Parlate pure.”
“Io credo che dovreste abbandonare il Petit Trianon e tornare a corte. E poi tornate e a visitare Parigi. Il popolo un tempo vi amava e sono certa che potrebbe farlo ancora.”
Una folata di vento le scompiglia i capelli dorati.
“Mia cara Oscar…” mi risponde alla fine scostandosi una ciocca di capelli dal viso, e nel suo sorriso ci sono tutta la dolcezza e la profonda tristezza che le pervadono l’animo. “Vi prometto che prenderò in considerazione la vostra richiesta. E comunque non sono la scialaquatrice che il popolo… e forse anche i nobili credono.
Proprio l’altro giorno mi è stata offerta una collana del valore di 1.600.000 livres, dal gioielliere Bassenge… era bellissima, madamigella, ma non mi è sembrato giusto spendere così tanto denaro per un solo oggetto, per quanto splendido fosse. Potrò anche essere egoista e fredda, come forse mi descrivono i miei nemici… ma sono comunque una regina.”
“E allora, vostra maestà”, replico con un leggero inchino. “Tornate ad essere la regina che io, e tanti come, me amiamo e serviamo, pronti a dare per lei la nostra stessa vita.”
Congedatami dalla regina, raggiungo l’uscita del Petit Trianon. Il cielo sopra Versailles ha quel colore lattiginoso che precede il tramonto e il marmo delle facciate sembra quasi brillare di luce propria.
Una grande carrozza con una livrea raffigurante una rosa nera in campo bianco sopraggiunge di gran carriera. Quando si ferma e il valletto apre le porte, Yolande Martine Gabrielle de Polastron, contessa di Polignac, scende con passo leggero
Stretta in un vestito di pizzo blu che ne mette in risalto le forme snelle e con i lunghi capelli biondi raccolti in una complicata acconciatura è davvero una delle donne più attraenti di Francia… ma a me non è mai piaciuta, come se la sua bellezza esteriore nascondesse una profonda oscurità.
“Madamigella Oscar,” mi saluta, rivolgendomi un sorriso falso che non arriva mai agli occhi. “Che piacere vedervi qui.”
“Buongiorno contessa. Stavo appunto andando via.”
“Come sempre andate di fretta”, mi prende bonariamente in giro. “A proposito, pensavo di vedervi l’altra sera al ballo al palazzo del conte d’Artois?”
“Non frequento molto i balli nobiliari. Mi sono forse persa qualcosa?”
“Soltanto una pessima figura di madame Catherine du Vallon. Ha voluto sfoggiare un abito decorato con rose di ogni tipo e colore per sfidarmi a una gara di bellezza ed eleganza… ma è stata sfortunata poverina, perché io sono riuscita a fare meglio di lei.
Anche il mio vestito infatti era decorato di rose… ma le mie erano le famosissime rose nere di Sainte-Foy e così ho surclassato la povera baronessa du Vallon.”
Ride, perversamente soddisfatta ma per quanto io non m’interessi di balli ha comunque suscitato la mia curiosità.
“Quelle rose sono rarissime,” osservo. “Come avete fatto a procurarvene così tante da farne decorare persino un vestito?”
“Oh, è merito dell’impegno di due fiorai parigini consigliatimi dall’anziano conte de Vaudreuil, i Lorraine… Loris… non ricordo esattamente il loro nome, perché stato il mio valletto Philippe a contattarli e a chiudere l’affare. Non vi aspetterete certo”, aggiunge con una risatina, “che una nobildonna del mio rango tratti direttamente con dei popolani, non è vero?”
“No, certo. Ad ogni modo queste rose vi saranno costate una fortuna.”
A queste parole mi guarda per un momento in silenzio, gli occhi azzurri freddi come lame. “Oh sapete”, replica in tono leggero, “quando si tiene tanto a qualcosa… si trova sempre il modo di pagare. Adesso scusatemi ma devo raggiungere la regina… buona giornata madamigella Oscar, e buon rientro a casa.”
Rientrata a casa a cavallo, trovo André ad accogliermi nel cortile di palazzo Jarjayes.
“Bentornata, Oscar!” sorride, allegro come sempre, prendendo le redini del mio stallone. “Ti stavo aspettando.”
“Sei il mio attendente, André, e non un addetto alle scuderie,” lo rimprovero affettuosamente.
“Oh, a me fa piacere! A proposito, avete un ospite.”
“Un ospite?”
Entro in casa e trovo Robert de Vaudreuil a chiacchierare nel salotto con mia madre. È cresciuto dall’ultima volta che l’ho visto, adesso mi supera di quasi mezza testa e sembra più sicuro di sé. Mi abbraccia con calore.
Parliamo della Spagna e degli studi che ha appena concluso lì.
“Allora, com’è Toledo?” gli chiedo.
“Caotica”, ride. “E, anche se mi ci sono trovato benissimo e ho imparato parecchie cose non vedevo l’ora di tornare in Francia. Sono rientrato qualche giorno fa.”
“Vi lascio soli”, si alza in piedi mia madre, e quando abbandona la stanza verso a Robert un bicchiere di vino di Borgogna. “Tuo padre come sta?”
“Bene, anche se in questi giorni ha qualche preoccupazione.”
“Ne sono dispiaciuta. Di cosa si tratta?”
“Di madame du Vallon. Forse saprai del ballo tenutosi l’altra sera al palazzo del conte d’Artois e della disputa fra la du Vallon e la Polignac su quale delle due indossasse l’abito più bello.”
“Sì, e so che l’abito della Polignac era decorato con le famosissime rose nere di Sainte-Foy.”
“Esatto, ed è stato proprio mio padre ad aiutare la Polignac a procurarsele mettendola in contatto con i Lorène, una coppia di fiorai parigini; purtroppo però al ritorno a casa i Lorène sono stati uccisi per le strade di Parigi da dei misteriosi individui mascherati…”
“Uccisi? Ma è terribile…”
“Già. Mio padre è convinto che gli assassini fossero uomini della du Vallon che voleva vendicarsi dell’affronto subito, e anche se non è possibile accusare pubblicamente una nobildonna per giunta senza prove lui adesso si sente in colpa per averli coinvolti. Dice che se non avesse deciso di aiutare la Polignac i Lorène adesso sarebbero ancora vivi.”
Per un momento ripenso allo strano sorriso rivoltomi dalla Polignac nel menzionare i fiorai, ma prima che possa parlarne a Robert lui prosegue. “I Lorène lasciano una figlia quindicenne di nome Simone e mio padre ha deciso di adottarla formalmente; in questo modo, dice, lenirà un po’ il suo senso di colpa e farà almeno qualcosa per questa povera ragazza rimasta sola al mondo da un giorno all’altro. Sembra che presto avrò una sorella, Oscar” sorride, “e sai? Spero che Simone possa diventare per me quello che André è sempre stato per te.”
“Te lo auguro vivamente. E adesso… Toledo è famosa per i suoi maestri spadaccini e senz’altro avrai preso lezioni di scherma lì. Vorrei vedere quanto sei migliorato dall’ultima volta che ci siamo battuti.”
Il duello fra me e Robert, con André che ci osserva seduto sul bordo di marmo della fontana in giardino, inizia con un paio di colpi d’assaggio per studiarci poi mi lancio in un affondo con finta a sinistra per colpire invece a destra: parato.
“Sembri davvero migliorato…” sorrido mentre mi disimpegno e Robert si mette di nuovo in guardia; faccio per ripetere l’attacco ma questa volta è lui a farsi avanti e devo stare attenta a difendermi dalla sua spada, che guizza di qua e di là cercando di superare la mia guardia.
E’ in gamba! Scarto sulla destra, ma Robert è più veloce di me e mi si lancia contro con la spada che per un attimo lampeggia nel sole.
“Sta’ attenta, Oscar!” grida André mentre all’ultimo momento riesco a parare il colpo di Robert; per un attimo rimaniamo così in una prova di forza poi lui si disimpegna ma questa volta sono io la più veloce e, con un affondo improvviso, gli faccio saltar via la spada di mano.
“Hai vinto, complimenti. Potrei stare a Toledo altri dieci anni”, scoppia a ridere per nulla dispiaciuto di aver perso, “ma tu sarai sempre più abile di me, Oscar.”
“Sei comunque molto migliorato.”
Sorrido, piantando la mia spada nell’erba del giardino con però la vaga impressione che nel mio ultimo attacco Robert non si sia difeso con il massimo dell’impegno. “E adesso che sei tornato se vuoi potresti entrare nelle mie Guardie Reali. Abbiamo sempre bisogno di abili spadaccini.”
“Ti ringrazio ma devo declinare la tua proposta. Come sai non ho mai amato molto battermi; preferisco studiare e cavalcare, e l’idea di entrare in un corpo d’armata non mi attira proprio per niente. Adesso devo andare, ma la prossima volta” prosegue rivolgendo un sorriso ad André, “mi piacerebbe misurarmi con te, André.”
“Sarà un vero piacere.”
Con un ultimo abbraccio Robert ci saluta e, mentre lo osservo allontanarsi a cavallo oltre i cancelli di palazzo Jarjayes, racconto ad André di madame du Vallon.
“Che donna spietata…” commenta sottovoce lui. “Far uccidere due poveri fiorai spinta solo dalla rabbia per essere stata battuta a una stupida gara di eleganza…”
“Già, sempre ammesso che sia davvero lei il mandante dell’omicidio dei Lorène.”
Il mio tono è poco convinto e André si volta a guardarmi. “Che cosa intendi dire Oscar?”
“No, nulla di che”, mi limito a rispondere. “Adesso rientriamo André… sarà quasi pronta la cena.”
Il giorno dopo, accompagnata come sempre da André, arrivo al quartier generale della Guardia Reale. Il capitano Girodelle, mio secondo in comando, ha fatto schierare gli uomini per l’esercitazione mattutina, le loro divise azzurre con gli alamari dorati che scintillano al sole.
“Salutate il nostro comandante, soldati della Guardia!” ordina Girodelle, a cavallo, mentre sfodera la spada e la punta al cielo, e gli uomini fanno quadrato con i fucili sulle spalle in una perfetta formazione da parata.
Li passo in rassegna mentre il cortile risuona di passi cadenzati e del tintinnio delle armi.
Noto uno dei nuovi sottotenenti con la divisa in disordine.
“Tu, fa’ un passo avanti!” ordino e quando lui obbedisce mi rendo conto che è la prima volta che lo vedo, alto e robusto con un viso non bello ma comunque nemmeno troppo sgradevole. “Nome e grado!”
“Sottotenente Nicolas de la Motte!” si mette sull’attenti lui. “Ai vostri ordini, comandante!”
“A me non piacciono i lavativi, sottotenente”, gli dico in tono freddo, pensando che deve trattarsi del nuovo elemento di cui il generale Bouillé mi aveva parlato qualche giorno fa. “E non tollero chi prende sottogamba i propri doveri! Sono stata chiara?”
“Sissignore!”
“Ottimo. Adesso farai tre giri del cortile portando sulla spalla la bandiera del reggimento in modo da dimostrare a tutti che le mie non sono solo parole! Gli altri si preparino all’esercitazione!”
Lui si affretta ad obbedire e abbassando la testa corre via – non prima però che io abbia notato il lampo d’odio che gli ha illuminato per un attimo gli occhi dall’espressione piuttosto bovina – mentre io affianco il mio cavallo a quello di Girodelle.
Alto, elegante e bellissimo con i lunghi e ondulati capelli castani che gli scendono sulle spalle, avrebbe tutto per essere un ottimo comandante della Guardia Reale al posto mio.
“Deduco, comandante”, osserva educatamente. “Che il nuovo arrivato non incontri il vostro favore. Sbaglio forse?”
“Non mi piacciono i raccomandati”, annuisco. “È il nipote della marchesa di Boulainvillers, di cui mi aveva parlato il generale Bouillé qualche giorno fa immagino.”
“Proprio così. La marchesa non ha agganci a corte ma è molto amica della contessa di Polignac, e ha insistito con lei affinché il nipote ottenesse un posto nel nostro reggimento.”
La Polignac, ancora lei…, stringo gli occhi. Il suo potere a corte, grazie all’influenza nefasta esercitata sulla regina, aumenta sempre di più tanto da permetterle anche di raccomandare i suoi amici e protetti per incarichi di palazzo.
Che ci sia proprio lei dietro all’omicidio dei Lorène? mi chiedo e, continuando a seguire l’esercitazione dei miei soldati mi riprometto di indagare; perché se la contessa di Polignac è davvero stata capace di far assassinare a sangue freddo due persone innocenti per chissà quale recondito motivo allora la sua natura malvagia un giorno finirà per danneggiare anche la nostra regina… e, prima che questo possa accadere, è mio dovere fare qualcosa.
A seguire…
Recensioni e commenti
RECENSIONI
Se vuoi lasciare un tuo commento al racconto scrivimi, sarò felice di risponderti!
I tuoi dati sono al sicuro. Non riceverai mai SPAM da me.




Bellissimo capitolo che offre molti spunti di osservazione:
Il rapporto confidenziale fra la regina e Oscar, con la prima preoccupata che Fersen di cui è ancora innamorata, non torni da lei dopo la guerra e Oscar che invece la richiama ai suoi doveri perché sia i nobili che il popolo la sentono troppo distante da quando si è trasferita al Petit Trianon.
Il giallo che ruota attorno alla morte dei genitori di Simone comincia a prendere forma e si prospetta coinvolgente e intricato.
Scopriamo che Oscar e il Tulipano nero si conoscono da tempo e il loro confronto alla spada è veramente bello e alla pari. Robert non gioca tutte le sue carte, ma riesce comunque a impegnare Oscar tanto che André teme per la sua incolumità e le grida di fare attenzione.
Vogliamo parlare di Nicolas de la Notte e di quanto sia ostentatamente urticante come figura? Riesce a fare saltare i nervi ad Oscar.
La Contessa di Polignac sembra essere il “trait d’union” di tutte le situazioni narrate fin qui.
Ci sono molti ingredienti per una storia che si preannuncia avvincente e ricca di colpi di scena.
A mio parere scrivi benissimo, mi piace il tuo stile semplice e coinvolgente
Ciao e grazie mille di aver letto e recensito 🤗.
La regina, isolatasi al Petin Trianon, sembra essere abbastanza inconsapevole – o comunque propensa a sottovalutare – il malcontento dei nobili e la rabbia popolare che inizia lentamente ma inesorabilmente a montare.
Chi ha ucciso i genitori di Simone? Al momento gli indiziati come mandanti sono due, vedremo le indagini di Oscar dove porteranno…
Nicolas è il classico raccomandato che pensa di poter fare quello che vuole ma Oscar l’ha messo subito a posto.
Robert sembra essere alla pari con Oscar ma il loro confronto finito in parità potrebbe avere futuri sviluppi.
Grazie mille dei complimenti e dell’affetto con cui mi segui, lo apprezzo tantissimo ☺️.
Un abbraccio grandissimo e a presto 🤗✨
Interessanti le dinamiche del duello tra Oscar e Robert.
Perché, a un certo punto, lui sembra non essersi impegnato abbastanza?
Cosa significa?
Ha sicuramente la sua rilevanza.
In questa trama, così pervasa di tonalità gialle, credo che ogni dettaglio non sia messo lì per puro caso.
Anzi, sono proprio i dettagli infinitesimali ad essere più importanti.
Come le rose nere nell’abito da sera della contessa di Polignac, per esempio.
Mi piace assai questa tua idea di dedicare ciascun capitolo ad un personaggio.
È un po’ come quello che faccio io nella mia long (in ogni capitolo un punto di vista diverso).
Amo i romanzi corali.
Alla prossima
Un abbraccio
Manuela
Si, ogni dettaglio come hai giustamente notato tu non è causale ma messo lì con uno scopo ben preciso.
Il fatto che Robert non s’impegni al massimo può essere una cosa che Oscar ha notato e che lui ha fatto per non mostrarle la sua vera abilità, vedremo se però solo a lei oppure è una sua abitudine da quando è tornato da Toledo.
E se continuerai a leggermi vedrai altri punti di vista non meno interessanti di questo. ☺️
Grazie mille e a presto 🌷
Ben ritrovato Dragon of the Moon, con un nuovo capitolo di questa storia dall’aspetto intrigante che propone in questo passaggio il punto di vista quanto mai acuto di Oscar.
A colloquio con la regina, ritiratasi al Petit Trianon, in quanto non sopportava più la vita di corte fatta di eccessivi chiacchiericci e di pettegolezzi che ammorbavano l’aria, Oscar ha potuto rendersi conto di quanto lei sia scollegata dalla realtà, che esiste al di fuori del piccolo paradiso terrestre in cui la sua amata sovrana sembra essersi asserragliata e, tra l’altro, senza intenzione di modificare i suoi propositi, tornando sui suoi passi, nonostante il malcontento inizi a serpeggiare anche fra la nobiltà che non può più godere dei favori della regina sentendosi esclusa. Regina che si sente triste e sola, soprattutto da quando non ha più avuto notizie circa la sorte del Conte di Fersen, il quale permane nel suo cuore, pur rendendosi conto che non sono i pensieri che dovrebbe rivolgere ad un altro uomo che non sia suo marito il re. Oscar ascolta, cercando di comprendere la sua solitudine e amarezza, e tenta di consigliare la sua regina che sta perdendo consenso anche nei confronti del popolo, il quale rumoreggia poiché costretto a vivere una vita di difficoltà e rinunce, mentre la corte persiste a brillare stante le evidenti difficoltà. La regina appare un po’ superficiale, ma è comunque una donna di buon cuore che apre il suo ad Oscar, promettendole che prenderà in considerazione le sue riflessioni circa il futuro suo e della Francia.
Al Petit Trianon solo poche persone sono ammesse, e fra queste la Contessa di Polignac che, con il suo savoir faire, sembra essere riuscita ad entrare così bene nell’ambiente da permettersi cose che ad altri nobili sono negate. Gli incontri, anche occasionali, fra lei e Oscar sono sempre condotti sul filo di lana, poiché ognuna delle due non sopporta l’altra: la contessa, perché sente che Oscar possa minare la sua influenza sulla regina, e Oscar perché comprende quanto possa essere arrivista, e quindi pericolosa, una donna come lei accanto ad una donna volubile e vulnerabile come la sovrana. Il discorso dell’abito con le famose rose pregiate e la disputa fra due dame che volevano semplicemente mettersi in bella mostra, lascia l’amaro in bocca ad Oscar, poiché fa risaltare la superficialità di cui si nutre certa gente, nonché qualche perplessità proprio per come la contessa si è espressa relativamente alle persone fornitrici delle rose, e poi assassinate una volta compiuta la loro missione.
Guarda caso, colui che ha consigliato il nome dei fiorai uccisi, è il padre di Robert de Vaudreuil, il quale sentendosi in colpa ha deciso di adottare la figlia dei coniugi assassinati per cercare di lenire il suo senso di colpa e per non lasciare sola e senza appigli una ragazza ancora giovane. Robert si trova ora in visita proprio a casa di Oscar: sono amici di vecchia data e lui si era assentato per compiere i suoi studi in Spagna, per poi tornare in Francia poiché gli mancava la sua patria. Ora potrebbe entrare a far parte della Guardia Reale, ma Robert non ha mai espresso una passione per le armi, anche se è sempre stato interessante duellare con lui, e ora a maggior ragione dopo essersi perfezionato a Toledo. Anche con lui Oscar intavola il discorso dei due fiorai e sempre più i dubbi aumentano, tanto da decidere di volerci vedere chiaro.
In questo passaggio oltre a conoscere Robert, troviamo tra i soldati della Guardia Reale, arruolato di fresco, un sottotenente che subito attira l’attenzione di Oscar a cui nessun particolare sfugge al suo occhio attento: si tratta del nipote della marchesa di Boulanvilliers, Nicolas de la Motte, raccomandato dal Generale Bouillè per intervento della solita Contessa di Polignac, che continua ad asssumere sempre più potere, tanto da allungare il suo raggio d’azione nell’imporre persone che potrebbero tornare utili per i suoi scopi al fine di sdebitarsi con lei. Ed ecco che Oscar inizia a riflettere, anche insieme ad André, che dietro l’omicidio dei Lorene potrebbe esserci proprio la contessa di Polignac, persona da tenere pertanto sotto stretta sorveglianza affinché non nuocia alla casa reale e, per estensione, alla Francia.
La storia si sta facendo intrigante con un altro tassello utile per comporre il quadro d’insieme di cui attenderò gli sviluppi.
Colgo l’occasione per salutarti porgendoti i miei auguri per le prossime festività, che tra poche ore entreranno nel vivo! A presto!
Ciao e grazie di aver letto e recensito ?.
Sì, Maria Antonietta sembra non comprendere – isolata nel suo eremo dorato – quanto il suo atteggiamento la allontani sempre più dalla nobiltà scontenta e dal popolo la cui rabbia inizia a montare e vedremo svilupparsi sempre più nei prossimi capitoli.
Oscar tenta di starle vicino ma su tutto aleggia l ombra oscura della contessa di Polignac, figura egoista e ambiziosa disposta a tutto pur di ottenere i suoi scopi.
Potrebbe essere stata lei a commissionare l’omicidio dei Lorene anziché madame du Vallon?
Potrebbe sì, ma non è detto che le indagini che Oscar si propone di fare porteranno alla risoluzione del mistero, diciamo soltanto che le sorprese non mancheranno.
Robert tornato da Toledo è legato, oltre che ad un’amicizia di vecchia data con Oscar, anche al padre che si ripromette di adottare la sventurata Simone, e dimostra un’abilità con la spada non inferiore a quella della stessa Oscar.
Nicolas è il classico raccomandato che pensa di poter fare tutto quello che vuole ma ha già ricevuto una bella lezione dal suo nuovo comandante… lui e Jeanne, che nell’anime – oltre che nella storia reale – erano sposati e complici nelle loro malefatte, sembrano qui essere ancora molto distanti. E nel frattempo si è iniziato a parlare della famosa collana.
Grazie ancora dell’attenzione e dei complimenti, davvero apprezzatissimi ?゚ᆬᄚ.
A presto e buone feste anche a te.